Un cammino travagliato

LA GRAZIA DI DIO
AL DI SOPRA DI TUTTO

Una vita benedetta fin dall’adolescenza dalla possibilità di ascoltare la Parola di Dio, può trasformarsi in una vita travagliata a causa di scelte sbagliate, ma la grazia di Dio è al di sopra di tutto e può condurre a ritrovare la strada che si era volutamente perduta



Primi contatti con l’Evangelo

La mia vita non è stata facile, soprattutto da bambino, quando vivevo in una famiglia alquanto numerosa, con mio padre Vincenzo che faceva il calzolaio, guadagnando appena il giusto per poterci sostenere, e con mia madre Giulietta, purtroppo non vedente. A quel tempo ero indifferente alla fede, sia per l’età, sia perché mio padre, non credente, non si preoccupava della mia condizione spirituale; in famiglia, al contrario, i miei fratelli presero a prendermi in giro quando cominciai a frequentare quelli che loro chiamavano “i protestanti”.
Ricordo che anche il prete della chiesa cattolica cercava di distogliermi, con le sue parole, dalle mie prime esperienze con una comunità cristiana, favorite dalla mia nonna materna, da mio zio e dai miei cugini, tutti membri dell’Esercito della Salvezza da Ariano Irpino (AV). Avevo dodici anni quando per la prima volta mio zio mi accompagnò ad una loro adunanza.
Io ero molto affezionato alla nonna, che mi è stata sempre di molto aiuto ed ero interessato quando mi parlava di Gesù, ma ero felice anche quando, insieme a lei ed ai miei zii, andavo agli incontri della chiesa perché notavo che lì tutti erano molto buoni con me.
A sedici anni, non riuscendo a trovare un lavoro, accettati di aggregarmi ad un gruppo di carbonai che dovevano recarsi in Lucania, nella zona di Bosco Grande di Pietragalla. Doveva essere un breve lavoro estivo, ma mi fermai per ben tre anni, trovando residenza in quel paese, dove aprii successivamente una bottega da calzolaio fino al 1947, prima di fare ritorno ad Ariano Irpino.


Ancora una chiamata inascoltata

Nell’autunno di quell’anno, fiducioso di una lettera di raccomandazione, giunsi a Potenza, dove, purtroppo, il posto di lavoro che mi era stato assicurato non si rivelò affatto sicuro. Così mi ripiegai a lavorare presso la bottega di un amico calzolaio. La buona sorte, anzi il Signore, mi fece trovare una sistemazione presso una signora che, per necessità economica, essendo rimasta vedova, offriva vitto ed alloggio.
La fiducia in un futuro migliore era sempre presente in me, eppure sentivo forte la mancanza di qualcosa nel mio cuore: era la voce dei credenti che non ascoltavo da troppo tempo, le parole amiche che mi parlavano di Gesù, ma soprattutto mi mancava la voce del Signore.
Un giorno chiesi alla signora che mi ospitava se nella città di Potenza avrei potuto trovare una chiesa evangelica e lei, con sorpresa e gioia, mi disse di essere una credente e di frequentare numerose altre persone che si riunivano spesso a casa della famiglia Dell’Erba. Così, alla prima occasione, mi accompagnò presso quella abitazione presentandomi agli altri credenti.
Il Signore ha voluto che nella stessa occasione conoscessi la donna che sarebbe poi diventata mia moglie: incominciavo finalmente a sentirmi realizzato, in quanto avevo trovato un lavoro, una moglie e dei veri discepoli di Cristo.


Una scelta sbagliata

Purtroppo proprio in quel momento di felicità, come spesso è accaduto nella mia vita, ci fu un imprevisto: la decisione del mio amico calzolaio di chiudere bottega. Mi ritrovai così a dover cercare di nuovo un lavoro per vivere: tuttavia, non mi disperai e pazientemente aspettai una nuova occasione. Di lì a poco mi fu proposto di andare a lavorare come sacrestano in una chiesa cattolica della città: all’inizio fui perplesso, ma per le pressanti necessità della famiglia che nel frattempo avevo formato, accettai e svolsi questa mansione per ben otto anni.
Durante quel periodo conobbi i testimoni di Geova e li frequentai per un paio di settimane, ma mi resi quasi subito conto del loro modo non biblico di essere credenti e li abbandonai definitivamente.
Ero ancora sacrestano quando, uscito di chiesa una domenica mattina, mi diressi verso l’edicola antistante soffermandomi a leggere i giornali che vi erano esposti. La mia attenzione fu richiamata in particolare dalla prima pagina de “La Domenica del Corriere”, sulla quale campeggiava a caratteri cubitali questo titolo: “Il primo viaggio dell’astronauta Gagarin nello spazio”. Proprio di fianco a me due persone commentavano quell’evento ed esprimevano soprattutto apprezzamento per i grandi progressi della scienza, pronosticando con entusiasmo che, proseguendo di quel passo, l’uomo avrebbe presto scoperto tutto l’universo.
Nel sentire le loro parole, non mi trattenni dall’intromettermi nella loro conversazione per far loro osservare che non si deve mai esagerare con la sfrenata ambizione di conquistare tutto, perché il Signore ci ha ammoniti: “Anche se tu facessi il tuo nido in alto come l’aquila, anche se tu lo mettessi fra le stelle, io ti farò precipitare di lassù” (Ab 1:4).


Un incontro decisivo

Mentre pronunciavo queste parole, sopraggiunse il caro fratello Rocco Santorsa, che all’epoca io non conoscevo, il quale, avendo ascoltato le mie parole, mi chiese dove avessi letto quella frase. In principio fui restio a rispondergli, in quanto all’epoca la chiesa cattolica proibiva la lettura della Bibbia, ma lui mi rassicurò, dicendomi di essere un credente evangelico. Così facemmo amicizia e cominciammo a frequentarci, questo mi permise anche di conoscere altri credenti della chiesa di Potenza.
Finalmente, dopo tante difficoltà e con il sapiente aiuto ed incoraggiamento di una mia cugina dell’Esercito della Salvezza residente a Torre Pellice (TO), che mi esortava ad avere piena fiducia nel Signore e ad ascoltare quello che i credenti di Potenza mi stavano insegnando, finalmente giunsi a maturare una piena certezza di fede, accettando con convinzione il Signore come mio personale Salvatore. Da quella mia scelta, ne nacque un’altra immediata: quella di lasciare il mio lavoro di sacrestano. Il Signore mi benedisse nella sua grazia, perché trovai subito un posto stabile presso la Cassa edile di Potenza, dove fui assunto nel 1962, e dove sono rimasto fino al 1989, anno in cui sono andato in pensione.
Questa è la storia della mia vita, travagliata a causa delle mie scelte sbagliate, ma che ha avuto una svolta quando ho dato la mia vita al Signore e mi sono con decisione convertito a lui.

Generoso Riccio
(Assemblea di Potenza, via Adriatico)