Un personaggio dai pochi riferimenti ma dai molti esempi


GAIO:
UN CREDENTE QUALUNQUE MA “VERO”

Spesso gli esempi più fulgidi ed eloquenti ci vengono dai personaggi meno appariscenti, quelli che noi consideriamo di secondo piano, quasi delle “comparse”. Questo ci incoraggia, perché ci ricorda che l’eccezionalità dell’opera dello Spirito Santo si rivela con maggiore incisività, quando agisce nella normalità della vita.


Introduzione

Percorrendo la Bibbia troviamo, tra l’altro, riportate le vite e le vicissitudini di innumerevoli personaggi, credenti e non. Molti di questi sono dei veri protagonisti di intere parti della Parola di Dio, altri invece sono quasi delle “comparse”, sulla scena meravigliosa di questo libro. Se si potesse stilare un elenco di personaggi meno importanti probabilmente Gaio comparirebbe tra le cosiddette “comparse”.
Ad onor del vero lo Spirito Santo ci invita a superare questa improbabile classificazione e ad approfondire con scrupolo ogni brano, ogni capitolo o porzione della Parola di Dio perché essa è “tutta” inspirata ed “oltremodo utile” alla nostra crescita spirituale.
Con questo approccio vogliamo introdurci nella conoscenza di questo prezioso credente di quasi 2000 anni fa, allo scopo di capire perché lo Spirito Santo ha voluto inserirlo nelle pagine del Nuovo Testamento.
Se dovessimo definire Gaio lo indicheremmo come un credente qualunque. Non si sa molto di lui, se non quello che è riportato nella terza epistola di Giovanni. Giovanni l’apostolo, uno dei testimoni oculari della vita e dell’insegnamento di Cristo, era stato scelto dal Signore stesso per essere uno dei suoi ambasciatori nel mondo. Percorrendo le strade di allora Giovanni, con ogni probabilità ormai anziano, aveva conosciuto questo credente.
Non conosciamo i motivi, ma l’apostolo Giovanni gli indirizza personalmente una lettera, probabilmente in qualità di corrispondente della chiesa, da dove emerge un quadro molto chiaro e definito del carattere e delle qualità di questo “credente qualunque” di allora.
Il termine “credente qualunque” non vuole essere spregiativo, o diminutivo della persona di Gaio.
Vuole invece indicare una semplice persona di fede e amante del Signore e della sua opera che pur non essendo apostolo o altro, può essere preso a riferimento da noi credenti del ventunesimo secolo che, dallo Spirito Santo, riceviamo queste perle per essere incoraggiati a seguire quotidianamente l’esempio dei tanti credenti che ci hanno preceduto, e che a loro volta hanno seguito quello del Signore Gesù, perfetto esempio di fede e di amore.
Tra i tanti personaggi cosiddetti minori, che troviamo nella Parola di Dio, Gaio merita di essere studiato, se non altro perché possiamo confrontarci con i caratteri di questo uomo che rappresentano i requisiti fondamentali di ogni vero credente.
Mi permetto di usare il termine “vero credente” perché oggi, più che mai, il mondo è pieno di persone che si dichiarano credenti, ma che si può dire camminano da “nemici della croce di Cristo”.

Leggendo la breve epistola di Giovanni (la sua terza) cercheremo di trarre degli insegnamenti per noi e per il nostro cammino di fede.


Generalità sul nome

Nella scrittura ci sono alcuni cenni ad un personaggio di nome Gaio e riguardano due collaboratori di Paolo:
• l’uno di Derba che accompagnò l’apostolo nel suo viaggio in Asia (At 20:4);
• l’altro di Colosse, che ospitava in casa sua la chiesa (Ro 16:23), sempre che questi riferimenti non riguardassero la stessa persona che, in momenti diversi, aveva vissuto in località lontane
Da quel poco che sappiamo, o intuiamo, sembra che Gaio sia stato un semplice credente impegnato nella chiesa. Quello che di certo si sa di lui è che era molto caro all’apostolo Giovanni che gli scrisse appunto un’epistola, che il Signore stesso tramite lo Spirito Santo ha voluto tramandarci nel tempo.


CARATTERI

In quest’epistola, come abbiamo detto, possiamo trovare molte informazioni sui caratteri di questo credente, che lo Spirito Santo mette a fuoco e che, sicuramente, possono essere di indicazione, stimolo e guida per ciascuno di noi.
Dobbiamo chiedere in preghiera al Signore che veramente il nostro temperamento, la nostra personalità, ed anche i nostri atteggiamenti quotidiani siano sempre più guidati e illuminati dalla Parola di Dio e che essa possa penetrare fino in fondo al nostro essere, per rinnovarlo a sua immagine e somiglianza.
Quello che scopriremo di Gaio può valere anche per noi, se solo ci lasceremo lavorare dalla Parola del Signore con piena fede e sottomissione alla sua autorità e potenza.

Cosa ci dice l’apostolo Giovanni di lui? Lasciamoci guidare dalla Parola e conosceremo da vicino la personalità di questo credente.


Gaio era “diletto”

Era cioè caro e benvoluto dall’apostolo Giovanni. Per ben quattro volte (vv.1, 2, 5 e 11)lo chiama “diletto”, che è un sinonimo di amabile, carissimo, o benvoluto.
La ragione la troviamo nel fatto che Giovanni amava Gaio nella verità. Lo amava perché possedeva le qualità spirituali che il Signore stesso possedeva, e che piacciono al Signore e che devono contraddistinguere ogni vero figlio di Dio.


Gaio era anche fedele alla verità

Cos’è la verità? La verità è Gesù Cristo il Signore, così come il Signore stesso si definisce (“Io sono la via, la verità, e la vita, e nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”, Gv 14:6). Egli, cioè il Cristo,) è la Parola della verità (Gm 1:18).
Gaio non solo aveva una fede certa e viva, ma era fedele al Signore Gesù e alla sua Parola. L’apostolo Giovanni lo riconosce.
Possiamo chiederci come Gaio dimostrava questa fedeltà?
Cosa significa in concreto questa affermazione, e cioè “fedele alla verità”?
La parola fedeltà ha molti sinonimi che ci possono aiutare ad inquadrare questa qualità o virtù, ad esempio: costanza, assiduità, attaccamento, tenacia, rispetto, edizione, timore e deferenza, devozione, lealtà, conformità.
Credo che Gaio dimostrasse concretamente la sua fedeltà nella sua condotta, esattamente come facevano i Tessalonicesi (“Talché siete divenuti un esempio a tutti i credenti… ma la fama della fede che avete si è sparsa in ogni luogo…”, 1Te 1:7, 8).
Non era solo cristiano a voce, di nome, o di etichetta, e non credo nemmeno avesse solo il pesce sulla parte posteriore della propria macchina, come segno di riconoscimento!
Gaio era cristiano nel profondo del suo essere e lo era nell’unico modo possibile, cioè vivendo in modo fedele alla verità.
Era fedele!
Possiamo supporre che egli fosse costante nel suo credere, retto nei suoi comportamenti, preciso nell’operare, conforme al “suo Maestro”, osservante della verità.
Gaio era tutto questo nella verità.


Gaio camminava nella verità

Altre traduzioni hanno “conformemente alla verità”. Camminare è il contrario di stare fermi. Camminare è movimento. Camminare è crescere, migliorarsi, proseguire, andare verso una qualche direzione, mèta od obiettivo.
Camminare è ciò che faceva il salmista: “camminare non sulla via degli empi, ma in quella della verità” (Sl 1).
Camminando nella verità era per gli altri un esempio da vedere, da imitare; egli testimoniava con la sua vita pratica quello in cui egli credeva.
Era un’allegrezza per Giovanni vedere che i suoi figli (spirituali), tra cui Gaio, camminavano nella verità, quella stessa che lui aveva ricevuta dal Signore e che, conformemente al suo comandamento, aveva trasmesso.
Credo non ci sia gioia maggiore per il Signore Dio che vedere i figli del suo popolo, i credenti, camminare nella verità, senza conformarsi alle vie del mondo o seguire le concupiscenze moderne.


Gaio agiva fedelmente

Quale poteva essere il risultato di colui che vive nelle fedeltà alla Parola, nell’osservanza dei comandamenti e che cammina nella verità?
Se riflettiamo su noi stessi, e se siamo onesti sino in fondo dobbiamo riconoscere che le nostre azioni non sono mai disgiunte dai pensieri, o da ciò che c’è nel nostro cuore.
Gaio aveva un cuore puro, una mente pura e così agiva di conseguenza.
Nel Salmo 19:14 troviamo un bell’insegnamento: “Siano grate nel tuo cospetto le parole della mia bocca e la meditazione del cuor mio, o Eterno, mia rocca e mio redentore” e in Matteo 15:19 ancora. “...poiché dal cuore vengono pensieri malvagi”.
Spesso noi pensiamo male, e così agiamo peggio! Come credenti siamo chiamati a tenere pulita la nostra mente.
Si racconta che Lutero spesso affermasse che “io non posso impedire ad un uccello di posarsi sul mio capo, ma posso impedirgli di farci un nido!”. Quant’è vera questa affermazione.
Quante cose lasciamo depositare nella nostra mente quotidianamente, anche pensieri malvagi ed impuri, e li lasciamo lì!
Così questi pensieri possono poi imputridire e diventare concupiscenza. In 1Giovanni 2:16 l’apostolo afferma che la concupiscenza non è cosa buona (“non è dal Padre”). Ma la concupiscenza nasce dal cuore, dalla mente, e così quando il peccato è generato nella mente diventa morte nelle nostre membra. Così il male pensato diventa male nell’azione!
Gaio agiva fedelmente e mi sono chiesto: ma come faceva?
Il suo agire era figlio di una mente fedele alla Parola. Egli si cibava della Parola, meditava la Parola, la viveva nella sua vita, giorno dopo giorno, come testimonianza vivente. Così poteva agire fedelmente e tutto quello che accadeva nella sua vita non era un caso, ma la logica conseguenza del suo amore per la Parola.
Abbiamo già detto che “fedele” è sinonimo di costante, identico, conforme, osservante, praticante. Gaio era costante quindi nell’agire fedelmente. Era simile a colui che ha sempre camminato nella verità: il Signore Gesù il Cristo, il diletto Figlio di Dio nel quale il Padre si è compiaciuto. Gaio non agiva “fedelmente” solo quando si sentiva, o solo quando gli faceva piacere, o solo quando gli riusciva! Agiva non quando gli era possibile! Agiva fedelmente sempre, con costanza.


GAIO aveva carità verso la chiesa

Nella sua breve lettera Giovanni ci dice che Gaio aveva avuto un amore particolare verso gli evangelisti itineranti che, ai quei tempi, erano mandati a predicare l’Evangelo di paese in paese.
Gaio li aveva accolti, li aveva ospitati, li aveva aiutati e sostenuti. Non aveva fatto mancare loro nulla. Non si era trattenuto, o tirato indietro, nel sostenerli ed aiutarli.
Avere carità per la chiesa è anche questo.
La carità, o l’amore di Cristo, non è un sentimento.
Il sentimento è qualcosa di passeggero, anche se in alcuni casi può essere profondo e duraturo, ma ha sempre un limite.
La carità invece è l’amore di Dio sparso nei nostri cuori.
La carità ti cambia.
La carità di Dio ti lavora dentro.
La carità di Dio lavora in te verso gli altri.
La carità arriva da Dio e si dirige verso gli altri!
La carità è qualcosa che non si può nascondere.
La carità è quell’atteggiamento che ti fa vedere i tuoi fratelli come li vedrebbe Dio, con i suoi occhi!
Come ci vede Dio? Come vedo io i miei fratelli? Riflettiamo!
Quando penso alla carità mi viene in mente 1Corinzi 13: 4 a 7: “La carità è paziente, è benigna; la carità non si vanta , non si gonfia, non di comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non sospetta il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede in ogni cosa, spera in ogni cosa, sopporta ogni cosa”.
Sono versi che conosciamo. Fermiamoci proprio ora e riflettiamo su di essi. Ci presentano il credente come deve essere, cioè come è stato il Signore Gesù Cristo.
Ci ritroviamo in queste caratteristiche? Credo che questa Parola, la Parola di Dio, deve farci riflettere ed indurre ad un cambiamento sincero se non ci ritroviamo in essa. So che questa è una sfida, ma se non la affrontiamo siamo noi a sfidare Dio.


Carità verso la chiesa

La chiesa è composta da coloro che Dio ha messo vicino a me. Ecco perché la carità è paziente.
La chiesa è fatta di uomini, ecco perché la carità non si gonfia e non spera il male.
La chiesa è fatta di coloro che, camminando vicini gli uni agli altri, a volte si pestano i piedi. Ecco perché Dio afferma che ci serve il suo amore affinché, ben equipaggiati, possiamo non pensare al male e sopportare ogni cosa.
Ma più di tutto la carità gioisce con la verità. Coloro che compongono la chiesa sono i testimoni e i difensori della verità. Gaio lo era, era un esempio, talché i credenti parlavano di lui.
Come parlano i credenti di me?
Cosa dicono mia moglie, o miei figli, o miei vicini di me?
Cosa dicono i credenti della mia assemblea?
Sono un testimone fedele e affidabile della verità di Cristo?


Gaio era un collaboratore della verità

Collaboratore di Cristo. Che bel titolo. Penso a Gaio come a un “uomo qualunque”, impegnato come tutti noi, con gli stessi affanni della vita di allora e dagli impegni naturali eppure chiamato “collaboratore della verità”.
Quale incoraggiamento trovo in questa definizione che Giovanni usa?
Sono un collaboratore della verità?
Cosa significa essere collaboratori della verità?
Nella frase in cui è posta questa parola si sta parlando di coloro che predicano il vangelo, i missionari. Collaborare significa aiutare, cooperare, contribuire, partecipare, sostenere. Come possiamo in concreto aiutare “la verità”, ma anche coloro che lavorano nel campo di Dio? Forse non a tutti è dato di andare in missione. Non a tutti è dato di essere anziano o diacono. Non tutti possono essere “servitori del Signore a tempo pieno”. Non tutte le sorelle possono essere come Febe, che era diaconessa di Cencrea, oppure come Priscilla grande donna “accanto” ad un grande uomo di Dio come Aquila.
Gaio, che come detto forse non era nemmeno anziano o diacono, era chiamato a cooperare. Poteva pregare per l’opera e per i suoi operai, e per i destinatari della predicazione. Come? Quando? Quanto prego per coloro che servono il Signore? Prego regolarmente per gli Anziani, per i diaconi, per i missionari ecc...? Lo faccio sempre, in modo continuativo oppure quando mi ricordo? È forse per questo che l’opera missionaria langue? Forse perché il mio sostegno non è così preciso e continuativo come occorrerebbe? Collaborare significa anche dare. Dare si può in molti modi e maniere, ad esempio donando del tempo, ad esempio servendo nella chiesa quando necessario. Dare significa anche sostenere economicamente l’opera di Dio nel mondo. Tanti fratelli per ragioni di lavoro non possono andare ma mandano. Sostengono con preghiere e con denaro chi va. Collaboratori della verità. Che bel titolo! Mi appartiene?


Imitatore del bene

Chi, o cosa, doveva imitare Gaio? Il Bene. Che cos’è il bene? Gesù Cristo il Messia è il bene. Gaio doveva imitare il Signore: “Siate dunque imitatori di Dio, come figlioli suoi diletti” (Ef 5:1) è un comandamento, non un suggerimento.
Cosa vuol dire imitare Dio?
Come si fa ad imitare Dio?
Quando dobbiamo farlo?
Il Signore Gesù Cristo è stato il Figlio diletto di Dio, e lo era perché in ogni cosa era la “volontà” di Dio Padre a prevalere, non quella del Gesù uomo. Imitiamo il vero affinché anche noi facciamo come ha fatto Lui (Gv 13:15).
Giovanni lo chiama un’anima che prospera: mi sono domandato perché? Era un caso che l’anima di GAIO prosperasse? Assolutamente no!
Abbiamo visto chi era Gaio. Abbiamo analizzato quali e quante qualità da vero credente egli avesse: era fedele alla verità, camminava nella verità, agiva fedelmente, aveva carità verso la chiesa tutta, era collaboratore della verità. La conseguenza non può che essere un’anima che spiritualmente cresce, matura e porta frutto….tanto frutto! Possiamo anche notare che il suo prosperare non era “materiale” ma spirituale! Era la sua anima a prosperare, non è detto che fosse il suo portafoglio o le sue cose. Anche in questo la Parola re-indirizza i nostri pensieri sulle cose di valore eterno. Quante volte siamo più preoccupati delle nostre cose terrene trascurando ciò che, invece, dovrebbe avere la priorità, come il Signore ci indica nel libro del profeta Aggeo al capitolo 1.
Che esempio la Scrittura ci ha lasciato in Gaio! Come non ringraziare il Signore per queste pagine preziose che ci parlano di “semplici” grandi uomini di Dio che ancora oggi, dopo millenni, ci parlano e ci incoraggiano ad essere “imitatori di Dio come figli suoi diletti”. La sfida non ci deve spaventare perché ,grazie al Padre, abbiamo ogni cosa che ci serve per “camminare nella verità”.
Che il Signore possa, giorno dopo giorno, far di noi tanti Gaio, imitatori del perfetto esempio di fede, che è il nostro Signore, a lode e gloria del suo nome.

Enrico Pasquini
(Assemblea di Lodi)