Ipotesi spacciate per storia
IL CODICE DA VINCI (X)
Non solo nei testi del Nuovo Testamento ma anche nei testi extra-biblici vengono confermati sia il celibato che la castità del Signore Gesù: una scelta di vita dettata dalla necessità di dedicarsi totalmente alla missione ricevuta dal Padre, la salvezza delluomo perduto. Appare quindi del tutto assurdo, come fa Dan Brown nel suo romanzo, sostenere che Gesù sia stato sposato e, soprattutto, affermare che questo gioverebbe alla sua credibilità!
Maria Maddalena nei Vangeli:
breve riepilogo
Nello scorso articolo abbiamo analizzato i testi provenienti dai documenti del Nuovo Testamento riguardanti la figura di Maria Maddalena. Possiamo riassumere quanto visto nei seguenti punti:
Maria Maddalena era una donna, che alla stregua di altre figure femminili, aveva sperimentato una guarigione da una situazione di possessione demoniaca (da lei, ci ricorda Luca, erano usciti sette demoni, Lu 8:2); il testo ci dice che questo seguito di donne, che servivano e assistevano il ministero itinerante di Gesù, erano da lui state guarite da una condizione di infermità spirituale o fisica.
Maria Maddalena era presente alla croce insieme ad un gruppo di quelle stesse donne che avevano seguito Gesù durante il suo ministero. Essa era presente anche al momento della deposizione del corpo di Gesù: Maria Maddalena e Maria, madre di Iose, stavano a guardare il luogo dovera stato messo, Mr 15:47 (vedi anche Lu 23:55-56).
Maria Maddalena fu una delle prime testimoni della risurrezione di Gesù Cristo; insieme ad altre donne, ella si recò la mattina del primo giorno della settimana (cfr. Mr 15:2) al sepolcro, con lintento di ungere il corpo di Gesù; ed ecco che il solitario gruppetto fu sorpreso dalla grande notizia data dagli angeli: Perché cercata il Vivente tra i morti? (Lu 24:5). Cristo era risorto e apparve loro: partendo in fretta dal sepolcro con spavento e gran gioia, corsero ad annunciare la notizia agli altri discepoli; Quandecco, Gesù si fece loro incontro, dicendo Vi saluto! Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e ladorarono. Giovanni restringe il campo concentrandosi soltanto su Maria Maddalena (Gv 21:11 e seguenti); questo procedimento è coerente con lo stile dellevangelista, interessato in modo particolare al tema della formazione spirituale dei singoli personaggi (cfr. per esempio Nicodemo, la donna samaritana, Tommaso, ecc.).
Abbiamo concluso, infine, tirando le somme di quanto analizzato; in particolare i nostri documenti non ci parlano di una relazione speciale tra Gesù e Maria Maddalena; nemmeno la presentano come una sorta di eletta a cui Gesù affidò alcune rivelazioni: ella era una discepola di Gesù, ma non lunica figura femminile che lo seguì e credette in lui, dal momento che la troviamo sempre circondata da un gruppo di altre compagne di viaggio: Maria, madre di Giacomo, Salome, Giovanna, e le altre con loro (Lu 24:10).
Questo dunque ciò che ci riferiscono le fonti principali, i libri del Nuovo Testamento. Ora siamo pronti ad analizzare le fonti extra-bibliche, per vedere che tipo di descrizione ci danno di Maria Maddalena.
Maria Maddalena nella fonti
extra-bibliche: i testi gnostici
È già stato dato un certo spazio alla descrizione dello gnosticismo come movimento dalle svariate sfaccettature e dai diversi aspetti, a volta anche in contraddizione tra di loro. Abbiamo anche parlato della cosiddetta biblioteca di Nag Hammadi, i tredici codici rilegati, di scuola gnostica, ritrovati in Egitto nel 1945.
Abbiamo anche visto come la teologia dello gnosticismo non sia una corrente nata in seno al Cristianesimo, bensì sia un sistema religioso completamente differente. I documenti gnostici sono inoltre successivi; ciò li esclude dallessere una testimonianza autentica sui fatti concernenti Gesù e le persone che lo circondavano.
Il Codice da Vinci vorrebbe far credere al lettore che tali documenti testimoniano che Gesù fosse sposato e sposato con Maria Maddalena. Le cose però non stanno precisamente così, ma anche in questo caso le affermazioni vengono abilmente travestite (come direbbe il grande apologeta Ireneo di Lione) in modo da sembrare, per quanto possibile, vere.
Lo gnosticismo, ricordiamo, era caratterizzato da una forte componente di ascetismo1: ciò derivava dal dualismo, introdotto nel suo sistema dottrinale, tra materia e spirito; tutto ciò che era legato alla materia era intrinsecamente malvagio; laspetto da privilegiare era soltanto quello spirituale e proprio per questo, secondo gli gnostici, Cristo era venuto, cioè per rivelare agli uomini la loro vera essenza e per condurli ad un processo di auto-realizzazione, liberando lo spirito dal corpo2.
A livello pratico questo aveva due corrispettivi nella morale gnostica:
da un lato poteva condurre ad un rigoroso ascetismo (la cosiddetta mortificazione del corpo),
da un altro lato poteva condurre alla a-moralità (dal momento che spirito e corpo sono staccati tra di loro, non importa ciò che faccio con il corpo3).
Ci aspettiamo di trovare nei testi gnostici uno di questi atteggiamenti: effettivamente sembra che lapproccio dominante in questi documenti secondari sia quello ascetico. Il matrimonio era scoraggiato e la figura femminile era per lo più disprezzata, tanto che, come vedremo nei testi che seguono, era necessario per le donne diventare come uomini per entrare nel regno di Dio!
Riportiamo qui di seguito alcune citazioni chiave.
Il vangelo di Pietro:
Allalba del giorno del Signore, Maria Maddalena, discepola del Signore, che per timore degli Ebrei che bruciavano dira non avendo fatto alla tomba del Signore quanto solevano fare le donne per i morti da loro amati, prese con sé le amiche e andò alla tomba dove era stato posto. Esse temevano di essere viste dagli Ebrei, e dicevano: «Se nel giorno in cui fu crocifisso non abbiamo potuto piangere e lamentarci battendoci il petto, facciamolo ora almeno alla sua tomba. Ma chi ci rotolerà la pietra posta sulla porta della tomba, affinché possiamo entrare, sederci attorno a lui e compiere il nostro debito? (grande, infatti, era la pietra) e temiamo che qualcuno ci veda. Se non possiamo, deponiamo almeno sulla porta ciò che portiamo in sua memoria: piangeremo e ci lamenteremo percuotendoci il petto fino a quando ritorneremo a casa nostra». Quando giunsero, trovarono il sepolcro aperto. Avvicinatesi, si chinarono e videro un giovane seduto in mezzo al sepolcro: era bello e vestito di una risplendentissima stola; disse loro: «Perché siete venute? Chi cercate? Quello, forse, che fu crocifisso? È risorto e se nè andato. Se non ci credete, chinatevi e guardate il luogo dove giaceva: non cè più! È infatti risorto e se nè andato là donde era stato mandato». Allora le donne fuggirono impaurite. (Vangelo di Pietro cap. 12-13). Questo testo del secondo secolo dopo Cristo ci fornisce indicazioni in tutto simili a quelle già dateci dai Vangeli canonici, cioè i nostri documenti primari.
Il vangelo copto di Tommaso:
Maria chiese a Gesù: «Come sono i tuoi discepoli?». Egli rispose: «Sono come piccoli bambini che vivono in un campo non loro. Quando i padroni del campo arrivano, essi diranno: Ridacci il nostro campo. Essi si levano i vestiti di dosso davanti a loro al fine di ridarglieli, ed essi restituiscono loro il campo [..]. Simon Pietro disse loro «Fate in modo che Maria ci lasci, perché le donne non meritano vita». Gesù disse: «Ecco, io la guiderò affinché diventi uomo, così che anche lei possa divenire uno spirito vivente somigliante a voi uomini. Perché ogni donna che si fa uomo entrerà nel regno dei Cieli. (Vangelo di Tommaso, 21 e 114).
In questo scritto risalente allanno 200 d.C. circa, ci sono due accenni alla figura di Maria Maddalena. Nel primo (v. 21) la troviamo intenta a domandare a Gesù qualcosa circa lessere suo discepolo. A questa domanda segue una risposta (di cui noi abbiamo riportato soltanto la prima parte). Nel secondo caso si può notare un marcato spirito di insofferenza da parte di Pietro nei confronti di questa donna. Egli vorrebbe che Maria Maddalena fosse espulsa dal gruppo in quanto donna. La risposta di Gesù da un lato sembra mirare a placare la polemica, ma sottolinea nel contempo latteggiamento gnostico nei confronti delle donne. Maria, se vuole entrare nel regno dei Cieli, deve diventare uomo; probabilmente lespressione si riferisce al fatto che Maria dovesse assumere una natura androgina, cioè una natura dove coesistono lessere uomo e lessere donna. Questo testo non aggiunge niente di nuovo alla nostra indagine, se non lintrodurre laspetto del dissenso tra Pietro e Maria Maddalena, che sarà sviluppato in altri testi gnostici.
Il vangelo di Maria Maddalena:
Ma Andrea replicò e disse ai fratelli: «Dite che cosa pensate di quanto ella ha detto. Io, almeno, non credo che il Salvatore abbia detto ciò. Queste dottrine, infatti, sono sicuramente insegnamenti diversi». Riguardo a queste stesse cose parlò anche Pietro. Egli interrogò in merito al Salvatore: «Ha egli forse parlato realmente in segreto e non apertamente a una donna, senza che noi lo sapessimo? Ci dobbiamo ricredere tutti e ascoltare? Forse egli lha anteposta a noi?». Maria allora pianse e disse a Pietro: «Pietro, fratello mio, che cosa credi dunque? Credi tu che io labbia inventato in cuor mio, o che io menta riguardo al Salvatore?». Levi replicò a Pietro dicendo: «Tu sei sempre irruente, Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro la donna come gli avversari. Se il Salvatore lha resa degna, chi sei tu che la respingi? Non vè dubbio, il Salvatore la conosce bene. Per questo amava lei più di noi. Dobbiamo piuttosto vergognarci, rivestirci delluomo perfetto, formarci come egli ci ha ordinato, e annunciare il vangelo senza emanare una ulteriore legge, allinfuori di quanto ci disse il Salvatore» (17:10-18:21).
Questo testo ci presenta un Andrea e un Pietro fortemente dubbiosi circa la rivelazione ricevuta da Maria Maddalena (essa avrebbe ricevuto questa conoscenza attraverso una horama, cioè una visione di Gesù). Entrambi non credono alla sua parole. A questo punto Maria comincia a piangere e cerca di difendersi. Dalla sua parte si schiera Levi, il quale afferma che il Salvatore amava lei più di noi. Il punto della discussione è lamore di Gesù per i suoi discepoli e non, come si vorrebbe far credere, i legami di parentela o una qualche forma di intimità. Questa frase potrebbe essere una sorta di parallelo a quanto detto nel Vangelo canonico di Giovanni circa il discepolo che Gesù amava. Come sottolinea Ben Witherington III La comparazione del grado dellamore chiarisce che lautore si sta riferendo a un amore che Gesù poteva provare sia verso gli uomini che verso le donne. È assolutamente evidente che qui non cè niente a sostegno della tesi che Gesù fosse sposato, e tanto meno che fosse sposato con Maria Maddalena4.
Il vangelo di Filippo:
La compagna del [Figlio?, Signore?] è Maria Maddalena. [Il Signore amava lei] più di [tutti] i discepoli, [e spesso] le dava un bacio sulla [bocca? guancia? fronte?] (63:33-36).
Come si può notare dal gran numero di parentesi quadre, il testo è frammentario e ciò che è contenuto allinterno delle stesse parentesi è soltanto una delle possibili ricostruzioni. Questo testo è quello che Teabing cita a suffragio della sua tesi secondo cui Gesù fosse sposato con Maria Maddalena. È opportuno soffermarci un attimo e fare alcune osservazioni. Teabing afferma che come ogni esperto di aramaico potrà spiegarle, la parola compagna, allepoca, significava letteralmente moglie. Purtroppo per il nostro esperto studioso, il vangelo di Filippo è stato scritto in lingua copta e non in aramaico. La parola usata per compagna è una parola presa in prestito dal greco ed è koinonos. Tale termine, è vero, ha un significato abbastanza ampio, ma di fatto la sua accezione principale è quella di compagna, nel senso di amicizia o fratellanza (soprattutto dal punto di vista spirituale)5. Unaltra considerazione, di ordine comparativo, ci conferma ulteriormente questa realtà: il termine koinonos è infatti usato in altri testi per esprimere proprio il concetto di fratellanza spirituale. Che dire invece a proposito del bacio? Il testo che stiamo esaminando ci fornisce un prezioso indizio qualche pagina prima; ecco quanto riportato: ..dalla bocca, [poiché] se il Logos viene da quel luogo egli nutre dalla sua bocca e sarà perfetto. Il perfetto, infatti, concepisce e genera per mezzo di un bacio. È per questo che noi ci baciamo lun laltro. Noi siamo fecondi della grazia che è in ognuno di noi (58:34-59:4). Molti studiosi sostengono, in analogia con questo passo, che si tratti di un bacio sulla bocca, ma non di carattere sessuale, quanto di carattere spirituale. Karen King nel suo libro The Gospel of Mary Magdala, spiega che questo bacio si riferisce allaccoglimento nellintimo di insegnamenti spirituali6. In pratica si sta parlando di una sorta di santo bacio, ovvero un atto di comunione spirituale tra iniziati gnostici.
Tale atto non appare essere qualcosa di esclusivo tra Gesù e Maria Maddalena: lespressione per questo noi ci baciamo lun laltro indica qualcosa di molto comune che avviene tra membri di sesso diverso e membri dello stesso sesso. Infine, notiamo come sempre il testo rimandi ad un significato allegorico del gesto. Esso è legato al fatto che dalla bocca proviene una sorta di nutrimento e di rigenerazione spirituale. In questa serie di significati allegorici e simbolici, Maria è associata ad una figura cara al sistema gnostico, cioè la Sophia (= sapienza). In altri testi gnostici, che non avremo modo di esaminare in questa sede per non appesantire troppo la trattazione, Maria è rappresentata più volte come la pienezza della pienezza, come una discepola eletta a ricevere speciali rivelazioni, come colei il cui cuore è rivolto, più di altri, verso il regno dei Cieli, la donna che conosce il Tutto (cfr. Pistis Sophia 17,19, 24, 37, 97; Sophia di Gesù Cristo nel Codice di Nag Hammadi III, 4; Il Dialogo del Salvatore nel Codice di Nag Hammadi III,139).
È quindi verosimile e certamente probabile che Maria venga identificata con la Sophia, la conoscenza, la madre degli angeli e la sorella spirituale del Salvatore. Quindi, combinando questi significati simbolici con le considerazioni di carattere linguistico e con le considerazioni di carattere dottrinale concernenti lascetismo, possiamo dire che questo bacio non allude ad una relazione di tipo carnale o sessuale (cosa per altro scandalosa per un asceta gnostico), bensì allude alla comunione mistica che legherebbe il Salvatore, lEone7 per eccellenza, alla suo corrispettivo femminile, la Sophia, ovvero la conoscenza. Anche in questo caso non troviamo indizi che ci indichino una relazione matrimoniale tra Gesù e Maria Maddalena.
Dallesame di questi testi gnostici, possiamo vedere che anche in questo caso non troviamo indizi e prove riguardanti il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena. Non si parla né di nozze né di figli. Le uniche allusioni che vengono fatte hanno carattere puramente allegorico e simbolico e rimandano al complesso e a volte criptico sistema gnostico, basato principalmente sulla conoscenza e sulla auto-realizzazione8. In questo senso lunico tipo di relazione ammessa tra Gesù e Maria Maddalena è di tipo spirituale, in cui Gesù rappresenta il mediatore tra il Dio perfetto e lumanità carnale, e Maria Maddalena viene identificata con la Sophia. Dunque, al contrario di quanto ci vorrebbe far credere il Codice da Vinci, i testi gnostici non suffragano lidea delle nozze tra Gesù e la Maddalena9.
Ma Gesù era sposato?
Le fonti a nostra disposizione, i documenti primari (Nuovo Testamento) e i documenti secondari (testi extra neotestamentari), escludono lidea che Gesù fosse sposato con Maria Maddalena. Rimane ancora da vedere se Gesù fosse sposato con unaltra donna. La principale tesi proposta dal Codice da Vinci è che Gesù come uomo ebreo doveva necessariamente essere sposato : Secondo i costumi ebraici (è Langdon che parla), il celibato era condannato e ogni padre aveva lobbligo di trovare per il figlio una moglie adatta. Se Gesù non fosse stato sposato, almeno uno dei vangeli della Bibbia avrebbe accennato alla cosa e avrebbe fornito una spiegazione di quella innaturale condizione di celibato (CDV pag. 288).
La nostra indagine e la nostra risposta si concentreranno su alcune aree specifiche. Cominciano con la prima.
Il celibato e il matrimonio
nellinsegnamento di Gesù
Nel Vangelo di Matteo al capitolo 19 si legge che Gesù partì nuovamente dalla Galilea e andò nei territori della Giudea che sono oltre il Giordano. Qui i Farisei, un giorno, si avvicinarono per metterlo alla prova, ovvero per porgli qualche domanda trabocchetto così come erano soliti fare (cfr. ad esempio Mt 22:15-40). In questo caso la questione concerneva il matrimonio, ed in particolare se fosse o meno lecito mandar via la propria moglie per una qualsiasi ragione (Mt 19:3). Dopo aver risposto a questa domanda (Mt 19:4-9), Gesù aggiunse un ulteriore pensiero al fine di rispondere alla reazione dei suoi discepoli: Se tale è la situazione delluomo rispetto alla donna, non conviene prendere moglie. Ecco cosa disse: Non tutti sono capaci di mettere in pratica queste parola, ma soltanto quelli ai quali è dato. Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita; vi sono degli eunuchi, i quali sono stati fatti tali dagli uomini, e vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli. Chi può capire, capisca (Mt 19:11-12).
Il versetto dodici in particolare, ci parla di tre tipologie di eunuchi. Prima di considerarle, notiamo come la parola eunuco in questo caso venga usata in senso lato; un eunuco è infatti una persona che ha subito una mutilazione agli organi genitali, in maniera volontaria o in maniera forzata; in questo senso una persona non può nascere eunuco. Nella Mishnah la parola saris, tradotta comunemente eunuco, è usata per indicare anche quelle persone che sono nate con un problema di impotenza (Yeb. 8:4-6). Questo spiega il senso della frase di Gesù e in un certo senso ci assicura che stiamo avendo a che fare con una questione tipica della cultura giudaica (ovvero cose che le persone sapevano o di cui erano a conoscenza; ciò è importante perché il Codice da Vinci vorrebbe rifarsi alla cultura giudaica del primo secolo dopo Cristo). Come osservato da A. E. Harvey nel suo articolo Eunuchs for the sake of the Kingdom10:
Lunico fenomeno in questione è quello familiare di uomini che sono sessualmente impotenti, e a cui quindi sono stati negati certi diritti e certi doveri della legge, come risultato dalla nascita o da un infortunio [..] o per violenza. Dopo queste due clausole iniziali (persone nate eunuchi e persone fatte eunuchi) Gesù aggiunge una terza clausola: ci sono delle persone che si sono fatte eunuchi per il regno dei Cieli.
Cosa significa questa espressione? Le due categorie che si trovano nella Mishnah dovrebbero ricoprire tutta quanta la casistica possibile; per un ebreo sarebbe stato qualcosa di altamente ripugnante il fatto che un uomo potesse evirarsi da solo. Senza scendere nei particolari dellorigine di questa terza immagine11, quello che la terza parte della frase vuole significare è il fatto che alcune persone hanno rinunciato a sposarsi per amore del regno di Dio. Ciò che è necessario notare a questo proposito, è che Gesù non sta ponendo la condizione di celibato su di un piano superiore rispetto alla condizione delle persone sposate: È importante riconoscere che né Gesù né gli apostoli vedevano il celibato come una condizione intrinsecamente più santa del matrimonio, neppure come una condizione per i più alti livelli del ministero, ma come una chiamata speciale accordata per una grande utilità nel Regno (D. A. Carson, Matthew, in The Expositors Bible commentary, Vol. 8, pag. 419, Zondervan ). Questa affermazione fatta da Gesù sembra proprio essere scaturita dal suo stesso esempio: i quattro Vangeli, così come anche il resto del Nuovo Testamento, non suggeriscono minimamente che Gesù fosse sposato; il fatto che egli avesse una precisa missione (Mr 10:45) e che avesse un ministero di tipo itinerante sono tutti elementi che rafforzano maggiormente questa realtà.
Notiamo anche che una della poche cose su cui concordano in pieno sia gli studiosi evangelici, sia gli studiosi liberali, sia gli studiosi del Jesus Seminar, è proprio sul fatto che Gesù fosse celibe. John Dominic Crossan, una delle principali figure del Jesus Seminar, ha rilasciato la seguente affermazione sul sito internet Belief.net: Esiste un antico e rispettabile principio nellambito dellesegesi biblica che stabilisce che se qualcosa assomiglia ad unanatra, cammina come unanatra e starnazza come unanatra, allora deve trattarsi di un cammello travestito. Non ci sono prove che Gesù fosse sposato (assomiglia ad unanatra); innumerevoli indicazioni lo smentiscono (cammina con unanatra); e nessuno dei testi più antichi lascia intendere che avesse moglie e figli (starnazza come unanatra)
dunque doveva essere uno sposo in incognito (cammello travestito). Seriamente: per me la questione non è se Gesù fosse sposato, ma, certo il fatto che non lo fosse, perché non lo era?12.
Un approccio oggettivo alla questione, basato sulle prove a nostra disposizione, conduce a questo tipo di conclusione: Gesù era celibe.
Una precisazione doverosa va fatta però su ciò che concerne le motivazioni, addotte per giustificare questa conclusione, chiamate in causa da John Dominic Crossan e da altri studiosi liberali, tra cui in particolare Bart D. Ehrman. Crossan esamina tre possibili ragioni:
Una di tipo escatologico: in questo senso Gesù non sarebbe stato sposato in quanto profeta apocalittico, ovvero un profeta che credeva nellimminente fine del mondo e nellimminente giudizio di Dio; lo sposarsi non avrebbe avuto senso in questo caso, dal momento che Dio stava per sovvertire il normale ordine delle cose.
Una di tipo ascetico: Gesù sarebbe stato un asceta alla stregua degli Esseni, la comunità giudaica che faceva vita appartata nel mezzo di Israele (torneremo su di loro fra breve). In questo senso Gesù non si sarebbe sposato al fine di attenersi ad uno stile di vita che assicurasse unesistenza benedetta e immortale.
Infine una ragione sociale: Gesù era un destituito, un persona che non lavorava, un povero e senza un quattrino e ciò a causa delle condizioni sociali, economiche e lavorative in Israele, nei primi trentanni del primo secolo dopo Cristo; in queste condizioni Egli non avrebbe potuto permettersi un matrimonio. Crossan opta per la terza motivazione dicendo che è la più probabile.
Bart Ehrman, di cui in italiano è stato tradotto il libro La verità sul Codice da Vinci (ed. Mondatori), opta per la prima soluzione, cioè quella che Gesù fosse un profeta apocalittico. Ecco quanto egli dice: Benché gli studiosi oggi escludano che anche Gesù appartenesse alla comunità degli Esseni, la sua visione apocalittica del mondo è però straordinariamente simile alla loro. Non vi è dunque da meravigliarsi se anche lui scelse il celibato, e i suoi stessi insegnamenti ci inducono a ritenere che egli lavesse fatto. [...] In considerazione del suo messaggio apocalittico, non vi è dunque nulla di che stupirsi se Gesù rimase celibe e casto. Questo era esplicitamente latteggiamento adottato da chi condivideva la sua visione apocalittica: gli Esseni durante la sua vita e il seguace Paolo13 dopo la sua morte [
] sembra piuttosto evidente che Gesù lapocalittico rimase celibe (B. D. Ehrman, La verità sul Codice da Vinci, pag. 147-150, ed. Mondatori).
Gesù non era soltanto un profeta apocalittico o un disoccupato: ciò riduce la sua persona e non tiene conto di tutto il materiale a nostra disposizione. I Vangeli non sono interessati a presentare soltanto un altro profeta con una visione particolare del mondo, quella cioè apocalittica. Gesù stesso era consapevole di essere venuto su questa terra per compiere quello che nel Nuovo Testamento è chiamato il disegno benevolo della Sua volontà, cioè il proposito di Dio per luomo (Ef 1:5). È vero che parte dellinsegnamento di Gesù ha una componente escatologica, riguardante eventi che dovranno avvenire, ma non si può dimenticare il fatto centrale che più volte nei Vangeli è Gesù stesso ad annunciare il vero motivo per cui lui è venuto: Bisogna che il Figlio delluomo soffra molte cose e sia respinto [..], sia ucciso, e risusciti il terzo giorno (Lu 9:22, 18:31-33, 24:6-7, Mr 8:31, 9:30-32, 10:32-34, Mt 16:21, 17:22-23, 20:17-19). Questa stessa affermazione costituiva il nucleo di ciò che i primi Cristiani credevano e il cuore della stessa predicazione apostolica (cfr. in particolare 1Co 15:1-5).
Il suo celibato era dunque dovuto al fatto che egli aveva un compito preciso, ricevuto dal Padre, e a questo egli si rivolse completamente, per salvare luomo perduto.
Il celibato di Gesù
negli altri scritti
del Nuovo Testamento
Paolo, in una delle sue argomentazioni di difesa nei confronti di alcuni Cristiani di Corinto che lo avversavano, riporta le seguente parole: Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa? (1Co 9:5). In questa domanda che Paolo pone ai Corinzi, egli osserva che Pietro era sposato e che anche i fratelli del Signore lo erano, ma nessuna menzione viene fatta di Gesù: se egli fosse stato sposato perché non dirlo? È vero che le argomentazioni sui silenzi sono spesse volte piegabili ai propri interessi: ad esempio quando si parla di celibato e matrimonio al capitolo 7 della medesima lettera, Paolo non menziona Gesù come esempio di celibato. Se qui avessimo avuto un riferimento esplicito al celibato di Gesù, il punto sarebbe stato facilmente concluso. Possiamo però riflettere ulteriormente su questi silenzi e dire che Paolo non aveva alcun bisogno di rimarcare il fatto che Gesù fosse celibe, in quanto fatto risaputo. Sia nel passo di 1Corinzi 9:5 che nel settimo capitolo della medesima lettera, il presupposto è che i lettori conoscessero lo stato di celibato che caratterizzò la vita di Gesù. Darrell Bock ci fornisce unulteriore considerazione:
Lopinione di Paolo non è che si dovesse rimanere celibi, ma che tale condizione fosse auspicabile. Portare come esempio Gesù sarebbe stata una forzatura. Paolo voleva che lidea del celibato venisse presa seriamente in considerazione, ma non dava ad intendere che il matrimonio fosse un errore. Quindi non menzionò Gesù (D. L. Bock. Breaking the DVC, trad. in italiano, Il CDV: verità e menzogne, pag. 52-53, Armenia)14.
In altri passi del Nuovo Testamento non troviamo nessuno riferimento al fatto che Gesù fosse sposato, anzi viene dato per certo noto che Gesù fosse celibe; quindi anche queste altre fonti primarie puntano nella stessa direzione: Gesù era celibe. Del resto, come ha osservato acutamente Craig Blomberg: [..] vista limmediata venerazione per Maria, la madre di Gesù, da parte della chiesa cattolica romana per via del desiderio di avere una figura femminile accanto a Dio Padre, se Gesù fosse stato sposato, la moglie avrebbe avuto scarse possibilità di sparire senza lasciare tracce nella storia. Al contrario, la consorte sarebbe stata celebrata e venerata da quello stesso filone del cattolicesimo che il Codice Da Vinci contrappone alla rivelazione della «verità» sul matrimonio di Gesù15.
Il celibato nella cultura del primo
secolo dopo Cristo in Israele
Abbiamo anche visto come il Codice Da Vinci affermi che Gesù sposato ha più senso di un Gesù celibe; tale proposizione sarebbe poi confermata secondo Dan Brown, dal fatto che secondo i costumi ebraici il celibato era condannato, a maggior ragione se Gesù era un rabbino.
Prima di tutto Gesù non era un rabbino in senso tecnico. Spesse volte a Gesù veniva posta la domanda con quale autorità facesse certe cose o insegnasse certe cose; ciò perché Egli non aveva una carica ufficiale o istituzionale e nemmeno aveva studiato ai piedi di qualche rabbino o allinterno di qualche scuola. Gesù non era un rabbino nel senso tecnico della parola. I suoi discepoli lo chiamarono sì rabbino o maestro, ma non a causa di una investitura datagli da una qualche scuola, bensì perché egli insegnava loro come uno che ha autorità (cfr. ad esempio Mt 7:28-29).
In secondo luogo, è altrettanto vero che gli Ebrei ritenessero importante il mandato dato loro da Dio nella legge (Ge 1:28: siate fecondi e moltiplicatevi ), ma non possiamo nemmeno dimenticare che già nellAntico Testamento alcuni profeti, come ad esempio Elia, non erano sposati. Inoltre, alcuni contemporanei di Gesù, praticavano il celibato a motivo di una vocazione religiosa e non erano per questo criticati, anzi, alcuni storici e filosofi ammiravano tali persone. Mi sto riferendo agli Esseni, la cosiddetta comunità di Qumran, un gruppo di Giudei stanziatisi nei pressi del mar Morto verso il II secolo a.C. e operanti ancora ai tempi di Gesù.
Ecco cosa scrive Giuseppe Flavio a loro riguardo:
Merita inoltre tutta la nostra ammirazione il fatto che [gli Esseni] superino, quanto a rettitudine, tutti gli altri uomini che si dedicano alla pratica della virtù; e in tale misura che non si è mai visto alcuno, sia per breve tempo, né fra i greci né fra i barbari, che fosse in grado di resistere a lungo fra di loro (Antichità Giudaiche 18.1.5, 20).
Essi respingono i piaceri come un male, mentre considerano virtù la temperanza e il non cedere alle passioni. Presso di loro il matrimonio è spregiato, e perciò adottano i figli degli altri quando sono ancora disciplinabili allo studio, e li considerano persone di famiglia e li educano ai loro principi; non è che condannino in assoluto il matrimonio e laver figli, ma si difendono dalla lascivia della donne perché ritengono che nessuna rimanga fedele a uno solo (La guerra giudaica II, 120).
Questi due testi ci parlano dellammirazione dello storico Giuseppe Flavio per la condotta morale di questo gruppo religioso e ci parlano del fatto che essi praticavano il celibato, pur non condannando il matrimonio. Laspetto rilevante è che nonostante essi non consigliassero il matrimonio, e anzi, molti di loro vivessero in una condizione di celibato16, tuttavia questo stato non li rendeva oggetto dellaltrui disprezzo; piuttosto essi erano ammirati per la loro condotta.
Filone dAlessandria ci riporta una considerazione simile in Hypothetica 11:14.17 dove troviamo scritto: Nel percepire con acutezza ed esattezza più che ordinarie ciò che da solo, o per lo meno al di sopra di altre cose, è inteso a minare la comunità, ripudiano il matrimonio; e, al tempo stesso, praticano la continenza al massimo grado. Nessuno tra gli esseni prende moglie17 [..]. Questo dunque è linvidiabile stile di vita degli Esseni, tale che non solo gli uomini comuni ma anche i potenti sovrani, nellammirare costoro, ne riveriscono la setta e ne accrescono la dignità e la nobiltà a un grado ancor più elevato, grazie alle lodi e agli onori che tributano loro.
Senza addentrarci nei dettagli storici e tecnici di questa setta giudaica, possiamo trarre una importante conclusione ai fini della nostra indagine: il fatto che Gesù non fosse sposato non lo metteva contro la cultura del suo tempo, perché altri ebrei praticavano il celibato per motivi specifici e per questo erano lodati18.
Conclusioni
Abbiamo pertanto visto che anche nei testi extra-biblici non ci si riferisce a Maria Maddalena come alla moglie di Gesù e non ci sono nemmeno elementi per dire che Gesù avesse avuto da lei dei figli.
Alcuni testi gnostici, di carattere ascetico, disprezzavano il matrimonio, e parlano di una sorta di fratellanza spirituale tra Gesù e Maria Maddalena, dove Gesù viene visto come lEone per eccellenza mandato dal Dio perfetto, e Maria incarna le fattezze della Sophia gnostica; niente di più però.
Abbiamo poi considerato se per caso Gesù non fosse sposato ad unaltra donna, ma anche in questo caso la risposta è stata negativa. Di particolare rilevanza sono stati i seguenti fatti:
Linsegnamento di Gesù sul matrimonio e sul celibato, la sua vita e la sua missione, la testimonianza dei Vangeli.
Linsegnamento del resto del Nuovo Testamento, in particolare linsegnamento apostolico e ciò che Paolo ci dice in Corinzi.
Le prove culturali, ovvero il fatto che il celibato fosse una pratica in uso in alcuni circoli del giudaismo del primo secolo dopo Cristo.
Il consenso degli studiosi che, a prescindere dalla particolare impostazione teologica, concordano in modo unanime sul fatto che Gesù fosse celibe.
Dunque anche in questo caso le pretese di riscrivere la storia antica, da parte del Codice da Vinci si sono dimostrate basate su falsi assunti; i fatti storici ci dicono che Gesù era celibe ed, in particolare i nostri documenti primari, gli scritti del Nuovo Testamento, ci forniscono una notizia diversa ma al contempo buona e meravigliosa, perché ci riguarda direttamente. Infatti, parlando ai mariti, Paolo ricorda loro e, con loro, a noi di amare le proprie mogli,
Come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato sé stesso per lei (Ef 5:25).
Questo è lunico matrimonio per cui Gesù era pronto fin dalleternità e per cui ha dato sé stesso sulla croce.
(10. continua)
Jonathan Benatti
(Assemblea di Rimini)
1. Lascetismo è una pratica religiosa volta a raggiungere uno standard di integrità e perfezione morale, attraverso la rinuncia e il disprezzo di tutto ciò che è materiale, carnale e sensuale. Lungi dallessere una pratica prevista dalla Bibbia, dove piuttosto si parla di autocontrollo, che poi altro non è che un aspetto del frutto dello Spirito Santo (cfr. Ga 5:22, 2Ti 2:7), lascetismo è una pratica comune nel buddismo, in certe espressioni del cattolicesimo e in altre religioni di tipo spiritualistico, dove la componente spirituale delluomo (anima e spirito) ha il predominio sulla componente materiale (il corpo).
2. È difficile non vedere come le idee della moderna New Age e di altri movimenti simili, abbiano qui le loro origini.
3. Si può notare come questo tipo di atteggiamento fosse in un certo senso proposto da alcuni credenti in Corinto, quando fanno proprio il motto Ogni cosa mi è lecita (1Co 6:12). È probabile che per il fatto di ritenersi persone pneumatiche, cioè spirituali, alcuni Corinzi avessero operato a livello pratico, cioè di morale, una scissione tra corpo e spirito; ciò aveva spinto alcuni a fornicare e ad unirsi a prostitute. Paolo ricorda loro che anche il corpo è per il Signore, e quello che un credente fa del suo corpo, ha un grande valore agli occhi di Dio. Per gli insegnamenti di Paolo contro questa tendenza, comune per altro nella cultura greca oltre che gnostica, vedi Romani 6:12-22, 1Corinzi 6:12-20, 1Tessalonicesi 4:1-8, 5:23-24.
4. Ben Witherington III Il Codice del Vangelo, pag. 49, edizioni GBU.
5. Esiste una parola che avrebbe espresso chiaramente il concetto di compagna intesa come moglie, senza lasciare alcuna ombra di dubbio: essa è gyne.
6. (vedi pagina seguente) K. King è professoressa di Storia della Chiesa presso la facoltà di Hardvard ed è una fellow del Jesus Seminar. Il suo commento è interessante in quanto proveniente da una persona che comunque, alla stregua di molti suoi colleghi del Jesus Seminar, accetta il revisionismo del seminario teologico californiano secondo cui il Cristianesimo ortodosso sia solo una faccia della medaglia. Per la King dovremmo rigettare il Canone del Nuovo Testamento come fonte primaria, e accettare il fatto che la norma del cristianesimo primitivo fosse la diversità teologica e non il consenso. Per una discussione dettagliata di questo modo di riscrivere la storia in maniera non oggettiva, rimando alla discussione che fornisce Ben Witherington III al capitolo 8 del suo libro Il Codice del Vangelo, edizioni GBU. I lettori italiani hanno probabilmente familiarità con unaltra esponente di questa nuova scuola,cioè Elaine Pagels. Convinta sostenitrice del neo-gnosticismo, di lei sono stati pubblicati in italiano diversi libri tra cui Il vangelo segreto di Tommaso. Indagine sul libro più scandaloso del Cristianesimo delle origini, I vangeli gnostici (entrambi editi da Mondadori).
7. Leone sarebbe una emanazione divina che funge da intermediario tra il Dio perfetto e le creature carnali. Il compito dellEone è quello di rivelare agli uomini il nucleo della vera conoscenza e di portarli a realizzare la loro natura spirituale e divina. Per come ciò si inserisce allinterno della dottrina gnostica rimandiamo al primo articolo di questa serie.
8. È stato correttamente osservato che nello gnosticismo non si deve parlare di teologia, quanto di antropologia.
9. Non abbiamo inserito nella discussione altre fonti come i padri della Chiesa: basti sapere che essi non aggiungono nessun elemento di rilievo o nuovo.
10. A. E. Harvey, Eunuchs for the sake of the Kingdom, in The Ethel M. Wood Lecture, 1995.
11. (Nota relativa alla pagina precedente) Per una discussione dettagliata e molto interessante rimando il lettore al già citato articolo di Harvey, consultabile al sito www.biblicalstudies.org.uk. La tesi di questo articolo, è che anche questa terza clausola trovi un riscontro in una pratica conosciuta in Israele a causa dei culti pagani introdotti dai dominatori romani. Egli sostiene infatti che Gesù si stesse riferendo ad alcuni sacerdoti di divinità pagane che si eviravano per servire le loro divinità Un esempio risiede nel culto di Cibele, culto pagano conosciuta in molte parti dellimpero e attivo pure nella zona dellAsia minore e del vicino Oriente. I sacerdoti di Cibele, i Galloi, si eviravano per vocazione sacerdotale. Lautore spiega luso di questa immagine nota agli Israeliti e usata da Gesù nel seguente modo: Ci sono persone, Egli dice, che a motivo del loro entusiasmo pagano malposto per ladorazione ascetica si spingono tanto oltre da evirarsi. Cosa sarebbe se questo fosse un modello per quello che voi dovreste essere pronti a fare per amore del vero Dio e del Suo regno!. Harvey chiarisce poi che Gesù non richiedeva un atto reale di evirazione, bensì, attraverso questo esempio, voleva indicare una disposizione: Le richieste del Regno sorpassano ogni forma di attaccamento alla gratificazione sessuale, ai legami familiari, anche allobbligo di sposarsi e formare una famiglia in obbedienza al comandamento. Essere sacerdoti eunuchi per amore del regno dei Cieli è avere una volontà volta a consacrarsi completamente e a rinunciare a ideali, obiettivi e obblighi di minore importanza [..]. Dunque è una disposizione di cuore e non un atto reale, come ad esempio fece Origene, il quale, interpretando queste parole in senso letterale si evirò, per poi, anni dopo, comprendere il vero significato di questa affermazione e rammaricarsi di quanto fatto.
12. John Dominic Crossan, Why Jesus Didnt Marry, articolo consultabile presso il sito internet www.beliefnet.com/story/135/story_13529_1.html. Vedi la discussione sopra per quanto riguarda le motivazioni addotte da Crossan a da altri, tra cui B. D. Ehrman.
13. Ehrman nella stessa discussione dice che Paolo da apocalittico ebraico divenne un apocalittico Cristiano! Luso di questo termine di apocalittico tradisce una mancata comprensione di quella che era laspettativa ebraica: a differenza di altre religioni e culture che ponevano la propria età doro in un remoto passato, ormai distante e irrecuperabile, la fede dellIsraelita prevedeva che Dio stesse portando avanti un piano attraverso la storia, che sarebbe culminato in una cessazione delleconomia presente e nellinizio di unepoca di restaurazione. Se la altre culture guardavano con rimpianto allindietro, Israele aspettava con speranza e fiducia il compiersi del disegno di Dio. I cristiani in un certo senso ereditarono questa visione, ma non si tratta di mettere a confronto la visione apocalittica ebraica e quella cristiana come se fossero due istanze diverse. In realtà questa visione escatologica (cioè concernente gli eventi futuri), trova la sua continuità nella persona di Cristo stesso: lui è ladempimento della legge, il Messia che doveva venire, colui che tornerà dai cieli con potenza. Concordo però su di un aspetto che questa analisi pone in luce e che spesse volte rischiamo di perdere: i primi cristiani avevano una aspettativa escatologica molto più marcata rispetto a noi, cristiani del ventunesimo secolo. Non è un caso che molte delle esortazioni paoline alla santificazione facciano perno sul fatto che in vista cè il ritorno di Cristo. Per esempio parlando della risurrezione (1Co 15:12-58), Paolo conclude la sua lunga discussione con il seguente invito: Perciò [cioè a motivo di tutto quello che ho detto prima], fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nellopera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore (1Co 15:58). Sempre Paolo, in una delle sue primissime lettere, scrive ai Cristiani di Tessalonica Or il Dio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e lintero essere vostro, lo spirito, lanima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo (1Te 5:23). Giovanni e Pietro condividono con Paolo lo stesso tipo di visione (cfr. 1Gv 2:28, 2P 3:11-18). Sempre in Paolo risulta evidente come la venuta di Cristo, la sua ascensione e lavvento dello Spirito Santo nel cuore dei credenti abbia messo in moto quella che è la fase conclusiva dei tempi, cioè quel periodo della storia che aspetta di essere concluso dal ritorno di Gesù stesso. Per una discussione più dettagliata si veda Gordon Fee, Paul, The Spirit, and the People of God, pag. 51-52, Hendrickson Publisher.
14. Paolo, in accordo con quanto insegnato da Gesù stesso, afferma che ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; luno in un modo luno in un altro (1Co 7:7). Ovvero se lessere celibi è letteralmente un dono della grazia di Dio, lo è anche lessere sposati. Anche se Paolo ovviamente preferisce il suo stato e auspica che tutti gli uomini fossero come sono io, egli riconosce anche che latteggiamento spirituale dei Corinzi nei confronti dellessere single era posta su di una falsa spiritualità che tendeva a vedere il celibato come una richiesta. Perché il loro slogan nel vs. 1b [è bene per luomo non toccare donna, nota mia], non diventi la regola, egli ricorda loro che ogni condizione è un dono, e questo dono differisce da persona a persona. Il celibato è per i celibi, che sono tali per la grazia che li rende capaci di ciò. I doni, per la loro stessa natura di concrete espressioni della grazia che differisce da una persona allaltra, non possono essere ridotti a dei principi o non possono essere fatti diventare delle regole; Gordon Fee, Gods empowering presence, pag. 138, Hendrickson Publisher.
15. Craig L. Blomberg Review of the Da Vinci Code, in The Denver Journal; articolo disponibile al sito internet http://www.denverseminary.edu/dj/articles2004/0200/0202.
16. Sia i manoscritti della setta che lesame del cimitero della comunità, dove sono presenti soltanto scheletri maschili e dove donne e bambini sono seppelliti fuori dallarea principale, mostrano come essi erano dediti ad una vita comunitaria dedita al celibato.
17. In realtà esistevano anche comunità di Esseni che permettevano il matrimonio; in parte labbiamo già visto nel passo di Giuseppe Flavio, in parte lo si può vedere in un ulteriore paragrafo che lo storico ebreo dedica a questa comunità e precisamente nella Guerra Giudaica II,160.
18. Altri esempi sono quello di Giovanni Battista nel Nuovo Testamento e, per quel che concerne Israele nel periodo a cavallo tra il primo secolo a.C. e il primo secolo d.C., quello della setta dei Therapeutae, nota a Filone dAlessandra e di cui ci dà una descrizione in De Vita Contemplativa.