“Come predicheranno se non sono mandati?” (Ro 10:15)

“LA PREDICAZIONE
DELLA FEDE”
(Galati 3:2)


Il servizio della predicazione costituisce un compito di grande impegno e responsabilità, che non può essere in alcun modo assolto con superficialità e leggerezza. Questo studio-testimonianza, scritto da un fratello che ha dedicato oltre trent’anni della sua vita alla predicazione dell’Evangelo in ogni parte d’Italia costituisce un utile motivo di riflessione per quanti si avvicinano oggi alla predicazione, ma anche per quanti già la esercitano da tempo.


Il valore della predicazione

Nella lettera ai Romani sta scritto: “La fede viene solo dall’udire il messaggio e il messaggio è la parola di Cristo” (Versione “Phillips: modern english” di Romani 10:17).

È necessario che gli uomini odano la predicazione dell’Evangelo per essere salvati e che, per questo, i salvati predichino l’Evangelo. Sta scritto che “molti dei Corinti udendo Paolo (testimoniare che Gesù era il Cristo) credevano ed erano battezzati (confessando la loro fede), Atti 15:5, 8.

Venticinque anni fa, all'alba di giovedi 7 maggio 1981, il Signore chiamava alla sua presenza il fratello Gian Nunzio Artini. Sono stati in molti coloro che hanno avuto da Dio la grazia di beneficiare del suo dono di evangelista e di insegnante e che hanno perciò di lui un ricordo riconoscente.
A quanti delle nuove generazioni non lo hanno conosciuto, e soprattutto a coloro che muovono i primi (ma anche i secondi!) passi nel ministerio della Parola di Dio proponiamo la lettura di uno scritto che più che uno studio può essere considerato come una vera e propria testimonianza. L'articolo è il riassunto, preparato a suo tempo dallo stesso autore per gli auditori di alcune lezioni sull'Omiletica tenute durante un Corso biblico svoltosi a Monte S. Angelo (FG) dal 12 al 26 gennaio 1969.
A riguardo di questo argomento i verbi chiave si trovano nel citato capitolo decimo della lettera ai Romani. Essi sono:
“confessare” (dichiarare apertamente);
“salvare”,
“invocare”,
• “credere”,
• “udire”,
• “predicare”,
• “mandare”


Esaminandoli nel loro ordine inverso,cioè dalla. causa all’effetto, si nota, che:
1. Un predicatore è mandato con un messaggio.
2. Predica fedelmente.
3. La proclamazione del messaggio viene udita.
4. Il messaggio viene creduto.
5. L’ascoltatore invoca il Signore.
6. Riconosce di essere un peccatore salvato.
7. Confessa (cioè dichiara pubblicamente) che Gesù Cristo è il Salvatore e il Signore.

(Gibbs, “Annunzia la parola”)



Gesù Cristo fu predicatore sublime e predicò affinché coloro che lo udivano fossero salvati (Gv 5:34). Non solo questo! Egli predicò affinché fossero salvati gli uditori dei suoi uditori (Gv 5:20).Questo si è verificato nello svolgersi dei secoli per mezzo della catechesi apostolica, che è venuta ad essere riportata nelle Scritture ispirate (Gv 20:31).
Non si deve sostituire la sana predicazione del Vangelo con 1a celebrazione di riti religiosi e nemmeno pensare di integrarla con essi, con il sacerdotalismo e il sacramentalismo.

L’integrazione diviene sostituzione e tale sostituzione produce il vuoto spirituale. In luogo di essere messa in possesso della vera fede che salva, l’anima umana è messa a contatto con una forma di tradizione mista a elementi di rivelazione per cui in luogo di avere la vera fede ha solo una credenza., cioè un’opinione mal fondata nei riguardi di Dio. Il tempo che seguì la Pentecoste vide i credenti che prima a Gerusalemme e poi “di luogo in luogo” annunziavano la Parola (At 8:4).

Il grandioso movimento della Riforma rimise in valore la Parola di Dio (“Sola Scriptura”).
I movimenti di risveglio religioso sano, in tutti i tempi, hanno riportato l’attenzione sulla necessità di predicare in modo genuino la santa Parola affinché per mezzo di essa e solo per mezzo di essa le anime venissero in possesso della vera fede che salva.


Il dono della predicazione

Tutti i veri credenti devono testimoniare (far conoscere la loro fede) e coloro che sono dotati da Dio devono predicare. La capacità di predicare e di insegnare in pubblico è un dono che può essere dato solo da Dio. “È lui – il Signore – che ha dato gli uni come apostoli, gli altri come profeti; gli altri come evangelisti; gli altri come pastori e dottori per il perfezionamento dei santi (cioè la, crescita spirituale ed il pieno equipaggiamento per il cammino cristiano del suo popolo consacrato) e l’edificazione (l’aggiunta di anime per la crescita) del corpo di Cristo” (Ef 4:7-12).

I primi due doni (apostoli e profeti) sono serviti in modo particolare all’inizio della vita della Chiesa la quale, successivamente si è avvalsa in modo esclusivo di evangelisti, pastori e dottori.
Tali doni sono serviti alla salvezza delle anime, all’insegnamento della sana dottrina, alla riprensione atta a rimuovere ogni deviazione di vita, alla correzione onde la condotta del cristiano fosse adeguata al volere divino, alla educazione morale in conformità alla giustizia di Dio, alla conoscenza profetica del futuro della Chiesa, delle nazioni, egli increduli e del popolo ebreo, alla consolazione dei credenti nelle loro varie afflizioni, alla conoscenza della potenza divina operante in ogni particolare della vita, alla vera conoscenza dell’Amore di Dio verso i “fratelli” e verso le creature del mondo perduto, all’approfondimento dell’intelligenza nella educazione dei figli, nel valore della famiglia, nei vari rapporti sociali ecc... ecc...
Tutto questo perché in ogni campo la Parola di Dio, se esaminata alla luce dello Spirito Santo, mostra chiaramente di contenere tutto quello che necessita affinché l’uomo credente sia completo e reso adatto a compiere ogni opera buona (2Ti 3:17).

Il “dono” di predicare non può essere dato dalla lettura di libri, dal seguire corsi di omiletica o dal frequentare determinate scuole.
Nessuno e nulla può dare il dono che solo Dio dà.
Gli uomini dotati dallo Spirito per esplicare un’attività sono donati dal Signore glorificato alla sua Chiesa (si confronti 1Corinzi 12:8 con Efesini 4:11).
Stabilito questo deve porsi in chiara luce che il “dono” viene da Dio, la “conoscenza” viene dallo studio coscienzioso ed approfondito della Parola di Dio e la “capacità” si sviluppa via via che il dono viene regolarmente esercitato in una atmosfera di spiritualità. Il vomere brilla e fende agilmente la terra se è usato e curato.
Così il dono che Dio dà ad un uomo può essere utile nella mano divina solo se chi ne è beneficato lo usa con saggio senso di dipendenza dal Signore.

Ogni persona “nata di nuovo” dovrebbe conoscere il dono assegnatole da Dio e dovrebbe comportarsi in modo che tale dono si sviluppi armonica-mente.
Se dei fratelli spirituali confermano ad un loro fratello che egli possiede dono di predicazione (“parole di sapienza, 1Co 12:8; 1Co 2:6, 7), questo fratello è tenuto a riconoscere questo dono e a non trascurarlo.
Nel caso contrario, cioè se ad un fratello che ha una personale disposizione a parlare, forse l’ambizione a predicare, senza averne il dono, i suoi fratelli spirituali, in nome della chiesa, gli dicono ch’egli non possiede il dono dati da Dio, egli è tenuto con serena umiltà a tacere.
Ostinandosi a parlare, egli in luogo di produrre edi-ficazione farà soffrire gli ascoltatori. I suoni che un gatto produce camminando sulla tastiera di un pianoforte non possono chiamarsi musica. Così, quando un uomo che non ha il dono divino di predicare parla dinanzi ad in uditorio delle cose di Dio, si odono delle parole, ma questo non è l’esercizio di un dono conferito dall’Alto.


Il modello eccelso

Gesù Cristo, il modello sublime, costituisce per l’anima credente l’esempio di vera virtù in tutti i casi della vita. Egli sarà ovviamente l’esempio per chi è chiamato da Dio ad esercitare il “dono” della predicazione.

• Egli fu perfettamente separato dal peccato (Eb 7:26) pur se fu l’amico dei peccatori (Mt 11:19). “Odiò l’empietà” pur se morì per noi empi (Sl 45:7; Ro 5:6).
• Amò la sua famiglia terrena, ma antepose ad essa in una distinzione perfetta la famiglia che venne dal Cielo per creare la Chiesa (Lu 2:51, 49).
• Fu modello in conoscenza (Gv 7:l4-l6).
• Fu modello nella preghiera (Mr 1:35).
• Fu compassionevole dinanzi alla sofferenza umana (Lu 7:13; Mt 9:36).
• Fu umile e mansueto (Mt 11:29).
• Sostenne l’opposizione dei peccatori contro di sé (Eb 12:3).
• Oltraggiato non rese l’oltraggio, ma quando fu lesa la Gloria di Dio elevò santa protesta (1P 2:23; Gv 2:l4, 15).
• Fu paziente con le anime che ben sapeva: non l’avrebbero seguito (giovane ricco), lo avrebbero rinnegato (Pietro); lo avrebbero tradito (Giuda), non volendo porre alcun intoppo dinanzi a loro.
• Nacque, visse e morì al Calvario come povero di poveri, esprimendo la propria ripulsa ad ogni genere di umana ricchezza.
• Simpatizzò con divino equilibrio con gli umili sprezzando la cortigianeria.
• Fu perfettamente al di sopra di ogni forma di corrente politica o religiosa in cui era divisa la società del tempo.
• Oltraggiato non rese l’oltraggio, ma si rimise in mano di colui che giudica giustamente (1P 2:23).
• Amò senza, mai stancarsi (“senza fine”: Gv 13:1).
• Fu del continuo dimentico di sé stesso prodigandosi per le anime senza sosta (Gv 4:6).
• Fu perfettamente ubbidiente al Padre e lo fu fino alla morte della Croce, deliziandosi di fare del continuo la sua volontà (Mt 26:42).
• Pensò, parlò e operò nella pienezza del la virtù dello Spirito che Lo giustificò perfettamente (1Ti 3:16)-.

Questo elenco è praticamente senza fine poiché infinito è Dio.
Sulle orme tracciate dal Figlio di Dio passato sopra la terra come Uomo perfetto dovrebbe sempre porre il piede ogni vero cristiano e perciò (in modo particolare!) ogni persona chiamata a ministrare la santa Parola.


La personalità del predicatore

L’intera personalità di chi predica(intelletto, moralità, spiritualità) deve essere come impregnata di Cristo in modo che il messaggio venga avvalorato da tutto il complesso, il più possibile armonico, delle cristiane virtù. È scritto:
“Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Gesù Cristo” (Fl 2:5); “essi riconoscevano che i discepoli erano stati con Gesù” (At 4:13).
Quando questo non si verifica ed il predicatore non può essere chiamato “cristiano” nel modo vero della parola, grava su tutto quello ch’egli dice un’ipoteca fallimentare. Emerson ha detto qualche cosa che cade bene a proposito:
“Ciò che siete parla tanto forte che il mondo non può udire ciò che dite” (citato da Gibbs).
Molti predicatori somigliano ad un uomo che parli presso le cascate del Niagara. Il rumore delle acque è molto più forte della loro voce che viene irrimediabilmente coperta. Una vita che non è in armonia col messaggio cristiano lo soffoca anche se il messaggio (caso raro in tale situazione) sia buono.


La preparazione

Quando la lettura della Parola divina (alla cui ispirazione da Alto si crede senza limitazione) fatta in uno spirito di preghiera e con spirituale assiduità tocca il predicatore, lo riprende, lo induce all’adorazione, gli svela un tratto della gloria di Dio, gli presenta una verità che è in relazione ad un fatto ben noto della vita umana, gli fa luce sopra un argomento di valore dottrinale in modo nuovo, gli presenta un pensiero parallelo ad altri tanto da dargli un quadro completo come mai prima di allora... è necessario ch’egli si fermi e prenda nota.
È possibile che lo Spirito gli stia indicando un testo da meditare, ordinare e sviluppare. Tale sezione della Bibbia (sia questa un capitolo o un brano d’esso o un versetto o una -parte d’esso) deve essere messa a fuoco. Si deve cioè concentrare su di essa tutto il lavoro del servo di Dio.
Deve essere letta in alcune versioni (nessuno dovrebbe essere noto come “quello della Diodati” o “quello della Riveduta Luzzi”, ma tutti dovrebbero essere conosciuti come quelli che ricercano con zelo sacro di “scoprire” il pensiero di Dio). Deve essere curato quanto è scritto: “Non dare particolare interpretazione” (2P 1:20).

Il significato preciso di ogni parola deve essere conosciuto alla perfezione. Cosi dicasi per quanto riguarda la sana dottrina. È indispensabile, perciò, l’uso accurato del vocabolario e di un buon dizionario biblico.
L’autore di queste semplici note non pretende di insegnare il sistema di dare corpo ad un “messaggio”, ma ritiene di fare delle considerazioni che possono avere una loro utilità. E si permette di suggerire, dopo quanto detto sopra, l’esame accurato di tutto quanto fu annotato dal servitore di Dio, sia ai margini o in calce alle pagine della propria Bibbia o nei propri appunti personali per poter servire all’uso futuro.

La Bibbia personale dovrebbe essere segnata, sottolineata in molti suoi brani; dovrebbe contenere dei tratti schematici, specie di piccoli diagrammi biblici, chiose, richiami, riferimenti, paralleli, definizioni di sana dottrina, ortodosse impo-stazioni dottrinali di passi erroneamente usati da denominazioni, sette e correnti cristiane solo di nome ecc....
L’esame accurato di quanto lo Spirito di Dio ha suggerito a uomini di Dio fedeli deve costituire oggetto di profonda meditazione. Si deve costantemente pensare alle anime che si avranno dinanzi; si deve del continuo realizzare l’assistenza, dello Spirito di Dio ed avere l’attitudine di chi è del continuo nella comunione col Signore. Non potrà mancare l’illuminazione necessaria e quella carica di compassione profonda per le anime alle quali dovrà essere indirizzato il messaggio, se si penserà costantemente a loro avendo la “mente di Cristo” e se le ameremo dell’Amore di Cristo.
Questa spirituale attitudine darà forma a tutta la nostra preparazione; ci farà soffrire con chi soffre e gioire con chi gode di gioia pura.

Il mondo che ci circonda – in mezzo al quale dovremmo vivere partecipando alla sua vita come Gesù partecipò alla vita delle creature umane – dovrebbe essere riguardato appunto dal “santuario divino”, cioè dal punto visuale del Signore. Il popolo ebreo, gli Arabi, la gente di colore, gli Occidentali, gli Orientali, i Russi, i Cinesi, gli Americani, il terzo mondo, i giovani, i vecchi, coloro che sono senza una famiglia, i coniugati, i genitori, i figli, i ricchi, i poveri, i dotti, i semplici le vedove, gli orfani, gli studenti, gli insegnanti... tutti dovrebbero essere “guardati” con l’occhio del Signore, uditi con il suo orecchio, amati con l’amore suo, cioè con il suo cuore. Le difficoltà che esistono nel settore dei datori di lavoro e dei prestatori di opera devono essere considerate con il criterio della giustizia divina.

Stabilita una impostazione di tale carattere non potrà mancare la divina illuminazione necessaria per poter dare alle anime quanto il Signore vuole. È scritto che ogni servitore fedele deve dare “il vitto a suo tempo” (Mt 24:45).
La stesura della parte scritta accumulata deve essere fatta avendo dinanzi idealmente l’uditorio. I concetti devono essere tracciati avendo a cuore la semplicità, la chiarezza onde possano essere interamente compresi. Si ricordi sempre l’efficacia delle buone illustrazioni.
L’Antico Testamento costituisce una vera miniera preziosa. Dovendo per esempio spiegare che “la fede è dimostrazione (evidenza) di cose che non si vedono” (Eb 11:1) si potrà usare il noto episodio di 2Re 6:15-17 ove è mostrato che Eliseo vedeva l’invisibile cavalleria celeste inviata da Dio per soccorrerlo.
Si studino con intelligente applicazione le parabole che abbondano nella Bibbia e particolarmente quelle narrate dal Signore Gesù.
Dopo che, per così dire, si è preso possesso del messaggio e lo si è steso convenientemente, si potrà tracciare uno schema d’esso che potrà essere riposto fra le pagine della, Bibbia.
Potrà essere fissato con un tocco di colla onde non si abbiano noie durante la, predicazione mentre si avrà cura di raggruppare con graffette metalliche i gruppi di pagine del sacro libro in cui si troveranno dei brani da leggere durante la meditazione in modo da poter rapidamente trovare quanto è necessario.


La predicazione del messaggio

Con senso profondo di abbandono al Signore deve elevarsi dal cuore la preghiera più fervida, onde la benedizione divina scenda su tutto quello che è stato preparato. Si preghi per le anime che ascolteranno, per noi stessi si confessino i peccati dinanzi a Colui che non può essere beffato. Si dica al Signore che al di fuori di lui possiamo un nulla.
Domandiamo perdono a chi abbiamo offeso e concediamolo a chi lo domanda per cose che ci riguardino direttamente. (Per ciò che riguarda quello che altri possano aver commesso e che leda la gloria del Signore e la testimonianza non è in questione il nostro perdono).
Rechiamoci al luogo di culto (o dove comunque si effettuerà la predicazione) nella fiducia che colui che ci conosce bene come dei “vasi di terra” è sempre pronto a manifestare la gloria che ha posto in essi: il suo tesoro.
Quando il cuore è pieno la bocca parlerà. Quando si conosce bene che ciò di cui parleremo è la verità di Dio e siamo in possesso d’essa, non mancheranno le parole e il fervore per esprimerla con dignità e coerenza.

Si legga con espressione il testo, curando 1a buona pronuncia (le cadenze dialettali dovrebbero il più possibile scomparire) pensando bene che una dizione chiara ed espressiva del testo è già felice metà della predicazione.
Poi con chiarezza e viva partecipazione di noi stessi (passione!) esprimiamo le parole consegnataci dal Signore.

Predichiamo in modo così fervido ed intenso come se tutto dovesse dipendere da noi e nel contempo rimaniamo sereni e fiduciosi, abbandonandoci nel Signore che solo può tutto. Pensiamo che il seminatore che si adopera sapendo che tutto quello che fa è indispensabile, ad un certo momento si ritira perché è ben consapevole che “il seme germoglia e cresce nel modo ch’egli stesso ignora” (Mr 4:27).

Aspettiamo sempre che il miracolo della edificazione sul fondamento della fede, del pentimento in vista della santificazione, del pentimento a salvezza, della domanda a Dio di poter essere consacrati vieppiù a lui, del risveglio di anime e di chiese possa verificarsi. Il Signore è Onnipotente e noi non possiamo sapere del tutto il valore della Sua Parola.
Abbiamo detto che il messaggio deve essere donato con chiarezza e passione.

Giova ricordare a questo riguardo quello che ha citato il grande uomo di Dio Campbell Morgan in un suo libro dal titolo: “Preching”:
“Un predicatore domandò ad un attore: «perché io predico l’essenziale ed immutabile verità e pochi mi ascoltano mentre voi, sera dopo sera, apparite dinanzi alle folle, recitando una finzione, e l’uditorio non mostra, di stancarsi di udirvi?».
«La cosa è semplice – fu la risposta – io presento la mia finzione come se fosse una verità mentre voi presentate la vostra verità come se fosse una fin-zione»”.



Verità da ricordare

Ogni predicatore dovrebbe ricordare ch’egli non crea nulla.
Egli deve esporre in modo puro, geniale ed accurato la verità che già esiste e che lo Spirito di Dio ha già comunicato ai credenti.
Deve essere ricordato che se pur chi predica è nulla, pure colui nel cui Nome. predica è l’Iddio Onnipotente. Perciò la predicazione deve essere fatta in uno spirito di umiltà unito a senso di autorità (il Signore aveva autorità: anche quando parlava, Mt 7:28, 29).
Si deve usare cortesia verso coloro che ascoltano.
Autorità non vuol dire sgarberia. Lasciamo al Signore la sferza di corde, mentre ogni suo testimone cerchi di procedere nella verità unita all’Amore.
Gesù, l’abbiamo già detto, fu anche in questo esempio perfetto.
Nel sopracitato libro C. Morgan dice che “non si deve dire: “Voi siete idolatri!”» quando si può dire: «Voi siete impropriamente religiosi!».
Un uomo irritato è un ascoltatore perduto (At 17:22).

Il predicatore non dovrebbe dire: “Io penso, io credo, io sono della opinione che...”, ma piuttosto dire: “La Bibbia afferma, il Signore dice!”.
Quando si è nutriti della Parola divina, lo Spirito ci condurrà per parlare opportunamente.
Anzi tale conduzione sarà così vera e viva, che potrà darsi sia, il nostro testo, cancellato dal divino Condut-tore dalla lavagna del nostro spirito e sostituito con un altro di cui egli stesso ci darà l’indicazione e l’armonico sviluppo seduta stante.
Non dimentichiamolo mai: egli è il Signore!
Un messaggio dottrinale potrà essere mutato in messaggio di devozione.
Un messaggio devozionale in un messaggio etico.
Siamo sensibili al suggerimento dello Spirito poiché così saremo condotti volta per volta da lui.

È necessario essere giustamente brevi. Non perché non abbiamo quasi nulla da dire (perché in tal caso non dovremmo alzarci dalla sedia che per uscire a servizio ultimato) ma perché le possibilità di ricezione sono limitate nell’uomo.
Chi ascolta una predicazione deve dispiacersi, quasi, perché il predicatore termina il suo dire, non dispiacersi perch’egli prosegue a parlare.
Quando l’ascoltatore è saturo quello che viene aggiunto poi cancella ciò che è stato anzi detto.
Ciò che deve dirsi sia detto come da parte del Signore a voce chiara e comunicativa, guardando il volto degli ascoltatori.


Conclusione

Si esplichi dunque il mandato assegnato dal Signore, essendo i pri-mi, come predicatori, ad applicare a noi stessi le verità enunciate.
Completiamo con la predicazione una vita vissuta nell’amore per le anime, visitando, compassionando, pregando per loro entro la nostra abitazione e con loro presso il loro letto, quando sono malate, insieme ai fratelli anziani (vedasi Gm 5:14-16), vedendole sempre, come il Signore le vide e le vede, quali sono: una trinità, cioè spirito, anima e corpo (2Te 5:23).
Avendo orrore per il peccato e per le opere della carne, imploriamo del continuo l’aiuto da colui che ci onora tanto da dire di noi dinanzi al Padre suo:
“Come Tu mi hai inviato nel mondo, io ho mandato loro nel mondo” (Gv 17:18).

Amen!


Breve elenco di parole usate nel presente “riassunto”, o comunque utili a conoscersi, e loro relativa etimologia.

Ateismo: Teoria che nega l’esistenza di Dio (Comunismo)

Carisma
: Dono dato dallo Spirito Santo.
Catechesi: Insegnamento tratto dalla predicazione di Gesù.

Escatologia
: Dottrina delle ultime cose ossia.del destino finale dell’uomo (dopo la morte), dell’umanità e dell’universo.
Esegesi: Esposizione, pura, accurata ed ortodossa del significato di una parola o di una dottrina della Bib-bia.
Etica: Scienza che si occupa del costume morale della vita.
Etimologia: Scienza che studia il significato originale e genuino delle parole.

Filologia
: Studio di una lingua e indagine critica di un testo letterario.

Ineffabile
: che non si può esprimere con parole(indicibile).

Omiletica: Tutto ciò che si riferisce allo studio necessario per la preparazione e la predicazione di un messaggio santo.
Ortodossia: Retta opinione nei riguardi della dottrina cristiano-evangelica (vi sono coloro che si auto-nominano “ortodossi” pur non essendolo nel sen-so espresso sopra).
Ortoepia: Corretta pronuncia di una lingua.

Pietà (1)
: Qualità dell’uomo pio (pura devozione a Dio, pura religione).
Pietà (2): Compassione.

Sermone
: Discorso, ragionamento, predica.
Sincretismo: Sistema filosofico-religioso tendente a conciliare differenti correnti.

Teologia
: Scienza delle cose che si riferiscono a Dio.



APPENDICE

Sempre in relazione alla predicazione ed alla preparazione personale di chi è chiamato dal Signore a svolgere questo servizio riportiamo alcune interessanti riflessioni tratte dal libro “SULLE GINOCCHIA DEL CUORE” - Lettere e testimonianze di Gian Nunzio Artini, a cura di Paolo Moretti - Edizioni UCEB, Fondi (LT), 1985.


Come studiare la Parola

Studia dunque il Libro santo.
Ricorda!
• Analisi grammaticale del testo;
• analisi logica; analisi filologica;
• impianto dottrinale;
• significato dottrinale di ogni parola;
• collocazione del testo nel contesto;
• annotazione di tutto quello che il testo dice;
• lettura di tutto quello che lo Spirito Santo ha ispirato a uomini di Dio sani (perciò: lettura e studio di Commentari).
E preghiera, lavoro, preghiera e lavoro.
Quando hai avuto cibo per te, pensa che può essere utile per altri.
Lo Spirito Santo ti illuminerà
Adoperati per “comunicare” ad altri.
Concisamente!
Appassionatamente!
Spiritualmente!
Consacrazionalmente!
(Quest’ultima parola non esiste! Non usarla!)

(pag. 59 op. cit.)


Dono dello Spirito e preparazione biblica

Argomento “Scuola biblica”.
Umilissimamente, ma fervidissimamente dico: “Sì ed Amen!” allo studio della Parola di Dio fatto sulla base di un desiderio profondo e santo di meglio servire il Signore.
Ripeto: “Sì ed Amen!”.
Sarei spaventato a che una forma di “kultura” fine a sé, quasi, e di carattere religioso formalistico fosse ricercata da un giovane.
Certo direi “no”, allora. Potrebbe essere una trappola.
Ma, quando il cuore è nella mano del Signore, quando la coscienza è sensibile alla sua chiamata a servirlo nel modo che egli dispone secondo il “carisma” da lui donato, oh! allora è bello mettere la nostra intelligenza in grado di acquisire una buona conoscenza della Parola.
È come chi possieda una spada e per meglio usarla voglia forbirla, affilarla e meglio conoscere l’uso di essa.
Forse non so quanto tu sappia questo: c’è una forte tendenza in molti strati dell’evangelismo a guardare con occhio di sospetto le “Scuole bibliche”.
“Deve essere la chiesa quella che forma” si dice.
Questo è vero come principio. Ma, in realtà, dov’è la chiesa che formi?
È vero: ci sono dei pericoli nella Scuola e non tutto è risolto attraverso di essa, ma per chi è onesto davanti al Signore vi sono grandi possibilità di apprendimento, che non si avrebbero altrove e grandi possibilità di esser dei “Timoteo” presso dei “Paolo”: cosa questa che non può essere che benedetta.
Si capisce in definitiva che deve essere presente uno spirito puro e allora il grande principio si realizza: “OGNI COSA È PURA PER COLORO CHE SONO PURI” (Tt 1:15).
Studia, mio caro, studia.
Prega e studia.
Prega, studia e conosci bene il dono affidatoti dal Signore. E, conosciutolo, NON TRASCURARLO!
Leggi bene 1Timoteo 4:14: “Non trascurare il dono spirituale che tu possiedi (carisma) e che ti è stato dato in virtù d’indicazione profetica allorché gli anziani ti imposero le mani”.
Mio piccolo figlio!
Dove sono stati gli anziani che ti hanno riconosciuto un dono?
Che ti hanno preso vicino al loro cuore per vegliare su di te e davanti al Signore in preghiera?
Dove?
Ma... coraggio!
Lo Spirito Santo ti illuminerà. Ma, stai attento! Non cercare di fare quello che ti piace, ma quello che piace al Signore che tu faccia!
Scusa questa confessione: quando, dico questo con timore e tremore, mi trovo sulle piazze d’Italia a parlare del Signore e mi dico: “Chi mai me lo avrebbe fatto fare se non Dio?”. Se me lo avessero detto prima, avrei detto come Pietro: “NO, Signore!”. Ma egli ha detto: “SÌ, Gian Nunzio” e con le lacrime dico: “Sia fatta la TUA volontà! Ma, se mi mandi, equipaggiami, ti supplico!”.
Ed egli lo fa. Sia benedetto il suo NOME! Amen.
Sempre a proposito della Scuola biblica aggiungo che trovo un elemento di grande utilità, quello dello studio delle lingue: specie – e direi soprattutto – del greco.
Per me la semplicissima nomenclatura mi è stata di grande aiuto e mi ha aperto orizzonti molto più vasti. Credo che sia indispensabile, ripeto, avere dimestichezza con questa lingua e venire a conoscere così il complesso sistematico dei nomi che indicano i grandi principi dottrinali della Parola. E questo nel greco.

(pagg. 67-69 op. cit.)


Gridare in preghiera!

Vi è bisogno di attingere nuove forze dal Signore, perché il messaggio che dobbiamo portare sulle piazze d’Italia (sono continuamente chiamato nell’arco del “bel tempo” a questo tipo di predicazione) possa essere caratterizzato, oltre che da potenza spirituale e dignità, da un senso di attualità in modo che l’uomo si renda conto che l’Evangelo risponde oggi, nella crisi del 1974, come rispose nella crisi del mondo al principio dell’era cristiana e come ha sempre risposto.
Perché questo si verifichi è necessario sapersi guardare attorno con occhio incolliriato da Dio e con orecchio sensibilizzato da colui che lo fora.
Predicare è sofferenza e gioia, fatica e riposo.
Solo questo può dare efficacia al ministerio.
Certo è che:
– l’ignoranza delle cose di Dio;
– l’ignoranza della sua potenza (Mt 22:29)
e l’avere, coloro che portano indegnamente il Nome di Cristo, preteso di presentarlo al mondo (Ro 2:24), unitamente al fallimento delle forme tradizionali della religione, del progresso materiale e scientifico... hanno prodotto un’insensibilità rispetto al messaggio evangelico.
Alcune anime sincere sono in grave crisi nel cattolicesimo, ma stentano ad uscire perché si illudono che la situazione muti. I piccoli gruppi evangelici hanno la Verità, ma spesso mancano i doni per esprimerla.
Come non gridare in preghiera e non ricercare di più il Volto del Signore e la sua voce?

(pagg. 121-122 op. cit.)



Far conoscere il vero bisogno!

Ci dia il Signore, nella sua Grazia, la possibilità di ricevere da LUI una visione reale della situazione attuale e che possiamo essere potenziati in modo da “essere preparati per evangelizzare e non più evangelizzare senza la sua Guida”...
Abbiamo bisogno di “uscire” da convenzioni, tradizioni, esclusivismi e riconoscere il fratello non in qualunque uomo della strada, come pretendono i cosiddetti cristiani-marxisti, ma riconoscere il fratello in chi abbia la vita di Cristo in sé (1Giovanni 5:12). Naturalmente è “fratello”, quanto ai bisogni materiali e spirituali ogni uomo come creatura di DIO.
Dobbiamo predicare e predicarlo, perché lo crediamo e lo viviamo, che la nostra sofferenza è di esser al di fuori dei cosiddetti “impegni” politici, per far conoscere all’uomo che la liberazione di fondo, della quale ha bisogno, è quella del peccato (Giovanni 8:30-37).
Abbiamo bisogno di un rinnovamento spirituale che ci veda vivere una vita coerente alla Parola e che ci trovi sulla breccia “prima” degli umanisti, portando aiuto al prossimo, ma con la vita di Cristo in noi che porta a lui.
È difficile!
Più facile sarebbe entrare in un corteo e gridare slogans piuttosto che mettersi, come umilmente si fa, all’angolo di una via o sotto una tenda, a dire che la risoluzione del problema dell’uomo è GESÙ.
Ma... servire è soffrire!

(pag. 125 op. cit.)


Il bisogno delle chiese: essere rinnovate dallo Spirito!

...argomenti che si possono elencare pensando alle nostre carenze:
– L’aver confuso il sacerdozio universale dei credenti con l’esercizio dei doni che sono dati dallo Spirito Santo.
– L’aver criticato la funzione delle Scuole bibliche (in un certo senso anche con un logico appoggio neotestamentario), senza però avere mostrato come si poteva ovviare all’assoluta mancanza di formazione spirituale e dottrinale dei credenti e dei giovani, e il conseguente sviluppo dei doni conferiti dallo Spirito Santo.
– L’assenza quasi totale di ricerca della pienezza dello Spirito Santo.
– L’assenza di costanti rapporti fraterni fra responsabili, in modo da poter realizzare quello che lo Spirito descrive in modo sublime nella lettera di Giacomo (5:14-16).
– La scarsa consacrazione alla vita di preghiera e a quello di studio della Parola di Dio.
– L’autoritarismo di certi anziani e il libertarismo di certi giovani e non giovani ecc... ecc...
La lista è tremenda!
Perciò evangelizziamo, sì, ma chi entra in mezzo a noi non sempre sente la realtà descritta in 1Corinzi 14:24-25!
Spesso la riunione somiglia ad una rievocazione storica, in cui un gruppo di persone evoca le gesta di chi visse secoli or sono: una specie di palio in costume! Sembrerebbe da quello che diciamo che noi ci rifacessimo alla Chiesa neotestamentaria, ma è reale questo? o è commemorativo? Mi trema il cuore!! Mentre scrivo, il Maligno mi sta dicendo: “Bravo! Hai ben detto! Sei spirituale! Gli altri sono carnali!”. Così mi accorgo di quanto anch’io sono dentro la lista sopraelencata. Misero me uomo...!

(pagg. 177-178 op. cit.)


Le chiese hanno bisogno di passare attraverso un profondo rinnovamento spirituale; hanno bisogno di un soffio di risveglio che vanga proprio dallo Spirito che “soffia dove vuole”, come lo fa il vento.
Si cerchi (certo!) di sistematizzare la dottrina, combattendo tutti gli abusi che vediamo all’esterno, ma si badi bene al tragico fatto che molte volte la “sana dottrina” viene scambiata con forme di fredda, pretestuosa ortodossia che impediscono all’azione dello Spirito Santo di manifestarsi nella sua Potenza. (...)
Umiliamoci sotto la potente Mano di Dio! Prendiamo l’attitudine spirituale di Daniele che, alla visione della situazione del popolo, meditava e pregava, piangendo e dicendo: “ABBIAMO peccato!” (“ABBIAMO!!”). E a lui Dio mandò il suo messaggio. Che possiamo ascoltare a nuovo il messaggio che Dio ci ha inviato per la sua Parola e che lo Spirito Santo lo illumini e lo applichi alla mia vita!

(pagg. 184-186 op. cit.)