Ipotesi spacciate per storia


IL CODICE DA VINCI

In queste ultime settimane sono iniziate le riprese di un film tratto dal romanzo di Dan Brown. Sicuramente il film, così come è accaduto al libro, è destinato ad avere un enorme successo visto il clamore pubblicitario che ne ha preceduto la preparazione. Perché ce ne occupiamo? In quanto cristiani siamo chiamati da Dio a partecipare alla “difesa” e alla “conferma del Vangelo”. Per la nostra vocazione non possiamo quindi tacere davanti al tentativo dell’autore di screditare le basi stesse del Cristianesimo. a


Introduzione

Con milioni di copie vendute in tutto il mondo e con la sua traduzione in moltissime lingue, il Codice da Vinci di Dan Brown è diventato un vero e proprio fenomeno letterario, che può vantare pochi precedenti nella storia dell’editoria.
Pochi libri come questo hanno saputo, non solo conquistare la fantasia e l’immaginazione delle persone, ma anche suscitare un vero e proprio polverone intorno alle affermazioni messe da Dan Brown sulla bocca dei personaggi da lui creati.
A questo punto ci si potrebbe iniziare a chiedere: “Perché questo libro di successo deve ritagliarsi un posto sulle pagine di una rivista evangelica? Cosa ha che fare con me?”
Esso ha molto a che fare con ogni cristiano, perché cerca di intaccare su basi storiche e pseudo storiche, le fondamenta del Cristianesimo stesso. Una delle affermazioni principali che Dan Brown fa, per bocca di Langdon (uno dei personaggi del libro), è la seguente: “Quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato a proposito di Cristo è falso”.
Possiamo capire allora come nell’aria ci sia qualcosa di nuovo, ma (come vedremo tra breve) anche di antico. Il Codice da Vinci è come la punta di un iceberg, sotto la quale si celano “vecchie conoscenze” e dietro alla quale si riparano alcune accademie e università, che da prima ancora dell’uscita del romanzo, avevano cominciato la loro opera critica1.
In questa breve ricerca dovremmo familiarizzare con alcuni nomi e luoghi di sapore arcano, e con persone e studiosi che ripescano, forse consapevolmente, forse inconsapevolmente, da altre figure che avevano già detto e scritto a proposito di queste idee.
Noi non avremo tempo e spazio per rispondere a ogni domanda che il libro potrebbe suscitare, ma cercheremo di affrontare i filoni principali a cui si possono ricondurre le diverse questioni diluite lungo il romanzo.
Il discorso non è un dibattito teologico riservato soltanto agli specialisti, ma ha un impatto sulla realtà che ci circonda e, direttamente o indirettamente, ci tocca. Come credenti non viviamo in un recinto protetto e separato dal resto del mondo, in attesa del ritorno del Signore, ma siamo “sale nella zuppa”; la zuppa è il mondo che ci circonda e nel quale siamo chiamati ad essere, nel nostro piccolo, una testimonianza che Cristo è risorto e vivente, e opera ancora al giorno d’oggi per salvare.


Vecchie conoscenze

Una delle tesi fondamentali che vengono presentate al lettore è che esista un “Gesù segreto” che fu tenuto nascosto alle masse, rivelato solo a gruppi di eletti dotati di una spiritualità superiore, molto diverso rispetto a quello che ci viene presentato dai quattro vangeli canonici. I custodi di questa rivelazione sono i cosiddetti seguaci della “Gnosi”.
Lo gnosticismo2 è un movimento che nasce nel primo secolo dopo Cristo; già in alcune lettere di Paolo e di Giovanni (in particolare quella ai Colossesi e la prima di Giovanni), si può notare come i due apostoli “rispondano” molto probabilmente ai primi germi del movimento gnostico stesso.
La parola da cui trae nome il movimento deriva dal greco e significa “conoscenza”; la conoscenza che si proponevano di raggiungere i seguaci di questo movimento era di tipo segreto, ovvero poteva essere appresa soltanto dagli iniziati.
Un piccolo brano tratto dal testo gnostico conosciuto come “Apocalisse di Pietro” ci aiuterà a chiarire le idee.
“Ed egli [ il Salvatore] mi disse: [Pietro] sii forte, giacché sei colui al quale questi misteri sono stati dati. Per conoscerli tramite rivelazione, che colui che crocifissero è il primogenito, e la casa dei demoni, e il vaso di pietra in cui dimorano di Elohim, della croce che è sotto la legge. Ma colui che gli sta accanto è il Salvatore vivente, il primo in lui, che presero e lasciarono andare, che guarda sereno coloro che gli fecero violenza mentre furono divisi tra loro. Perciò lui ride della loro mancanza di percezione, sapendo che sono nati ciechi. Così, poi, verrà quello sensibile alla sofferenza, dato che il corpo è il sostituto. Ma ciò che lasciarono andare era il mio corpo immateriale. Ma io sono lo Spirito intellettivo pieno di luce radiante. Colui che avete visto venire a me è il nostro Pleroma intellettivo, che unisce la luce perfetta con il mio Spirito Santo”.

Il testo, oscuro e in qualche punto addirittura senza senso compiuto, ci rivela alcuni aspetti che pongono questa religione all’opposto del Cristianesimo:
• la conoscenza segreta rivelata solo alle persone “pneumatiche”3;
• la distinzione tra ciò che è materiale e ciò che è spirituale; il primo aspetto visto come assolutamente negativo, mentre il secondo aspetto visto come buono;
• l’esistenza di due divinità diverse, delle quali il Dio Creatore della Bibbia sarebbe quella cattiva, in quanto creatrice del mondo materiale.
Tutto ciò ci porta a considerare brevemente cosa credevano gli gnostici circa Dio, circa la persona e l’opera di Gesù Cristo, circa la salvezza e infine circa la rivelazione e la fede, al fine di mostrare come Cristianesimo e Gnosticismo non siano le due facce di una stessa medaglia, ma siano due realtà ben distinte e diverse.
Cominciamo dal primo punto.


Cosa credevano gli gnostici
a riguardo di Dio?

L’insegnamento di base è dualistico e con questo si intende dire, come abbiamo già accennato prima, che la loro visione del mondo si basava su una distinzione radicale e profonda tra ciò che è materiale (visto come negativo) e ciò che è spirituale (visto come positivo). Gli gnostici credono che esista un Padre totalmente spirituale e totalmente separato dal mondo creato, il quale non ha nessun contatto con il mondo stesso. Esiste però anche un’altra divinità, spesso identificata con il nome di Demiurgo4, la quale esiste in molte dimensione: è malvagia e arrogante e, soprattutto, essa avrebbe creato il mondo reale. L’uomo è il frutto della lotta tra le potenze spirituali del bene e le potenze cadute del male; esso fu creato, secondo gli gnostici, dalle potenze malvagie, ma ricevette un alito vitale dallo Spirito Incorruttibile, ovvero dalla divinità buona. Il peccato dell’uomo risiede dunque nell’essere uno spirito rinchiuso in un corpo materiale.


Cosa credevano gli gnostici
riguardo alla persona e all’opera di Cristo?

Gli gnostici definivano Gesù con il termine “Eone” e lo pensavano come un essere solamente spirituale proceduto dal Padre e dallo Spirito Incorruttibile, il quale non poteva avere niente a che fare con il mondo materiale. Proprio per questo, egli si sarebbe dovuto impossessare di un uomo, scelto da lui come suo sostituto. Nell’Apocalisse di Pietro, testo gnostico già citato prima, troviamo scritto
“Quello che hai visto sereno e sorridente sulla croce è Gesù il Vivente. Ma quello nelle cui mani e piedi conficcano i chiodi è la sua parte corporea [ovvero l’essere umano di cui si impossessò], il sostituto. Essi mortificano quello che è rimasto nella sua apparenza [ciò il corpo, visto appunto come qualcosa di apparente, in opposizione alla verità del mondo spirituale].

Cristo dunque non sarebbe davvero morto sulla croce, ma un sostituto avrebbe preso il suo posto, mentre lui guardava sorridente quanto gli uomini stavano facendo nella loro non conoscenza. Coloro che avevano conoscenza invece, sapevano che Cristo era un Eone, e che la sua missione sulla terra era quella di risvegliare nell’uomo la consapevolezza di essere uno spirito emanato dal Padre incorruttibile, intrappolato in un corpo di carne.
La salvezza dunque consisteva in questa consapevolezza, nella conoscenza stessa.


Cosa credevano gli gnostici
riguardo alla fede e alla rivelazione?

Il punto fondamentale per gli gnostici è il possedere questa forma di conoscenza superiore. Cristo sarebbe dunque soltanto un canale attraverso cui questa conoscenza si rivela.
C’è dell’altro: la rivelazione è un fatto solamente personale e quindi non può essere messa in dubbio da nessun altro, ovvero non ci sono metri di paragone per valutare la veridicità o meno di una rivelazione. Dio, sempre secondo gli gnostici, non poteva assolutamente avere contatti con gli uomini a causa della sua assoluta trascendenza (=l’ essere totalmente separato e distante dal mondo creato). La conoscenza quindi avveniva attraverso altre entità di diverso tipo che non facevano nient’altro che rivelare agli uomini, tramite una luce interiore, la consapevolezza di sé. In un passo dell’evangelo apocrifo di Tommaso, riferendosi alla conoscenza del cosiddetto “mistero” (questo è uno dei termini con cui si indicava questo tipo di conoscenza) si legge:

“Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete, allora sarete veramente conosciuti e saprete che voi siete figli del Padre vivente. Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povertà, e sarete la povertà
[..] Gesù disse: «Se lo esprimete da voi stessi, ciò che avrete vi salverà. Se in voi stessi non l’avete,, ciò che voi stessi non avete vi ucciderà»”.

Da questo breve quadro, emerge una prima conclusione importante: sebbene alcuni studiosi moderni affermino che cristianesimo e gnosticismo fossero l’espressione di un medesimo credere, possiamo notare come lo gnosticismo sia un movimento religioso a sé, completamente diverso dal cristianesimo, salvo qualche somiglianza di termini. Del resto, anche questi termini “in comune” sono simili soltanto linguisticamente, perché la gnosi attribuisce significati totalmente diversi a parole come pleroma (letteralmente pienezza), salvezza, gnosi (conoscenza), pneumatikos (spirituale), rivelazione, mistero, ecc..
Ireneo di Lione, uno dei padri della chiesa del secondo secolo dopo Cristo, nella sua opera “Contro gli eretici” sottolinea come:

“L’errore, dunque, non è mai proposto nella sua nuda deformità, per paura che, essendo così presentato, possa essere subito scovato. Ma è abilmente ornato con un vestito attraente affinché [..] appaia più vero della verità stessa” (Contro gli eretici 1.2)

Così è dello gnosticismo.
Esso sembra molto simile al cristianesimo: troviamo dei vangeli gnostici, troviamo degli apostoli della gnosi che dicevano di aver ricevuto rivelazioni personali, troviamo, come già detto, una terminologia simile.
Ma dietro a questo “vestito attraente”, che prometteva una forma di consapevolezza di sé e di conoscenza liberatorie, si celava un sistema religioso in cui si incontravano elementi provenienti dalle più diverse religioni e filosofie : platonismo, manicheismo, culti misterici, religioni orientali, ecc..

Quello che insegna il Cristianesimo circa Dio, il suo Unigenito Figlio e la sua opera di salvezza, circa la creazione, la fede e la rivelazione, è espresso nelle pagine della Bibbia, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, nella Genesi così come nel Vangelo di Giovanni, nei profeti così come nelle epistole degli apostoli.

Il Cristianesimo storico al contrario dello gnosticismo insegna che:

•il Dio tri-uno ha creato il mondo in base ad un suo atto di volontà (tutte e tre le persone della trinità erano coinvolte in questo atto creativo e d’amore); l’uomo non è il frutto del combattimento fra due forze contrapposte, ma è il coronamento della creazione, essendo stato creato ad immagine di Dio; egli è stato creato per vivere ed avere comunione con il solo e vero Dio eterno e creatore.

• Dio si è rivelato e ha fatto conoscere il suo carattere e la sua persona all’uomo. Dio ha scelto diversi metodi per rivelarsi e comunicare con la Sua creatura: la lettera ai Romani ci dice che il creato è uno dei modi attraverso il quale Dio ha rivelato i suoi attributi eterni5 (cfr. Ro 1:18-25, Sl 19:1-6); la Bibbia, chiamata dai teologi “rivelazione speciale”, è un altro modo con cui Dio ha rivelato il suo carattere (cfr. Ro 16:25-26, Cl 1:25-26, 2Ti 1:10, 3:14-17); Cristo Gesù è la rivelazione “super-speciale” di Dio; infatti, come dice Giovanni nel suo vangelo, “nessuno ha mai visto Dio, l’unigenito che è nel seno del Padre è quello che l’ha fatto conoscere6. Inoltre il canone della Bibbia, come suggerisce il termine stesso nell’originale greco, è il “metro” di misura, il punto di riferimento per le valutazioni di ogni credente. Cristo è l’eterno Figlio di Dio, incarnatosi e fattosi servo, morto sulla croce e risuscitato il terzo giorno e ora asceso alla destra di Dio. Egli è l’unico Mediatore tra Dio e gli uomini. Sulla croce si è fatto carico dei peccati ed è morto al posto nostro: “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in Lui” (2Co 5:21). La Bibbia ha cura di precisare che in Cristo sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della conoscenza e che in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità (Cl 2:2, 9).


Quando si sviluppò il movimento gnostico?

Nella nostra ricerca è importante sottolineare anche un altro fatto molto importante: lo gnosticismo si sviluppò in un periodo storico nel quale, nonostante l’esistenza di una struttura statale imponente come quella dell’impero Romano, che aveva saputo assicurare per anni pace e una relativa prosperità all’interno dei suoi confini, le persone tornavano con vivo interesse verso forme di religiosità e spiritualità di stampo mistico ed orientaleggiante, che potevano rispondere ai loro bisogni intimi: la sete di sapere e di conoscere, la consapevolezza che tutto sommato dietro a questa realtà si celava “qualcosa di più”, insomma le classiche domande esistenziali che hanno sempre toccato il cuore e l’anima dell’uomo, la necessità di darsi risposte e di capire il perché dell’uomo e il suo scopo, ecc.. Lo gnosticismo voleva dare una risposta a tutte queste necessità. Ma nel fare questo, come ha osservato Harold O. J. Brown7, il movimento gnostico “rappresenta il primo esempio di uno sforzo che sarà ripetuto più e più volte nella storia della civilizzazione: lo sforzo di adottare la figura di Cristo e rendergli onore, e allo stesso tempo liberare la persona di tutti i legami da quel distintivo, particolare e in qualche modo esasperante popolo – i Giudei - e da quella che sembrava essere la storia di un rabbi ornamentale poco conosciuto e di una banda variegata di anonimi discepoli, in un piccolo angolo del potente impero Romano”.


Qualcosa torna a galla

C’è di più. Questo ritorno allo gnosticismo si inserisce in una cornice ancora più grande: quella della cosiddetta cultura post-moderna. Con questo termine si è soliti indicare l’ambiente culturale in cui vive l’uomo contemporaneo di cui il neo gnosticismo è soltanto uno degli aspetti. L’uomo post-moderno è sceso sotto la linea della “disperazione”8: prima dell’avvento di filosofi come Hegel, Nietzche, e gli esistenzialisti, tanto per citare alcuni dei pensatori che hanno creato i presupposti per condurre l’uomo moderno sotto questa linea, c’era una sorta di clima ottimista.
L’uomo era convinto di poter dare delle risposte ai grandi quesiti di sempre: era il periodo dei grandi sistemi filosofici che ebbero il loro culmine nella imponente e coerente opera di Immanuel Kant. Poi vennero i “nuovi profeti” del pensiero e a questo punto il cambiamento fu tragico: il clima era diventato pessimista. L’uomo non può pretendere di avere delle risposte che soddisfino i suoi quesiti profondi. L’ordine lascia il posto al caos, la verità lascia il posto ad un puzzle frammentato di principi, la possibilità di poter comunicare lascia il posto al silenzio.
Il Cristianesimo stesso viene criticato e attaccato, e forse la cosa peggiore è che l’attacco avviene dall’interno: la nuova teologia, in modo speciale la cosidetta teologia liberale, ridefinisce cosa sia la fede, cosa sia la salvezza, cosa sia la risurrezione, chi sia Dio e chi sia Cristo.
Molti teologi moderni sono tornati allo gnosticismo. Un esempio su tutti è il teologo tedesco Rudolf Bultmann che insieme agli gnostici condivide diverse convinzioni:

• Niente è come appare e come l’esperienza ci dice, ma tutto deve essere rivisto alla luce di una qualche nuova rivelazione.
• I racconti storici dei Vangeli e del Nuovo Testamento sarebbero il risultato di quello che i discepoli provavano per il loro Maestro; quindi non ha senso parlare di correttezza delle cose dette o di eresia; la cosa importante per Bultmann, e per gli gnostici, è che qualcosa è successo, e, a prescindere dalla storicità o meno dell’evento stesso, questo qualcosa può dare alla umanità una nuova comprensione di sé.
• Bultmann non parla di un Dio personale e nemmeno di un Dio che interviene nello spazio e nel tempo per comunicare con la sua creatura, perché una tale discussione sarebbe per l’uomo moderno inutile, visto che potrebbe apparire come mitologica; la cosa importante per Bultmann è che “l’idea di Dio” e di un evento “speciale” danno all’uomo una nuova consapevolezza di sé, un nuovo modo di vedersi. Non ha più dunque senso il parlare di teologia; per Bultmann e per i teologi moderni si deve parlare di antropologia, ovvero lo studio dell’uomo .

Dunque il neo-gnosticismo, si inserisce in modo naturale in questa cornice, proprio perché questa forma di religiosità e di spiritualità si adatta al clima intellettuale nel quale vive l’uomo moderno. Come l’uomo del primo secolo dopo Cristo, anche l’uomo moderno vive in un periodo di grandi risultati politici, culturali, scientifici. Se da un lato tutto questo dovrebbe portare all’ottimismo in ogni aspetto della vita, stranamente l’uomo del ventunesimo secolo è consapevole di trovarsi nella disperazione, perché le risposte che cerca alle sue domande non sono ancora state soddisfatte. In modo forse paradossale, un aumento della conoscenza in ogni campo porta l’effetto contrario: più si conosce più si sa di non conoscere, e più si realizza di non avere il dominio né sul mondo che ci circonda né su noi stessi.
Il gradino successivo è quello di abbandonare la razionalità e aprirsi verso qualcosa che lenisca l’angoscia e la disperazione dell’esistenza: ecco allora che si creano i presupposti per un ritorno a tipi di spiritualità di stampo orientale e filosofeggiante.

Oggi non si sente parlare di gnosticismo perché è un termine antico e legato ad un periodo storico, ma benché il termine non venga usato, si sente invece parlare della sua rinascita sotto forma di “Christian Science”, “Scientology” (per la cronaca è la religione a cui aderiscono John Travolta e Tom Cruise) “Jesus Movement”, e, infine, di Codice da Vinci.
Comuni a tutti questi movimenti ci sono le medesime convinzioni che abbiamo esaminato insieme riguardo lo gnosticismo: né più, né meno.

Con queste considerazioni concludiamo la prima serie di riflessioni su questo libro. Dovremo ancora calarci nei panni di nuovi Indiana Jones e Sherlock Holmes per affrontare gli altri temi principali toccati dal libro di Dan Brown, e, soprattutto, vedremo insieme come presentare oggi, nel ventunesimo secolo, il Cristianesimo e la persona di Gesù all’uomo moderno, così imbevuto di Codice da Vinci, filosofia moderna, neo-gnosticismo e così disperato e angosciato.
Dopo tutto non si tratta di far cambiare scuola di pensiero alle persone, ma di mostrar loro quello che anche noi un giorno, nella nostra disperazione e angoscia, abbiamo ricevuto gratuitamente per mezzo della persona, dell’opera e della parola del Signore Gesù: “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, il solo vero Dio, e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17:3).


(1. continua)

Jonathan Benatti
(Assemblea di Rimini)


Note

1. Di questo si tratterà nel secondo articolo su questo libro, a riguardo dei quattro vangeli. Per ora accenniamo che c’è una accademia in particolare, il “Jesus Movement”, che ha redatto una edizione “critica” dei vangeli, aggiungendo ai quattro vangeli canonici presenti nelle nostre Bibbie, il cosidetto vangelo di Tommaso. A questo pseudo-vangelo è stato dato più peso degli altri, in quanto, secondo questi studiosi, in esso sarebbero contenute la maggior parte delle affermazioni vere di Cristo.
2. Bisogna fare attenzione a non confondere il termine gnostico con il termine agnostico. Benché simili essi hanno due filosofie diverse alla base. Lo gnostico è un seguace della Gnosi, la quale afferma che esiste una forma di conoscenza superiore attraverso la quale l’uomo può compiere la sua salvezza. L’agnostico afferma invece che non ci sono prove razionali (ovvero secondo quello che la ragione dell’uomo e la sua intelligenza richiedono) e fatti scientifici che dimostrino l’esistenza o la non esistenza di Dio. L’agnostico quindi alla domanda “Esiste Dio?” risponderà che non lo possiamo sapere.
3 Pneumatikos in greco significa “spirituale”, e nel Nuovo Testamento ha il significato di persona che cammina secondo lo Spirito Santo.
4. Il Demiurgo è una figura nota nella filosofia greca e in particolare in quella platonica. Platone sostenva che il Demiurgo fosse una sorta di semi-divinità la quale aveva plasmato la materia in base a dei modelli ideali chiamati appunto “idee”.
5. Con il termine attributi eterni o attributi “incomunicabili” si intendono, nella teologia, quelle caratteristiche proprie della persona di Dio come l’onniscenza, l’onnipresenza, il fatto di essere eterno, immutabile, infinito, assolutamente perfetto.
6. Il verbo nel greco è la base del nostro termine esegesi, che letteralemten significa “tirar furi”, ovvero far conoscere, rivelare; Gesù ha rivelato il Padre, il suo carattere, la sua persona.
7. Harold O.J. Brown “Heresies: the image of Christ in the mirror of heresy and orthodoxy from the apostles to the present” (Eresie: l’immagine di Cristo nello specchio dell’eresia e dell’ortodossia dal tempo degli apostoli fino ai giorni nostri); ed. Baker book house.
8. Cfr. Francis Schaeffer “The God who is there” IVP; in particolare il capitolo 1.