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perdonati
per perdonare
Il regno dei cieli è fondato sul perdono. Non un perdono alla vogliamoci bene o alla mettiamoci una pietra sopra. Perdonare infatti non significa nascondere il male o sforzarsi di non vederlo più, significa piuttosto cancellarlo con un atto di grazia. Questo è linsegnamento che riceviamo dal comportamento del re nella nota parabola del servo malvagio (Mt 18:21-35). È un re giusto, perché volle fare i conti con i suoi servi e perché smascherò il debito immenso di uno di loro. Un re che non applicò immediatamente il perdono, anzi comandò che il suo servo fosse venduto con tutti i suoi familiari e tutti i suoi beni. Ma fece così perché è proprio levidenza della sua giustizia ad aiutarci a comprendere meglio il valore della sua grazia. Un re che concede il suo perdono totale (Io ti ho condonato tutto quel debito, v. 32), nonostante sia costretto a confrontarsi non con un uomo pentito che chieda di essere perdonato ma con un uomo arrogante e presuntuoso che pur non avendone, neppure in prospettiva, le capacità e le possibilità, è sicuro di poter saldare tutto il debito e chiede solo pazienza! Il re concede quindi un perdono non richiesto, un perdono frutto di una sua scelta libera, autonoma, sovrana, condizionata soltanto dalla sua compassione: dal suo Amore!  
Ma il Re del regno dei cieli non è soltanto un Re che perdona, è un Re che richiede il perdono come stile di vita dei suoi servi! Il racconto, nella parabola, del comportamento paradossale del servo perdonato, ma assolutamente non disposto a perdonare (e per questo definito dal re servo malvagio!) ha lo scopo di insegnarci che, davanti alla illimitatezza del perdono del Re, è impensabile per i servi del Re qualsiasi limitazione alla concessione del perdono nei loro rapporti interpersonali. Gesù vuol ricordare che chi non perdona dimentica di essere stato perdonato. La realtà del nostro essere stati perdonati la testimoniamo soltanto attraverso la nostra disponibilità a perdonare! Chi non è disposto a perdonare, rivela di non aver mai creduto in realtà di essere stato perdonato! Per questo motivo la parabola inizia con una consolante vicenda di perdono, ma si conclude con uninquietante vicenda di giudizio: lo stesso giudizio di cui noi ci rendiamo meritevoli quando, invece che essere servi perdonati e perdonatori, siamo servi malvagi. Gesù ricorda che la compassione scaturisce soltanto da un cuore che in ogni momento è cosciente dellimmenso valore del perdono che ha ricevuto.  
Non è certo un caso che la parabola costituisca nella sostanza la risposta data da Gesù alla domanda di Pietro (v. 21), desideroso di conoscere il giusto limite del perdono da concedere a chi che pecca contro di me. Una domanda suscitata dallinsegnamento precedente, quello in cui Gesù indica ai discepoli quale percorso compiere quando tuo fratello ha peccato contro di te (Mt 18:15-18): un insegnamento spesso evocato per parlare di disciplina nella chiesa. Ma, quando affrontiamo questo argomento (la disciplina!), dovremmo contestualmente affrontare anche largomento del perdono! Gesù, incoraggiato dalla domanda di Pietro, li affrontò luno in successione allaltro. Una cosa è estremamente chiara: il regno dei cieli non ha per base la disciplina ma il perdono! Fino a qualche tempo fa, quando sentivo parlare di scomunica, pensavo subito alle varie bolle pontificie contro Lutero ed altri Riformatori: cioè pensavo ad un evento raro che per di più riguardava una realtà ecclesiale diversa dalla nostra e anche in questo da non prendere a modello. Oggi si sente sempre più spesso, e con troppa superficialità, parlare di scomuniche, di disciplina. Ma limpegno di tutti noi, a cominciare da chi ha maggiori responsabilità davanti a Dio e davanti agli uomini, devessere quello di fare in modo che le nostre chiese locali evitino di diventare comunità di disciplinati per essere comunità di perdonati perdonatori!<
Paolo Moretti
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