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Dal libro di Aggeo: un programma chiaro per la Chiesa oggi È TEMPO
DI COSTRUIRE
Prima parte: Messaggio di biasimo Dio riprende severamente il popolo perché ha anteposto i propri interessi alla relazione che è stato chiamato a vivere con lui. Da questa riprensione possiamo trarre un preciso avvertimento personale a non commettere anche noi lo stesso errore, ma a vivere dando la priorità al piano meraviglioso che egli sta portando avanti per noi giorno dopo giorno. Introduzione Costruire. In un modo o nellaltro, tutti stiamo costruendo qualcosa. Giovani e vecchi. Credenti e non credenti. Tra il momento in cui nasciamo e il momento in cui moriamo non facciamo altro che costruire. Ma cosa stiamo costruendo? Su quali fondamenta? Stiamo costruendo qualcosa di duraturo? Il libro di Aggeo ci fornisce una buona occasione per affrontare queste domande. Nei primi anni dopo il decreto di Ciro (circa 536 a.c.) con il quale era cominciato il ritorno da Babilonia, i lavori per la ricostruzione del tempio avevano già avuto inizio. Tuttavia, il lavoro si era bloccato quasi immedia-tamente sia a causa dei nemici che si opponevano alla ricostruzione della città (Ed 4), sia a causa dellindolenza del popolo. Ecco perché il Signore mandò Aggeo. Non si hanno notizie di alcun tipo sulla vita di Aggeo e sulla sua famiglia. Sappiamo però che il Signore lo ha usato come profeta, tra il sesto e il nono mese del secondo anno del re Dario, intorno al 520 a.C. Il libro presenta i contenuti dei suoi messaggi portati al popolo di Geru-salemme e in particolare al governatore Zorobabele e al sommo sacerdote Giosuè. Mediteremo il libro seguendo la sua struttura lineare, cronologicamente ordinata: 1. Messaggio di biasimo (giorno 1 del sesto mese). 2. Risposta del popolo (giorno 24 del sesto mese). 3. Messaggio di incoraggiamento (giorno 21 del settimo mese). 4. Messaggio di benedizione (giorno 24 del nono mese). 5. Messaggio profetico (giorno 24 del nono mese). MESSAGGIO DI BIASIMO Si raccomanda la lettura di Aggeo 1:1-11. Salite nella regione montuosa, portate del legname e ricostruite la casa: io me ne compiacerò e sarò glorifica- to (1:8) Il primo messaggio del Signore attraverso Aggeo è un messaggio di biasimo in cui il Signore esorta il popolo a ricostruire il tempio, denunciando il loro comportamento e le sue conseguenze. Come spesso accade nella letteratura ebraica, ci sono diversi accorgimenti letterari e figure retoriche utilizzate nel libro di Aggeo. In questa prima parte, nei versetti 2-11, troviamo una splendida struttura a chiasmo, con parallelismo e inversione del tipo ABCDCBA, che veniva spesso utilizzata per aiutare i lettori a ricordare un brano e ad identificarne la parte più importante che si trova, normalmente, al centro. Più avanti riportiamo la struttura del brano da cui emerge chiaramente che il centro del brano è senza dubbio lordine di ricostruire il tempio, sulla cui importanza rifletteremo nei prossimi paragrafi. Commentiamo brevemente i vari punti della struttura. Due giudizi a confronto Il messaggio comincia con la denuncia (v. 2) dellatteggiamento del popolo il quale stava esprimendo, a parole e nei fatti, un vero e proprio giudizio nei confronti della casa di Dio. Struttura di Aggeo 1:2-11. (A) Giudizio umano: Non è tempo di costruire la casa di Dio. (v. 2) (B) Risposta: La mia casa è in rovina ma le vostre case prosperano (v.3-4) (C) Risultato: Avete piantato molto e raccolto poco (v. 5-6) (D) Ordine: Ricostruite la mia casa! (v. 7-8) (C) Risultato: Vi aspettavate molto e avete ottenuto poco (v.9a) (B) Risposta: La mia casa è in rovina ma voi costruite le vostre case (v. 9b) (A) Giudizio di Dio: Su tutto il lavoro delle loro mani. (v. 10-11) Il popolo, infatti, considerava non fosse ancora giunto il tempo per ricostruire la casa di Dio. Alcuni studiosi pensano che il popolo fosse convinto del fatto che i settanta anni previsti dal profeta Geremia (Gr 25:11-12) non fossero ancora trascorsi. In questo modo avevano una scusa per non ricostruire il tempio. Tuttavia, il messaggio di Aggeo andava al cuore del problema: il popolo stava considerando i propri affari e le proprie case come interessi primari rispetto alla casa di Dio. Di fatto, quindi, il popolo stava giudicando il servizio per il Signore come qualcosa di accessorio e secondario. Il giudizio degli uomini è controbilanciato nella struttura (punti A e A) dai versetti 10-11 che esprimono pienamente il giudizio di Dio che si abbatte sugli uomini in maniera devastante. È come se Dio dicesse: Sono io che giudico voi, non voi che giudicate me! Sono io che giudico le vostre case, non voi che giudicate la mia casa! Il giudizio di Dio è confermato dallutilizzo, nel versetto 11, del polisindeto che consiste nelluso di ripetute congiunzioni per unire le diverse parti di un periodo o di una proposizione, allo scopo di enfatizzare un concetto. Se ne hanno diversi esempi anche nella letteratura italiana. A titolo di esempio, si noti la ripetizione a scopo enfatico della congiunzione e nei seguenti versi di Giacomo Leopardi tratti dalla famosa poesia Linfinito: ... io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien leterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei... Nel versetto 11, nei testi originali, è ripetuta per ben nove volte la congiunzione e. Nelle nostre traduzioni, generalmente, la congiunzione non è stata ripetuta. Il passo 10, nelloriginale, apparirebbe in questo modo: e io ho chiamato la siccità sul paese, e sui monti, e sul grano, e sul vino, e sullolio, e su tutto ciò che il suolo produce, e sugli uomini, e sul bestiame e su tutto il lavoro delle mani. Le ripetizioni della congiunzione mettono in evidenza lenfasi che viene posta ancora più marcatamente sul giudizio. Viene così esaltata la completezza del giudizio di Dio su tutta lopera delle loro mani, su tutti gli aspetti della loro vita, il loro fisico, i loro animali, i loro prodotti agricoli, la loro terra. Tutta la loro vita veniva messa in discussione dal Signore. Due case a confronto I punti B e B della struttura evidenziano una contrapposizione tra la casa di Dio e le case degli uomini. Gli uomini si erano dedicati ai propri affari trascurando completamente la casa di Dio. Laccusa si ripete ben due volte nella struttura, in maniera simmetrica al versetto 4 e nella seconda parte del versetto 9. Vi sembra questo il momento di abitare nelle vostre case ben rivestite di legno, mentre questo tempio è in rovina? (Ag 1:4) A motivo della mia casa che è in rovina, mentre ognuno di voi si dà premura solo per la propria casa (Ag 1:9b). Le difficoltà, create in quegli anni dai nemici circostanti (vedi Esdra 4:4-5), non avevano comunque impedito agli Israeliti di costruire le proprie case, ma erano state una scusa più che sufficiente per non lavorare nella casa del Signore. Se avessero avuto zelo per la gloria e il servizio di Dio, sarebbero tornati al lavoro già da tempo. Infatti, dal punto di vista dei nemici, era più preoccupante la costruzione della città e delle sue mura piuttosto che il tempio. Il popolo, con la scusa che non fosse ancora giunto il tempo, aveva considerato la costruzione del tempio come qualcosa di secondario mentre la loro attenzione si era spostata sui propri affari, sulla costruzione delle proprie case. Come vedremo, questo dimostrava che il rapporto con Dio non era prioritario nella loro vita. Aspettative e risultati Latteggiamento del popolo aveva prodotto una evidente conseguenza: il Signore li aveva colpiti proprio nelle cose a cui loro avevano dedicato tutte le loro forze e in cui riposto tutte le loro speranze. Si erano curati dei propri affari, avevano cercato la prosperità, ma i risultati erano stati assolutamente inferiori alle loro attese (punti C e C della struttura): Avete seminato molto e avete raccolto poco; voi mangiate, ma senza saziarvi; bevete, ma senza soddisfare la vostra sete; vi vestite, ma non cè chi si riscaldi; chi guadagna un salario mette il suo salario in una borsa bucata (Ag 1:6). Voi vi aspettavate molto ed ecco cè poco; ciò che avete portato in casa, io lho soffiato via (Ag 1:9). Il Signore voleva essere chiaro sul fatto che nulla era accaduto casualmente. Era stato proprio lui a colpirli nelle loro tasche, a soffiare via ciò che loro si erano affannati a guadagnare. Tutte le loro aspettative erano state deluse. La penuria del raccolto provocava inflazione rendendo il loro salario insufficiente. La centralità del tempio La struttura del brano evidenzia in maniera chiara qual è il punto centrale di questa esortazione: la necessità di ricostruire il tempio. Perché il tempio era così importante? Dio ha bisogno di un luogo dove abitare? Perché allora lapostolo Paolo dirà chiaramente che Dio non abita in templi fatti da mano duomo (At 17:24)? Ne aveva bisogno nellAntico Testamento e non ne ha più bisogno oggi? Quando Davide si propose di costruire un tempio al Signore, questultimo gli rispose in questo modo: Ma quella stessa notte la parola del SIGNORE fu rivolta a Natan in questo modo: Va e di al mio servo Davide: «Così dice il SIGNORE: Saresti tu quello che mi costruirebbe una casa perché io vi abiti? Ma io non ho abitato in una casa, dal giorno che feci uscire i figli dIsraele dallEgitto, fino a oggi; ho viaggiato sotto una tenda, in un tabernacolo. Dovunque sono andato, ora qua ora là, in mezzo a tutti i figli dIsraele, ho forse mai detto a uno dei giudici a cui avevo comandato di pascere il mio popolo dIsraele: Perché non mi costruite una casa di cedro?» (2Sa 7:4-7). Da queste parole è piuttosto chiaro il fatto che il Signore non aveva bisogno di una casa lussuosa come i falsi dèi che circondavano Israele. Da quando il popolo era entrato nella terra promessa, il Signore non aveva richiesto la costruzione di un tempio, pur abitando in mezzo al popolo. Evidentemente egli poteva abitare in mezzo al popolo senza bisogno di una dimora materiale. Pertanto, è legittimo domandarsi la ragione per cui la costruzione del tempio era così importante ai tempi di Aggeo. Questa domanda ci obbliga a considerare brevemente lo scopo principale di Dio nella redenzione. Solo così possiamo capire perché la costruzione del tempio fosse così importante nel progetto di Dio per il suo popolo. Infatti, il lasciare che il tempio giacesse in rovina nascondeva problemi ben più gravi che avevano a che fare con il rapporto tra il popolo e Dio. La mèta della redenzione Un passo molto importante per capire lo scopo di Dio nella redenzione, lo troviamo nel libro dellEsodo. Quando il popolo di Israele uscì dallEgitto, Dio dichiarò loro quale fosse lo scopo principale della loro redenzione dalla schiavitù: Voi avete visto quello che ho fatto agli Egiziani e come vi ho portato sopra ali daquila e vi ho condotti a me. Dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare; poiché tutta la terra è mia; e mi sarete un regno di sacerdoti, una nazione santa (Es 19:4-5). Molti pensano che lo scopo di Dio, quando fece uscire il popolo dallEgitto, fosse principalmente quello di portarlo nella terra promessa. Tuttavia, dal passo che abbiamo appena letto, emerge chiaramente che lo scopo principale della redenzione era condurre il popolo a Dio stesso, ad avere un rapporto con lui, ad essere una nazione santa, consacrata a lui. Il raggiungimento della terra promessa sarebbe stata una conseguenza del rapporto che si sarebbe venuto a creare tra Dio e Israele. Il Signore fu molto chiaro sulla mèta della redenzione confermata in diversi passi tra cui: Abiterò in mezzo ai figli dIsraele e sarò il loro Dio. Essi conosceranno che io sono il Signore, il loro Dio; li ho fatti uscire dal paese dEgitto per abitare in mezzo a loro. Io sono il Signore, il loro Dio (Es 29:45-46). Quanto a voi il SIGNORE vi ha presi, vi ha fatti uscire dalla fornace di ferro, dallEgitto, per farvi diventare il popolo che gli appartiene, come oggi difatti siete (De 4:20). Il Signore esprime chiaramente il suo proposito di essere il Dio di Israele, di abitare in mezzo a loro. Dio vuole un popolo che gli appartenga. Questo è lo scopo principale della redenzione. Natura simbolica del tabernacolo Abbiamo detto che lo scopo di Dio era quello di avere un rapporto col suo popolo, di abitare in mezzo a loro. Il tabernacolo nel deserto, larchetipo del tempio, era costruito in maniera da rappresentare proprio una dimora per il Signore in mezzo al popolo. La struttura relativamente semplice del tabernacolo confrontato con la bellezza architettonica dei templi pagani evidenzia, infatti, la sua natura primariamente simbolica. Dio è Spirito e non avrebbe bisogno di una dimora fisica, ma il tabernacolo aiutava gli uomini a capire molte cose inerenti la centralità del rapporto con Dio e la natura santa di Dio. Infatti, era stato costruito sulla base di un modello celeste mostrato a Mosè sul monte. Ogni oggetto presente nel tabernacolo aveva una funzione simbolica che aiutava a capire la relazione tra Dio e luomo, la necessità di una mediazione svolta attraverso la classe sacerdotale, la necessità di espiazione per i peccati attraverso sacrifici e offerte. Tutto questo avrebbe preparato il popolo di Dio alla venuta del mediatore perfetto, della offerta perfetta, Gesù il Messia. Rimandiamo comunque il lettore a studi specifici su questo argomento perché esula dagli scopi del presente studio. Ciò che abbiamo detto dovrebbe bastare per capire limportanza del tabernacolo come simbolo della relazione tra Dio e luomo più che come dimora fisica per la divinità. Il tabernacolo e la santità del campo Il tabernacolo occupa una posizione centrale nellaccampamento ebraico, con il luogo santissimo nella parte più interna, poi il luogo santo, poi il cortile. Uno sguardo allaccampamento ebraico nel deserto evidenzia una struttura con diversi strati luno interno allaltro. Allesterno del tabernacolo, Mosè ed Aronne abitavano nella parte più vicina allingresso e sugli altri tre lati abitavano le tre principali famiglie levite. Intorno a questo primo strato si trovavano le altre undici tribù di Israele. Allesterno del campo si trovavano tutte le altre famiglie che non trovavano una collocazione nelle dodici tribù di Israele (vedere Es 12:37-38). Questa struttura evidenzia quindi una simbolica diminuzione di santità andando verso lesterno del campo e un aumento di santità andando verso il centro del campo, verso il luogo santissimo. Particolare importanza riveste il passo seguente in cui il Signore ordina a Mosè: Ordina ai figli dIsraele che mandino fuori dallaccampamento ogni lebbroso e chiunque ha la gonorrea o è impuro per il contatto con un morto. Maschi o femmine che siano, li manderete fuori; li manderete fuori dallaccampamento perché non contaminino laccampamento in mezzo al quale io abito (Nu 5:2-3). Laccampamento di Israele doveva rimanere incontaminato. La santità della assemblea del Signore doveva essere preservata perché Dio è santo. A questo servivano le leggi rituali. Nel deserto, quindi, il campo era arrangiato in una maniera ideale che avrebbe dovuto essere il riferimento anche per il futuro di Israele e del popolo di Dio. Lassemblea del Signore era il luogo in cui Dio garantiva la sua presenza nel mondo e tale luogo avrebbe dovuto essere santo, sia nel deserto, sia quando sarebbero entrati nella terra promessa. Niente tempio, niente benedizioni Ora è chiaro perché Aggeo aveva insistito sulla costruzione del tempio. Gli uomini stavano procrastinando nel tempo la costruzione del tempio di Dio, ed ognuno di loro pensava solo alle proprie cose, ai propri affari, alle proprie abitazioni. Tuttavia, comera possibile che i loro affari andassero bene, quando il centro della vita del popolo non era il Signore? Un popolo che è stato consacrato a Dio per essere una nazione santa, per avere un rapporto con Dio, per essere una assemblea in cui il Signore potesse dimorare, come può vivere la propria vita senza che il Signore sia al centro? Non bastava aver ristabilito i sacrifici, perché la loro indolenza nel ricostruire il tempio dimostrava il loro scarso interesse nei confronti del Signore. In passato, Dio li aveva tirati fuori dallEgitto per portarli a lui. Ora, Dio li aveva riportati da Babilonia per portarli ancora a lui. Non era solo tempo di ricostruire il tempio, ma era tempo di ricostruire un rapporto con Dio. Ma loro stavano fallendo ancora una volta la mèta della loro redenzione. Stavano mettendo i propri interessi al di sopra di quelli del loro Dio. Poco prima della morte di Mosè, mentre il popolo stava ancora viaggiando verso la terra promessa, il Signore aveva pronunciato queste parole: Guardati dal dimenticare il SIGNORE, il tuo Dio, al punto da non osservare i suoi comandamenti, le sue prescrizioni e le sue leggi che oggi ti do; affinché non avvenga, dopo che avrai mangiato a sazietà e avrai costruito e abitato delle belle case, dopo che avrai visto il tuo bestiame grosso e minuto moltiplicarsi, accrescersi il tuo argento, il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, che il tuo cuore si insuperbisca e tu dimentichi il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese dEgitto, dalla casa di schiavitù (De 8:11-14). Il Signore conosce bene il cuore delluomo! Le parole di questi passi si erano puntualmente realizzate e avevano portato allesilio in Babilonia, e, ora, al tempo di Aggeo, il popolo stava commettendo lo stesso errore. La terra promessa era un dono, così come lo sarebbero stati i frutti della terra, il bestiame, le belle case. Ma che senso avevano tutte queste cose se non si aveva un rapporto con colui che aveva fatto le promesse? La cosa più importante doveva rimanere Dio, non la terra, non le belle case. Ci stupiamo quindi del fatto che Dio li abbia giudicati e colpiti in tutta lopera delle loro mani? Ricostruire per glorificare Dio Ricostruire la casa rappresentava un vero e proprio ritorno verso il Signore, una rinnovata volontà di mettere il Signore al primo posto e di camminare secondo i termini del Patto. «Salite nella regione montuosa, portate del legname e ricostruite la casa: io me ne compiacerò e sarò glorificato» dice il SIGNORE (Ag 1:8). Dio si compiace della ricostruzione del tempio non tanto perché ha bisogno di unabitazione, ma perché si compiace di vedere che il suo popolo accetta la sua presenza, accetta di essere la sua dimora. In tale modo Egli viene glorificato. Il tempio di Dio oggi Questa prima parte di Aggeo fa riflettere sul rapporto che Dio vuole avere con la sua creatura. Lo scopo di Dio rimane sempre quello di essere al centro della vita del suo popolo, dimorando in mezzo a loro. Molti in Israele non avevano capito limportanza di avere una relazione con Dio e stavano vivendo delle vite in cui Dio era poco più che un ospite. E noi, cosa stiamo costruendo nella nostra vita? Anche oggi, cè un tempio in costruzione, e, anche oggi, come allora, sono stati incaricati il Re-governatore e il sommo sacerdote di portare avanti la costruzione di tale tempio. La differenza rispetto ad allora è che il Re e il Sommo Sacerdote sono la stessa persona: Gesù il Messia. Egli disse: Io edificherò la mia chiesa e le porte dellAdes non la potranno vincere (Mt 16:18b). Il Messia sta costruendo oggi la sua assemblea. A differenza di Zorobabele e Giosuè, egli non ha bisogno di essere spronato a costruire perché Mosè fu fedele in tutta la casa di Dio come servitore per rendere testimonianza di ciò che doveva essere annunziato, ma Cristo lo è come Figlio, sopra la sua casa; e la sua casa siamo noi se manteniamo ferma sino alla fine la nostra franchezza e la speranza di cui ci vantiamo (Eb 3:5-6). Gesù è fedele sopra la sua casa, porta avanti il suo compito in maniera perfetta. E la sua casa siamo noi, il popolo di cui egli si prende cura. Che consolazione sapere che Gesù edifica la sua assemblea. Se la responsabilità della costruzione fosse affidata solo a noi uomini, non saremmo certo meglio degli Israeliti del tempo di Aggeo. La sua assemblea è proprio paragonata ad un tempio in questo passo: Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale ledificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore. In lui voi pure entrate a fare parte delledificio che ha da servire come dimora a Dio per mezzo dello Spirito (Ef 2:20-22). Siamo un tempio in cui Dio vuole abitare, il tempio in cui Egli si compiace e viene glorificato. Qual è la nostra parte? Il Re-sacerdote sta lavorando per edificare la sua assemblea e noi siamo il suo popolo, i suoi collaboratori, le pietre viventi che egli sta utilizzando! Quale grande onore ci è stato dato. Quante volte, tuttavia, non ci siamo resi conto dellonore che abbiamo ad essere collaboratori di Dio e abbiamo pensato che non fosse ancora venuto il tempo di costruire per il regno di Dio? Quante volte ci siamo ritrovati a mettere i nostri interessi al di sopra di quelli di Dio? Quante volte abbiamo diviso la nostra vita in cassetti dai quali pensavamo di tenere Dio fuori? Dio non si accontenta: Egli vuole che tutta la nostra vita gli sia sottomessa. Egli ha un progetto ambizioso: ci ha creati a sua immagine e ci ha ricreati ad immagine di Cristo, e sta costruendo la sua assemblea per raggiungere il suo obiettivo: Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi allimmagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli (Ro 8:29). È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dellopera del ministero e delledificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo allunità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, allaltezza della statura perfetta di Cristo (Ef 4:11-13). Lo scopo della redenzione è renderci conformi allimmagine del Figlio suo, di farci crescere fino allaltezza di uomini fatti, allaltezza della statura perfetta di Cristo. Egli ci salva come siamo, ma non ha alcuna intenzione di lasciarci così come siamo. Al momento della nostra conversione, Egli non ci ha dato un appuntamento in cielo disinteressandosi di tutto il resto della nostra vita, ma vuole che cresciamo nella nostra relazione con Lui. Vuole trasformarci. Dio porta avanti il suo progetto meraviglioso per noi, giorno dopo giorno. Il lavoro, lassemblea, la famiglia, le amicizie. Non ci sono ambiti in cui il Signore non voglia lavorare per renderci più simili a Cristo. Non dobbiamo vivere la nostra vita verso la mèta celeste proprio come gli Israeliti hanno vissuto il loro viaggio nel deserto, guardando verso la terra promessa, ma senza guardare verso Colui che aveva fatto la promessa. Lesperienza nel deserto doveva essere occasione per stabilire un rapporto con il Dio che li aveva tirati fuori dallEgitto, ma molti di loro hanno perso loccasione di conoscerlo. Non facciamo lo stesso errore. Non viviamo la nostra vita guardando la meta celeste senza curarci di avere un rapporto con Colui che ce lha promessa. Costruiamo qualcosa di duraturo. Il nostro tesoro è in cielo, ma occorre farselo mentre viviamo su questa terra. (1. continua) |