Dal libro di Aggeo: un programma chiaro per la Chiesa oggi

È TEMPO
DI COSTRUIRE
Terza parte:
Messaggio d’incoraggiamento


Dio ricorda a Israele la sua assoluta fedeltà al Patto. Nonostante le ripetute infedeltà del popolo, ribelle e disubbidiente in più di una occasione, Dio non lo ha mai abbandonato, ma con pazienza lo ha ripreso, castigato, perdonato ed ora, in un momento indubbiamente difficile, lo incoraggia ricordandogli la sua presenza costante e la sua cura.



Introduzione

Si raccomanda la lettura di Aggeo 2:1-9.

“Mettetevi al lavoro! perché io sono con voi – dice il Signore degli eserciti – secondo il patto che feci con voi quando usciste dall’Egitto. Il mio Spirito è in mezzo a voi, non temete!” ´
(Ag 2:4b-5).

Dopo il secondo messaggio di Aggeo, il popolo timorato di Dio aveva cominciato a lavorare nella casa del Signore.
Ma il libro di Aggeo non finisce qui.
Meno di un mese dopo, il Signore ha inviato Aggeo per portare loro un altro messaggio.
Perché?
Cosa stava succedendo?
Dal testo pare che molti tra il popolo fossero perplessi, probabilmente a causa della povertà di materiali a loro disposizione che non permetteva di realizzare un tempio come quello che Salomone aveva costruito due secoli prima, e quindi erano scoraggiati.
Ai tempi di Salomone il regno godeva del suo massimo splendore come emerge, ad esempio, da brani come questo:

“Durante il suo regno l’argento a Gerusalemme diventò comune come le pietre, e i cedri tanto abbondanti quanto i sicomori della pianura”
(1Re 10:27).

Era impossibile nella situazione attuale, dopo un esilio e dopo la distruzione della città, eguagliare in bellezza il tempio precedente. Si legga 1Re 6-7 per rendersi conto della grande quantità di oro e altri materiali preziosi utilizzati nella costruzione del tempio di Salomone.
I più anziani tra il popolo potevano essere stati dei bambini quando il tempio di Gerusalemme venne distrutto.
Provate a mettervi nei loro panni mentre guardavano procedere la costruzione del tempio e lo confrontavano nella loro memoria con la magnificenza del tempio di Salomone.
Era assolutamente normale che la costruzione attuale sembrasse come un nulla ai loro occhi.
Il Signore, però, non li ha biasimati per questo ma, con un messaggio di incoraggiamento, li ha spronati a continuare la ricostruzione.
Nelle pagine seguenti, illustreremo quale metodo usa il Signore per incoraggiare gli Israeliti in questa situazione e vedremo che questo brano ci insegna molto sul carattere del nostro Signore.
Ho il sospetto che scopriremo qualcosa di utile anche per noi che viviamo nel ventunesimo secolo.


Struttura del brano

A parte i versetti 1-2 che introducono il brano, i restanti versetti possono essere suddivisi in una struttura con parallelismo e inversione che riportiamo qui di seguito. Esamineremo i vari punti dello schema iniziando dal punto centrale evidenziato chiaramente.

(A)
Splendore del tempio precedente maggiore di quello attuale (v. 3)
(B) Incoraggiamento: Il popolo sia forte (v. 4a)
(C) Rassicurazione: Io sono con voi (v. 4b)
(D) Punto centrale: Dio è fedele al patto (v. 5a)
(C’) Rassicurazione: Il mio spirito è in mezzo a voi (v. 5b)
(B’) Incoraggiamento: Dio è forte (vv. 6-8)
(A’) Splendore del tempio attuale maggiore di quello precedente (v. 9).


Dio è fedele

Il punto centrale del messaggio di Aggeo era, per il popolo, una conferma della fedeltà di Dio al patto:
“...secondo il patto che feci con voi quando usciste dall’Egitto” (Ag 2:5).
È straordinario, vero?
In un momento di scoraggiamento per il popolo, Dio ricorda le sue promesse e garantisce la sua fedeltà al patto fatto con gli Israeliti all’uscita dall’Egitto.
Che profonda consolazione!
Ci rendiamo conto?
Erano passati quasi mille anni dall’uscita dall’Egitto.
Generazioni e generazioni di Israeliti erano passate e il popolo si era mostrato infedele a più riprese durante tutti questi anni, prima nel deserto, poi nell’era dei giudici, poi ancora nell’epoca dei re.
Molti re in Israele e Giuda, infatti, si erano allontanati dal Signore e così il popolo li aveva seguiti. Questo aveva portato il Signore a giudicarli fino alla deportazione del regno del nord nel 722 a.c. e del regno di Giuda nel 586 a.c.
E adesso, dopo tutto ciò che era successo, dopo tutti i secoli che erano passati, il Signore ricorda agli Israeliti che per lui il patto era ancora valido.
Il nostro Dio non aveva dimenticato.
Per lui non era cambiato nulla.
Egli era pronto ad accoglierli di nuovo e a rispettare i termini del patto, nonostante tutto.
Non è meraviglioso?
Ci viene in mente qualcosa di più incoraggiante per il popolo nella situazione in cui si trovava?

Oh, quale profonda consolazione per l’uomo peccatore sapere che il Signore rimane fedele e, se noi torniamo a lui, egli tornerà a noi, come aveva promesso attraverso il profeta Zaccaria, contemporaneo di Aggeo:

“Tu dirai loro: Così parla il SIGNORE degli eserciti: «Tornate a me – dice il SIGNORE degli eserciti – e io tornerò a voi», dice il SIGNORE degli eserciti”
(Za 1:3).

È significativo leggere queste parole all’inizio del libro di Zaccaria, che si colloca nello stesso periodo e si rivolge agli stessi uditori rivolgendo soprattutto un messaggio di incoraggiamento con uno sguardo al futuro di Israele.
“Tornate a me ed io tornerò a voi”.
Sono parole bellissime.
Questo è un Dio che non desidera una semplice costruzione architettonica. Egli mostra la sua disponibilità verso l’uomo peccatore, la sua disponibilità ad abitare in mezzo al popolo, come un marito che accolga ancora tra le sue braccia la sua moglie infedele, proprio come era stato splendidamente illustrato prima dell’esilio attraverso il profeta Osea:

“Perciò, ecco, io l’attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Di là le darò le sue vigne e la valle d’Acor come porta di speranza; là mi risponderà come ai giorni della sua gioventù, come ai giorni che uscì dal paese d’Egitto. Quel giorno avverrà, dice il SIGNORE, che tu mi chiamerai: «Marito mio!» e non mi chiamerai più: «Mio Baal!»”
(Os 2:13-16).


Dio è presente

In quale modo Dio dimostra la sua fedeltà al patto?
Garantendo la sua presenza.
Come abbiamo già osservato, molti Israeliti consideravano la costruzione del tempio come qualcosa di fallimentare se confrontato con la gloria del primo tempio, ma il Signore vuole fare vedere loro le cose da un altro punto di vista, non dal punto di vista estetico.
Il Signore risponde allo scoraggiamento del popolo con la medesima frase che aveva già detto il mese precedente.
Al versetto 4, leggiamo infatti: “Io sono con voi” e, parallelamente (vedere punto C’ della struttura), nella seconda parte del v. 5, egli dice: “Il mio Spirito è in mezzo a voi”.

Io sono con voi.
Il mio spirito é in mezzo a voi.
Il Signore non ha bisogno di aggiungere altro. Non sono necessari altri motivi per mettersi al lavoro.
Io sono con voi. Il mio spirito é in mezzo a voi. Punto.
Potevano chiedere qualcosa di meglio?
Questa è la frase più rassicurante che il Signore possa pronunciare per incoraggiare l’uomo in difficoltà.
A dispetto delle apparenze, si poteva andare avanti nella ricostruzione!


Dio è forte

Chissà quale gioia doveva provare il popolo nel sapere che Dio era con lui e che egli manteneva la sua fedeltà al patto.
Non era un motivo più che sufficiente per non essere scoraggiati?
Non era un motivo più che sufficiente per essere forti?
Infatti, leggiamo:

“«Ma ora, sii forte, Zorobabel – dice il SIGNORE – sii forte, Giosuè, figlio di Iosadac, sommo sacerdote; sii forte, popolo tutto del paese», dice il SIGNORE! ”
(Ag 2:4a).

Sii forte. Sii forte. Sii forte.
La forza sarebbe venuta dal Signore che aveva garantito la sua presenza e la sua fedeltà.
Ma c’è di più.

“Così infatti parla il SIGNORE degli eserciti: «Ancora una volta, fra poco, io farò tremare i cieli e la terra, il mare e l’asciutto; farò tremare tutte le nazioni, le cose più preziose di tutte le nazioni affluiranno e io riempirò di gloria questa casa» dice il SIGNORE degli eserciti. «Mio è l’argento e mio è l’oro», dice il SIGNORE degli eserciti”
(Ag 2:6-8).

Nella struttura prima riportata con parallelismo e inversione, i versetti appena riportati si collocano proprio in corrispondenza dell’esortazione ad essere forti rivolta al popolo (punti B e B’).
Essi potevano essere forti perché il loro Dio è forte.
Ancora una volta, come in passato, Dio avrebbe combattuto per loro e avrebbe dato loro la vittoria sulle nazioni circostanti che ora facevano tanta paura al piccolo Israele!
La tremenda forza di Dio è tale da far tremare i cieli e la terra, il mare e l’asciutto, le nazioni stesse.
L’oro e l’argento che ora non erano disponibili nelle quantità presenti ai tempi di Salomone, e che, probabilmente, rendevano la casa in costruzione più povera di quella precedente, non costituiscono un problema per il Signore perché egli è in grado di procurarsi l’argento e l’oro quando e come vuole!
Tutto gli appartiene!

È piuttosto chiaro che questi passi hanno evidenti aspetti profetici legati al futuro di Israele.
Tali aspetti, con le loro implicazioni messianiche, verranno trattati in un articolo a parte.
Per il momento, riflettiamo esclusivamente sul modo in cui Dio incoraggia il popolo ricordandogli che egli è pronto a mostrare ancora tutta la sua potenza così come aveva già fatto nel passato.
Essi avrebbero sperimentato ancora una volta ciò che era accaduto all’uscita dall’Egitto quando, dopo aver attraversato il mar Rosso, il popolo era talmente felice da comporre un cantico per il Signore, tra i cui primi versi leggiamo:

“Il Signore è la mia forza e l’oggetto del mio cantico; Egli è stato la mia salvezza. Questi è il mio Dio, io lo glorificherò, è il Dio di mio padre, io lo esalterò. Il Signore è un guerriero. Il suo nome è il Signore” (Es 15:2-3).

Il Signore è la mia forza. Il Signore è un guerriero.
Avevano realizzato che il Signore aveva operato in loro favore con tutta la sua forza e la sua potenza.
Ora, con Aggeo, il Signore ricorda al popolo che lui non è cambiato e anche nelle circostanze attuali lui poteva essere la loro forza. Poteva scuotere il cielo e la terra, poteva sconfiggere le nazioni nemiche, poteva donare ad Israele l’antico splendore.


Dio riempie di gloria

A dispetto delle apparenze, il tempio che stavano costruendo avrebbe avuto un futuro glorioso.
In quale senso questo tempio è stato più glorioso di quello precedente?
Questa profezia era nota anche ad Erode il quale, circa 20 anni prima della venuta di Gesù, iniziò dei lavori per rendere questo tempio davvero maestoso anche dal punto di vista estetico.
Giuseppe Flavio (“Antichità giudaiche”, XV.11.1), storico ebreo dell’epoca, ci ricorda che Erode, nella sua orazione ai Giudei, fece proprio leva sul fatto che il tempio attuale era più piccolo di quello precedente e sul fatto che, per volontà di Dio, lui, ora, era al potere e aveva le possibilità economiche per provvedere affinché questo tempio diventasse veramente glorioso, anche grazie ai Romani che lui dipingeva come amici benevoli.
Da buon politico, egli fece quindi leva sulla profezia che i Giudei conoscevano per accattivarsi le simpatie del popolo.
Tuttavia, da quel che sappiamo, neanche il tempio di Erode ha sorpassato la magnificenza del tempio di Salomone.
E allora? Dio non ha mantenuto la promessa fatta in questo brano? Proviamo a riflettere.
Non è certamente l’oro o l’argento a rendere il tempio glorioso ma la presenza di Dio, la sua fedeltà.
È lui che riempie di gloria.
Poco più di cinque secoli più tardi degli eventi descritti nel libro di Aggeo, un uomo apparve sulle strade di Gerusalemme.
Alcuni lo chiamavano “Maestro”. Altri lo chiamavano “Profeta”. Altri “Elia”. Ma Giovanni, nel suo Evangelo lo descrive in questo modo:

“E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre”
(Gv 1:14).
Certamente, in Gesù, la gloria del Signore è stata manifestata come mai prima nella storia:

“Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere”
(Gv 1:18).

Il tempio di Salomone era stato riempito dalla gloria del Signore, ma in questo secondo tempio, la parola fatta carne, l’immagine visibile dell’invisibile Iddio, ha camminato e insegnato per diverso tempo.
Riusciamo ad immaginare una gloria maggiore di questa?


Dio dona la pace

“«In questo luogo io darò la pace», dice il SIGNORE degli eserciti” (Ag 2:9).
Certamente, i Giudei stavano godendo una certa pace momentanea dopo il ritorno da Babilonia, ma sappiamo che anche nei secoli successivi la terra di Israele sarà sempre invasa dai Greci, poi dai Tolomei, dai Seleucidi, infine dai Romani, fino alla distruzione del tempio nel 70 d.c.
Il secondo tempio, quindi, non è mai stato caratterizzato da pace in Gerusalemme.
Tuttavia, ciò che abbiamo detto per la gloria del tempio, vale anche per la pace di Gerusalemme.
Colui che in Isaia 9 è chiamato il principe della pace, entrando in Gerusalemme pronunciò queste parole:

“Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi. Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata” (Lu 19:42-44).

Gesù sapeva bene ciò che occorreva per la pace di Gerusalemme. La pace in Gerusalemme è legata indissolubilmente al Messia. Questo è confermato diffusamente nei profeti.
Si consideri ad esempio il seguente brano:

“Il mio servo Davide sarà re sopra di loro ed essi avranno tutti un medesimo pastore; cammineranno secondo le mie prescrizioni, osserveranno le mie leggi, le metteranno in pratica; abiteranno nel paese che io diedi al mio servo Giacobbe, dove abitarono i vostri padri; vi abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli per sempre; e il mio servo Davide sarà loro principe per sempre. Io farò con loro un patto di pace: sarà un patto perenne con loro; li stabilirò fermamente, li moltiplicherò, e metterò il mio santuario in mezzo a loro per sempre; la mia dimora sarà presso di loro; io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo. Le nazioni conosceranno che io sono il SIGNORE che santifico Israele, quando il mio santuario sarà per sempre in mezzo a loro”
(Ez 37:24-28).

Oltre all’aspetto politico è da tenere presente un aspetto relativo alla pace tra Dio e gli uomini, al ristabilimento della comunione con Dio attraverso il sacrificio espiatorio del Messia, nella sua veste sacerdotale:

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti”
(Is 53:5).

Questo brano del nuovo patto esprime un concetto analogo:

“Con la sua venuta ha annunziato la pace a voi che eravate lontani e la pace a quelli che erano vicini; perché per mezzo di lui gli uni e gli altri abbiamo accesso al Padre in un medesimo Spirito” (Ef 2:17-18).
Gesù è venuto per donare al suo popolo la vera pace che deriva da un ristabilimento della comunione con Dio. E tale pace è stata offerta anche a noi che non appartenevamo al popolo di Israele.
Per mezzo del sacrificio espiatorio di Gesù il Messia, possiamo avere pace con Dio, possiamo essere riconciliati con Lui.
Purtroppo, molti Israeliti non compresero questo aspetto del ministero del Messia.


Un incoraggiamento per oggi

Al popolo di Israele, scoraggiato perché considerava il proprio lavoro quasi un fallimento, Dio ha mandato, attraverso Aggeo, un grande incoraggiamento a essere forti, a proseguire il lavoro perché lui è fedele al patto, lui è presente, ed è lui che riempie di gloria e dona la pace.
Qual è il messaggio di Dio per noi oggi?
Non vi è mai successo di rispondere con entusiasmo all’appello di Dio, di mettervi al lavoro e, poi, di iniziare a fare confronti con altre persone, altre situazioni, altre esperienze passate, al punto che il vostro lavoro vi è sembrato una cosa da nulla?
Capita.
Vi confesso che parecchie volte sono caduto nella tentazione di confrontarmi con uomini migliori di me, con persone che hanno doni che io non possiedo. Paragonandomi a loro, il mio servizio per il Signore mi è sembrato davvero misero.
Ringraziamo il Signore perché egli non lascia che tali pensieri ci immobilizzino, ma ci ricorda le stesse cose che ha ricordato a Israele.
Dio è fedele.
Dio è presente.
Dio è forte.
Dio riempie di gloria.
Dio dona la pace.
Non sono questi motivi validi per continuare a costruire?
Non siamo soli.
Quale profonda consolazione, sapere che Dio è con noi. Il Signore Gesù ha detto che sarebbe stato con noi ogni giorno della nostra vita fino alla fine dell’età presente.
Mosè conosceva bene l’importanza della presenza del Signore. Egli sapeva che senza la presenza del Signore Israele non sarebbe andato lontano. Quando il Signore non gli aveva dato nessuna garanzia sulla sua presenza in mezzo al popolo, dopo l’episodio del vitello d’oro, egli supplicò il Signore in questo modo:

“Se la tua presenza non viene con me, non farci partire di qui” (Es 33:15).

Signore, è meglio che non ci incamminiamo neanche se tu non sei con noi!
Era vero per Mosè.
Era vero per gli Israeliti al tempo di Aggeo.
Perché non dovrebbe essere vero anche per noi?
Si, nessun ministero è piccolo o insignificante quando Dio è presente.

A volte ci curiamo più degli aspetti tecnici ed estetici dell’opera che non dell’aspetto spirituale. Ma ricordiamoci che la qualità vale più della quantità.
Nella mia vita, ho sperimentato che i momenti più belli sono quelli in cui il ministero è svolto a tu per tu, in piccoli gruppi, parlando con i credenti, ascoltandosi a vicenda, pregando insieme...
Ciò che conta è la presenza del Signore in ciò che facciamo, non la quantità di persone che beneficiano del nostro ministero. Ecco perché, sia che stiamo dialogando con un fratello, sia che stiamo facendo uno studio davanti a duecento persone, dobbiamo impiegare lo stesso entusiasmo, la stessa preparazione, la stessa determinazione. C’è sempre lo stesso Dio dietro un ministero grande o piccolo che sia. E se noi ci sentiamo deboli, possiamo stare certi che lui è forte.

“Egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza»”
(2Co 12:9a).

La prospettiva di Dio è sempre ben diversa dalla prospettiva degli uomini.

(3. continua)

Omar Stroppiana
(Assemblea di Torino via Spontini)