Un confronto sempre attuale e necessario

LA PAROLA DI DIO E I “TESTIMONI DI GEOVA”
Sesta parte: Gesù Cristo (II)


In questa seconda parte, dedicata all’esame di alcuni testi biblici che i tdg interpretano in modo palesemente scorretto, viene messo in evidenza come vi sia piena identità fra la figura di Javè, così come rivelata nell’Antico Testamento, e la figura di Gesù, rivelata in modo particolare nel Nuovo Testamento. Questa identità emerge soprattutto quando la Scrittura ci presenta come unico Salvatore sia Javè che Gesù


Gesù è YHWH
dell’Antico Testamento

Altre prove scritturali concernenti la deità di Gesù Cristo si ricavano da una serena analisi dei vari testi biblici dell’Antico Testamento dov’è usato il nome di Javè, confrontati coi brani del Nuovo Testamento in cui troviamo il nome greco Iesùs Christòs ovvero il termine kùrios riferito al Cristo (ciò visto che i Settanta, nel tradurre in greco il nome di Dio dell’Antico Testamento, usarono proprio il sostantivo kùrios=“Signore”).
In questa sezione intendiamo esaminare almeno tredici passi che trattano quest’argomento, escludendo quelli che abbiamo già commentato negli articoli precedenti e che riguardano il tema in esame (ci riferiamo in particolare ad Isaia 9:5 e a Giovanni 8:58 e 20:28).

“Il Signore, il vostro Dio, è il Dio degli dèi, il Signore dei signori…” (De 10:17).
Mosè chiama espressamente Javè col titolo di “Signore dei signori”, che in Apocalisse 17:14 e 19:16 viene chiaramente riferito all’Agnello di Dio e alla Parola di Dio, entrambi sinonimi di Gesù Cristo (cfr. Gv 1:1-3, 29). Siccome ci sono tanti “signori” ma Uno solo è IL “Signore dei signori”, quest’ultimo titolo può essere riferito ad una sola Persona: Dio.

“Il Signore è il mio pastore…” (Sl 23:1).
In tutto l’Antico Testamento è Javè ad essere chiamato “Pastore”, sia con riferimento ai singoli (come nel Salmo 23:1) sia in relazione al popolo d’Israele (es. Ez 34:11-16, anche se si parla di un tempo futuro). Ebbene, nel Nuovo Testamento lo stesso titolo di “Pastore” viene attribuito a Gesù Cristo (es. in 1P 2:25); inoltre, l’Agnello di Dio si è autodefinito “il Buon Pastore” ed anche “il Pastore delle pecore” (cfr Gv 10:11,14).

“…affinché non vedano con gli occhi e non intendano col cuore, non si convertano e io non li sani…” (Is 6:9-10; Gv 12:40).
Nel brano di Isaia è senz’altro Javè a parlare (cfr v. 1), ma Giovanni aggiunge nel vangelo: “Queste cose disse Isaia perché vide la gloria di Lui e di Lui parlò” (v. 41), riferendosi molto chiaramente a Gesù Cristo (cfr vv. 36-37; TNM conforme).

“L’Eterno degli eserciti, quello santificate!… Egli sarà una pietra d’intoppo e un sasso d’inciampo per le due case d’Israele…” ( Is 8:13-14; cfr Is 28:16)
La TNM è conforme. Nel Nuovo Testamento, in 1Pietro 2:6 viene citato questo passo e nel contesto vi sono chiari riferimenti a Gesù Cristo (v. 5) e alla Parola (v. 8), due termini fra di loro equivalenti nella visuale biblica (la TNM è conforme).

“La voce di uno che grida: «Preparate nel deserto la via di Javè, appianante nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio!» ” (Is 40:3).
Questa profezia si realizzò nel ministero di Giovanni Battista, come ricordano tutti e quattro i vangeli (Mt 3:1-3; Mr 1:1-3; Lu 3:4; Gv 1:23). Ma tutti sappiamo, ed i tdg confermano, che Giovanni Battista ha preparato la strada di Gesù Cristo, ha appianato il sentiero del Figlio di Dio e questo realizza una profezia dell’Antico Testamento che si riferisce a Javè!

“Dice l’Eterno: «Io sono Javè, tale è il Mio nome, e Io non darò la Mia gloria ad un altro…»” ( Is 42:8; cfr anche Is 48:11)
La TNM è conforme. La gloria di Dio è intrinseca della sua stessa natura, e perciò non può essere ceduta ad un altro che non sia Dio stesso.
In Giovanni 17:5, Gesù prega dicendo: “Ed ora, o Padre, glorificami presso di Te della gloria che avevo presso di Te prima che il mondo fosse” (TNM conforme). In cielo, dunque, Gesù aveva e adesso ha di nuovo la stessa gloria del Padre: egli è Javè!

“… ogni ginocchio si piegherà dinanzi a Me, ogni lingua mi presterà giuramento” (Is 45:23).
La TNM è conforme. In questo brano è senz’altro Javè a parlare (cfr vv. 21,22) e ciò è significativo alla luce di due brani del Nuovo Testamento che lo citano: in Filippesi 2:10-11, dove Dio afferma che “…ogni ginocchio si piegherà ed ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore” e in Romani 14:9-11, dove si dice che “Cristo è il Signore dei vivi e dei morti” e dopo si cita Isaia 45:23. In entrambi queste citazioni del Nuovo Testamento riscontriamo che è Gesù Cristo il Signore e che il greco per “Signore” dell’Antico Testamento è kùrios, termine che la TNM non traduce qui “Geova” ma riferisce in questi casi al Figlio di Dio.

“…chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato” (Gl 2:32).
La TNM traduce “Geova” il tetragramma, reso nel greco della LXX da kùrios. È da notare che l’apostolo Pietro, parlando a Pentecoste dopo la discesa dello Spirito Santo, menzionò questo brano (cfr At 2:21). Anche in tale ultimo brano la TNM traduce (male) kùrios con “Geova” ma poi traduce (bene) il passo di Atti 4:12, che chiaramente si riferisce a Gesù il Nazareno (cfr v. 10), e legge: “non c’è salvezza in nessun altro, poiché non vi è sotto il cielo nessun altro nome fra gli uomini mediante il quale dobbiamo essere salvati”.
Ciò che i tdg non vogliono far passare dalla finestra entra dalla porta principale: Gesù ha il nome di Javè, visto che (da un lato) il Dio dell’Antico Testamento è l’unico Salvatore e che (dall’altro, per At 4:12) solo invocando il nome di Gesù si può essere salvati…

“…il Signore, il mio Dio, verrà, verrà e tutti i suoi santi con lui…” (Za 14:5).
È significativo che nel Nuovo Testamento, in 1Tessalonicesi 3:13, lo Spirito Santo afferma a chiare lettere che “il Signore Gesù Cristo verrà con tutti i suoi santi”, identificando ancora una volta il Figlio di Dio con Javè dell’Antico Testamento.
La TNM traduce, piuttosto misteriosamente, la seconda parte di quest’inciso con: “alla presenza del nostro Signore Gesù Cristo con tutti i suoi santi”, riferendo così al Padre la venuta e l’apparizione di cui si parla poco prima.
È una traduzione che non può reggere, né alla luce del significato dei vocaboli presenti né della sintassi greca, ma anche con essa non si riesce ad evitare il riferimento a Gesù Cristo del termine “Signore”, che in greco è kurios e che rende il tetragramma ebraico del nome di Dio.

“…ed essi riguarderanno a me, a colui che hanno trafitto, e ne faranno cordoglio…” (Za 12:10).
La TNM riporta: “ed essi riguarderanno a Colui che hanno trafitto”, con una significativa iniziale maiuscola, che però non riesce a nascondere la mancanza di quell’inciso (“a me”) che in questo caso fa la differenza. Nel nostro passo, infatti, è senz’altro Javè a parlare (cfr. vv. 1,4,7,8) e lo fa anche al v. 10 dove fa riferimento a sé stesso come a colui che è stato trafitto.
Dalla Scrittura, peraltro, sappiamo che il Messia doveva essere trafitto per i peccati di molti (Is 53:5; TNM conforme) e pertanto risulta chiara l’identità del Messia con Dio stesso, e di Gesù Cristo con Javè dell’Antico Testamento.

“Salito in alto, egli ha fatti prigionieri molti e ha fatto dei doni agli uomini… Egli era anche disceso nelle parti più base della terra…” (Ef 4:8-11).
In questo caso troviamo una citazione, piuttosto libera, del Salmo 68:18 ma quel che giova sottolineare è come tale Salmo si riferisca chiaramente a Javè dell’Antico Testamento, mentre in Efesini l’apostolo Paolo parla chiaramente di Gesù Cristo.

• “(Dio Padre)… in questi ultimi giorni ha parlato a noi mediante il suo Figlio… mediante il Quale pure ha creato i mondi…” (Eb 1:2) “…Tu, Signore, nel principio fondasti la terra e i cieli sono opera delle tue mani” (Eb 1:10)
Al v. 10 vi è una citazione del Salmo 102:25, dove è chiaro il riferimento a Javè come soggetto destinatario del brano (cfr. vv. 16,19, 21, 22-25).
In questo senso, bene hanno qui tradotto i LXX rendendo il tetragramma con kurios ed è significativo che Ebrei 12:10 si riferisca senz’altro a Gesù Cristo, che è lo strumento mediante il quale sono stati creati il cielo e la terra, ma che allo stesso tempo è il Creatore di tutte le cose (cfr Gv 1:3; Cl 1:16).

“Gesù Cristo è lo stesso, ieri oggi e in eterno” (Eb 13:8).
La TNM è conforme. L’eternità di Gesù e la sua identità a sé stesso nella storia e nell’eternità vanno correlate a quei passi dell’Antico Testamento in cui Javè viene definito “il Primo e l’Ultimo” (Is 44:6, 48:12; TNM conforme) e dove si afferma chiaramente che al di là di Javè non esiste altro Dio.
Inoltre, Dio Padre viene chiamato “l’Alfa e l’Omega” (Ap 21:5-6), perché ci si riferisce a “Colui che siede sul Trono”, mentre Gesù Cristo viene chiamato allo stesso modo, “l’Alfa e l’Omega” (Ap 1:8, 1:18 e 22:13). Nel primo passo, in particolare, è utile notare che la TNM traduce kùrios con “Geova Dio” ed attribuisce così a Gesù Cristo il titolo di unico e vero Dio.


Attributi e azioni di Gesù

Il Signore Gesù, nella sua vita terrena, mostrò qualità e comportamenti che soltanto Dio poteva manifestare. Questi attributi e queste azioni dimostrano ulteriormente che egli non era solo un uomo ma era Dio fatto uomo.

1. Attributi divini di Gesù
Oltre quelli già visti finora, possiamo evidenziare almeno altri sette attributi manifestati dall’Agnello di Dio durante la sua breve vita terrena:
onnipotente, come lui stesso ha affermato (Mt 28:18), senza essere smentito né dagli apostoli né dal resto delle Sacre Scritture;
immutabile, come troviamo in alcuni passi (Eb 1:8,12 e 13:8), molto chiari soprattutto se li confrontiamo con brani dell’Antico Testamento (Ge 1:17 e Sl 102:27);
perdonatore, tipica caratteristica di Dio Padre dell’Antico Testamento (es. Es 34:7) presente più volte nella persona di Gesù Cristo (es. Mr 2:5-7);
onnisciente: lo possiamo riscontrare in Gv 1:48, 2:25, 16:30 e 21:17 ed è un attributo esclusivo di Dio nell’Antico Testamento (es. Ge 6:5);
santo, come possiamo vedere in brani come At 3:14, che richiamano passi veterotestamentari riferiti a Javè, come Sl 71:22 e Is 41:16;
senza peccato: solo Dio può essere così separato dal peccato da essere senza peccato (cfr Ab 1:13), e tale era la condizione di Gesù (es. Gv 8:46);
onnipresente, attributo tipico di Dio solamente, del quale parlano testi come Sl 139:7-10 oppure Gr 23:24 e che ritroviamo in Gesù (es. Mt 18:20).

2. Azioni divine di Gesù
In precedenza abbiamo già esaminato diverse attività del Figlio di Dio che lo accomunano chiaramente a Dio Padre. Oltre a queste, ne evidenziamo qui almeno altre tre:
guarì i malati, come leggiamo più volte nel Nuovo Testamento (es. Mr 2:8-12) e come ritroviamo nella prima parte della Bibbia solo in relazione a Javè (es. 2Re 20:5-7);
ebbe sotto controllo la natura: se nell’Antico Testamento questo genere di sovranità appartiene solo a Dio Padre (es. Sl 65:7, 89:9), nel Nuovo Testamento vediamo che Gesù operò indisturbato in tal senso (es. Mt 8:26);
• in futuro giudicherà i vivi e i morti, secondo quanto riportato nella Parola di Dio, solo in riferimento a Gesù (es. Gv 5:22,27) oppure a Javè (es. Sl 96:13).


Gesù Cristo è il Salvatore

Uno dei titoli più importanti fra quelli attribuiti a Gesù è senz’altro la qualifica di “Salvatore” (greco: sotèr), cioè di colui che ha espiato i peccati dell’umanità. È interessante, sotto questo profilo, confrontare i diversi passi del Nuovo Testamento, che parlano di questo titolo di Gesù, con i passi dell’Antico Testamento che attribuiscono la medesima caratteristica a Javè.
Tale confronto dimostra ulteriormente che Gesù Cristo, essendo IL Salvatore, per natura s’identifica con Dio Padre dell’Antico Testamento.

1. Dio Salvatore nell’Antico Testamento.
Nell’Antico Testamento vi sono almeno tre brani che attestano chiaramente il fatto che solo Javè è il Salvatore, l’unico e vero Salvatore del mondo:

“Io, io sono YHWH e fuori di me non c’è Salvatore. Io ho annunziato, salvato, predetto e non è stato un dio straniero che fosse tra voi” (Is 43:11-12).
La TNM è conforme per la prima parte (il v. 11) ma poi traduce il v. 12, avventurosamente, “quando fra voi non c’era nessun [dio] straniero”. La sostanza, però, non cambia, perché il dato fondamentale non viene intaccato: per la Parola di Dio non c’è nessun Salvatore al di fuori di Javè!

“Non v’è altro Dio fuori di Me, un Dio giusto, e non c’è Salvatore fuori di Me. Volgetevi a Me e siate salvati, voi tutte estremità della Terra!” (Is 45:21-22).
La TNM cambia leggermente la prima parte del versetto iniziale, traducendo: “…un Dio giusto e un Salvatore, non essendovi nessuno eccetto me…”. Anche qui, però, il fatto fondamentale resta stabilmente confermato: solo Javè può salvare tutti gli uomini della Terra!

“…Tu non devi riconoscere altro Dio fuori di Me, e fuori di me non c’è altro Salvatore” (Os 13:4).
La TNM rende così: “non conoscevi nessun Dio eccetto me e non c’era nessun Salvatore eccetto me”. Viene conservata la stretta relazione biunivoca, per Javè, tra l’essere l’unico vero Dio e l’essere l’unico Salvatore degli uomini. I due concetti sono inseparabili e intimamente connessi. Ad ogni buon conto, nella traduzione della TNM dobbiamo rilevare due imprecisioni: il verbo ebraico thetà si trova al tempo imperfetto ebraico e non può essere tradotto con l’imperfetto italiano; nella seconda parte non può giustificarsi la traduzione “c’era” in quanto non sussiste alcuna sequenza narrativa nel passo di cui trattasi.

2. Gesù Salvatore nel Nuovo Testamento
Nel Nuovo Testamento vi sono almeno sei brani che affermano con grande evidenza il fatto che Gesù è il Salvatore e collegano in vario modo quest’attributo alla sua deità, visto che nell’Antico Testamento solo YHWH è il Salvatore:

“Ora sappiamo che questi è il Salvatore del mondo” (Gv 4:42).
La TNM è conforme, e ciò risulta assai importante se consideriamo che, in questo brano, molti samaritani (che non erano giudei, come non lo siamo noi occidentali) proclamarono apertamente che Gesù era “il salvatore del mondo” e quindi anche delle loro anime.

“E in nessun altro è la salvezza, poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia dato agli uomini per il quale dobbiamo essere salvati” (At 4.12).
In questo passo si parla chiaramente di Gesù (cfr soprattutto il v. 10) ed è significativo che, dopo la sua morte e resurrezione, anche la testimonianza degli apostoli è univoca: Gesù è l’unico Salvatore, l’unico nome che può salvare… proprio come YHWH dell’Antico Testamento! In questo senso, allora, con soddisfazione annotiamo che la traduzione dei tdg è conforme alle nostre.

“…Nel cospetto di Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati… v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini: Gesù Cristo uomo, il quale diede sé stesso come prezzo di riscatto…” (1Ti 2:3-6).
La TNM è sostanzialmente conforme. Qui è Dio Padre ad essere chiamato “nostro Salvatore”, ma contemporaneamente si ricorda che Dio Figlio ha dato sé stesso alla croce per salvarci. D’altronde, lo stesso nome “Gesù” significa “Javè salva”, tant’è vero che l’angelo rivelò a Maria il motivo per cui avrebbe dovuto dare quel nome al bimbo che sarebbe nato da lei: Gesù sarebbe stato “colui che salverà il Suo popolo dai loro peccati” (Mt 1:21; cfr Lu 2:11).

“…l’apparizione della gloria del nostro grande Iddio e Salvatore Gesù Cristo” (Tt 2:13)
La TNM traduce (male) “…del grande Dio e del nostro Salvatore Gesù Cristo” e qui c’interessa sottolineare soprattutto che i tdg non nascondono il titolo di Salvatore per Gesù, anche se cercano di sviare i loro proseliti sulla deità di Cristo. Ma è un tentativo che s’infrange sull’unica possibile traduzione del passo al nostro esame, che conferma in modo lampante che Gesù è Dio ed è anche il Salvatore, perché entrambi gli attributi sono propri solo di YHWH nell’Antico Testamento! Gli stessi tdg, riconoscendo che Gesù è IL Salvatore, implicitamente affermano che egli è Dio, perché l’unico vero Dio è anche l’unico Salvatore.

“…la benignità di Dio, nostro Salvatore… Egli ci ha salvati… che egli ha copiosamente sparso su di noi per mezzo di Gesù Cristo, nostro Salvatore…” (Tt 3:4-6)
Anche in questo caso è significativo che la TNM sia conforme, perché in tal modo i tdg riconoscono allo stesso tempo che Dio è IL Salvatore e che Gesù è IL Salvatore e di conseguenza, implicitamente, che Gesù è Dio, lo stesso Dio dell’Antico Testamento.

“…nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo… nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo…” (2P 1:1, 11).
La TNM, come già sappiamo, traduce (male) “… del nostro Dio e [il] Salvatore Gesù Cristo… del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo”. In questo passo vi è la stessa costruzione sintattica che troviamo in Tito 2:13 prima commentato: eppure, la TNM traduce diversamente rispetto alla sua stessa versione di Tito 2:13 e cerca di rendere in modo maldestro il v. 1, che evidentemente li imbarazza alquanto, aggiungendo un articolo determinativo che non esiste nel greco, che hanno però l’onestà di porre in parentesi quadre. Stranamente, la TNM traduce bene il v. 11, forse perché dimentica l’equivalenza fra “Signore” e “Salvatore” che troviamo sia nella LXX che nel Nuovo Testamento.

3. La questione dell’espiazione dei peccati
In questa dottrina, così importante per l’intera soteriologia, la posizione dei tdg discende direttamente dall’eresia ariana: per loro, fino a questo momento l’espiazione è stata compiuta solo per metà da Dio, quando Gesù eliminò sulla croce gli effetti del peccato, e sarà completata dai sopravvissuti ad Armaghedon quando essi torneranno presso Dio e diventeranno i sudditi del suo governo teocratico che verrà stabilito sulla Terra.
Questa teoria è completamente contraria alla Parola di Dio.
Già l’Antico Testamento insegna che soltanto il sangue può compiere l’espiazione per i peccati, e che per quest’ultima sono del tutto ininfluenti le opere dell’uomo
(cfr Le 17:11). Nel Nuovo Testamento, questa dottrina viene chiarita e approfondita a motivo del sacrificio di Cristo: egli è l’Agnello che toglie il peccato del mondo (Gv 1:29), egli che ha portato i nostri peccati sul legno della croce (1P 2:24), Egli che ci riconciliati con Dio unicamente per mezzo del suo purissimo sangue (Cl 1:20). Il suo sangue è simbolo del nuovo ed eterno patto con l’umanità redenta (Eb 13:20-21) ed è potente da lavare tutte le iniquità (es. Ro 3:25, 5:9), essendo l’unico mezzo prescelto da Dio per salvare e purificare l’uomo (Eb 9:22).
Nella Parola di Dio, pertanto, non v’è alcuno spazio per una qualsivoglia funzione espiatrice da attribuire alle opere degli uomini, compresi coloro che usciranno vittoriosi dalla battaglia di Armaghedon.

(6. continua)

Giuseppe Martelli
(Assemblea di Roma Borgata Finocchio)