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Il passaggio dallantico al nuovo Patto
LETTERA AGLI EBREI (I)
In questo primo studio vengono offerte alcune linee-guida importanti per la comprensione di quanto contenuto in questo scritto, indirizzato agli Ebrei del primo secolo, ma che, come Parola di Dio, coinvolge anche la Chiesa oggi. Come leggere la posta degli altri Ti è mai capitato di dover leggere una lettera scritta a qualcun altro? Può capitare a una segretaria doverlo fare, oppure allamico o a un parente di una persona temporaneamente incapace di leggere la propria posta. Di recente mi è capitato di leggere delle lettere scritte tre o quattro generazioni fa a persone non più in vita. In simili casi la comprensione si rende più difficile a motivo di riferimenti a cose e persone sconosciute a chi legge. Con quale spirito si legge una lettera scritta ad altri? Innanzitutto è doveroso leggerla con la massima discrezione e rispetto. Inoltre, per capirci qualcosa, bisogna mettersi nei panni dei destinatari per comprendere le situazioni rispecchiate nella lettera. Non di rado tali situazioni sono ben lontano dalle situazioni che il lettore stesso sta vivendo. A titolo di esempio, i destinatari della Lettera agli Ebrei avevano sostenuto una lotta lunga e dolorosa (Eb 10:32), cosa che forse tu, che leggi la lettera oggi, non hai dovuto sostenere. Tenere presente questo genere di esperienza ti predisporrà a comprendere meglio le cose scritte nella lettera. Un altro accorgimento pratico è il bisogno di evitare di improvvisare spiegazioni riguardanti elementi della lettera che, a primo acchito, appaiono oscuri. Una delle lettere che mi è capitato di leggere di recente contiene alcuni elementi di questo tipo. Mia sorella li aveva interpretati in un certo modo senonché, dopo una seconda lettura e un confronto con altri documenti, abbiamo capito meglio chi fosse la persona a cui si faceva riferimento. Giudizi affrettati, che trascurano le allusioni contenute nella lettera, servono soltanto a consolidare errori di interpretazione. Questo accorgimento ci risulterà prezioso quando considereremo il capitolo 6 della Lettera agli Ebrei. Nel caso di una lettera canonica, come quella scritta agli Ebrei, il bisogno di discrezione, rispetto e cautela nel fare giudizi, diventa ancora più importante. Nel caso specifico, la Lettera agli Ebrei contiene molte esortazioni a prendere posizione e ad agire e, in quanto Parola di Dio (vedi 12:25), tali esortazioni ritengono valore per ogni tempo. Quindi appare urgente determinare il peso preciso che tali esortazioni avevano per i primi lettori Ebrei del I secolo prima di trarne un insegnamento per la Chiesa di oggi. Limportanza di questa lettera Limportanza unica di questa lettera è legata al rapporto che la nazione dIsraele ha con la rivelazione speciale. Da Romani 3:2 apprendiamo che il più grande vantaggio che avevano gli Ebrei, rispetto agli altri popoli, era che: a loro furono affidate le rivelazioni di Dio. In questottica la Lettera agli Ebrei parla di un importante aggiornamento che i destinatari sono invitati a considerare: Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi (Eb 1:1-2; cfr. 2:1-4; 12:25). In particolare questa lettera informa i suoi primi lettori di come si è realizzata una delle più grandi profezie contenute nelle rivelazioni affidate a Israele, quella relativa al nuovo patto (Gr 31:31-34; Eb 8:6-13). Nel commentare questo fatto, lautore della lettera stabilisce un rapporto di fondo fra la letteratura sacra comunemente definita Antico Testamento e quella definita Nuovo Testamento (vedi cap. 8). Era importante che gli Ebrei del I secolo prendessero sul serio ladempimento della profezia di Geremia e agissero di conseguenza. Vedremo che anche la Chiesa di oggi ha molto da imparare dalla spiegazione che lautore offre, nei capitoli da 7 a 10, del passaggio dai tempi del patto mosaico a quelli del nuovo patto. Come nasce il titolo: Lettera agli Ebrei Per quanto sappiamo il primo a usare questo titolo è stato Tertulliano (c. 200), nella sua opera intitolata De Pudicitia. Ci sono molti elementi nella lettera che fanno pensare che tale attribuzione sia fondata. In primo luogo, è evidente da una lettura rapida della lettera che coloro per cui è stata scritta conoscevano bene lAntico Testamento, tantè che lautore non ritiene necessario indicare da dove esattamente sta citando quando riporta brani delle Scritture sacre degli Ebrei (cfr. 2:6; 3:7). Che tali citazioni non siano un aspetto secondario del suo discorso, lo si può vedere fin dal primo capitolo di cui più della metà delle parole sono delle citazioni dellAntico Testamento. Un secondo particolare che fa pensare che la lettera sia stata scritta ad Ebrei è che lo scopo dellincarnazione su cui lautore si sofferma è: per venire in aiuto alla discendenza di Abraamo (2:14-17). Ciò non esclude che lincarnazione abbia avuto uno scopo più ampio, significa semplicemente che lautore non se ne occupa in questo scritto in cui sono gli Ebrei che vengono invitati a riconoscere lazione divina nella persona e nellopera di Gesù il Messia, in armonia con le previsioni della rivelazione speciale affidata loro. In terzo luogo questa lettera contiene numerose rievocazioni della storia dIsraele. Questo punto è particolarmente importante per una corretta comprensione della lettera (2:1-4; 3:1-4:11; 6:4-6; 11:39-40). A questo proposito, è evidente che lautore considera la storia dei primi lettori come la continuazione della storia passata di Israele. Inoltre considera la loro esperienza come analoga a quella dei loro antenati. Quindi per comprendere bene la lettera dovremo ricordare che voi si riferisce sempre agli Ebrei del I secolo e non a Gentili accettati nel nuovo patto, o alla Chiesa in generale. In modo simile, lautore spesso fa riferimento alle norme stabilite dalla legge per quanto concerne lapproccio a Dio, confrontando queste norme restrittive con lapproccio a Dio reso normativo dopo linaugurazione del nuovo patto. Non ci sarebbe stato bisogno di dedicare spazio a parlare di un patto ormai eclissato se la lettera non fosse stata indirizzata a persone vissute sotto tale patto (vedi 5:1-10; 8:1-4). A quali Ebrei è stata scritta questa lettera? Lassenza di un saluto epistolare rende difficile sapere chi fossero esattamente i primi lettori di questo libro. Le parole quelli dItalia vi salutano (13:24) o suggeriscono che chi ha scritto la lettera si trovava a Roma oppure implicano che i destinatari vivevano a Roma. Lespressione quelli dItalia suggerisce un gruppo ben definito e quindi si addice più a Ebrei che normalmente vivevano a Roma ma che si trovavano allestero, in compagnia dellautore, nel momento in cui egli scrisse il saluto. Anche il riferimento alle vessazioni subite e alla ruberia dei loro beni (10:32-34) favorisce lipotesi che i destinatari vivessero a Roma. Una simile esperienza potrebbe aver avuto luogo nel contesto della cacciata da Roma di tutti i Giudei, ordinata dallimperatore Claudio nel 49 d.C., una circostanza di cui Luca dà notizia in Atti 18:2. Lesortazione ricordatevi di quei primi giorni, quando erano successe le vessazioni e la ruberia dei loro beni, concorderebbe bene con la data del 49 d.C. in quanto la Lettera agli Ebrei stessa sembra risalire agli anni 60 d.C. e cioè a pochi anni prima della distruzione del tempio nel 70 d.C. Infatti mentre molti brani presuppongono che venissero ancora offerti i sacrifici prescritti dalla legge di Mosè (10:1-3; ecc.), il clima è già pesante per i discepoli di Gesù (12:4) il che corrisponderebbe bene al secondo periodo del regno dellimperatore Nerone. Mentre la residenza dei primi lettori rimane incerta, sappiamo diverse cose importanti sul loro conto, oltre al fatto che erano Ebrei. Per esempio sappiamo che la loro conoscenza di Cristo era rimasta piuttosto elementare (5:11-14). Infatti preferivano accentuare le cose che avevano in comune con i Giudei che vivevano ancora sotto il patto mosaico, anziché identificarsi apertamente con Cristo e con la legge del nuovo patto (6:1-3; 7:12; cfr. 13:13). Forse per questo motivo non erano assidui alle riunioni della chiesa con cui stavano in contatto (10:24-25; 13:17, 24a). Di conseguenza alcuni rischiavano di diventare preda di vere e proprie false dottrine (13:9); altri rischiavano di non entrare affatto nel riposo che Cristo ha reso possibile (4:1). Questo continuo tentennare faceva perdere di vista il ministero sacerdotale di Cristo quale àncora dellanima, sicura e ferma, che penetra oltre la cortina (6:19-20), per cui erano diventati scoraggiati e incostanti (10:36). In conclusione, i primi lettori di questa lettera stavano a un bivio analogo a quello che caratterizzava quel momento della storia dIsraele quando il popolo si trovava a Kades Barnea, sul confine della terra promessa (vedi Numeri capitoli 13 e 14). Lautore scrisse a questi Ebrei del I secolo affinché comprendessero a fondo la verità di Cristo e lapproccio a Dio reso normativo dal nuovo patto, per indurli a identificarsi totalmente con Cristo, con una fede che persevera. Non fare questo passo sarebbe stato un errore analogo, ma più grave, di quello commesso dai loro antenati al tempo di Mosè (vedi Eb 2:1-4; 3:6-19). Per la riflessione personale o uno studio di gruppo 1. In quali circostanze si trovavano le persone a cui è stata scritta la Lettera agli Ebrei? 2. Perché è importante tener presente che luso della seconda persona plurale in questa lettera si riferisce a ebrei del I secolo d.C.? 3. Perché questa lettera è importante anche per le chiese dei Gentili? (1. continua) |