Un confronto sempre attuale e necessario

LA PAROLA DI DIO
E I “TESTIMONI DI GEOVA”
Nona parte: Gesù Cristo (V)

Concludiamo il confronto fra l’insegnamento delle Scritture relativamente alla figura di Gesù Cristo e le false dottrine della “Torre di Guardia”. In quest’ultima parte, oltre ad occuparci della rivelazione biblica sul ritorno di Gesù, esamineremo alcuni brani della Parola di Dio che i tdg interpretano in modo scorretto perché non coerente con il contesto biblico.


Il ritorno fisico di Gesù

Anche in relazione alla certezza cristiana del ritorno fisico del Signore Gesù su questa Terra, i tdg sostengono una teoria piuttosto bizzarra: secondo loro, Gesù è già tornato nel 1914 ma solo spiritualmente e non fisicamente, e dopo quell’occasione egli non ritornerà più su questa terra.
In altre parole, per i tdg la speranza cristiana sarebbe vana e non terrebbe conto di quanto disse Gesù stesso, quando affermò: “Il mondo non mi vedrà più” (Gv 14:19). Per i tdg Gesù è già presente su questo pianeta, ma solo nello spirito, e nessuno può vederlo perché ciascuno di noi fa parte del “mondo”: solo i tdg lo vedono…

La Parola di Dio, come si può immaginare, ha posizioni ben diverse da quelle predicate dai tdg.
Ad esempio, la Scrittura afferma a chiare lettere che Gesù è sempre presente in spirito nella sua Chiesa (cfr Eb 13:5; Mt 28:20) ma allo stesso tempo predice che egli un giorno apparirà in forma visibile a tutti e ritornerà corporalmente.
Almeno i seguenti sei brani del Nuovo Testamento parlano di quest’aspetto:

“…aspettando l’apparizione della gloria di Cristo Gesù… fino all’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo” (Tt 2:13; 1Ti 6:14).

È evidente che in questi passi si parli di un’apparizione visibile e verificabile, anche perché il vocabolo greco usato qui è epiphanèia, che significa proprio “manifestazione visibile”.

“…tutte le tribù della Terra… vedranno il Figlio dell’Uomo venire sulle nuvole del cielo” (Mt 24:30).

Qui è Gesù stesso a predire il suo futuro ritorno fisico sulla terra, citando indirettamente Zaccaria 12:10, ed è chiaro che egli si riferisca ad una sua presenza fisica e visibile che sarà verificabile addirittura da tutti i popoli presenti sulla terra di quel momento storico futuro!

“…il Signore stesso… scenderà dal cielo… e così saremo sempre con il Signore” (1Te 4:16-17).

Si tratta del Rapimento della Chiesa di Cristo: presto egli tornerà dal cielo a prendere i suoi, e in questo caso la sua venuta o apparizione sarà visibile solo per i credenti, ma non meno reale e fisica.
È opportuno qui ricordare che noi crediamo che la seconda venuta del Signore Gesù avrà luogo in due momenti cronologicamente e quantitativamente distinti: prima egli ritornerà solo per rapire la sua Chiesa e, in seguito, poserà i suoi piedi sul Monte degli Ulivi per combattere e vincere la battaglai di Armagheddon (Ap 19:11-21).

“E detto questo fu elevato… «Questo Gesù…verrà nella medesima maniera che l’avete visto andare in cielo»…” (Ap 1:9-12).

In questo passo viene descritta la meravigliosa ascensione al cielo del Signore risorto, alla quale i discepoli assistettero attoniti perché lo videro coi loro occhi salire in alto fisicamente. “Nella medesima maniera”, dirà l’angelo, il Signore tornerà dal cielo… e se è stato elevato col corpo, possiamo star certi che alla stessa maniera egli ritornerà!

“Ecco, egli viene con le nuvole ed ogni occhio lo vedrà…” (Ap 1:7).

Anche nell’ultimo libro della Bibbia c’è un chiaro riferimento al ritorno fisico di Gesù: egli tornerà e questo sarà visibile a tutti… e forse molto presto!


ALTRI BRANI CRISTOLOGICI DISCUSSI

A conclusione di questo capitolo, elenchiamo altri sette brani scritturali che spesso vengono menzionati dai tdg nelle loro discussioni religiose.
Per ciascun brano presenteremo brevemente la posizione ufficiale dei tdg ed una spiegazione biblica sul suo contenuto.

“… perché il Padre è maggiore di Me…” (Gv 14:28)

La TNM è conforme, e da questo passo i tdg solitamente deducono la diversa natura e la superiorità di Dio Padre (cioè del loro “Geova”) su Dio Figlio (che per loro è solo “un dio”).
Ogni brano della Scrittura va visto però nel suo contesto, e qui scopriamo che nei versetti precedenti Gesù parla come uomo, con tutti i limiti di questa condizione per lui durata solo trentatre anni. Inoltre, egli usa l’aggettivo greco mèizon, che indica un termine di quantità (in Gv 14:12 è usato di nuovo…) ovvero una posizione (per lui provvisoria).
Se Gesù avesse voluto determinare un paragone per natura o dignità avrebbe usato l’altro aggettivo krèitton, che indica invece una qualità ed è per esempio adoperato anche in Ebrei 1:4 per stabilire il rapporto fra Gesù e gli angeli (in questo testo, a a differenza di altre traduzioni come ad esempio le “nostre” che traducono “superiore”, la TNM traduce “migliore”!).
Per comprendere meglio la differenza tra mèizon e krèitton possiamo fare un esempio: un essere umano può essere contemporaneamente krèitton rispetto al suo gatto, perché ha una natura diversa, e mèizon rispetto a suo figlio che gli deve ubbidienza perché sussiste una posizione differente. Gesù, nella sua vita terrena, è stato Figlio ed in quel periodo Dio Padre era per Lui mèizon ma giammai krèitton.

“Questa è la vita eterna:
che conoscano te, il solo vero Dio, e Colui che tu hai mandato,
Gesù Cristo”
(Gv 17:3)

La TNM è sostanzialmente conforme, ed anche qui i tdg traggono l’idea della differente natura di “Geova” e di Gesù: il primo sarebbe l’unico vero Dio e il secondo soltanto un suo messaggero.
Come per il brano di Giovanni 14:28, il Signore Gesù sta parlando qui ad Ebrei che conoscevano benissimo la realtà di un Dio che abita i luoghi inaccessibili.
Allo stesso tempo, egli parla da uomo e da Messia inviato dal Padre a rivelare la salvezza eterna nel suo sangue. Gesù è l’uomo-Dio che ha fatto conoscere il Padre, ed è anche la Parola fatta carne che ha rivelato tutta la profondità dell’amore di Dio.
Non c’è differenza nella natura fra il Padre e il Figlio, perché quest’ultimo è l’Iddio incarnato che talvolta, come in questo caso, nel suo ministero terreno parlò come uomo, pur rimanendo perfettamente Dio.

“…il capo della donna è l’uomo e il capo di Cristo è Dio” (1Co 11:3)

La TNM è sostanzialmente conforme, anche se aggiunge un “a sua volta” che non troviamo nell’originale e comunque non stravolge il senso del passo.
Per i tdg, questo brano confermerebbe la diversità di natura e di essenza tra il Padre e il Figlio, visto che il primo è “capo” del secondo.
In realtà, non v’è chi non veda l’intrinseca erroneità di questo ragionamento: anche in questo passo biblico, infatti, si parla di posizione e non di natura. La donna, infatti, per Dio non è inferiore all’uomo per dignità ed essenza, ma gli deve sottomissione per ubbidienza all’ordine stabilito da Dio per la famiglia.
Allo stesso modo, nella sua vita terrena Gesù ubbidì al Padre non perché fosse di lui inferiore ma perché per trentatre anni ebbe una posizione particolare rispetto a chi era rimasto nei Cieli.
Oltre a ciò, evidenziamo che in questo passo viene usato il vocabolo greco kefalè, che significa “capo” ma nel senso di “testa” e non di “autorità dispotica”: come la donna non è inferiore all’uomo per natura e non gli deve ubbidienza cieca come ad un tiranno, così Dio Figlio non era inferiore per natura a Dio Padre neppure nella sua vita terrena, ma in quei trentatre anni mostrò ugualmente ubbidienza e sottomissione filiale.

“…perché mi chiami «Buono»? Nessuno è buono salvo uno solo, cioè Dio…” (Lu 18:18-19)

La TNM è conforme, e i tdg deducono in genere una differenza sostanziale nell’essenza di “Geova” rispetto a quella di Gesù: il primo sarebbe l’unico buono per natura, e il secondo sarebbe solo un semplice uomo.
In realtà, però, Gesù si è autodefinito “buono” in altre occasioni (es. Gv 10:11) e quindi sapeva bene di esserlo.
Nel nostro episodio, piuttosto, egli cerca di portare il giovane ricco alla percezione della sua Deità, facendogli capire che se lo chiama “buono”, già lo sta considerando non un semplice maestro ma Dio stesso. Esattamente il contrario di ciò che affermano i tdg…

“… ma quant’è a quel giorno
e a quell’ora, nessuno li sa,
neppure il Figlio,
ma solo il Padre…”
(Mr 13:32)

La TNM è conforme, ed anche qui i tdg ricavano la conclusione che Gesù non era e non è Dio perché non era e non è onnisciente come il Padre.
La tesi dei tdg non tiene conto di quanto afferma tutto il Nuovo Testamento in materia: Gesù conosceva ciò che era accaduto o sarebbe accaduto in altri luoghi rispetto a quello in cui lui si trovava (es. Mt 17:24-27; Mr 14:13-14; Gv 1:48-49) e pure dimostrò di conoscere bene gli avvenimenti futuri, ancorché non riguardanti sempre la sua persona (es. Mt 12:39-40; Mr 13:14; Gv 6:70-71).
Nel nostro caso, bisogna riconoscere che ci troviamo dinanzi ad una limitata conoscenza da parte di Gesù, che però parla anche qui nella sua veste provvisoria di Figlio fatto uomo, il quale poteva dire soltanto ciò che aveva imparato dal Padre (Gv 5:20, 8:28) ed evidentemente quest’aspetto non gli era stato rivelato fino a quel momento della sua vita terrena.

“Ogni potestà mi è stata data, in cielo e sulla terra…” (Mt 28:18)

La TNM è sostanzialmente conforme, eccetto per “autorità” invece di “potestà”, ma ciò non cambia di molto il senso del passo. Quello che più conta, magari, è che i tdg, sulla base di questo brano, affermano che il verbo “mi è stata data” individua e conferma l’inferiorità di Gesù rispetto a “Geova”.
A ben vedere, però, questa posizione trascura un dato di fondamentale importanza: chi ha ricevuto e ha adesso tutto il potere e l’autorità, non è forse pari a chi ha la stessa autorità e lo stesso potere, cioè Dio?
Il fatto, poi, che Gesù ha ricevuto ogni forma e tipo di potestà dopo la sua vittoria sulla morte e sul peccato, da un lato conferma l’autenticità storica della sua resurrezione fisica, e dall’altro è in linea con quanto afferma la Parola di Dio in altri passi.
Gesù è stato sovranamente esaltato nei cieli (Fl 2:9) e ha ricevuto dal Padre tutta una serie di privilegi assolutamente eccezionali, che ora lo pongono in una posizione unica e altissima: egli ha ricevuto nuovamente la gloria che aveva già prima che il mondo fosse (Gv 17:5) ed anche ha il Nome che è al di sopra di ogni altro nome (Fl 2:9)… e così egli ha di nuovo anche ogni potere e autorità!

“…anche il Figlio stesso
sarà sottoposto a colui che
gli ha sottoposto ogni cosa…”
(1Co 15:28)

La TNM traduce “il Figlio stesso si sottoporrà…”, ma si tratta di un clamoroso errore grammaticale, perché la forma verbale presente in questo versetto è il passivo upotaghèsetai che certamente non può essere reso con una forma attiva!
Ad ogni modo, anche alla luce di questa palese scorrettezza, che dimostra ancora una volta poco rispetto nei confronti del testo sacro, i tdg sostengono che Gesù è subordinato al Padre perché dotato di natura diversa ed inferiore.
Diamo anche uno sguardo al contesto del brano, specie al v. 24: sussiste perfetta armonia tra Padre e Figlio, parallelamente alle limitazioni di Gesù dovute al suo particolare ministero, che ha uno scopo ben preciso: sottoporre ogni cosa al Padre.
Quando ciò avverrà, anche Cristo Gli sarà sottoposto, nel senso che gli consegnerà il Regno, ormai realizzato e conquistato.
Dopo di ciò, Dio – da intendersi qui come il Dio trino! - sarà “tutto in tutti” (v. 28) ed allora finalmente cesseranno le speculazioni razionali dell’uomo dinanzi all’immensità di un Signore che non è ingabbiabile dentro certe elucubrazioni mentali delle sue misere (e amate!) creature.

(9. continua)

Giuseppe Martelli
(Assemblea di Roma Borgata Finocchio)