Una realtà su cui riflettere

LA MINACCIA
DEL RELATIVISMO

I discepoli di Cristo sono chiamati oggi, con sempre maggior frequenza, a confrontarsi con proposte che, pur nascendo da un dichiarato rispetto per l’ispirazione verbale della Scrittura, esprimono un desiderio latente di sostituire ai suoi insegnamenti, non sempre facili da comprendere e da accettare, idee e concetti indubbiamente più gradevoli ed accettabili, ma frutto della sapienza umana. Qui non ci troviamo più soltanto davanti al pericolo, più volte denunciato del pluralismo, ma davanti a quello conseguente ed altrettanto grave della relativizzazione umana della verità divina.


Le insidie
di un liberalismo rispettabile

Mi sono deciso a scrivere questo articolo nella convinzione che sia necessario affrontare quella che oggi più che mai rappresenta una seria minaccia per la Chiesa del Signore Gesù Cristo.
Se da un lato infatti mi rattrista parlare di aspetti poco edificanti, dall’altra sento un forte peso per un pericolo strisciante che mi sono trovato a dover riconoscere in me e combattere.
Si tratta di quello che chiamo “liberalismo di fatto” in contrapposizione ad un “liberalismo ufficiale” che ormai i più hanno imparato a discernere ed evitare.
Qualsiasi forma abbia assunto quest’ultimo nella storia, sia che parliamo delle sue tendenze più estreme, quali la filosofia della “demitologizzazione” di R. Bultmann, sia che facciamo riferimento a quelle più miti e mascherate della neo-ortodossia di K. Barth, esso ha sempre negato l’inerranza e l’ispirazione verbale (scritta) della Scrittura. Questo errore ha costituito la chiara spia di una deriva da cui tenersi alla larga.
Esiste tuttavia un liberalismo che si è insinuato in modo più sottile nella Chiesa e contribuisce in modo deciso a minarne le fondamenta.

Esso si cela infatti dietro a nomi rispettabili ed aggettivi rassicuranti (quali “evangelico conservatore”), si traveste assumendo un sembiante di verità, riconoscendo alcune delle affermazioni dottrinali cardine, fra cui l’autorità della Scrittura, ma introducendo ad un tempo dottrine e accademiche sofisticazioni che relativizzano lo scritto biblico riconfigurando il giusto approccio ermeneutico (interpretativo) allo stesso.


Conseguenze deleterie

Proprio qui risiede la chiave del problema: il relativismo biblico spalanca le porte alla menzogna e fiacca le gambe di credenti onesti che non trovano più la forza per credere e rimanere saldi nelle certezze della Scrittura.
La Parola stessa perde di valore e diviene per molti poco più che una sorta di palestra dove allenare la propria erudizione e alimentare una “conoscenza” che genera relativismo laddove non sia accompagnata da un atteggiamento di umiltà e sottomissione al Signore e alla sua Parola motivata dalla pietà.
Chi si macchia di questa grave colpa sarebbe certamente restio a riconoscerlo. Queste persone da un lato infatti affermano di ricorrere ad un approccio storico-grammaticale al testo, dall’altro, mentre negano le proposizioni liberali, introducono concetti irrispettosi dell’ispirazione della Parola di Dio.

L’idea di condizionamento culturale della Scrittura, aspetto senz’altro marginale e facilmente isolabile, seppur presente, diviene nelle mani di questi uomini elemento che pervade tutto il testo biblico in misura tale da rendere la sua esegesi quasi ininfluente ai fini della sua applicazione oggi.
Essi non fanno che rintracciare una serie di principi morali e teologici unitari da riapplicare alle condizioni culturali e sociali in cui versa il mondo moderno allontanandosi progressivamente da ciò che i passi realmente affermano.

Se a volte la ricerca di un principio unificante si rivela necessaria, dobbiamo guardarci dal lasciare che le tendenze culturali del nostro tempo prevarichino i chiari insegnamenti della Scrittura.
Dovremmo piuttosto cercare di influenzare il nostro tempo con le verità immutabili della Parola di Dio.


Un primo esempio:
il ruolo della donna

Per rendere maggiormente intelligibili queste parole, pensiamo all’insegnamento relativo al ruolo della donna nel disegno di Dio, con particolare riferimento al suo servizio nella chiesa.
Se è certamente vero che in Cristo non v’è più maschio né femmina, è altrettanto vero che Dio ha stabilito un ordine chiaramente distintivo per i due sessi. Di diverso avviso sono studiosi come James Packer,1 i quali ritengono che passi come 1 Timoteo 2:8-15 siano culturalmente condizionati e che l’unico parametro distintivo accettabile oggi possa essere un aspetto dottrinale quale la differenziazione fra i doni spirituali. Pertanto, secondo questi studiosi, le sorelle possono oggi ricoprire l’anzianato come anche insegnare nella chiesa, qualora posseggano i doni spirituali necessari.
È tuttavia più che evidente che il testo stesso sopra menzionato non presenta alcun elemento di condizionamento culturale (se non forse nella menzione di “trecce”), mentre fonda ogni argomentazione, fra cui l’ingiunzione alle sorelle a non insegnare né usare autorità sull’uomo (v. 12), su motivazioni di carattere interamente creazionale.


Un secondo esempio:
“l’annientamento degli increduli”

E che dire dell’eresia dell’annientamento che tanto si è propagata negli ambienti evangelici facendo vacillare la comune comprensione di molti e ridimensionando di conseguenza il senso di urgenza nell’evangelizzazione dell’uomo perduto?
Chi, come John Stott, propugna questa falsa dottrina crede che i non credenti siano annientati alla loro morte o in giudizio senza dover patire la punizione eterna.
Questa posizione si basa su premesse relativistiche che ancora una volta prescindono dal chiaro insegnamento scritturale, come possiamo riscontrare dalle parole del noto studioso inglese:
“Trovo questo concetto (la dottrina della punizione eterna) intollerabile e non capisco come le persone possano conviverci”2.
Tali parole sono indice di lontananza dalla Parola e di perdita di contatto con la santità di Dio. Viene chiamato in causa l’amore di Dio per giustificare una siffatta posizione dimenticando la realtà della gravità del peccato agli occhi del Signore e sminuendo di fatto il valore assoluto della croce.


Un terzo esempio
la favola dell’evoluzione

E ancora, il modo in cui oggi la favola dell’evoluzione ammalia i credenti e gli studiosi, influenzando anche inconsciamente chi s’accosta alla rivelazione della Genesi marca un attacco frontale alla testimonianza visibile più eccelsa della gloria e della potenza di Dio.
La parola definitiva della Scrittura in Esodo 20:8-11 circa la letteralità della narrazione della Genesi, quale creazione ex nihilo (dal nulla) in 6 giorni di 24 ore per servire da modello cronologico a Israele e all’uomo, è soppiantata da miriadi di speculazioni che non prendono le mosse dalla Scrittura, ma la adeguano alle conclusioni di quella che è “falsa scienza”3.
Questo errore finisce per intaccare lo stesso Vangelo, il quale, con Giovanni, lega indissolubilmente la realtà della creazione per opera della Parola a quella della nuova creazione che il Signore Gesù ha compiuto mediante il suo Spirito in chiunque ha creduto nel suo nome.


Un quarto esempio:
la verità soccombe all’amore

Un’ulteriore forma di relativismo si cela inoltre dietro un’idea dell’amore fraterno che antepone la necessità della comunione alla verità.
Questa è la sostanza stessa dell’ecumenismo, un livellamento della testimonianza ai meri punti unanimemente condivisi. Non v’è tuttavia amore in questo, dal momento che l’amore è sempre accompagnato dalla verità.
Il risultato di un siffatto atteggiamento altro non può essere che un inaridimento spirituale che porterà con sé a sua volta la disgregazione dei gruppi. La vera unità può essere infatti unicamente generata dallo Spirito laddove la verità di Dio è affermata con forza e dove il nome di Gesù è onorato.
Molte altre parole si potrebbero poi spendere a mo’ di monito contro gli errori della filosofia della “accessibilità” delle chiese, a detrimento di un sano insegnamento delle Scritture,4 e della dottrina della sostituzione (la Chiesa per Israele), legata com’è quest’ultima a filo doppio a tali e tante concezioni ecclesiologiche ed escatologiche errate, e prima fra tutte quelle dell’a-millenarismo e del post-millenarismo5, ma ciò che mi preme sopra ogni altra cosa fare è lanciare un richiamo ad un ritorno alle Scritture con uno spirito di riverenza e amore.

Lungi dall’auspicare un approccio legalistico alla Scrittura quale codice di regole e prescrizioni esterne da osservare, crediamo piuttosto in una Parola vivente e vera che rivendica un’ubbidienza regolata dalla grazia ed animata dallo Spirito in piena sottomissione ad ogni suo dettame quale legge incisa per sempre nei nostri cuori.

In ultima analisi, credo che il Signore ci chiami ad allertare i nostri sensi spirituali in una congiuntura tanto difficile per la Chiesa, al fine di discernere l’insidia che si nasconde dietro a qualsiasi forma di relativismo, portandoci ad un tempo a rafforzare la comunione con quei fratelli e quelle sorelle che tengono ben alta la Parola di Dio.


Filippo Falcone
(Assemblea di Villadossola, VB)



1. James Packer in Christianity Today, 11/2/1991.
2. John Stott, John Stott on Hell, in World Christian, maggio 1989, p. 32.
3. Per un compendio di vera scienza rimandiamo a John C. Whitcomb, “Origini” (Vicenza: Casa Biblica).
4. Per uno studio approfondito del tema, vd. John MacArthur, “Io…mi Vergogno del Vangelo” (Alfa & Omega: 2000).
5. Vi rimandiamo per uno studio chiaro e accurato su questi aspetti ai libri di Rinaldo Diprose, “Israele e la Chiesa” (Roma: IBEI, 1998), e Samuele Negri, “Elementi di Escatologia” (Rimini: MBG, 1997).