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Meditazioni sul libro di Malachia
ONORE E TIMORE
Parte terza: Messaggeri di Dio La Parola rivolta da Dio al popolo di Israele attraverso il profeta Malachia sottolinea linfedeltà dei sacerdoti nel loro compito di trasmettere e di testimoniare con un coerente esempio di vita il messaggio divino. Il Signore è molto duro nei loro confronti, ma paziente nellindicare ancora le caratteristiche del messaggero modello e misericordioso nellannunciare la venuta del Messaggero eccellente. Si suggerisce di leggere Malachia 2:1-9 e 3:1-6. Dio ha dato ai figli di Levi il privilegio di servirlo nel tempio, di essere suoi messaggeri istruendo il popolo a camminare nelle vie del Signore. Coloro che dovevano essere esempi per il popolo erano invece causa di scandalo. Questo è quanto emerge dal brano 2:1-9 che è dedicato esclusiva-mente ai sacerdoti e ci mostra il loro fallimento nel ministero di insegnamen-to e nella funzione di guida per il popolo (funzione prevista da brani come Le 10:11; De 31:9-13; 33:10). Quale speranza rimane se anche i messaggeri di Dio non sono più qualifi-cati per il loro ministero? Quale futuro può avere il popolo di Dio? A queste domande Malachia risponde nel brano 3:1-6 che si trova in po-sizione simmetrica al brano 2:1-9 nella struttura del libro (vedi struttura nel primo capitolo di questo studio, IL CRISTIANO n. 8/agosto 2006; pag. 413). Il brano, infatti, ci spiega in quale modo Dio, nella sua grazia, ha provveduto un Messaggero più eccellente dei Leviti, un sommo sacerdote fedele, il Messaggero (tradotto anche Angelo) del Patto, lunico che può riabilitare i figli di Levi e restituire la speranza al popolo di Dio. MESSAGGERI INFEDELI (Ml 2:1-9) Il sacerdote doveva insegnare al popolo il giusto atteggiamento da avere nei confronti del Signore e doveva essere un esempio per gli altri. Invece la realtà evidenziata da Malachia è unaltra: coloro che dovevano essere mediatori tra Dio e il popolo erano i primi ad infrangere il patto e a non glorificare il Signore perché il loro cuore era lontano da Dio. Di conseguenza, il Signore emana il suo giudizio. Messaggeri giudicati «Ora, questordine è per voi, o sacerdoti! Se non ascoltate e se non prendete a cuore di dar gloria al mio nome», dice il SIGNORE degli eserciti, «Io manderò su di voi la maledizione e maledirò le vostre benedizioni; anzi le ho già maledette, perché non prendete la cosa a cuore. Ecco, io sgriderò le vostre sementi perché non producano, vi getterò degli escrementi in faccia, gli escrementi delle vittime offerte nelle vostre feste, e voi sarete portati fuori con essi» (Ml 2:1-3). A causa del loro peccato, Dio avrebbe rimosso la benedizione che avevano ricevuto, il privilegio di servirlo nel tempio e poter essere a contatto con le cose sante. La maledizione del Signore sarebbe piombata su di loro secondo queste modalità: 1. Le loro sementi non avrebbero prodotto: probabilmente la maledizione si riferisce al loro seme, quindi alla loro discendenza che non avrebbe più rivestito lincarico sacerdotale. 2. Sarebbero stati oggetto di disprezzo: gli escrementi delle vittime sacrifi-cali erano impuri e entrare a contatto con essi avrebbe reso i sacerdoti impuri e inadatti al servizio nel tempio. Il gesto descritto da Malachia esprime quindi un grande disprezzo nei loro confronti da parte del Si-gnore. Da notare lespressione le vostre feste che indica una presa di distanza da parte del Signore a causa del loro peccato. 3. Sarebbero stati portati fuori dal campo: la legge richiedeva che la car-ne, le interiora, la pelle e gli escrementi dei sacrifici espiatori venissero portati e bruciati fuori dal campo (Es 29:14, Le 4:11-12), quindi lespres-sione usata è una metafora per indicare che sarebbero stati rimossi dal loro incarico. Le parole del Signore sono molto dure e i sacerdoti avrebbero dovuto con-siderarle con la massima serietà conoscendo quanto era accaduto ai loro pa-dri quando il Signore li deportò a Babilonia a causa del loro peccato. Tuttavia, nonostante la severità di queste parole, la maledizione del Signo-re non è fine a sé stessa. Come un buon padre che vuole educare i propri figli, il Signore riprende i sacerdoti per riportarli a considerare la loro posizione e la grandezza del compito che egli aveva affidato loro: «Allora saprete che io vi ho dato questordine perché sussista il mio patto con Levi», dice il SIGNORE degli eserciti (Ml 2:4). Se avessero preso a cuore i comandamenti di Dio, egli sarebbe stato pron-to a riabilitarli. Il desiderio del Signore è che si ravvedano e continuino a ser-virlo come avevano fatto i loro padri, affinché possa sussistere il Patto con Levi. Il messaggero modello La disubbidienza dei sacerdoti diviene evidente se paragonata con il seguente modello di sacerdozio: «Il mio patto con lui era un patto di vita e di pace, cose che io gli diedi, perché mi temesse; egli mi temette e tremò davanti al mio nome. La legge di verità era nella sua bocca, non si trovava perversità sulle sue labbra; camminava con me nella pace e nella rettitudine e molti ne allontanò dal male. Infatti le labbra del sa-cerdote sono le custodi della scienza e dalla sua bocca si ricerca la legge, perché egli è il messaggero del SIGNORE degli eserciti» (Ml 2:5-7). Le persone più attente ricorderanno che nella Scrittura non è riportato alcun patto di pace tra Dio e il figlio di Giacobbe chiamato Levi, anzi que-stultimo fu addirittura maledetto da Giacobbe in punto di morte a causa del genocidio commesso da lui e Simeone (Ge 49:5-6). A quale patto si riferisce quindi Malachia? Nelle Scritture, e in generale nella cultura ebraica, è piuttosto normale utilizzare il nome di una persona per riferirsi alla sua discendenza. Si pensi ad esempio a quanto abbiamo letto nel capitolo primo, quando Malachia utilizza i nomi di Giacobbe ed Esaù per rife-rirsi ai popoli che erano discesi da loro oppure si pensi a brani come Geremia 10:25 in cui tutto il popolo di Israele viene chiamato Giacobbe. Un altro esempio lo troviamo in Geremia 30:9 in cui un futuro re, discendente di Davide, viene chiamato proprio Davide. Anche nel nostro brano si sta usando il nome di Levi per indicare la sua discendenza. Quando Mosè scese dal monte Sinai, trovò il popolo di Israele che si era fatto un vitello doro e i Leviti furono gli unici che si schierarono dalla parte di Dio e di Mosè (Es 32:25-29). Prima di morire, Mosè benedisse i figli di Levi in questo modo: ... perché i Leviti osservano la tua parola e sono i custodi del tuo patto. Essi insegnano i tuoi statuti a Giacobbe e la tua legge a Israele; mettono lincenso sotto le tue narici e lolocausto sopra il tuo altare (De 33:9b-10). Inoltre, la definizione patto di pace utilizzata in Malachia 2:5, fa pensare ad un discendente di Levi specifico, Fineas, nipote di Aronne: Fineas, figlio di Eleazar, figlio del sacerdote Aronne, ha allon-tanato la mia ira dai figli dIsraele, perché egli è stato animato del mio zelo in mezzo a loro; e io, nella mia indignazione, non ho ster-minato i figli dIsraele. Perciò digli che io stabilisco con lui un patto di pace, che sarà per lui e per la sua discendenza dopo di lui: lalleanza di un sacerdozio perenne, perché egli ha avuto zelo per il suo Dio, e ha fatto lespiazione per i figli dIsraele (Nu 25:11-13). Fineas è celebrato nelle poesie di Israele come uno che si schierò dalla par-te del Signore ed eseguì il giudizio in modo che la piaga cessasse in mezzo al popolo. E questo gli fu riconosciuto come giustizia per le generazioni future: Irritarono Dio con le loro azioni, e una pestilenza scoppiò tra loro. Ma Fineas si alzò, fece giustizia e il flagello cessò. E ciò gli fu messo in conto come giustizia di generazione in generazione, per sempre (Sl 106:29-31). A causa del suo zelo per il Signore, Fineas divenne oggetto di un patto di vita e pace con il Signore, un patto di sacerdozio perenne. Egli era intervenuto a placare lira di Dio comportandosi come un mediatore di pace tra Dio e il popolo. Egli costituisce quindi un paradigma per il carattere dei sacerdoti che sa-rebbero venuti dopo di lui, mostrando nella propria vita cosa significhi essere un uomo fedele a Dio, un mediatore di pace tra Dio e il popolo, un messaggero del Signore. Il brano presenta quindi una idealizzazione di come sarebbe dovuto essere il sacerdote secondo la volontà di Dio, un modello da imitare: Teme il Signore. Egli è un adoratore sincero. Si comporta con riverenza in presenza del Dio giusto e santo. La legge di verità è sulla sua bocca. Tramite essa egli dirige la sua condotta e influenza quella degli altri. Non si trova perversità sulle sue labbra. Nelle sue parole, non cè nulla contrario alla giustizia e alla equità. Egli cammina con Dio nella pace. Egli vive in una maniera tale da essere in comunione con Dio. Egli ne salva molti dalliniquità. Attraverso la sua amministrazione della giustizia, le sue fedeli esortazio-ni e il suo pio cammino, egli diventa uno strumento per la conversione di molti peccatori. Camminando nella pace e nella rettitudine, ovvero nel timore di Dio, egli allontana molti dal male. Egli custodisce la conoscenza di Dio. Il sacerdote doveva essere il primo a conoscere i precetti del Signore per applicarli nel suo servizio e insegnarli al popolo. Dalla sua bocca si ricerca la legge. Da chi sarebbe andato il popolo per conoscere la legge del Signore se non dal sacerdote? Quale grande responsabilità che il Signore aveva affidato loro! Purtroppo i sacerdoti non stavano imitando il modello indicato. Messaggeri corrotti «Ma voi vi siete sviati, avete fatto inciampare molti nella leg-ge, avete violato il patto di Levi», dice il SIGNORE degli eserci-ti. «Anchio vi renderò spregevoli e abietti agli occhi di tutto il po-polo, perché non osservate i miei insegnamenti e avete dei riguar-di personali quando applicate la legge» (Ml 2:8-9). Non avendo timore del Signore (vedi 1:6, 2:2), stavano violando il patto che Dio aveva fatto con la casa di Levi. Coloro che avrebbero dovuto custodire la legge ed essere una benedizione per il popolo stavano diventando di fatto una maledizione con il loro cattivo esempio. Il Signore enuncia diversi modi in cui i sacerdoti avevano infranto il patto di Levi: 1. Sviamento. I sacerdoti si sono sviati. Hanno abbandonato la strada che il Signore ha prescritto. Che tristezza quando i custodi della conoscenza non conoscono il Si-gnore! Probabilmente molti di questi sacerdoti avevano lo stesso at-teggiamento dei figli di Eli (1Sa 2:12): erano sacerdoti di Dio ma non lo conoscevano. 2. Cattivo esempio. Invece di allontanare il popolo dalliniquità erano la causa della caduta di altri perché le loro parole non trovavano riscontro nel loro cammino. Coloro che dovevano fare progredire spiritualmente il popolo, che do-vevano gettare luce sulla legge di Dio, finivano con lessere pietre di in-ciampo portando anche il resto del popolo al traviamento. Invece di mantenere la pace tra Dio e luomo, alimentavano lira di Dio verso il popolo. 3. Violazione del patto. Essendo disubbidienti, rendevano il loro ministero non credibile dal momento che violavano essi stessi le leggi che avrebbero dovuto inse-gnare agli altri. 4. Ingiustizia. Si comportavano in maniera iniqua nellapplicazione della giustizia, mo-strando parzialità. Probabilmente violavano la legge (Le 19:15) favoren-do alcune persone a scapito di altri nellapplicazione della giustizia per trarne vantaggio personale. A causa di questi comportamenti, non stupisce il fatto che molti si allon-tanassero dalla fede a causa loro. Quando le guide spirituali cercano i propri interessi piuttosto che la gloria del Signore il popolo di Dio si trova davvero in grande pericolo. Era quindi inevitabile che Dio li giudicasse severamente. I messaggeri del Signore (Ml 2:7) erano diventati indifferenti allimportan-za del loro ministero. Il Signore, nella sua grande misericordia, manda il suo messaggero (signi-ficato del nome Malachia) per correggerli. Ma Malachia non è lultimo messaggero di Dio. Il Signore avrebbe presto mandato il Messaggero per eccellenza, colui che avrebbe interpretato il ministero di Sommo Sacerdote in maniera perfetta e definitiva, lUnto di cui avevano parlato anche gli altri profeti. IL MESSAGGERO FEDELE (Ml 2:17-3:6) Voi stancate il SIGNORE con le vostre parole, eppure dite: «In che modo lo stanchiamo?» Quando dite: «Chiunque fa il male è gradito al SIGNORE, il quale si compiace di lui!» o quando di-te: «Dovè il Dio di giustizia?» (Ml 2:17). Dovè il Dio di giustizia? Siccome i malvagi sembravano prosperare, mol-ti Israeliti vedevano solo due possibilità: o non cera alcun giudice oppure quel giudice gradiva il comportamento dei malvagi. I sacerdoti con il loro atteggiamento non stavano certamente aiutando il popolo a ritrovare la fiducia in Dio. È un po ciò che accade oggi quando un noto predicatore si comporta in maniera riprovevole: la via di Dio viene disprezzata e la gente dubita ancora di più della realtà del Vangelo. Ma Dio ha una risposta chiara alla sete di giustizia. La risposta di Dio è una persona. Egli stava per manifestare la sua giustizia in maniera perfetta nella figu-ra dellAngelo del Patto, lunto che secondo il profeta Geremia sarebbe stato proprio un germoglio di giustizia(Gr 33:15). Il messaggero è annunciato Dio nella sua grazia ha sempre mandato i suoi profeti ad annunciare ciò che stava per fare. Lo stesso Malachia é un messaggero del Signore mandato per avvertire il suo popolo. Tuttavia, nel seguente brano egli non parla di sé stesso, ma di un altro messaggero: Ecco, io vi mando il mio messaggero, che spianerà la via da-vanti a me (Ml 3:1a). Chi è questo messaggero? Circa quattro secoli dopo Gesù risponde a que-sta domanda indicando che si tratta di Giovanni Battista: Ma perché andaste? Per vedere un profeta? Sì, vi dico, e più che profeta. Egli è colui del quale è scritto: «Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero per preparare la tua via davanti a te» (Mt 11:9-10). Come Malachia stava avvertendo i suoi contemporanei perché si ravve-dessero e tornassero a temere e onorare il Signore, Giovanni Battista avrebbe predicato il ravvedimento per preparare il popolo a ricevere lunto del Signore. Egli è lo stesso messaggero di cui si parla in Isaia 40:3, come lo stesso Giovanni affermava: Egli disse:«Io sono la voce di uno che grida nel deserto: Raddrizzate la via del Signore, come ha detto il profeta Isaia» (Gv 1:23). Nel passato era costume mandare un uomo per annunciare larrivo di un grande condottiero o un re e per rimuovere ostacoli dalla strada prima che questultimo ci passasse. In quel senso Giovanni avrebbe dovuto preparare la strada, annunciando la venuta del Messaggero (Angelo) del Patto, preparando i cuori delle persone ad accogliere Gesù e la sua opera. Il messaggero viene «... e subito il Signore, che voi cercate, lAngelo del patto, che voi desiderate, entrerà nel suo tempio. Ecco egli viene», dice il SIGNORE degli eserciti (Ml 3:1b). Molti si stavano chiedendo dove fosse il Dio di giustizia. Malachia an-nuncia che il Signore stesso sarebbe venuto e sarebbe entrato nel suo tempio, subito dopo colui che avrebbe spianato la via. È come se Dio rispondesse Eccomi. Sono qui. Sto arrivando. Il Signore si sarebbe presto manifestato nellAngelo del Patto. Ma chi potrebbe essere questo Angelo del Patto, che Malachia paragona al Signore stesso, se non il Messia, lunto del Signore, il mediatore del Nuovo Patto promesso attraverso i profeti (Eb 12:24 e 8:8-13)? Presto sarebbe stato inaugurato il nuovo patto annunciato da Geremia (Gr 31:31), presto si sarebbero avverate le promesse fatte attraverso Isaia, Ezechie-le, Aggeo, Zaccaria e gli altri profeti. Ma gli scettici sarebbero stati pronti a riceverlo? Coloro che chiedevano giustizia sarebbero stati trovati giusti? Il Messaggero purifica Malachia, a questo punto, sorprende il suo uditorio con due domande: Chi potrà resistere nel giorno della sua venuta? Chi potrà ri-manere in piedi quando egli apparirà? (Ml 3:2a). È una sorta di sfida per i suoi uditori che reclamavano giustizia. Sarebbero stati pronti a resistere davanti al giusto Giudice? Le domande hanno un sapore retorico. La risposta è ovvia. Nessuno con le sue forze avrebbe potuto resistere. Nessuno con la sua giustizia sarebbe rimasto in piedi. Eppure, il futuro è pieno di speranza: Egli infatti è come il fuoco del fonditore, come la potassa dei la-vatori di panni. Egli si metterà seduto, come chi raffina e purifica largento, e purificherà i figli di Levi e li raffinerà come si fa delloro e dellargento; ed essi offriranno al SIGNORE offerte giuste. Allo-ra lofferta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al SIGNORE, come nei giorni antichi, come negli anni passati (Ml 3:2b-4). Egli raffinerà il suo popolo e lo purificherà in modo che rimanga un resi-duo giusto, che lo teme. Quando il Messia instaurerà il suo regno, ci saranno ancora dei figli di Levi che svolgeranno il loro servizio degnamente e faranno al Signore offerte accettevoli. Questo avverrà con le modalità descritte da Ezechiele (capp. 43-45). Ci sono quindi degli uomini in grado di rimanere in piedi alla sua venu-ta. Ma come è possibile che ciò avvenga? Sono forse uomini che non hanno peccato? Qui ci vengono in aiuto le Scritture del nuovo patto: Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzio-ne che è in Cristo Gesù (Ro 3:23-24). Il Messia non è venuto solo come Re per regnare, ma anche come il servo sofferente di cui aveva parlato Isaia (Is 52-53). Sia ringraziato il Signore perché Gesù Cristo alla sua prima venuta non è venuto per giudicare ma per cercare quello che era perduto (Mt 18:11-14). Egli ha provveduto una via di salvezza, si è presentato come un fedele Sommo Sacerdote per intercedere per i peccati degli uomini. Nessuno potrebbe stare davanti a Dio e pensare di potergli offrire qualco-sa di accettevole se il Signore stesso non lo raffinasse come un fonditore che raffina il metallo per togliere le impurità. Nessuno potrebbe pensare di essere puro e accettabile davanti a Dio se egli non rimuovesse da lui limpurità come fail sapone quando pulisce i panni sporchi. Lo scrittore della lettera agli Ebrei ci conferma proprio la completa suffi-cienza del sacrificio di Cristo per purificare le nostre coscienze in modo che, giustificati per fede, possiamo servire Dio e avvicinarci a lui senza timore di essere rifiutati: Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una gioven-ca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurarle purezza della carne, quanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì sé stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la nostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! Per questo egli è mediatore di un nuovo patto. La sua morte è avvenuta per redimere dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, affinché i chiamati ricevano leterna eredità promessa (Eb 9:13-15). Avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quellaspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura (Eb 10:22). Il Messaggero giudica «Io mi accosterò a voi per giudicare e sarò un testimone pronto contro gli incantatori, contro gli adùlteri, contro quelli che giura-no il falso, contro quelli che derubano loperaio del suo salario, che opprimono la vedova e lorfano, che fanno torto allo straniero e non hanno timore di me», dice il SIGNORE degli eserciti (Ml 3:5). La venuta del Messia sarebbe stata fatale per coloro che non si sarebbero ravveduti. Coloro che avessero continuato a vivere nella disubbidienza, non lavrebbero fatta franca. Verrà un giorno in cui il Signore Gesù non si presenterà più come un servo umile e pronto a sacrificarsi per lumanità, ma verrà come un re che giudiche-rà tutti i suoi nemici (Ap 19:15). Il Signore giudicherà con prontezza coloro che non lo temono e non lo onorano con la propria vita. Il giudizio sembra tardare, ma quando il giudice emetterà la sentenza, non ci sarà più il tempo di mettersi in salvo. Rimane valido il principio che Paolo ci ricorda nella sua lettera ai Galati: Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che luomo avrà seminato, quello pure mieterà (Ga 6:7). In quel giorno, tuttavia, coloro che sono stati purificati attraverso il sacri-ficio espiatorio del Messia non avranno nulla da temere: In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita (Gv 5:24). Il Dio che non cambia «Poiché io, il SIGNORE, non cambio; perciò voi, o figli di Gia-cobbe, non siete ancora consumati» (Ml 3:6). In Giacomo 1:17, Il Signore viene chiamato Padre degli astri luminosi presso il quale non cè variazione né ombra di mutamento. A dispetto del popolare atteggiamento di sfiducia nei suoi confronti (Ml 2:17), egli non ha smesso di distinguere tra il male e il bene ed è pronto a giudicare i ribelli. Il Dio di giustizia non cambia. Ma limmutabilità di Dio è anche una grande consolazione per il suo po-polo perché egli mantiene le sue promesse. Benché egli punisca e corregga Israele, la sua fedeltà garantisce che Israele non sarà mai annientato completamente: Così parla il SIGNORE, che ha dato il sole come luce del gior-no e le leggi alla luna e alle stelle perché siano luce alla notte; che solleva il mare in modo che ne mugghiano le onde; colui che ha nome: il SIGNORE degli eserciti: «Se quelle leggi verranno a mancare davanti a me», dice il SIGNORE, «allora anche la discen-denza dIsraele cesserà di essere per sempre una nazione in mia presenza» (Gr 31:35-36). Ho provato a guardare fuori. Il sole e la luna sono ancora al loro posto. Israele non ha nulla da temere. Colui che ha amato Giacobbe (Ml 1:2) concede ai figli di Giacobbe ancora del tempo per ravvedersi. MESSAGGERI OGGI Il ministero levitico doveva essere di benedizione per gli altri ma linfedeltà dei sacerdoti era diventata una causa di caduta per il resto del popolo. Luomo ha bisogno di essere purificato dal Signore, di avere un cuore nuo-vo, di ricevere lo Spirito del Signore. Solo in questo modo può ubbidire al Signore e camminare secondo le sue leggi: Vi aspergerò dacqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. Vi darò un cuo-re nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Met-terò dentro di voi il mio spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio (Ez 36:25-28) Per la grazia del Signore questa profezia si è realizzata in Gesù il Messia che è venuto come un sacerdote fedele inaugurando il nuovo patto nel suo sangue (Lu 22:20). Noi credenti siamo sacerdoti di questo nuovo patto (1P 2:9). È un meravi-glioso privilegio ma anche una grande responsabilità. Il nostro ministero dovrebbe essere di benedizione e di testimonianza per gli altri ma se non onoriamo il Signore con la nostra vita e non glorifichiamo il suo nome, possiamo finire con lessere di scandalo per le persone intorno a noi fallendo come avevano fallito molti sacerdoti levitici. Abbiamo bisogno di ricordarci sempre che siamo figli di luce e dobbiamo comportarci come tali (Ef 5:8). Vi ricordate le parole di Gesù? Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché ve-dano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli (Mt 5:16). Il nostro ministero porta benefici alle persone che ci circondano, conso-lazione agli oppressi, conforto ai disperati, ammonizione ai ribelli, ma lo sco-po finale è sempre quello di moltiplicare il ringraziamento alla gloria di Dio, ovvero adoperarci affinché molti altri possano lodare e glorificare il Signore. Tutto ciò infatti avviene per voi, affinché la grazia che abbon-da per mezzo di un numero maggiore di persone, moltiplichi il ringraziamento alla gloria di Dio (2Co 4:15). Un giorno il Signore Gesù tornerà per giudicare il mondo, ma questo è ancora un tempo di salvezza, un tempo che gli uomini devono utilizzare per mettersi al riparo dallira di Dio ed essere giustificati mediante il sacrificio espiatorio di Gesù. Siamo messaggeri di Dio. Abbiamo un messaggio urgente da portare al mondo: Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cri-sto: siate riconciliati con Dio (2Co 5:20). (3. continua) |