A Poggio: 29° Campo Ragazzi
DA CAMPISTA
A COLLABORATRICE


Se aver vissuto l’esperienza come campista a Poggio Ubertini nel campo ragazzi è stata una benedizione, l’essere una collaboratrice lo è stata ancora di più. Se essere una campista significava avere una responsabilità ristretta a me stessa, essere una capocamera, una caposquadra e una capotavola includeva la gestione di altri ragazzi.
È come trovarsi in un teatro: c’è il pubblico, che si diverte e si trova solo a guardare e a partecipare dall’esterno a ciò che gli si presenta; e c’è il ‘dietro le quinte ’ in cui si deve organizzare la vita pratica e la vita spirituale.
Qualche mese fa, immaginavo solamente cosa potesse significare il compito di collaboratrice, ma il 2 luglio, sbarcata a Poggio Ubertini, tutto iniziò veramente…
E come una torta cotta a puntino, il campeggio è stato il risultato di una fantastica e laboriosa ricetta costituita da: incoraggianti meditazioni in camera, riguardanti l’amore immenso che Dio ha avuto per noi venendo sulla terra, ed interessanti studi mattutini divisi per classi, concernenti vari argomenti: dalla Bibbia, fino a tutti gli aspetti biblici riguardanti gli stranieri, per i più piccoli; dalla fantastica testimonianza di Daniele a Zaccheo e la Samaritana, per i più grandi e la trattazione della conoscenza di Dio (di Danilo Faudella) e lo studio su Giona (di Enrico Pasquini) per la classe dei collaboratori. Molte volte i campisti danno poca importanza a tale momento della giornata, ma quest’anno più che mai ne ho capito la rilevanza. Molti ragazzi lo ritengono un momento a sé, utile, sì, ma non indispensabile: beh, per me è stato essenziale, in quanto ho imparato a mettere in pratica ciò che leggiamo nella Parola di Dio, senza chiudere a compartimenti stagni le nostre conoscenze bibliche, ma applicandole concretamente, per crescere ogni giorno di più a fianco a Dio.
Un’abbondante quantità di canti insieme, che ho intonato con maggiore consapevolezza di ciò che significano… quando ero una campista, tale momento di adorazione si fermava alla gioia e alla felicità che i canti mi trasmettevano; ma quest’anno ho capito il vero valore di parlare al Signore anche attraverso una canzone, senza fermarsi ad una semplice ed orecchiabile melodia.
Un pizzico di riposini in camera… di cui ho ben pochi ricordi, in quanto questo tempo di relax si limitava ad una mezz’oretta, in cui non riuscivo a far altro che pensare a quello che avrei dovuto fare nell’ora successiva. Da campista riuscivo bene o male a dormicchiare, ma quest’anno l’adrenalina era davvero troppa, e quindi mi impediva ogni giorno di riposarmi e non faceva altro che ricordarmi che bei momenti stavo passando e mi proiettava nell’attesa di un nuovo e successivo momento tutti assieme.
Attività pomeridiane in quantità, che ho vissuto con la stessa energia e la stessa gioia di quando ero una campista! Tanto divertimento, tanta felicità di stare con gli altri nel creare, ognuno con la propria fantasia, un lavoro di squadra meraviglioso…
Tornei sportivi a volontà, che ho passato con meno spensieratezza di quando ero una campista: se prima facevo parte di una squadra e avevo solo il mio ruolo in uno sport, senza far caso a tutto ciò che mi accadeva attorno, quest’anno ho sperimentato cosa vuol dire organizzare e far coincidere ogni sport con l’altro, la suddivisione dei ragazzi e dei bimbi nelle varie discipline agonistiche e riuscire a fare tutto nell’arco di poche ore! Personalmente avrei voluto dedicarmi di più al tifo: incoraggiare è importante, più di quanto possa sembrare… avere i propri compagni dalla propria parte rende più forti, soprattutto se tra di loro ci sono i caposquadra!
E, come ciliegia sulla torta, si sono susseguite una dopo l’altra, delle serate impegnate o a divertirsi con giochi a squadre, o in compagnia del gruppo canoro dei Mapè, o partecipando alla serata dei talenti, in cui si sono susseguite scenette, canzoni, esibizioni musicali; oppure a riflettere: serate riguardanti l’importanza della testimonianza dell’amore di Gesù nel mondo e in tutte le estremità della terra, con Marco Saillen e Gioele Volle, che sono riusciti ad esporre in modo perfetto sia ai più grandi che ai più piccoli il bisogno dell’espansione dell’Evangelo. Mi sento veramente arricchita, inoltre, dagli interessanti studi sulle denominazioni e le loro varie dottrine trattati da Otello e Paolo…anche questi ultimi studi serali sono stati davvero edificanti per me, risolutivi per molti aspetti e delucidanti per altri. Sono,inoltre, rimasta davvero soddisfatta nel sentire il desiderio che molti bimbi hanno avuto di partecipare alla consueta penultima sera trascorsa in compagnia di Franco Liotti, il quale ha trattato l’argomento del peccato, come è scritto in Numeri 32:23, paragonandolo al movimento del boomerang: il peccato ci ritroverà e ne saremo schiavi per sempre, se non c’è Gesù nella nostra vita. Da quasi vent’anni, infatti, questo fratello continua a parlare del Signore come unica via di salvezza, e non stupisce quindi il fatto che durante i suoi studi lo Spirito Santo lavori in modo particolare per convincere di peccato i ragazzi che ancora non hanno aperto il loro cuore a Lui.
E come ultima, la gran serata finale: conclusiva e divertente sera passata in compagnia dell’angoscia della fine del campeggio, che, credetemi, ho provato da campista come ho provato da collaboratrice! Abbiamo assistito alla premiazione del concorso di poesia (vinto da Silvia Ajao e Deborah Fiori), alla premiazione dei tornei sportivi (vinti dai Poggiorsol, poi le Aquile, di seguito i 47 nani ed infine i 3msc), alla premiazione della camera più pulita (vinta dalla camera 226, con capocamera Anna Moretti), alla presentazione degli argomenti tenuti negli studi per classi d’età, dei lavori fatti durante le attività pomeridiane ed infine con la torta di fine campo degustata nel cortile…
Com’è commovente vedere negli occhi di tutti i ragazzi la stessa voglia di rimanere assieme, lo stesso desiderio di rivivere ogni esperienza, la frenetica attesa che si affaccia per un prossimo campeggio…
E tutti questi ingredienti, mescolati con amore dalle cuoche (che ci hanno deliziato ad ogni pasto con allettanti ricette e invoglianti piatti), sono stati cotti per 9 giorni non con il calore di un forno a 250°, ma con il calore dell’amore del Signore, che si è dimostrato in ogni gesto e in ogni benedizione, che ha impregnato ogni singolo minuto, che si è manifestato nella tranquillità e nella serenità di ogni singolo collaboratore, nella gioia di ogni bambino, negli occhi sorridenti di un ragazzo, nella dolcezza dell’amicizia che si rincontra, e nell’amarezza di quella a cui invece si deve dare un arrivederci al prossimo anno, nell’allegria nel pensiero di un altro giorno passato assieme, nella tristezza della lontananza da casa che si dissolve dopo qualche giorno, nella contentezza di avere come primo pensiero del giorno il Signore, che abbiamo conosciuto con meditazioni e studi, in compagnia dell’affetto familiare di Otello, Paolo e Lidia, e con la speranza nel Signore di rivedersi l’anno successivo…
Che meravigliosa torta è stata questa!
Quanto sono cresciuta grazie a questa esperienza!
Ho passato delle ore così edificanti durante gli studi!
Ho trascorso dei momenti così divertenti con gli altri collaboratori!
Sono stata così bene con le ragazze della mia camera!
Ho gioito così tanto durante i canti di lode al Signore!
Mi sono emozionata così tanto nel vedere tanti i ragazzi adorare il Signore durante il culto domenicale!
Ho assaporato di più ogni cosa,nell’essere una collaboratrice…
Certo: ho dovuto aiutare, dare la mia completa disponibilità ed essere a disposizione sempre, ma nella gioia del Signore ho passato ogni momento ed ogni esperienza come una benedizione assoluta…
Mi sento tanto benedetta dal Signore!
Gesù ha benedetto ogni componente del campeggio, grandi o piccoli… ognuno è tornato a casa con la certezza di aver ricevuto un enorme regalo dal Signore…
Cristo ci ha dimostrato ancora una volta che in lui solamente, oltre la salvezza, abbiamo la gioia, la serenità e le benedizioni più grandi…in lui abbiamo la vita!!

“Io sono venuto perché tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10:10).

Giorgia Donia
(Assemblea di Nettuno, Roma)