Un tema di grande attualità

DISCIPLINARE I FIGLI:
UNA NECESSITÀ
EDUCATIVA

Bullismo, genitori che picchiano gli insegnanti dei loro figli perché sono stati respinti, studenti sempre più violenti e ribelli, figli che dilapidano somme ingenti della famiglia per i loro piaceri, e tanto altro ancora. La cronaca di questi ultimi mesi ci fa riflettere sulla situazione educativa delle nuove generazioni.


Avere un figlio è una grande avventura, ma quasi mai si è preparati per questo delicato compito. La responsabilità di essere genitori è, molte volte, un peso che le giovani coppie sentono gravare sulle loro spalle ma, oltre a ciò, esse possono anche sentirsi confuse da suggerimenti e princìpi educativi contrastanti. Regole o libertà? Punizioni o dialogo? Restrizioni o permissivismo?
Le teorie pedagogiche alle quali si può attingere sono molte, ma non sono tutte equivalenti. Alcune sono buone ed efficaci, mentre altre non lo sono. La cultura relativista nella quale viviamo, dove nulla può essere dichiarato con certezza, non offre dei riferimenti assoluti. Si sente la mancanza di insegnamenti chiari e definiti che aiutino i giovani genitori a crescere e a educare con amore e dedizione i loro figli. Non solo: spesso si devono affrontare situazioni nuove e imprevedibili con problematiche che richiedono un grande sforzo cognitivo per sapere qual è il giusto modo di agire.


Gestione o educazione?

Sempre più genitori rinunciano al loro compito di educare i figli e si limitano a “gestirli”. C’è un’enorme differenza fra questi due aspetti.
La gestione rappresenta il tentativo di contenere le intemperanze dei figli entro certi limiti – minimi – di accettazione, impedendo loro di arrivare a essere distruttivi per sé e per gli altri. L’educazione, invece, presuppone interventi miranti a prescrivere specifiche regole di comportamento, con le debite punizioni in caso di trasgressione.
La gestione è cercare di evitare il peggio, mentre l’educazione rappresenta un progetto di costruzione della persona. In mancanza di un sano progetto educativo, i figli crescono esasperando il loro egocentrismo, diventando pretenziosi, arroganti e aggressivi. Questa instabilità deriva dalla mancanza di regole e di correzione. I bambini hanno bisogno di vedere circoscritta la loro libertà d’azione e non devono mai essere lasciati a loro stessi, perché – non essendo moralmente neutri, ma peccatori anch’essi – non sono in grado di gestire il loro cuore, visto che “i disegni del cuore dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza” (Ge 8:21, vers. ND). Da qui deriva la grande importanza di una sana correzione, basata su regole chiare e ben definite, poiché “il ragazzo lasciato a sé stesso fa vergogna a sua madre” (Pr 29:15).
A volte, quando i nostri figli disubbidiscono o infrangono una regola che abbiamo dato loro, si ha il timore di rimproverarli, per eccessiva pietà, sensibilità o indulgenza.
È uno sbaglio! I bambini hanno bisogno di regole, perché queste danno loro sicurezza. “L’uomo che corregge sarà, alla fine, più accetto di chi lusinga con la sua lingua” (Pr 28:23).


Educazione e profezia

C’è un passo profetico che, a mio avviso, illustra molto bene le conseguenze della mancanza di basi educative:
“Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l’apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza” (2Ti 3:1-5).
Questo testo elenca un’ampia serie di caratteristiche della personalità umana e sono convinto che esse siano anche la conseguenza di un’educazione sbagliata o assente. Ogni singolo aspetto ivi descritto può essere rappresentativo di quale tipo di insegnamento è stato dato e quali valori, modelli, ideali e priorità sono stati trasmessi di generazione in generazione. Questi sono stati prodotti da una cultura permissiva, superficiale ed egocentrica, che modifica ed esalta gli aspetti negativi del carattere, dei desideri e degli obiettivi di ciascun individuo. La situazione profetica non si adempie dall’oggi al domani, ma è la sommatoria di eventi, di cambiamenti, di scelte, di filosofie, di stimoli, che – attraverso modificazioni graduali – producono a lungo termine risultati devastanti.
Le famiglie non sono immuni da questo processo di disgregazione morale, poiché ogni famiglia costituisce una cellula della società e, se le cellule sono malate, tutto il corpo si ammalerà. Pertanto, possiamo facilmente predire il graduale adempimento delle profezie, anche come risultato della rinuncia educativa di milioni di genitori.


Istruire e disciplinare

Nell’Antico Testamento troviamo un’indicazione molto esplicita:
“Vi metterete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole [indica l’interiorizzazione della parola del Signore, nel senso di farla propria, di farla diventare un punto di riferimento costante per la propria vita]; ve le legherete alla mano come un segno e ve le metterete sulla fronte in mezzo agli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando te ne starai seduto in casa tua [ora parla all’individuo nel suo ruolo di genitore, all’interno della sua casa, indicando qual è il suo compito prioritario: trasmettere – attraverso le parole e l’esempio – gli insegnamenti biblici alle generazioni successive, delle quali egli è responsabile], quando sarai in viaggio, quando ti coricherai e quando ti alzerai [qui viene menzionata la globalità degli aspetti quotidiani del vivere]; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte delle tue città [la parola di Dio doveva, infatti, permeare tutta la vita del pio israelita]” (De 11:18-19).
Nel Nuovo Testamento, ritroviamo lo stesso concetto, con parole diverse:
“Padri, non irritate i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’istruzione del Signore” (Ef 6:4).
Questa è una delle responsabilità genitoriali: il padre cristiano deve allevare i suoi figli nella disciplina e nell’istruzione del Signore. Bisogna fare attenzione a non separare i due concetti: il complemento “del Signore” è riferito sia all’istruzione che alla disciplina. Ciò significa che non dobbiamo concentrarci solo sul termine “disciplina”, perché in quel modo questa può diventare qualcosa di soggettivo, cioè rigorosa o indulgente, a seconda dei vari e opposti indirizzi pedagogici. I padri, invece, sono tenuti ad allevare i figli nella disciplina del Signore, secondo il suo significato etimologico, che ha sempre a che fare con l’istruzione dei discepoli. Il termine disciplina, infatti, indica l’atto dell’istruire e dell’insegnare, prima ancora di quello riferito alle regole che stabiliscono l’ordine; deriva dalla parola latina discipulus (discepolo), cioè colui che apprende. Pertanto, la disciplina – nella sua accezione più completa – è formativa e deve essere esercitata secondo le indicazioni della Parola di Dio e non a propria discrezione.


Il valore della correzione

Un aspetto fondamentale della disciplina è senz’altro la correzione. Purtroppo, oggi questa viene vista in una luce negativa, a causa di uno sviluppo del pensiero che si è orientato sempre più verso il permissivismo e la tolleranza. Eppure, la correzione è un compito fondamentale per il genitore: “Il precetto è infatti una lampada, l’insegnamento una luce, le correzioni e la disciplina sono la via della vita” (Pr 6:23). Non si può pensare che i bambini abbiano in sé tutto ciò che serve per crescere in modo corretto e positivo, senza bisogno di alcun intervento esterno. Come già si è detto, i bambini non sono moralmente neutri, ma nascono già contaminati dal peccato (cfr. Ge 8:21 e Ro 3:23) e, poiché “il ragazzo lasciato a sé stesso fa vergogna a sua madre” (Pr 29:15), è necessario “non risparmiare la correzione al bambino” (Pr 23:13).
Ogni bambino ha la sua personalità e il suo carattere di fondo, ma questi devono venire plasmati e canalizzati per favorire una crescita armoniosa, sia da un punto di vista emotivo e affettivo, sia da quello intellettuale e cognitivo. Il bambino, cioè, deve apprendere a sfruttare le sue potenzialità in modo costruttivo per sé stesso e per gli altri, così da divenire un adulto maturo e responsabile. Questo processo implica necessariamente la correzione: “Chi risparmia la verga odia suo figlio, ma chi lo ama lo corregge per tempo” (Pr 13:24). È importante sottolineare la frase lo corregge per tempo, cioè lo istruisce, disciplinandolo, fin da piccolo, perché altrimenti sarà troppo tardi. Il carattere di un bambino si forgia fin dalla tenera età e, il pensare di poter aspettare prima di iniziare a correggerlo, è una pericolosa illusione: “La verga e la riprensione danno saggezza” (Pr 29:15). “Correggi tuo figlio; egli ti darà conforto, e procurerà gioia al tuo cuore. Se il popolo non ha rivelazione [cioè: indicazioni, punti di riferimento, valori, modelli] è senza freno; ma beato colui che osserva la legge!” (Pr 29:17-18). Quest’ultimo passo fa riferimento al danno che viene patito dall’intera società, quando non si seguono le direttive di Dio nelle singole famiglie!
La correzione, tuttavia, dev’essere guidata dalla mano di Dio, secondo le sue indicazioni e i genitori non devono essere animati da uno spirito punitivo gratuito, magari per sfogare un proprio disagio o una tensione accumulata. La correzione dei figli è necessaria ed è una grande responsabilità dei genitori, ma nella giusta misura, cioè come Dio corregge noi: “Signore correggimi, ma con giusta misura; non nella tua ira, perché tu non mi riduca a poca cosa!” (Gr 10:24).
La correzione deve essere sempre motivata e sostenuta dall’amore, anche se spesso, questo fatto, i figli non lo capiscono: “Il Signore riprende colui che egli ama, come un padre il figlio che gradisce” (Pr 3:12). “Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli” (Eb 12:7-8). Ciò sta a significare che quel genitore che corregge il figlio, gli dimostra di amarlo, mentre quello che gli permette di fare tutto ciò che vuole o lo corregge in modo troppo blando e, perciò, inefficace, dimostra ben poco amore per lui. Sia il sacerdote Eli che il re Davide hanno avuto enormi problemi con i loro figli, proprio perché non li avevano mai sgridati (cfr. 1Sa 3:13 e 1Re 1:6).
Un genitore saggio riesce a comprendere il valore della correzione, proiettandola a lungo termine: “Quelli che sanno punire se ne troveranno bene, e su loro scenderanno benedizione e prosperità” (Pr 24:25). Il genitore stolto, invece, si preoccupa soltanto dell’attimo presente, senza pensare alle disastrose conseguenze della sua eccessiva indulgenza: “L’empio morirà per mancanza di correzione” (Pr 5:23). I genitori devono comprendere che la correzione è per il bene dei loro figli e deve iniziare fin da subito. Una piantina la si può raddrizzare mentre è ancora tenera, ma quando il tronco è ormai sviluppato, rimane ben poco da fare.


Non passare sopra la disubbidienza

Un altro principio educativo molto importante è che non bisogna coprire, minimizzare o passare sopra alla disubbidienza, perché in quel modo il bambino non imparerà mai a comprendere quali sono i limiti della sua azione e della sua libertà: “Chi copre le sue colpe non prospererà” (Pr 28:13). I genitori devono comprendere che la disciplina è anche una manifestazione d’amore: “è vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa” (Eb 12:11). Abbiamo già evidenziato l’etimologia del termine disciplina e quanto essa sia necessaria, insieme alla correzione, per aiutare un bambino a crescere. Essa è un addestramento che lo modella e lo prepara per la sua vita adulta. La disciplina deve perciò essere intesa come strumento di formazione, anche se in essa possiamo trovare alcune forme di punizione. Queste aiutano il bambino a comprendere il valore dell’ubbidienza. Il bambino, spesso, può ubbidire più per paura delle punizioni che non per il gusto di comportarsi bene. Da un lato, questo atteggiamento non sembra molto costruttivo, in quanto si basa su un deterrente; dall’altro, però, insegna al bambino che qualsiasi azione ha sempre una conseguenza, sia nel bene che nel male. L’ubbidienza procura la gioia di una coscienza pulita, mentre la trasgressione “attira percosse” (cfr. Pr 18:6).
Quando un genitore dice a suo figlio che riceverà una punizione nel caso disubbidisca, se questi lo fa, il genitore non può rimangiarsi quanto detto, ma deve far seguire alle parole i fatti, perché “se si fa grazia all’empio, egli non impara la giustizia” (Is 26:10). A volte è spiacevole punire il proprio bambino, ma un genitore lo fa perché lo ama. Se il papà o la mamma non dessero seguito alle loro minacce, ben presto il bambino perderebbe la fiducia in loro e comincerebbe a diventare sempre più disubbidiente: “Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te” (Sl 50:21). “Siccome la sentenza contro un’azione cattiva non si esegue prontamente, il cuore dei figli degli uomini è pieno della voglia di fare il male” (Ec 8:11).


Conclusione

Genitori deboli crescono figli altrettanto deboli di carattere. Un bambino che non ha più fiducia nei genitori e si rende conto di poterli manipolare con i suoi capricci, gradualmente diventerà insicuro, anche se in apparenza può sembrare il contrario. Un bambino capriccioso è un bambino che ha bisogno di essere disciplinato, altrimenti sarà sempre preda dei suoi desideri, del suo Io e crescerà instabile emotivamente, con difficoltà a gestire le sue eventuali sconfitte, i suoi insuccessi e le prove che la vita gli potrà riservare. Le indicazioni della Sacra Scrittura sono efficaci, ma anche impegnative. Tuttavia, se i genitori cristiani si assumono le proprie responsabilità e rispettano il loro ruolo di genitori secondo gli insegnamenti divini, e se anche i figli si assumono le proprie responsabilità e rispettano il loro ruolo di figli secondo gli stessi insegnamenti, entrambi ne trarranno giovamento e la loro relazione diventerà sempre più matura e stabile, alla gloria di Dio. In questo modo, i genitori cristiani avranno la soddisfazione e la benedizione di aver aiutato i propri figli a crescere, per diventare degli adulti maturi e responsabili che, a loro volta, formeranno altri adulti maturi e responsabili.

Marco Distort
(Assemblea di Arezzo)