Un problema pratico da non sottovalutare
RICORRENZE FESTIVE:
QUALE
COMPORTAMENTO?
In questi giorni impazza il Carnevale; ci siamo lasciati alle spalle da poco le festività natalizie; fra un paio di mesi arriverà la Pasqua... Il nostro cammino è cadenzato da ricorrenze annuali nelle quali siamo, nolenti o volenti, in qualche modo coinvolti. Come vivere questi momenti senza compromessi? E, soprattutto, come aiutare i nostri figli a viverli con equilibrio e discernimento?
Come vivere
ricorrenze non bibliche?
Settembre 2005
Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà (Proverbi 22:6)
Caro Paolo,
siamo ormai giunti anche per questanno alla fine delle vacanze, periodo per i nostri ragazzi di riposo,ma anche di crescita spirituale, vista la possibilità di frequentare Campi biblici e visitare famiglie di credenti che in altri momenti dellanno non è possibile vedere a causa della distanza.
Un nuovo anno scolastico è ormai alle porte, ma insieme ad esso anche gli annosi problemi che puntualmente si ripropongono
e non parlo certamente di quelli legati al profitto scolastico. Essendo insegnante oltre che papà sai benissimo quanto i programmi scolastici delle materne, elementari e medie siano legati alle scadenze cattoliche e quanto i nostri figli volenti o nolenti corrano continuamente il rischio di essere coinvolti in iniziative molto lontane dalle verità bibliche.
A tutto questo però si può ovviare spiegando certe cose ai ragazzi e chiarendo le proprie posizioni agli insegnanti: ed è quello che con laiuto del Signore in questi anni come genitori ci siamo impegnati a fare.
Ma a questo punto si propone un altro tipo di problema: cosa dire ai nostri figli se in alcune case di credenti durante il periodo natalizio troviamo lalbero o il presepe? Cosa dire se alcuni figli di credenti partecipano a feste di Carnevale (ad Halloween non voglio neanche pensarci!!)? Come motivare il buona Pasqua ricevuto da qualche fratello?
Sia ben chiaro che non è mia intenzione puntare il dito dato che come dice il Signore non vi è nessun giusto, neppure uno o anche perciò, chi si pensa di stare diritto, guardi di non cadere: vorrei semplicemente che fosse fatta un po di chiarezza su questi punti e, se non chiedo troppo, che fossero date delle direttive comuni da seguire.
Ho molto timore a chiedere questo perché so che qualcuno potrebbe controbattere con le più svariate motivazioni del tipo Come faccio a spiegare a mio figlio che queste cose non si fanno: è ancora troppo piccolo; si sentirebbe escluso dagli altri oppure Il Signore lo sa che per noi è solo un gioco, una cosa esteriore e anche Sono cose personali che ognuno deve fare a propria discrezione: eventualmente ne risponderò direttamente.
La mia personale opinione è che questi diversi atteggiamenti possano portare i bambini e i giovani ad una pericolosa confusione, creando poi una sorta di licenza a comportarsi seguendo le proprie convinzioni o meglio le proprie convenienze.
Un abbraccio forte nel Signore da me e dalla mia famiglia
Lettera firmata
Tre problemi in uno
Sono passati almeno cinque mesi da quando ho ricevuto questa lettera. Se rispondo solo ora non è certo perché ho sottovalutato il problema sollevato dalla cara sorella che ci ha scritto; semplicemente non sempre si riesce a fare tutto quello che si vorrebbe. Chiedo perciò scusa per questo ritardo!
Comprendo molto bene il disagio e la sofferenza che si prova quando, nellaffrontare unidentica situazione, vengono espressi e vissuti da parte dei credenti comportamenti diversi. È la stessa sofferenza di cui parlo nelleditoriale pubblicato in questo stesso numero. È una sofferenza che certamente non sarà superata con il contenuto di questa lettera. È una sofferenza, però, che dovrebbe spronarci a ricercare con maggiori impegno e responsabilità la volontà del Signore, attraverso uno studio sempre più puntuale ed attento della sua Parola ed una ricerca dellilluminazione e della guida del suo Spirito.
Il problema di fondo posto dalla lettera riguarda gli atteggiamenti ed i comportamenti da assumere davanti alle festività ricorrenti ogni anno, Natale, Carnevale, Pasqua, Halloween.
Un problema che ne sottintende altri:
a. La partecipazione dei propri figli alle attività scolastiche centrate sulla celebrazione di queste ricorrenze.
b. La relazione dei nostri figli con i figli di genitori credenti che hanno deciso di assumere comportamenti diversi rispetto a quelli assunti da noi.
c. La pericolosa confusione che può nascere, quando si testimonia che le proprie scelte possano essere frutto di convenienze e non di convinzioni.
A scuola
È vero: in quasi tutte le scuole, soprattutto in quelle dellinfanzia (materne) e primarie (elementari), sembra che il programma didattico annuale sia scandito dalle ricorrenze religiose. Mi ricordo che qualche anno fa, in un momento di esasperazione, mi rivolsi ad alcune colleghe: Ma, se vi togliessero Natale, Pasqua e Carnevale (oggi, ahimé, anche Halloween) non sapreste più cosa fare a scuola?. Ovviamente la mia domanda era frutto di una provocazione. Volevo, infatti, far notare che, se è vero che il programma scolastico deve tener conto del contesto familiare e sociale nel quale si sviluppa e non può quindi trascurare certe ricorrenze, è altrettanto vero che in questo modo linsegnamento della religione cattolica non si limita alle due ore settimanali (già di per sé unenormità), ma si estende in modo trasversale in quasi tutte le discipline, raggiungendo un monte orario non quantificabile.
Il problema che ne nasce è evidente: anche se i nostri figli non si avvalgono dellinsegnamento religioso cattolico, sono costretti ad avvalersene quando esso si presenta nelle altre discipline scolastiche.
Si può (e si deve!) ovviare nel modo indicato nella lettera e cioè spiegando certe cose ai ragazzi e chiarendo le proprie posizioni con gli insegnanti. Ma non sempre cè comprensione da parte degli insegnanti, anche quando si è ben conosciuti. Ricordo ancora la delusione di mia figlia, quando a tre anni portò alla maestra un mazzolino di fiori da lei raccolto nei campi e la maestra (come se non mi conoscesse!!) laccompagnò a metterli ai piedi di una statua della madonna! Episodi di questo genere sono purtroppo ancora oggi allordine del giorno. I nostri figli devono essere perciò preparati ad affrontarli. Imparare gradualmente che la religione propone insegnamenti e comportamenti diversi da quelli contenuti nella Bibbia li educherà ad aprire gli occhi e ad avere un giusto atteggiamento critico.
Ma che fare quando a scuola si celebrano il Natale e la Pasqua? Dobbiamo fare in modo che i nostri figli siano totalmente estraniati e che vivano la loro diversità attraverso lisolamento e lemarginazione? Assolutamente no! La diversità devessere espressa attraverso un modo diverso di parlare degli eventi della vita di Gesù che a Natale e a Pasqua si ricordano. Insieme ai nostri figli dovremmo trovare il modo di trasformare questi problemi in occasioni: occasioni per testimoniare, per rivelare la vera accoglienza che Gesù desidera dalluomo Quanto sarebbe bello se i nostri figli esprimessero a scuola la gioia che vivono in famiglia quando vi vedono rinascere ed agire ogni giorno la presenza di Gesù risorto e vivente!! Questa diversità, per la quale spesso ci preoccupiamo soltanto a Natale e a Pasqua, dovrebbe essere ricercata ed espressa ogni giorno.
Che fare poi a Carnevale?
Personalmente ho sempre avuto la convinzione che fosse necessario fare una distinzione fra il Carnevale come festa pagano-religiosa, creata come preantidoto allapparente rigorismo morale della quaresima, ed il Carnevale a scuola. Una cosa cioè è la baldoria sfrenata del Carnevale di Venezia e delle sfilate di Viareggio, dove ci si scatena spesso nel più assoluto anonimato e dove si vive il piacere come momento di evasione fine a sé stesso; altra cosa è la festa di Carnevale a scuola, se la si vive come una festa della creatività (senza maschere costose ma costruite in classe), del gioco e dei colori. Insomma cè Carnevale e Carnevale. Dovremmo fare in modo di guidare i nostri a capire quando la loro partecipazione al Carnevale rischia di non essere più momento di creatività. di gioco e di colori per trasformarsi in qualcosa di non più tollerabile. È qui che dovremmo educarli a saper porre dei paletti alle loro scelte ed al loro comportamento.
Differenze e confusione
Quando ci troviamo poi davanti a comportamenti diversi dai nostri, è bene ricordare che ciascuno di noi renderà conto di sé stesso a Dio (Ro 14:12).
Cito questo principi per sottolineare che, fra i tre esempi di giustificazione del proprio comportamento citati nella lettera, il terzo esempio (Sono cose personali che ognuno deve fare a propria discrezione, eventualmente ne risponderò direttamente) è biblico. È vero: nelle questioni in cui non sono poste in gioco le dottrine fondamentali della Parola di Dio, esiste una libertà (e di conseguenza anche una responsabilità!) personale.
Uno stima un giorno più di un altro; laltro stima tutti i giorni uguali; sia ciascuno pienamente convinto nella propria mente (Ro 14:5). È bene però ricordare che in questo capitolo lapostolo Paolo ripete più volte lespressione per il Signore, volendo indicare con questo che ogni nostra singola scelta come figli di Dio non può prescindere dal desiderio (e dallobbiettivo!) di compiere la volontà del Signore.
Dobbiamo ricordare inoltre che ciò che è bene per noi (quindi le nostre scelte) non deve diventare oggetto di biasimo o motivo per cui il mio fratello è turbato (Ro 14:15-16 e tutto il contesto). Questo ci ricorda limportanza, sopratutto nella realtà della chiesa locale, di condividere con gli altri i propri orientamenti e le proprie scelte, in modo da evitare quelle piccole diversità che spesso diventano, ahimé, fonte di pettegolezzi, di giudizi reciproci, di maldicenze.
Lalbero di Natale, il costume creato per mio figlio o un saluto augurale, come quello citato nella lettera, non devono mai diventare cioè né motivo dinciampo né occasione di caduta.
In questo modo eviteremo anche di provocare confusione nella mente dei nostri figli ed in quella dei credenti più deboli, esprimendo la più importante delle convinzioni che dovremmo sempre con chiarezza esprimere: quella dellamore.
Paolo Moretti