Dal libro di Aggeo: un programma chiaro per la Chiesa oggi

È TEMPO DI COSTRUIRE
Quinta parte:
Messaggio profetico


Il messaggio profetico che conclude il libro di Aggeo non è importante solo per Israele, ma anche per la Chiesa. La visione del futuro di gloria che il Signore sta preparando per il suo popolo è infatti motivo di straordinario incoraggiamento, soprattutto nei momenti di difficoltà e di prova.



Introduzione

Si raccomanda la lettura di Aggeo 2:20-23.

“Quel giorno - dice il Signore degli eserciti - io ti prenderò, Zorobabel, figlio di Sealtiel, mio servo - dice il Signore - e ti terrò come un sigillo, perché io ti ho scelto - dice il Signore degli eserciti” (2:23).

Gli ultimi versetti del libro di Aggeo, hanno un messaggio profetico con particolare riferimento al futuro.
A differenza dei precedenti messaggi, Dio si rivolge in maniera particolare al governatore Zorobabele e non al Sommo Sacerdote.


Vittoria sui nemici

La prima frase di incoraggiamento rivolta a Zorobabele ripete, in sostanza, quanto affermato nel messaggio portato da Aggeo nel settimo mese:
“Così infatti parla il Signore degli eserciti: «Ancora una volta, fra poco, io farò tremare i cieli e la terra, il mare e l’asciutto; farò tremare tutte le nazioni, le cose più preziose di tutte le nazioni affluiranno e io riempirò di gloria questa casa» dice il Signore degli eserciti” (2:6-7).

“Parla a Zorobabel, governatore di Giuda, e digli: «Io farò tremare i cieli e la terra; rovescerò il trono dei re e distruggerò la potenza dei regni delle nazioni; rovescerò i carri e quelli che vi montano; i cavalli e i loro cavalieri cadranno, l’uno per la spada dell’altro»”
(2:21-22).

Questi passi si riferiscono, piuttosto chiaramente, ad un periodo in cui il mondo sarebbe stato completamente sconvolto, ed Israele avrebbe trionfato sui suoi nemici.
Considerando la situazione in cui si trovava Israele durante l’impero persiano, poteva sembrare impossibile un ribaltamento di tal genere.
Eppure, tale promessa è stata confermata, qualche anno dopo, anche da Zaccaria:
“Questo sarà il flagello con cui il Signore colpirà tutti i popoli che avranno mosso guerra a Gerusalemme: la loro carne si consumerà mentre stanno in piedi, i loro occhi si scioglieranno nelle orbite, la loro lingua si consumerà nella loro bocca. In quel giorno vi sarà in mezzo a loro un gran tumulto prodotto dal Signore; ciascuno di loro afferrerà la mano dell’altro, e la mano dell’uno si alzerà contro la mano dell’altro. Giuda stesso combatterà contro Gerusalemme; le ricchezze di tutte le nazioni circostanti saranno ammassate: oro, argento, vesti in grande abbondanza” (Za 14:12-14).

In Aggeo 2:8 il Signore aveva reclamato i suoi diritti sull’argento e sull’oro. Za 14:14 conferma che un giorno le ricchezze delle nazioni circostanti, sconfitte, avrebbero costituito un eccezionale bottino per Israele.
Pensiamo quale grande incoraggiamento sia stato per tutto il popolo ed in particolare per Zorobabele che aveva un incarico importante da portare avanti come governatore di Giuda.
Le nazioni che al tempo di Aggeo apparivano tanto potenti e potevano incutere timore nel piccolo Israele, un giorno sarebbero state soggiogate dal Signore stesso che avrebbe combattuto ancora per il suo popolo come aveva fatto tante volte nel passato.
A dispetto delle apparenze, il futuro di Israele sarebbe ancora stato glorioso e trionfante.

Ma a quale periodo della storia si riferisce il profeta Aggeo? Quando è avvenuto questo scuotimento dei cieli e della terra, questa vittoria schiacciante di Israele sulle nazioni circostanti?
Le descrizioni riportate nel libro appaiono eccessive alla luce di quanto accaduto ad Israele sotto Zorobabele negli anni a venire. Inoltre, fino ad oggi, Israele non ha mai più avuto un periodo glorioso come quello descritto in questi passi.

Occorre quindi capire come collocare queste promesse alla luce dell’intera rivelazione biblica.


La discendenza di Zorobabele

Come abbiamo detto, le promesse di questa sezione sono rivolte, in particolare, a Zorobabele che deteneva il potere politico in quel momento storico.
Molto spesso, nella Scrittura, quando ci si riferisce ad un uomo, ci si riferisce anche alla sua discendenza.
Ad esempio, molte promesse fatte ad Abramo o a Davide si sono realizzate nella loro discendenza.
Anche in questo caso, ci sono evidenti riferimenti alla discendenza di Zorobabele. Sappiamo che Zorobabele è un discendente di Davide ed un antenato di Gesù come emerge da Matteo 1:12-13.
Nella genealogia di Matteo, infatti, Zorobabele è inserito nella linea davidica da cui discende Gesù, il Re Messia che doveva venire. In tale genealogia, è implicito che le promesse fatte ad Abramo, le promesse fatte a Davide, e le promesse fatte a Zorobabele dopo la deportazione in Babilonia, si siano realizzate in Gesù.

Alla luce di questa osservazione, rileggiamo questo passo:

“Quel giorno - dice il Signore degli eserciti - io ti prenderò, Zorobabel, figlio di Sealtiel, mio servo - dice il Signore - e ti terrò come un sigillo, perché io ti ho scelto - dice il Signore degli eserciti” (2:23).

Certamente, Zorobabele è stato un servo del Signore in quegli anni, ma il servo per eccellenza è stato Gesù il Messia.
Inoltre, il sigillo porta tutta l’autorità di colui al quale esso appartiene, e il Signore Gesù, più di chiunque altro, può essere definito il sigillo di Dio, portando con sé tutta l’autorità divina, lo splendore della sua gloria.

Se si considera valida l’ipotesi secondo cui questi passi sono applicabili a Gesù, vedremo che anche il resto del brano assume pieno significato anche alla luce della rivelazione del Nuovo Testamento.


Il Messia Re

Sappiamo dalla Scrittura che Gesù riveste sia l’incarico di Sommo Sacerdote che quello di Re.
Nessun sacerdote levitico avrebbe potuto sedersi sul trono di Israele, ma questo passo di Zaccaria esprime un concetto interessante, rivolgendosi al sommo sacerdote Giosuè:

“Così parla il Signore degli eserciti: «Ecco un uomo, che si chiama il Germoglio, germoglierà nel suo luogo e costruirà il tempio del Signore; egli costruirà il tempio del Signore, riceverà gloria, si siederà e dominerà sul suo trono, sarà sacerdote sul suo trono e vi sarà fra i due un accordo di pace»” (Za 6:12-13).

Sarà sacerdote sul suo trono.
Gesù è discendente di Davide attraverso Zorobabele e quindi è il legittimo aspirante al trono di Davide, il Germoglio che era stato promesso.
Nello stesso tempo, egli, pur non essendo della tribù dei Leviti, è sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedec, un sacerdozio che non si trasmette ma che si riceve direttamente da Dio. Questo concetto è spiegato molto bene nella lettera agli Ebrei.
Come avevamo visto nel primo articolo, il Re-Sacerdote è responsabile della costruzione del Tempio. Oggi, il Tempio che Gesù sta costruendo, è, ovviamente, la sua assemblea, ma, leggendo altri libri profetici, in particolare Ezechiele, ci si rende conto del fatto che ci sarà ancora un Tempio in Gerusalemme alla fine dei tempi, nel millennio. Tuttavia, lo studio del Tempio, cosiddetto millenniale, esula dagli scopi di questo studio.
Riprendendo le nostre considerazioni sulla regalità di Gesù, leggiamo le parole dell’angelo che annunciò la nascita di Gesù a Maria:

“Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine” (Lu 1:32-33).
Il suo regno non avrà mai fine. Tuttavia, durante la sua prima venuta, l’aspetto sacerdotale, di mediazione tra Dio e l’uomo, è stato quello predominante. La lettera agli Ebrei è dedicata quasi esclusivamente a spiegare il ruolo di Gesù in tal senso.
La promessa fatta a Zorobabele evidenzia invece una figura politica riferendosi ad un futuro in cui, alla fine dei tempi, Gesù effettivamente regnerà anche fisicamente sulle nazioni. Nella Scrittura ci sono molti brani a questo riguardo.
Uno dei brani più conosciuti è quello che troviamo nel Salmo 2:

“Sono io - dirà - che ho stabilito il mio re sopra Sion, il mio monte santo. Io annunzierò il decreto: Il Signore mi ha detto: «Tu sei mio figlio, oggi io t’ho generato. Chiedimi, io ti darò in eredità le nazioni e in possesso le estremità della terra. Tu le spezzerai con una verga di ferro; tu le frantumerai come un vaso d’argilla»” (Sl 2:6-9).
Che questo Salmo si riferisca a Gesù, è confermato nell’Apocalisse, dove vengono usati termini quasi identici riferendosi al ritorno di Gesù per regnare, alla fine dei tempi:

“Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell’ ira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: Re dei re e Signore dei signori” (Ap 19:11-16).

Dall’Apocalisse di Giovanni emerge in maniera piuttosto chiara il fatto che la fine dei tempi è associata a ciò che può davvero essere definito uno scuotimento dei cieli e della terra e uno stravolgimento delle nazioni, come è confermato anche da Gesù stesso in questo brano:

“Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’ uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria” (Mt 24:29-30).

Inoltre, merita menzionare questo passo della lettera agli Ebrei:

“Badate di non rifiutarvi d’ascoltare colui che parla; perché se non scamparono quelli, quando rifiutarono d’ascoltare colui che promulgava oracoli sulla terra, molto meno scamperemo noi, se voltiamo le spalle a colui che parla dal cielo; la cui voce scosse allora la terra e che adesso ha fatto questa promessa: «Ancora una volta farò tremare non solo la terra, ma anche il cielo». Or questo «ancora una volta» sta a indicare la rimozione delle cose scosse come di cose fatte perché sussistano quelle che non sono scosse” (Eb 12:25-27).

Questo passo interpreta la profezia di Aggeo associandola alla fine della vecchia creazione che lascerà il posto alla nuova creazione che non sarà mai più scossa. Questo avverrà, appunto, dopo la seconda venuta di Gesù.
Lo scuotimento finale della creazione, come compimento del secondo patto inaugurato attraverso il sacrificio espiatorio di Gesù, viene contrapposto allo scuotimento avvenuto sul monte Sinai in occasione della stipula del vecchio patto.
Si può concludere, quindi, che le profezie fatte in questi versetti di Aggeo trovano la loro realizzazione parziale nella prima venuta di Gesù e il loro completamento nella sua seconda venuta.
Gesù ha portato gloria e pace a Gerusalemme già con la sua prima venuta, e ci sarà ancora gloria e pace con il suo regno millenniale e la vittoria completa sui nemici alla sua seconda venuta.


La profezia come incoraggiamento

Qualcuno potrebbe domandare: perché questo messaggio messianico é stato rivelato dal Signore in questa circostanza?
Pensiamo alla situazione in cui si trovava il popolo.
Israele era molto debole ed era succube delle nazioni circostanti. Questo aveva provocato scoraggiamento.
Quindi, il Signore ha incoraggiato il popolo parlando del futuro di Israele e ricordando che Zorobabele, figlio di Davide, ovvero la sua discendenza, avrebbe giocato un ruolo importante nello scenario internazionale futuro.
Il popolo avrebbe dovuto guardare al presente con occhi diversi perché il futuro sarebbe stato glorioso. Questo doveva servire di sprone a vivere il presente nel timore del Signore.
Spesso, pensiamo alla profezia come qualcosa che deve soddisfare la nostra curiosità inerente il futuro e ci avviciniamo a libri come l’Apocalisse proprio con questo approccio, dimenticando, invece, la funzione di incoraggiamento che hanno le profezie anche oggi.
Il mondo si sta deteriorando sotto i nostri occhi, devastato dall’inquinamento, dalle guerre, dalla malvagità umana. Ma noi sappiamo che un giorno il Signore Gesù tornerà e vincerà. Questo ci incoraggia a vivere nel timore del Signore senza spaventarci di ciò che ci circonda.
Le profezie ci incitano a lavorare per il Signore, a costruire le nostre vite nel timore del Signore sapendo che, anche se non vediamo risultati immediati, verrà un giorno in cui il Signore retribuirà ciascuno secondo il suo operato. La sua ira si abbatterà contro i ribelli e i disubbidienti, ma ci sono promesse meravigliose per coloro che confidano in lui.


Conclusione

All’inizio dello studio avevamo stabilito che tutti stiamo costruendo qualcosa nella nostra vita. Concludiamo lo studio di questo libro con la certezza che costruire un buon rapporto con Dio sia l’unica cosa che abbia senso nella nostra vita, anche alla luce delle profezie future.
Il re Salomone, quando ormai era vecchio e rifletteva sulla sua vita, scrisse l’Ecclesiaste, un libro per certi versi enigmatico e che, per gran parte della sua estensione, sembra non dare alcuna speranza, sottolineando che tutte le cose che l’uomo costruisce, sulla terra, sono vanità, un correre dietro al vento.
Quante cose noi uomini possiamo costruire nella vita: lavoriamo, ingrandiamo i nostri averi, viaggiamo, compriamo oggetti che soddisfano le nostre voglie.
Ma tutto questo ha un senso?
Vanità delle vanità, tutto è vanità. Possiamo passare una vita a costruire e alla fine non rimane niente, aveva concluso Salomone. Ma alla fine lui aveva capito ciò che dà il senso a tutto. Si può costruire in un modo che non sia vano:

“Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’ uomo. Dio infatti farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò che è occulto, sia bene, sia male” (Ec 12:13-14).

Salomone l’aveva già capito 3.000 anni fa. Temere Dio è tutto per l’uomo. La vita ha un senso solo in Dio.
Se abbiamo un rapporto con Dio, questo rapporto ci trasformerà e ci permetterà di vivere in maniera gioiosa anche tutte le altre relazioni che abbiamo con gli amici, con i conoscenti, con i colleghi, con il datore di lavoro, con la moglie, con i figli, con i fratelli.
Allora, cosa stai costruendo? Temi il Signore? Il Signore è al primo posto nella tua vita o consideri la tua vita una cosa privata, dove Dio non deve intromettersi? Vivi la vita eterna come qualcosa che inizierà dopo la morte o stai sperimentando già adesso la gioia di vivere con il Signore?
Se puoi rispondere positivamente a queste domande, allora sono sicuro che la tua vita è una esperienza meravigliosa perché Dio sta costruendo la tua vita a immagine di suo Figlio, Gesù il Messia.

(5. fine)

Omar Stroppiana
(Assemblea di Torino via Spontini)