Per non dimenticare
LE ASSEMBLEE
NEL MODENESE:
GLI INIZI
Abbiamo ricevuto dalla chiesa di Modena via Di Vittorio una testimonianza sui primi sviluppi della presenza delle Assemblee nel modenese. Di questo scritto, che volentieri pubblichiamo, è stato autore il fratello Silvano Casolari, che per anni ha operato come servitore a pieno tempo nella zona insieme alla moglie Liliana, particolarmente nella città di Pavullo sul Frignano. Nel leggerla, si deve tenere presente che si tratta di una testimonianza scritta prima del1996 (anno in cui Silvano Casolari fu chiamato alla presenza del Signore).
Gli inizi
La testimonianza della chiesa ebbe inizio nel 1943 per mezzo di due famiglie, Barozzini e Paltrinieri, rimpatriati dalla Francia, dove non potevano più vivere perché lItalia aveva dichiarato guerra a questa nazione. Queste famiglie erano originarie del modenese: appena rientrate, si stabilirono a Modena in Via delle Rose.
Dopo alcuni mesi, il Comune di Modena assegnò alla famiglia Barozzini un appartamento nelle case popolari, ma essendo vicine alla stazione dei treni, furono le prime ad essere bombardate dagli Americani. Così questa famiglia fu costretta a sfollare trovando asilo in montagna in una casa della famiglia Bedini, a Casa Camerieri di Monfestino.
I genitori di queste due famiglie ed alcuni loro figli si erano convertiti al Signore poco prima di ritornare in Italia dalla Francia. Là si erano battezzati ed avevano fatto parte della chiesa evangelica di Cannes-La Bocca.
Nonostante la guerra e la miseria di quegli anni, la loro fede non venne meno. Si ritrovavano di tanto in tanto per adorare il Signore nelle loro case, senza tenere conto dei pericoli e di tutta la strada che bisognava fare a piedi.
Non volendo tenere solo per sé questo tesoro, il fratello Ettore Barozzini cominciò a testimoniare ai suoi fratelli in carne e uno di loro, Roberto, si convertì insieme alla moglie Domenica.
Cominciarono così le prime riunioni nelle famiglie. Sempre a causa della guerra, Roberto Barozzini e la sua famiglia dovettero trasferirsi da San Venanzio in un casolare sperduto del Comune di Serramazzoni, Casa Sasso, e lì ci fu il primo contatto con la famiglia Casolari, nellestate del 1943.
Verso la fine del 1943, Artemio, fratello di Ettore, venne da nostro padre, Romualdo Casolari, per chiedere alloggio come sfollato per paura dei bombardamenti, dato che casa nostra era lontana dalla città e dalle strade principali. Con il suo consenso Artemio venne ad abitare da noi con tutta la famiglia. Durante linverno, Artemio propose di leggere la Bibbia, un libro completamente sconosciuto alla famiglia Casolari, poiché a quel tempo ne era proibita la lettura; chi la faceva rischiava di essere scomunicato dalla Chiesa Cattolica. Artemio, a quel tempo, non conosceva ancora il Signore come Salvatore, ma avendo ricevuto una Bibbia dal fratello ritornato dalla Francia, pensò di condividerne la lettura senza dare alcuna spiegazione. Così per amicizia e per curiosità si iniziò a leggere la Bibbia.
Questa lettura provocò grande interesse anche nelle persone del vicinato e suscitò in tutti il desiderio di comprendere meglio quelle belle parole così che Artemio propose di invitare suo fratello Ettore, amico dinfanzia di Romualdo, per aiutarci a capire queste verità sconosciute fino a quel momento.
Fin dalle prime volte che Ettore ci spiegava le Scritture la luce cominciò a penetrare nei nostri cuori e, con il passare del tempo, ci furono alcune conversioni: prima il nostro padre (Romualdo), poi la matrigna, quindi i due figli: Silvano e Giuseppe.
Pur trovandoci nella miseria e nella guerra, eravamo felici e fiduciosi che il Signore ci avrebbe protetti e in almeno tre occasioni abbiamo potuto sperimentare la fedeltà di Dio assistendo a dei veri miracoli.
Il giorno più lungo
Lultimo giorno del 1943, il 31 dicembre, nostro fratello Enrico si trovava per caso di passaggio in famiglia, perché era nei partigiani in montagna. Quella sera mangiammo tutti insieme, poi andammo a dormire. Non avendo un letto per tutti, noi più grandi dormivamo nella stalla. Alle cinque del mattino del primo gennaio 1944 ci svegliammo sentendo delle strane voci intorno alla stalla: eravamo circondati dai tedeschi!
Eravamo tutti molto preoccupati a causa della presenza di Enrico, che indossava la divisa di un paracadutista inglese. Rimanemmo circondati dalle cinque del mattino fino alle tredici del pomeriggio. La nostra matrigna ci portò da mangiare un po di pane e formaggio dentro un cesto con alcune pannocchie di granturco sopra.
Nostro padre quel mattino singinocchiò pregando per la nostra liberazione e anche noi pregavamo nella stalla. Il Signore rispose.
Durante quella lunga giornata i tedeschi andarono in ogni luogo della casa dal solaio alla cantina, ma non entrarono in quella stalla dove eravamo noi. Questa fu la prima manifestazione della grazia di Dio sopra la nostra famiglia.
Il rifugio nella stalla
In seguito, da uomini di poca fede, dicemmo a noi stessi: Facciamo un rifugio nella stalla. Così se ci capita che i tedeschi vengono unaltra volta, Enrico può nascondersi là. Il rifugio fu costruito svuotando una mangiatoia e venne fuori un nascondiglio perfetto!
Un giorno al mattino si sentì la mitragliatrice sparare nelle vicinanze ed Enrico, che si trovava a casa, corse subito a nascondersi nel rifugio. Verso le nove del mattino tutto sembrava tranquillo; non si sentiva né si vedeva niente.
Allora nostro padre, avvicinandosi al rifugio, disse ad Enrico che poteva uscire per fare colazione. Ma appena si mise a tavola per mangiare, una ragazza che abitava nella casa di fianco si precipitò in cucina dicendo che i tedeschi erano nel cortile.
A quel punto il rifugio non serviva a niente perché per entrarci sarebbe stato necessario passare dove si trovavano decine di tedeschi, così Enrico salì in una camera.
La prima cosa che fecero i tedeschi fu quella di entrare nella stalla dove non erano entrati la volta precedente, ma non entrarono nella stanza dove si trovava Enrico.
Questa volta non fu possibile inginocchiarci per pregare, ma dal nostro cuore salivano preghiere perché ci liberasse, ed il Signore, nella sua fedeltà, ci protesse anche questa volta.
Se avessero trovato Enrico, avrebbe rischiato la fucilazione sul posto oppure, come minimo, la deportazione in Germania e chi sa che fine avremmo fatto noi.
Il rifugio nella caverna
Una terza prova della presenza di Dio si manifestò nella nostra famiglia verso la fine della guerra quando, pensando che il fronte passasse proprio lì da noi, nostro padre pensò di costruire un rifugio in caso di bombardamento. Essendoci nelle vicinanze una caverna, pensò di fare una seconda uscita in caso che quella normale fosse chiusa. Così lavorammo per diversi giorni. Ma mentre eravamo impegnati in quel lavoro, il fratello Ettore Barozzini venne a trovarci e così gli spiegammo il nostro piano. Allora egli ci disse: Guardate che un rifugio costruito dalluomo sarà sempre precario e poco sicuro. Perché non mettete la vostra fiducia nel Signore? Lui può essere il vostro rifugio.
Dopo poco tempo, nel mese di febbraio o marzo 1945, una mattina si sentì di nuovo cantare la mitragliatrice nelle vicinanze. Insieme a nostro padre corremmo subito verso il rifugio, ma al momento di entrarvi una voce ci suggerì di non fidarci di quel luogo e, perciò, ci dirigemmo invece verso la collina di fronte. Nascosti nei boschi, potevamo osservare tutta lavanzata del rastrellamento fatta dai tedeschi i quali, arrivati al rifugio, piazzarono fuori una mitragliatrice e si misero a sparare nella piccola apertura. Se noi fossimo stati allinterno del rifugio, non saremmo qui oggi a raccontare lepisodio!
Queste esperienze ci insegnarono che Dio è un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle distrette (Sl 46:1) e fin da quel momento ci furono preziose le parole del Salmo 40: Io ho pazientemente aspettato lEterno, ed egli si è inclinato a me ed ha ascoltato il mio grido. Egli mha tratto fuori da una fossa di perdizione, dal pantano fangoso; ha fatto posare i miei piedi sulla roccia, ed ha stabilito i miei passi.
Il dopoguerra
Finita la guerra, cominciammo a fare delle riunioni regolari a casa di Ettore Barozzini a Monfestino. Da Sasso, dove noi abitavamo, ci volevano due ore e mezzo per andarci a piedi ed altrettanto per tornare a casa, ma la gioia di aver conosciuto un Salvatore così meraviglioso era così grande che non sentivamo affatto la distanza.
In seguito iniziammo a riunirci a casa di Artemio Barozzini a Svolta di S. Venanzio che si trovava a circa unora a piedi.
A quel tempo le conversioni furono numerose in seguito a riunioni pubbliche e contatti a tu per tu e nel settembre del 1946 ci furono i primi battesimi. Alcuni fratelli di fuori, avendo preso a cuore questo gruppo nascente, ci visitarono abbastanza regolarmente, fra questi, i fratelli Cesare Ronco, Loris Bolognesi, Fausto Megazzini, Dario Cremonini, Antonio Belli ed altri più saltuariamente.
Il primo sforzo evangelistico ebbe inizio alla fine del 1947 in un cinema di Maranello con delle conferenze pubbliche. Come risultato si convertirono quattro persone: Toni Adelfo, Primo Ferrari, la moglie Anna Magnani e Nerina Ferrari. Altre famiglie furono aggiunte alla chiesa durante quei primi anni, alcune purtroppo solo per interesse economico, perché dallAmerica ricevevamo, come chiesa evangelica, dei beni in natura come formaggio, pasta, zucchero e anche dei vestiti.
Avendo trovato lavoro nelle ceramiche, nel 1948 alcune famiglie si spostarono verso Sassuolo. Così per alcuni anni le riunioni si facevano sia a S. Venanzio che a Sassuolo. In quegli anni alcuni di Sassuolo si convertirono: Taglini Virginio, Tosi Aldo, Piccinini Celeste. Questultimo fratello, pochi mesi dopo la sua conversione, ci lasciò per la Patria Celeste. Fu fatto il primo funerale evangelico delle Assemblee nella provincia di Modena.
Nel 1953 arrivò la prima coppia di missionari, Arturo e Erma Wiens con la loro primogenita Shirley. Si stabilirono nella città di Modena con lintenzione di cominciare una nuova testimonianza, ma inizialmente frequentarono la chiesa di Sassuolo per alcuni anni.
Nel 1953 si cominciarono delle riunioni a Fiorano Modenese in casa della famiglia Casolari in Via Camporosso e in casa della famiglia Ferrari in Via del Santuario 11; così ebbero inizio le riunioni infrasettimanali. Con laiuto di alcuni credenti, nel 1955 si aprì la prima sala evangelica nella città di Modena; la prima sala fu presa in affitto in Via Carlo Sigonio per poi trasferirsi in Via Peretti.
Prime esperienze di testimonianza
Avendo io e mio fratello Giuseppe ricevuto la salvezza per grazia quando eravamo ancora giovani, i nostri amici notarono subito un cambiamento nella nostra condotta e nel nostro linguaggio. Ci chiedevano cosera successo nella nostra vita. Eravamo tanto ripieni del primo amore cristiano che ovunque ci trovavamo non potevamo fare a meno di parlare del nostro Salvatore.
Una sera fummo invitati dai nostri amici a partecipare ad un incontro di catecumeni che si teneva in parrocchia a Montagnana; pur essendo molto giovani nella fede e anche nella conoscenza, accettammo linvito. Ci trovammo in una grande stanza intorno ad un tavolo; a capo stava il parroco, Don Peri, uomo autoritario ed alto con una certa imponenza.
Allinizio di quellincontro ci sentivamo un po imbarazzati, ma poi il Signore ci diede tanto coraggio e sperimentammo quella sera le parole di Gesù: E quando vi meneranno per mettervi nelle loro mani, non siate innanzi in sollecitudine di ciò che avrete a dire, ma dite quel che vi sarà dato in quellora; perché non siete voi che parlate, ma lo Spirito Santo (Mr 13,11).
Mentre il prete insisteva su Pietro come il primo papa, gli dissi: Guardi che Gesù non parlò per primo con Pietro, ma con suo fratello Andrea. Ad un tratto, abbiamo visto quel prete sudare e rivolgendosi a quei catecumeni disse: Questi due sanno più dellEvangelo in qualche mese che voi in tutto un anno!. Certo, non eravamo noi che parlavamo, ma lo Spirito Santo che Dio ci aveva dato.
A quel tempo era proibito al popolo leggere la Bibbia senza lautorizzazione del clero, così la gente la leggeva un po' di nascosto. Si diceva che il popolo non poteva capire; di conseguenza lavrebbe interpretata male, ma a noi ogni giorno che la leggevamo lo Spirito Santo faceva scoprire delle nuove verità che non si potevano interpretare in modi diversi.
Una volta abbiamo vissuto un momento difficile avendo regalato un Nuovo Testamento ad una signora. In seguito, ci fece vedere delle pagine di quel Nuovo Testamento strappate dal suo confessore dicendole che erano false.
Spesso venivamo fermati per discutere con persone sulle piazze e nelle strade. Anche se era un po difficile rispondere a tutte le domande, era un buon mezzo per evangelizzare.
Quando si cominciò a fare delle riunioni regolari per le persone che ci conoscevano, ci fu un certo interesse e curiosità, ma nello stesso tempo anche disprezzo perché avevamo rinnegato gli insegnamenti dei nostri antenati e lasciato la Madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Non conoscendo i veri motivi della nostra scelta, venivamo spesso derisi e additati come delle persone strane. Alcuni di quelli che iniziarono a frequentare le riunioni non riuscirono a sopportare quel disprezzo e ritornarono a vivere come prima.
Quando si fecero i primi battesimi per immersione, la notizia fu sconvolgente per le persone che spiavano la nostra fede. Ne furono dette di tutti i colori. Addirittura che ci battezzavamo nudi, portando una croce sulle spalle, e dicevano: Questi sono i protestanti!.
Contro queste dicerie eravamo obbligati a difenderci, ma dobbiamo ammettere che non sempre agimmo con amore. Erano altri tempi e levangelizzazione, a volte, consisteva nel fare dei contraddittori, anche in pubblico, per dimostrare la veracità della Bibbia.
A Sasso Marconi (BO), una sorella in fede aveva espresso il desiderio che il suo funerale fosse fatto in modo semplice da fratelli evangelici.
Alla porta di quella casa, dove eravamo stati invitati per il funerale, trovammo il prete scortato dai Carabinieri con lordine di non permetterci di fare il funerale.
A quel punto non potemmo imporci. Accompagnammo la nostra sorella al cimitero come semplici amici.
A quel tempo i credenti hanno sofferto. Essendoci scarsità di lavoro, quando un padrone assumeva degli operai, chiedeva al parroco per avere informazioni sulle persone. Quando sentiva che qualcuno era di unaltra religione, spesso la domanda veniva rifiutata.
Dal 1955 al 1996
Nel 1955 si contavano 34 credenti in tutta la provincia di Modena ed anche se eravamo un po dispersi di qua e di là, il maggior numero abitava nella zona tra Maranello e Sassuolo.
Negli anni dal 1955 al 1960 si fecero delle distribuzioni di opuscoli con una cedola che offriva gratuitamente un Nuovo Testamento e un corso biblico per corrispondenza. Molte persone furono interessate e con quel mezzo incominciammo a visitare le persone che mostravano più interesse. Ci furono delle conversioni sia in pianura che in montagna. I due opuscoli maggiormente usati erano: Il Vero Cristiano e Il tuo più Grande Amico.
Spesso si approfittava delle fiere o dei giorni festivi per fare delle distribuzioni.
Alcuni fecero dei corsi biblici per corrispondenza e questi furono maggiormente seguiti con visite a casa o per corrispondenza.
Nel 1960 lopera si allargava con larrivo di unaltra coppia di missionari, Abramo e Mary Ulrau con la piccola Marcia, provenienti dal Canada.
Si stabilirono a Pavullo nel Frignano. Il loro impatto con la realtà di quel tempo in un luogo dove non cerano credenti se non a distanza di 30 chilometri, non fu facile, ma dopo pochi mesi si fecero degli amici, poi qualche persona persino si convertì.
Il primo fu Francesco Manfredini, uomo già anziano di 73 anni, ma con una grande fede e determinazione. In quegli anni alcuni pavullesi si convertirono in Belgio e anche se venivano a Pavullo solamente durante le vacanze, portavano una buona testimonianza fra i loro parenti. Questo fu di incoraggiamento per lopera nascente.
Nel 1961 anche a Vignola si cominciò a fare delle riunioni in case private. Allinizio ci ospitava la famiglia Gianarola, poi in seguito la famiglia Izeppi Savino. Dopo un anno anche Silvano e Liliana Casolari, appena sposati, andarono ad abitare a Vignola, ma la loro permanenza a Vignola durò soltanto otto mesi. Essi decisero di lavorare insieme ai missionari di Pavullo, Abramo e Mary Ulrau. Così nellottobre 1963, la famiglia Casolari si trasferì a Pavullo, ritenendo che fosse più biblico essere in due ed aiutarsi a vicenda nelle riunioni che si tenevano quasi ogni sera nelle case; in seguito si cominciò il lavoro con una bancarella nei mercati.
Anche se lentamente, lopera andava avanti. Nel 1965 nella provincia si contavano 50 credenti più i missionari. Era molto bello quando si aveva la possibilità di fare degli incontri fraterni: era una vera festa incontrarci e godere insieme la comunione fraterna.
Anche a quei tempi non mancarono le prove. Alcuni, pur avendo fatto professione di fede, ritornarono nel mondo e questo per gli altri fu motivo di scoraggiamento.
Il 1° ottobre 1961 a Modena fu fondata Voce della Bibbia. Con molto interesse si cominciò ad ascoltare le trasmissioni su Radio Montecarlo (onde corte). Era una novità poter ascoltare la Parola di Dio alla radio. Subito ci furono degli ascoltatori interessati e solo il Signore conosce il frutto di quel prezioso lavoro. Le trasmissioni erano curate da Gian Nunzio Artini e Erma Wiens.
Nel 1967 per cagione di salute i missionari Ulrau dovettero lasciare lItalia e in un qualche modo lopera subì un po di arresto. I mezzi che avevamo erano pochi ed erano pochi anche quelli che simpegnavano nellopera del Signore.
Per il fatto che gli uffici di Voce della Bibbia si trovavano nella città di Modena, alcuni credenti da fuori vennero ad abitare in città, come la famiglia di Remo Dosi, Lidia Comune, Valeria Brentan, Anna Roba, Nerina Ferrari, e altri venuti da altre parti dItalia e dallestero. La chiesa di Modena, Via Peretti, si moltiplicava. Diversi giovani si convertirono in quegli anni, così che dal 1967 al 1977 i credenti della provincia raddoppiarono.
Lopera progrediva in montagna come anche in pianura. Alcuni convertitisi allestero ritornano a vivere nella provincia arricchendo la comunione fraterna.
Nel 1979, il fratello Pietro Anselmo, che aveva cominciato unopera di assistenza per persone anziane a Bologna, si trasferì a Pavullo con nove persone anziane. Il suo lavoro fu apprezzato da tutti i credenti della provincia.
Egli gestiva una casa di accoglienza non solo per i residenti, ma anche per diversi credenti che venivano a visitare Pavullo. Curarsi di persone anziane, non è un compito facile e anche in questo campo le cose non furono sempre facili per certe vedute discordanti.
Purtroppo, la Regione Emilia-Romagna detiene un triste primato di separazioni di chiese e a Modena e provincia non siamo stati risparmiati. Parlare di motivi di separazione non mi sembra il caso, anche perché non sono al corrente di tutti i problemi. Se mi è concesso di esprimere la mia opinione, sono dellavviso che le divisioni sono nocive alla testimonianza, a meno che non si abbia a che fare con false dottrine o con singole persone che camminano disordinatamente.
Lopera di Dio continua...
Nonostante le nostre miserie umane, lopera è continuata. Nuove chiese si sono formate. Data la necessità di mano dopera, diversi credenti del sud Italia sono venuti ad abitare nella provincia. Così abbiamo visto nascere le prime chiese pentecostali: la prima a Maranello, poi Sassuolo, Modena e Pavullo.
Negli anni 1980-85 altri missionari vennero a lavorare nella provincia per aiutare alcuni. La famiglia Maith a Carpi, la famiglia Colessano a Vignola con Mary Ellen Penrod che lavorava tra i bambini delle scuole domenicali, Tommaso Calder a Castelvetro e Filippo Schroeder con la sua famiglia a Savignano.
Nello stesso periodo Abramo e Mary Ulrau ritornarono a Modena per un anno. In quegli anni a Pavullo ci sentivano incoraggiati per questo piccolo esercito che si muoveva nella provincia, ma purtroppo durò per poco tempo. In pochi anni, per ragioni diverse, quasi tutti questi missionari lasciarono la provincia e ci siamo trovati a lottare in pochi nel combattimento contro le forze del nemico.
Il Signore protegge la sua Chiesa e le forze dellinferno non la potranno mai vincere.
Le campagne devangelizzazione con le tende e le conferenze sulle piazze portarono frutto per molti anni. Diverse persone si convertirono per questi mezzi e le chiese ne trassero beneficio per limpegno che si prendevano anche a livello di comunione e collaborazione fraterna.
LEvangelo diffuso attraverso
la radio e attraverso la stampa
Con i nuovi metodi di informazione, questo lavoro con le tende fu accantonato perché ora pochissime persone entrerebbero in una tenda per ascoltare lEvangelo.
La pubblicazione di un giornalino mensile per ragazzi, Il Traguardo, aveva avuto inizio nel 1966 curato da Zia Erma e poi in seguito fu portato avanti a cura della casa editrice UCEB di Fondi (LT).
Essendo Voce della Bibbia anche casa editrice, nel 1969 iniziò a pubblicare dei libri come, ad esempio, La Storia Più Bella: la Bibbia.
Nel 1971 è nato Una Parola per Oggi, un calendario a blocchi che ora è ben diffuso in tutta lItalia con una tiratura di 130.000 copie.
Nel 1977 Voce della Bibbia cominciò a trasmettere i suoi programmi su FM; questa fu una grande risposta alle preghiere di molti credenti.
In seguito, il settore stampa fu affidato al CEM (Centro Evangelico Modenese) con sede a Modena, mentre Voce della Bibbia si trasferì in provincia, a Formigine, dove svolge un ministero allargato approfittando dallopportunità di costruire delle stazioni radio in tutto il territorio nazionale per la trasmissione di programmi evangelici.
Dal 1994 si è formato un piccolo comitato con lo scopo di riunire periodicamente tutti i credenti della provincia con incontri denominati Koinonia. Così ci incontriamo due o tre volte allanno per godere insieme la comunione fraterna e fare evangelizzazione.
Attualmente nella provincia di Modena ci sono 47 Comuni; in 32 abita almeno un credente che conosciamo.
Silvano Casolari