Dal libro di Aggeo: un programma chiaro per la Chiesa oggi

È TEMPO DI COSTRUIRE
Quarta parte:
Messaggio di benedizione


La misericordia e la grazia di Dio determinano le sue benedizioni, ma il popolo deve mostrarsi pronto a riceverle con un cammino di consacrazione e di santificazione. È, questo, un messaggio rivolto anche alla Chiesa del nostro tempo, nella quale la preoccupazione per le attività predomina sulla preoccupazione per la qualità della vita spirituale dei suoi singoli membri.



Introduzione

Si raccomanda la lettura di Aggeo 2:10-19.

• -“Lo stesso accade con questo popolo, con questa nazione davanti a me”, dice il Signore,“e con tutta l’opera delle loro mani; tutto quello che mi offrono qui è impuro” (2:14).
• -“Ma da questo giorno, io vi benedirò” (2:19b).

Questo brano è una promessa di benedizioni da parte di Dio.
Tuttavia, prima di promettere la benedizione, il Signore invita il popolo a riflettere sulla loro situazione passata e presente, sul loro atteggiamento fino a quel momento e sui motivi che avevano portato il Signore a giudicarli.
Egli vuole chiarire una volta per tutte, se ce ne fosse ancora bisogno, che ciò che avevano vissuto fino a quel momento era una conseguenza della loro indolenza nei confronti del loro Dio.
Ecco lo schema del brano:
1. Base legale per l’impurità (vv. 11-13).
2. Impurità del popolo (v. 14).
3. Conseguenze dell’impurità (vv. 15-16).
4. Santità e benedizione (vv. 17-19)


Base legale per l’impurità

Questa sezione del libro è quella che, normalmente, lascia più perplesso il lettore occidentale che non avesse dimestichezza con le Scritture. La prima volta che avete letto questo brano, vi sarete chiesti: “Perché questa storia di lembi e carne consacrata, purità e impurità? Dove voleva arrivare il Signore con queste domande ai sacerdoti?”.
Per rispondere a queste domande, è necessario conoscere alcuni insegnamenti che troviamo nel libro della legge.
Il Signore ha lo scopo di illustrare al popolo la base legale per cui il giudizio si era abbattuto su di loro e su tutta l’opera delle loro mani.
Per raggiungere questo scopo, tramite Aggeo, si rivolge ai sacerdoti i quali, tra i loro compiti, avevano proprio quello di interpretare la legge e applicarla alle situazioni specifiche della vita.

La prima domanda di Aggeo si basa infatti sul seguente passo:
“Ogni cosa che toccherà la carne sarà santificata” (Le 6:20).
Secondo questo passo, il lembo della veste che portava la carne diventava santo.
Ma, la domanda di Aggeo andava oltre. Richiedeva, infatti, se il lembo della veste, divenuto santo per la legge appena esposta, avrebbe reso santo altre vivande che fossero venute in contatto con esso.
I sacerdoti rispondono negativamente, in quanto il lembo della veste non poteva trasmettere, ad altri alimenti, la santità acquisita attraverso la carne.
Ne consegue che la santità non poteva essere trasmessa se non per contatto diretto.

La seconda domanda aveva invece, come base legale, il seguente brano:
“E tutto quello che l’impuro avrà toccato, sarà impuro; e la persona che avrà toccato lui sarà impura fino alla sera” (Nu 19:22).
Una persona impura per aver toccato un cadavere, poteva trasmettere l’impurità a persone o cose con cui fosse venuta in contatto.
Al contrario della santità, quindi, l’impurità poteva essere trasmessa anche in maniera indiretta.
Da queste riflessioni emerge che, mentre l’impurità si propaga facilmente, la santità è qualcosa di molto difficile da acquisire e da mantenere.
D’altra parte, se ci pensiamo un attimo, tutta la legge evidenziava proprio il fatto che il peccato e l’impurità avvolgono facilmente l’uomo, rendendo necessaria la presenza di mezzi per ristabilire la purezza rituale e la comunione con il Signore, il Santo per eccellenza.

In questo modo, la legge avrebbe preparato Israele a comprendere la necessità del sacrificio espiatorio di Gesù e della sua funzione di Sommo Sacerdote.


Impurità del popolo

Dopo aver stabilito la base legale, Aggeo ha illustrato l’applicazione di questi principi alla situazione del popolo.
L’impurità del popolo stava rendendo impura tutta l’opera delle loro mani, e la loro religiosità, che si esprimeva attraverso i sacrifici, non poteva renderli puri dal momento che il loro cuore era lontano dal Signore. Infatti, da una parte, offrivano sacrifici sull’altare che era stato costruito subito dopo il primo ritorno da Babilonia, ma dall’altra erano disubbidienti, essendosi dedicati ai propri affari senza preoccuparsi di ristabilire la centralità del rapporto con il Dio del patto.

“Io vi ho colpiti con il carbonchio, con la ruggine, con la grandine in tutta l’opera delle vostre mani; ma voi non siete tornati a me, dice il Signore”
(2:17).

Voi non siete tornati a me
. Questo era il problema di fondo. Come sempre.
È emblematico il fatto che questo messaggio sia stato comunicato al popolo nel nono mese. Infatti, stavano già lavorando alla costruzione del tempio da circa tre mesi, ma evidentemente il Signore riteneva necessario ricordare loro che anche la costruzione del tempio non avrebbe portato benedizioni automatiche se non fosse stata accompagnata da un ritorno sincero verso il Signore.
Questo è confermato anche dal messaggio inviato un mese prima tramite il profeta Zaccaria:

“Nell’ottavo mese del secondo anno di Dario, la parola del Signore fu rivolta al profeta Zaccaria, figlio di Berechia, figlio d’Iddo, in questi termini: «Il Signore si è molto adirato contro i vostri padri. Tu dirai loro: Così parla il Signore degli eserciti: – Tornate a me – dice il Signore degli eserciti – e io tornerò a voi – dice il Signore degli eserciti. Non siate come i vostri padri, ai quali i profeti precedenti si rivolgevano dicendo: Così dice il Signore degli eserciti: – Tornate indietro dalle vostre vie malvagie, dalle vostre malvagie azioni! – Ma essi non diedero ascolto e non prestarono attenzione a me» dice il SIGNORE” (Za 1:1-4).
Fino a quel momento, avevano camminato proprio nella strada percorsa dai loro padri ed erano impuri agli occhi del Signore. Tuttavia, il Signore sarebbe tornato a volgere il suo sguardo benevolo verso di loro se essi fossero tornati a lui accompagnando la ricostruzione del tempio con una completa ricostruzione della loro vita spirituale.


Conseguenze dell’impurità

Carbonchio, ruggine, grandine.
Il carbonchio attacca il fisico dell’uomo, la grandine attacca le sue coltivazioni e la ruggine attacca i suoi attrezzi da lavoro.
Questi tre mezzi mettono proprio in evidenza il giudizio di Dio su tutto ciò che concerne l’uomo e la sua opera.
Non serviva a nulla avere un approccio superstizioso nel loro rapporto con Dio, perché Dio li poteva colpire anche se erano nella terra scelta dal Signore come sua dimora.
La terra santa non poteva rendere santo il raccolto. La loro impurità, invece, aveva contaminato tutta l’opera delle loro mani, compresi il raccolto e le offerte.
Dio non è come gli dèi pagani che gli uomini cercavano di tenere buoni con i loro sacrifici. Egli è interessato al cuore dell’uomo, alle motivazioni che lo spingono ad offrire offerte e sacrifici.
L’atteggiamento di chi pensa di accattivarsi le simpatie di Dio con dei sacrifici, riservandosi però di vivere la propria vita nella disubbidienza, è qualcosa che si era già manifestato prima dell’esilio. Già ai tempi di Geremia, l’errore comune in Israele era stato quello di avere una religione vuota, che non toccava le vite e il cuore delle persone, ma era legata a gesti superstiziosi:

• “Non ponete la vostra fiducia in parole false, dicendo: «Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore!» Ma se cambiate veramente le vostre vie e le vostre opere, se praticate sul serio la giustizia gli uni verso gli altri, se non opprimete lo straniero, l’orfano e la vedova, se non spargete sangue innocente in questo luogo, e non andate per vostra sciagura dietro ad altri dèi, io allora vi farò abitare in questo luogo, nel paese che allora diedi ai vostri padri per sempre. Ecco, voi mettete la vostra fiducia in parole false, che non giovano a nulla. Voi rubate, uccidete, commettete adulteri, giurate il falso, offrite profumi a Baal, andate dietro ad altri dèi che prima non conoscevate, e poi venite a presentarvi davanti a me, in questa casa sulla quale è invocato il mio nome. Voi dite: «Siamo salvi!» Perciò commettete tutte queste abominazioni” (Gr 7:4-10).

• “Questo è il tempio del Signore! Possiamo fare quello che ci pare, tanto siamo salvi!”, pensava il popolo. Ma il Signore vuole essere onorato con la vita, non con una religione vuota e arida, come ricordavano anche Osea e Isaia:

• “Che ti farò, o Efraim? Che ti farò, o Giuda? La vostra bontà è come una nuvola del mattino, come la rugiada del mattino, che presto scompare. Per questo li faccio a pezzi mediante i profeti, li uccido con le parole della mia bocca, e il mio giudizio verrà fuori come la luce. Poiché io desidero bontà, non sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti” (Os 6:4-6).

• “Che m’importa dei vostri numerosi sacrifici? Dice il Signore; «Io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri, io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi davanti a me, chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili? Smettete di portare offerte inutili; l’incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l’iniquità unita all’assemblea solenne»” (Is 1:11-13).

Smettete di portare offerte inutili.
Non bastava avere un tempio in cui rifugiarsi, né portare delle offerte al Signore per tenerlo buono. Senza un vero pentimento, tutte queste opere non sarebbero state di alcun beneficio.
Occorreva mettere a posto la propria vita prima di presentarsi davanti al Signore. Egli mostra la sua prontezza a perdonare i peccati, ma occorre la fede che trasforma la vita:

“Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova! «Poi venite, e discutiamo» dice il Signore: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana»” (Is 1:16-18).

D’altra parte, la Scrittura mette in risalto il fatto che la fede in Dio è un requisito indispensabile per piacergli (Eb 11:6). I salvati, anche nel passato, sono coloro che hanno avuto fede in Dio (Eb 11) e si sono comportati di conseguenza.
Fino a quel momento, avevano continuato a portare offerte al Signore ma il Signore non poteva gradire tali offerte e glielo aveva dimostrato mettendo in atto le maledizioni che erano previste dal patto:

“Ma se non ubbidisci alla voce del Signore tuo Dio, se non hai cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti e tutte le sue leggi che oggi ti do, avverrà che tutte queste maledizioni verranno su di te e si compiranno per te. Sarai maledetto nella città e sarai maledetto nella campagna. Maledetti saranno il tuo paniere e la tua madia. Maledetto sarà il frutto del tuo seno, il frutto della tua terra; maledetti i parti delle tue mucche e delle tue pecore. Sarai maledetto al tuo entrare e maledetto al tuo uscire. Il Signore manderà contro di te la maledizione, lo spavento e la minaccia in ogni cosa cui metterai mano e che farai, finché tu sia distrutto e tu perisca rapidamente, a causa della malvagità delle tue azioni per la quale mi avrai abbandonato. Il Signore farà sì che la peste si attaccherà a te, finché essa ti abbia consumato nel paese nel quale stai per entrare per prenderne possesso. Il Signore ti colpirà di deperimento, di febbre, di infiammazione, di arsura, di aridità, di carbonchio e di ruggine, che ti perseguiteranno finché tu sia perito. Il tuo cielo sarà di rame sopra il tuo capo e la terra sotto di te sarà di ferro” (De 28:15-23).

Tutte queste cose si erano puntualmente verificate prima dell’esilio e, purtroppo, stavano avvenendo anche dopo il ritorno da Babilonia, eppure la gente non tornava al Signore perché non si rendeva neanche conto della mano del Signore dietro i propri insuccessi.
Come i maiali stanno bene nel fango, l’uomo, quando vive nel peccato, sta bene e non riesce neanche a distinguere le maledizioni da parte del Signore che vorrebbe toglierlo da quel fango. Più si trascura il rapporto con il Signore, più non ci si rende conto della sua riprensione e correzione.


Santità e benedizione

Finalmente, il brano arriva al suo punto più importante. Dopo aver esposto ciò che era accaduto fino a quel momento, il Signore fa una solenne promessa per il futuro:

“Ma da questo giorno, io vi benedirò”
(2:19).

Una frase sola. Semplice e comprensibile. Non c’è da preoccuparsi. Quando Dio fa delle promesse, lui le mantiene. Non occorrono dettagli. Non occorrono altre parole.
Da parte dell’uomo, ci sono solo due possibilità: credere o non credere. Il popolo di Israele credette a Dio e sappiamo, anche dal libro di Esdra, che i lavori del tempio andarono avanti.
Ovviamente, come illustrato attraverso la base legale, il loro impegno nel ricostruire il tempio, doveva andare di pari passo con un solenne impegno a ricostruire una relazione con Dio e camminare secondo i termini del patto. D’altra parte, come abbiamo visto in precedenza, il tempio è il segno materiale della presenza di Dio in mezzo al popolo, il segno materiale del patto.
La base per la benedizione rimaneva il timore del Signore. Il Signore si aspettava la santità del popolo, non una religione automatica e superstiziosa.
Ciò che era accaduto nel passato si sarebbe potuto verificare ancora se essi non avessero mantenuto un buon rapporto con lui.


Purezza e benedizioni oggi

L’uomo del ventunesimo secolo ha un approccio religioso simile a quello degli Israeliti del tempo di Aggeo. Da una parte frequenta un gruppo religioso, si identifica in una denominazione particolare, partecipa a cerimonie religiose. Dall’altra, la sua sedicente fede in Dio non ha nessuna influenza pratica sulla sua vita. Oggi come allora, la vita dell’uomo rende totalmente inutile le cerimonie religiose perché Dio non è cambiato. Egli vuole che l’uomo lo tema.
Guardate il mondo che vi circonda. Le conseguenze del peccato possono essere rilevate molto facilmente negli uomini, nel regno animale, nel regno vegetale. Tutto si sta deteriorando velocemente. L’impurità si propaga a vista d’occhio.
Al contrario, la purezza e la santità sono qualcosa di molto difficile da mantenere. Anzi, sono concetti ormai fuori moda anche tra coloro che dicono di amare il Signore e chiamano Gesù loro Salvatore.
Sono sicuro che il titolo di questo studio, “È tempo di costruire”, abbia fatto pensare subito alle attività che si possono fare per il Signore. Fare, fare, fare.
Ma, prima di fare qualcosa, occorre essere qualcosa.
Come Gesù disse a Nicodemo, occorre nascere di nuovo. Occorre una nuova vita, la vita di Dio in noi, occorre un contatto diretto con colui che è il Puro, il Santo.
Non illudiamoci. Dobbiamo costruire le nostre vite sulla roccia, su Gesù il Messia ed avere con lui un rapporto profondo, perché, altrimenti, le nostre opere non potranno avere alcuna utilità per il regno di Dio.
Forse, come il popolo ai tempi di Aggeo, non ci stiamo rendendo conto di quanto il nostro comportamento stia rendendo inefficace la nostra testimonianza.
Forse, ci stiamo abituando alla mediocrità, a dei rapporti tra fratelli molto tesi, a frutti scarni, e non riflettiamo sul fatto che il frutto principale che Dio vuole manifestare nella nostra vita è la santificazione.
Forse, non ci rendiamo conto che le cose potrebbero andare molto meglio. Forse, ci stiamo accontentando della nostra religione.
Un fratello, non molto tempo fa, mi ha ricordato che mai come oggi ci sono missioni e opere di vario tipo nelle quali possiamo impegnarci e prestare la nostra opera. Non sono le attività a mancare, ma sono gli uomini consacrati. Stiamo costruendo sì, ma stiamo costruendo spesso con materiali scadenti che non possono durare nel tempo. La quantità non serve a nulla senza qualità.
Egli vuole modellarci ad immagine di suo figlio. Perché accontentarsi di qualcosa di meno? È Gesù che edifica la sua Chiesa, è il suo Spirito che la guida; come possiamo accontentarci della mediocrità della religione esteriore?
Il Signore vuole elargire le sue benedizioni su di noi, ma come possiamo aspettarci benedizioni se abbiamo una religione esteriore che non ci porta ad avere un contatto diretto con colui che è il Puro?
Riflettiamo bene sulla situazione della Chiesa all’inizio del ventunesimo secolo.
Divisioni, discordia, invidia, gelosia, tolleranza del peccato nelle sue varie forme, evangelizzazione che non ha la croce di Cristo al centro del messaggio, riunioni di preghiera in cui si prega per tutto tranne che per i problemi veri che affliggono le comunità e, accanto a questo, una miriade di attività come non se ne sono mai viste nei secoli scorsi. Associazioni e missioni si moltiplicano, ma la Chiesa in Europa non cresce, anzi regredisce.
E noi siamo gonfi, e non ci rendiamo conto che i nostri granai sono vuoti.

(4. continua)

Omar Stroppiana
(Assemblea di Torino via Spontini)