Denunciando le infedeltà del suo popolo e paragonando la sua relazione con Israele a quella di uno Sposo con la sua sposa, Dio sottolinea il valore del patto matrimoniale: una sottolineatura che costituisce, anche o, forse, soprattutto per noi oggi un forte richiamo. Infatti è nellintimo della vita familiare e nella nostra fedeltà al patto matrimoniale che la nostra fede è chiamata a rivelarsi e a distinguersi, in attesa del giorno del Signore, che sarà terribile per alcuni ma momento di luce e giustizia per altri.
QUARTA PARTE:
Infedeli al patto
Si suggerisce di leggere il testo di Malachia 2:10-16.
Struttura del libro
Siamo arrivati al punto culminante nella struttura del libro di Malachia, il punto centrale dellintero libro di cui riportiamo ancora una volta lo schema:
A) Dio ama il suo popolo ma odia il malvagio popolo di Edom (1:1-5)
B) Offerte contaminate: il popolo disprezza Dio (1:6-14)
C) I sacerdoti disonorano il loro ministero(2:1-9)
D) Infedeltà del popolo: il patto profanato! (2:10-16)
C) LAngelo del Patto riabilita il ministero dei sacerdoti (2:17-3:6)
B) Offerte insufficienti: il popolo deruba Dio (3:7-12)
A) Dio ricompensa i giusti ma punisce i malvagi (3:13-4:3)
Conclusione: Prepararsi al giorno del Signore (4:4-6).
Uno dei metodi più efficaci per individuare il tema di un brano biblico è quello di osservare quali sono le parole o i concetti che si ripetono.
Basandosi su questo fondamentale principio di interpretazione biblica, è piuttosto semplice indicare linfedeltà come largomento di questa sezione centrale del libro.
In questo brano, ben cinque versetti su sette mettono in evidenza la stessa idea.
Nei versetti in questione (10, 11, 14, 15, 16) vengono utilizzate delle parole che derivano tutte dalla stessa radice, parole che sono state tradotte nella lingua italiana (ci riferiamo alla versione Nuova Riveduta) come perfidi (v. 10), infede-le (v.11), slealmente (vv.14 e 15), sleali (v. 16).
Luomo è fondamentalmente infedele. Mentre Dio ama ed è fedele al patto, luomo si è sempre mostrato sleale verso il Signore e verso i suoi simili.
Le sezioni A e A ci hanno mostrato la slealtà del popolo che disprezza il Signore mettendo in dubbio le sue virtù;
le sezioni B e B hanno evidenzia-to linfedeltà del popolo e dei sacerdoti nella pratica cultuale, nei sacrifici e nelle offerte;
mentre le sezioni C e C hanno illustrato linfedeltà dei sacer-doti nel loro ministero di insegnamento e guida per il popolo e la necessità di purificazione da parte dellAngelo del Patto, lunico sacerdote veramente fedele.
In questa sezione (Infedeltà del popolo: il patto profanato) lattenzione si sposta invece sul comportamento dellin-dividuo nella sua vita coniugale, verso quella che noi occidentali chiamerem-mo vita privata.
Questa sezione, al centro della struttura, è il culmine del componimento profetico.
Siete sorpresi? Io no.
Infatti è nella vita di tutti i giorni che si gioca la partita più importante. Ed è qui, più che negli aspetti cultuali, che luomo cade e perde davanti a Dio.
MATRIMONIO
E INFEDELTÀ A DIO
Non abbiamo forse tutti un solo padre? Non ci ha creati uno stesso Dio? (2:10a).
Si tratta di un richiamo al cantico di Mosè in cui leggiamo: Non è lui il padre che ti ha acquistato? Non è lui che ti ha fatto e stabilito? (De 32:6).
La riconoscenza verso il Padre che ha formato Israele stabilendolo come suo popolo avrebbe dovuto spingerli ad usare bontà verso i propri simili a cominciare dalla propria famiglia.
Invece stava accadendo il contrario.
Perché dunque siamo perfidi luno verso laltro così che profa-niamo il patto dei nostri padri? (2:10b).
Essendo perfidi e sleali nei rapporti con i propri simili, stavano fallendo anche nel proprio rapporto con Dio, profanando il patto.
Daltra parte anche nel Nuovo Testamento questo principio è illustrato in maniera chiara:
Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto (1Gv 4:20).
Forse non ci abbiamo mai pensato, ma se questo principio è valido nei confronti di un fratello, tanto più lo è nei confronti della propria moglie o marito, una persona con la quale si ha un rapporto speciale.
Matrimonio e santità
Giuda si è dimostrato infedele e labominazione è stata com-messa in Israele e a Gerusalemme; perché Giuda ha profanato ciò che è santo al SIGNORE, ciò che Egli ama, e ha sposato figlie di dèi stranieri (2:11).
Il patto matrimoniale è stato creato dal Signore ed è qualcosa di santo, di speciale. Profanare le cose sante significa proprio rendere comune ciò che richiede un trattamento speciale.
I genitori Israeliti si preoccupavano affinché i propri figli avessero delle buone mogli perché il matrimonio era ed è considerato con grande onore nella società ebraica.
Evidentemente molti stavano profanando il matrimonio, lasciando le mo-gli che erano state scelte dai propri genitori in gioventù per sposare donne straniere.
Questo minava la santità del matrimonio in due modi:
da una parte espo-nevano la propria casa allidolatria
dallaltra tradivano il patto stipulato con le proprie mogli israelite.
Matrimonio e fede
Come sappiamo, gli Ebrei non hanno mai creduto nellesistenza delle razze dal momento che deriviamo tutti da uno stesso uomo, Noè.
Dio non è razzista e la purezza della razza non ha nulla a che vedere con il divieto di sposare mogli straniere.
Infatti, Dio avrebbe accettato anche degli stranieri tra il suo popolo, purché avessero abbracciato la fede di Israele. Nella Scrittura ci sono dei bellissimi esempi di donne straniere che hanno sposato uomini in Israele e sono state benedette da Dio. In particolare ricordiamo Ruth e Rahab che sono ricordate come grandi esempi di fede.
Lo stesso Mosè sposò una donna cusita senza che il Signore avesse nulla da ridire. Anzi, quando Aronne e Miriam criticarono Mosè per questo motivo (Nu 12:1-15), il Signore si schierò dalla parte di Mosè. Evidentemente la moglie di Mosè era fedele al Dio di Israele.
Non dobbiamo dimenticare che, accettando la fede di Israele, una donna o un uomo potevano venire a fare parte del popolo di Dio.
Ma chi sposa-va una donna straniera che manteneva la sua religione idolatra, commetteva una abominazione. Infatti, tali donne avrebbero portato lidolatria in Israele e lavrebbero insegnata ai propri figli (vedi lesperienza di Salomone):
Non timparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché distoglierebbero da me i tuoi figli che servirebbero dèi stranieri e lira del SIGNORE si accenderebbe contro di voi. Egli ben presto vi distruggerebbe (De 7:3-4).
La santità del popolo di Dio è in pericolo, non la purezza della razza.
Secondo linsegnamento di alcuni rabbini, sposare una donna pagana equi-vale a diventare generi di un falso dio. Questa espressione può sembrare forte ma aiuta a focalizzare il problema: il matrimonio non è solo una unione fisica ma anche una unione spirituale. Quindi, se una delle due parti non riconosce il Signore, lunione non può essere completa come Dio ha previsto che fosse.
Ecco perché il Signore è molto duro verso chi si comporta così:
A colui che fa questo, il SIGNORE sterminerà dalle tende di Giacobbe chi veglia e chi risponde, e chi offre loblazione al SI-GNORE degli eserciti! (2:12).
Dio non avrebbe avuto riguardi personali. Chi non avesse messo il Signo-re al primo posto nel suo matrimonio ma avesse aperto la sua casa agli idoli sarebbe stato trattato egli stesso come uno straniero idolatra.
Anche se si fosse trattato di un uomo profondamente religioso (chi veglia, chi risponde, chi offre...), il Signore non lo avrebbe risparmiato.
Matrimonio e slealtà
Cè unaltra cosa che voi fate: coprite laltare del SIGNORE di lacrime, di pianto e di gemiti, in modo che egli non badi più alle offerte e non le accetti con gradimento dalle vostre mani. Ep-pure dite: «Perché?». Perché il SIGNORE è testimone fra te e la moglie della tua giovinezza, verso la quale agisci slealmente, seb-bene essa sia la tua compagna, la moglie alla quale sei legato da un patto (2:14).
Il Signore tiene in grande considerazione il patto matrimoniale. Egli è testimone di questo patto stipulato tra un uomo e una donna.
Coloro che tradivano e ripudiavano le proprie mogli stavano rendendo inutili le proprie offerte. Dio non avrebbe accettato le offerte di coloro che nel-la loro vita privata stavano causando tristezza (lacrime, pianto, gemiti) mal-trattando le proprie mogli e non avendo alcun rispetto per il patto matrimo-niale. Ciò costituiva un grave ostacolo alla loro comunione con Dio.
Questo verso va al nocciolo della questione. Non si può scindere la propria vita religiosa dalla vita privata. Anzi, davanti a Dio non esiste una vita privata, perché non esistono cassetti nella vita delluomo in cui Dio non abbia il diritto di sbirciare e sui quali non possa pretendere di essere sovrano.
Le offerte e i sacrifici avevano senzaltro un posto importante nel rapporto tra Dio e luomo, ma, anche se dal punto di vista cultuale ci fosse stata irre-prensibilità, il Signore non avrebbe comunque accettato quelle offerte se essi avessero continuato ad essere sleali verso le proprie mogli.
Pietro riprende questo concetto nel Nuovo Testamento quando scrive ai credenti queste parole:
Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il ri-guardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onora-tele, poiché anchesse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite (1P 3:7).
Dio è in cerca di adoratori sinceri che vivano gli insegnamenti del Signore nella loro vita di tutti i giorni. Altrimenti anche la propria devozione a Dio diventa una farsa.
Infedeltà e giustificazioni
Ma, direte voi, non ce nè uno che fece così? E tuttavia, lo spi-rito rimase in lui. Ma perché quelluno lo fece? Perché cercava la discendenza promessagli da Dio (2:15).
Diversi commentatori sostengono che in questo versetto si stia alludendo ad Abramo che in qualche modo mise da parte sua moglie Sara per avere una discendenza da Agar. Sposeremo anche noi questa interpretazione.
Evidentemente molti Israeliti utilizzavano questo illustre esempio per giu-stificare il proprio comportamento. Tuttavia, il confronto non reggeva perché Abramo, a differenza dei contemporanei di Malachia, era mosso dal deside-rio di realizzare la promessa di Dio (anche se con le proprie forze) e non dalla propria lussuria.
È piuttosto tipico cercare delle giustificazioni per il proprio comporta-mento. Da Adamo in poi è qualcosa che riesce bene a tutti.
Il principio del Mal comune, mezzo gaudio gode sempre di grande po-polarità. Tuttavia, davanti al Signore tale principio non ha alcun valore. Come vedremo tra un attimo, il Signore invita ognuno a badare al proprio spirito, non a conformarsi a ciò che hanno fatto altri.
Matrimonio e spirito
Badate dunque al vostro spirito e nessuno agisca slealmen-te verso la moglie della sua giovinezza. «Poiché io odio il ripudio», dice il SIGNORE, Dio dIsraele; «chi ripudia copre di violen-za la sua veste», dice il SIGNORE degli eserciti. Badate dunque al vostro spirito e non siate sleali (2:15b-16).
La struttura di questo ultimo brano è del tipo A-B-A. Infatti ci sono due frasi circa, uguali, che racchiudono una parte centrale mettendola quindi in risalto:
A) Badate al vostro spirito e non agite slealmente (2:15b).
B) Dio odia il ripudio (2:15a).
A) Badate al vostro spirito e non siate sleali (2:16b).
La struttura di questi versi evidenzia chiaramente una connessione tra la propria salute spirituale e latteggiamento di perfidia e ripudio verso il proprio coniuge.
Daltra parte, il matrimonio, nella Scrittura, è visto come lespressione fi-sica della comunione spirituale con Dio. È in effetti in questo modo che la Bibbia ce lo presenta in brani del Nuovo Testamento come Efesini 5:25-33.
Il matrimonio è quindi lambito principale in cui ci si aspetta che il popolo di Dio si distingua. Così quando il popolo di Dio è spiritualmente malato, i primi effetti visibili sono proprio nella famiglia.
Dopo aver ricoperto una donna con il proprio mantello, con la propria veste, come poteva un timorato di Dio coprire di violenza quella stessa veste tradendo la propria compagna sposata nella giovinezza?
IL PATTO
MATRIMONIALE OGGI
Il modo in cui viviamo il nostro matrimonio, la parte più intima della nostra vita, quella da cui tutto il resto del mondo resta fuori, è una cartina tornasole del rapporto che abbiamo con Dio.
Il brano di Malachia meditato in questo capitolo ci illustra alcuni princi-pi che, se applicati anche al giorno doggi, ci renderebbero senza dubbio più felici.
Sposare un incredulo
Molti giovani non riescono a comprendere perché gli altri credenti ritengano un grosso problema sposare persone non credenti.
Credo che questo sia dovuto al fatto che non si considerino con attenzione le conseguenze di un matrimonio tra persone di fedi diverse sulleducazione dei figli e sul proprio servizio.
È difficile riuscire ad avere un servizio efficace quando non lo si può con-dividere con il proprio marito o la propria moglie.
Personalmente, infatti non credo che riuscirei a portare avanti il mio mi-nistero se non avessi al mio fianco una moglie che condivide la stessa fede e con la quale posso parlare di cose inerenti la fede, sapendo che può ascoltarmi, darmi suggerimenti e pregare con me.
È molto difficile mantenere Dio al primo posto quando il nostro coniuge non condivide la nostra stessa fede. Basta parlarne con persone che hanno fatto la stessa esperienza e che sono abbastanza sincere da confessarlo.
Inoltre, quando i due genitori non condividono la stessa fede, diventa mol-to difficile dare ai propri figli una educazione cristiana. Quando la mam-ma vorrebbe portarli alla scuola domenicale, il padre preferisce portarli alla partita...
Credo che i responsabili delle Assemblee dovrebbero spendere più tem-po a parlare con i propri giovani di questi problemi pratici del matrimonio in modo che il giovane capisca le possibili conseguenze delle proprie scelte e si renda conto che lo si sta consigliando per il proprio bene e non per impor-gli un dogma.
Gli insegnamenti del Signore servono a renderci felici, non ad intralciare i nostri piani.
Ti amo perché ti ho sposato
La moglie è una compagna alla quale luomo è legato da un patto.
Purtroppo è un concetto quasi sconosciuto nella nostra società. Infatti, mentre si incontrano tante coppie che dicono: Ci sposiamo perché ci amia-mo, sono pochi coloro che possono dire: Ci amiamo perché ci siamo sposa-ti.
Lamore viene vissuto da molti come qualcosa che accade e sul quale non si ha nessun controllo, mentre il concetto di patto dovrebbe portare i coniugi a coltivare lamore e a farlo crescere con una partecipazione attiva e volente-rosa.
Così, anche tra i credenti si ascoltano frasi del tipo: Non ci amiamo più pronunciate come se lamore fosse qualcosa che non dipende assolutamente da loro.
Viviamo in un mondo in cui la maggiore preoccupazione è la propria sod-disfazione personale e molte persone hanno un atteggiamento consumistico verso il proprio coniuge: Mi piace, la sposo. Non mi piace più, la lascio.
Questo atteggiamento consumistico e irresponsabile sta creando gravissi-mi problemi, primo fra tutti laumento rapido dei divorzi anche tra i credenti.
Viviamo in una società che non ha molto rispetto per i patti e in cui si tende a rimuovere le responsabilità e la colpa. Quando un matrimonio non fun-ziona si tende a pensare che ci sia incompatibilità di carattere, che qualcosa non abbia funzionato. Nessuno direbbe mai che una persona si sta compor-tando perfidamente verso il proprio coniuge. Eppure, spesso si tratta proprio di questo.
Oggi la lealtà ad un patto é qualcosa che non interessa a nessuno. Al con-trario, nella Scrittura troviamo il concetto di patto dal principio alla fine.
Dio è fedele alla parola data.
A differenza delluomo, per il Signore, il patto è qualcosa di assolutamente vincolante.
Il divorzio è un argomento molto dibattuto tra i credenti in questi ultimi tempi. Si dibatte molto anche sulla possibilità di risposarsi o meno per chi è già divorziato.
Tuttavia, per combattere questa epidemia, i responsabili delle Assemblee dovrebbero spendere più energie nella prevenzione, con un lavoro più attento nelle famiglie. Che il divorzio sia la conseguenza di un fallimento spirituale almeno da parte di uno dei due coniugi è fuori di dubbio.
Quando una moglie o un marito credente abbandona il proprio coniuge è evidente che il problema è soprattutto di natura spirituale.
Solo se cambia lapproccio al matrimonio si potrà fermare questa emor-ragia di divorzi che sta dissanguando le Assemblee. Dovremmo quindi co-minciare a parlare seriamente del vero matrimonio insegnando alle giovani coppie proprio il concetto di patto matrimoniale fin dal periodo del fidanza-mento.
Molti giovani si avvicinano al fidanzamento e al matrimonio non sapendo neanche che si tratti di un patto. Anzi, non sanno neanche cosa sia un patto.
Molti pensano che debbano sposare una ragazza perché si sono innamorati di lei ma non immaginano neanche che devono poi impegnarsi ad amare la ragazza che hanno sposato.
Cè ancora qualcuno che consideri lamore come un impegno, come un patto fatto con il proprio coniuge?
Oppure abbiamo tutti bevuto dalla sapien-za di questo mondo per il quale lamore è un sentimento autonomo (al cuor non si comanda) per cui non possiamo farci niente quando, come cantava una nota cantautrice italiana, lamore diventa una camera a gas?
Viviamo tempi piuttosto difficili e, anche se la sensazione di molti è che ci sia un grande fermento spirituale, dobbiamo osservare tristemente che non può essere così perché le famiglie stanno andando a pezzi.
Che Dio ci guidi nel costruire matrimoni solidi e benedetti da lui e ci inse-gni ad amare il nostro coniuge come Gesù ha amato la sua sposa.
È nelle quattro mura domestiche che si gioca la partita più importante per quanto riguarda la nostra fedeltà al Signore. Dobbiamo vincerla.
QUINTA PARTE
Il giorno del Signore
Si suggerisce di leggere il testo di Malachia 4:4-6.
Il libro di Malachia si conclude con una appendice che invita a prepararsi al giorno del Signore.
Dio, nel suo amore verso la sua creatura, ha provveduto gli strumenti per prepararsi al giorno in cui giudicherà gli uomini.
Ma quanti saranno pronti ad incontrare il loro Dio quando quel giorno verrà?
Prepararsi con la Parola
Lingiustizia dominava in Israele perché neanche i sacerdoti rispettavano la legge del Signore.
In quale modo avrebbero dimostrato di temere il Signore e di volerlo onorare?
Ricordatevi della legge di Mosè, mio servo, al quale io diedi sullOreb, leggi e precetti, per tutto Israele (4:4).
Circa un millennio prima Mosè aveva ricevuto la legge del Signore. Luni-co modo per mantenere una giusta relazione con Dio era ritornare a quella medesima legge, perché la parola di Dio non invecchia.
Non ci sono ricette nuove.
Non ci sono nuovi insegnamenti.
Il Signore ripropone la ricetta più antica per nutrire lanima.
Come aveva detto Geremia:
Così dice il SIGNORE: «Fermatevi sulle vie e guardate, doman-date quali siano i sentieri antichi, dove sia la buona strada, e in-camminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre! Ma quelli rispondono: Non cincammineremo per essa! (Gr 6:16).
Se luomo si rifiuta di incamminarsi per la buona strada della parola di Dio, non ha alcun modo di sfuggire alla Sua ira.
Prepararsi attraverso Elia
Il libro di Malachia è pieno di affermazioni dubbiose e irriguardose nei con-fronti di Dio.
In che modo ci hai amato?
Dovè il Dio di giustizia?
Che vantag-gio cè ad ubbidire a Dio?
Ma Dio dimostra il suo amore e la sua pazienza promettendo ancora un messaggero che li avrebbe preparati ad incontrare il Messia.
Identità di Elia
Ecco, io vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del SIGNORE, giorno grande e terribile (4:5).
Una delle ipotesi più accreditate è che questa profezia si sia adempiuta parzialmente in Giovanni il battista, ma avrà la sua realizzazione completa prima della seconda venuta di Gesù.
Alcuni capi religiosi aspettavano Elia in persona prima della venuta del Messia, ma Giovanni negò di esserlo:
Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Elia?» Egli rispo-se: «Non lo sono» (Gv 1:21a).
Tuttavia, egli venne con lo spirito e la potenza di Elia, con la medesima fedeltà e determinazione di fronte alla sua generazione, secondo le parole che langelo disse a Zaccaria padre di Giovanni quando gli annunciò la sua nascita (Lu 1:16-17).
Gesù diede delle indicazioni su questo argomento in diverse occasioni, parlando di Giovanni:
Se lo volete accettare, egli è lElia che doveva venire (Mt 11:14).
Egli rispose: «Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non lhanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figlio delluomo deve soffrire da parte loro» (Mt 17:11-12).
Gesù con questa frase lascia trasparire che la profezia di Malachia si è rea-lizzata parzialmente con Giovanni Battista. Infatti il ministero di Giovanni è stato disprezzato, così come sarebbe stato disprezzato il ministero di Gesù stesso. Sia Giovanni che Gesù sono stati messi a morte.
Allo stesso tempo, però, Gesù afferma che Elia deve venire e ristabilire ogni cosa, frase che ci fa pensare ad una futura piena realizzazione di questa profezia con un altro Elia, quando il Signore Gesù non verrà più per soffrire ma per regnare e vendicarsi dei suoi nemici (Ap 19:15).
Molti identificano questo futuro Elia con uno dei due testimoni descritti in Ap 3:11-12. Alcuni ipotizzano che si possa trattare proprio di Elia in persona il quale, essendo stato rapito in cielo secondo 2Re 1:11, tornerà per affrontare la morte.
Questa ipotesi è supportata anche dal fatto che questi due testimo-ni hanno il potere di chiudere il cielo affinché non cada pioggia, caratteri-stica del ministero di Elia. Anche il giudaismo rabbinico insegna che Elia in persona verrà prima del Messia.
Che si tratti letteralmente di Elia o di un altro messaggero con lo spiri-to di Elia, gli uomini lo tratteranno come hanno sempre trattato i profeti del Signore.
La generazione di Gesù alla sua prima venuta ha avuto il suo Elia e lo ha maltrattato.
Lultima generazione prima del ritorno di Gesù avrà ancora il suo Elia e lo tratterà nello stesso modo, uccidendolo (Ap 11:7).
Il ministero di Elia
Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri, perché io non debba venire a colpire il paese di ster-minio (4:6).
Langelo annunciò a Zaccaria, padre di Giovanni, che suo figlio avrebbe realizzato questa profezia per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto (Lu 1:17b).
Molti si sarebbero convertiti attraverso il ministero di Giovanni e sarebbe-ro stati pronti per ricevere il Messia. Figli e padri avrebbero avuto uno stesso cuore, un cuore fedele al Signore, come il Signore aveva ordinato, infatti i padri hanno la responsabilità di fare conoscere la legge ai propri figli e i figli hanno la responsabilità di imitare la fede dei padri:
Egli stabilì una testimonianza in Giacobbe, istituì una legge in Israele e ordinò ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli, perché fossero note alla generazione futura, ai figli che sarebbe-ro nati. Questi le avrebbero così raccontate ai loro figli, perché ponessero in Dio la loro speranza e non dimenticassero le opere di Dio, ma osservassero i suoi comandamenti. Tutto ciò per non essere come i loro padri, una generazione ostinata e ribelle, una generazione dal cuore incostante, il cui spirito non fu fedele a Dio (Sl 78:5-8).
Purtroppo il popolo si era allontanato dalla legge dei padri (2:10) ma il Signore nel suo amore avrebbe mandato ancora dei messaggeri con questo ministero.
Giovanni ha onorato il suo ministero, predicando affinché la sua genera-zione tornasse alla legge che il Signore aveva donato ai loro padri. Nello stesso modo, i due testimoni di Apocalisse 11 testimonieranno e profetizzeranno per tre anni e mezzo.
Prepararsi allira di Dio
La giustizia di Dio che molti invocavano si sarebbe un giorno manifestata. Un giorno grande e terribile. Ma luomo è in grado di sostenere il giorno dellira del Signore?
Guai a voi che desiderate il giorno del SIGNORE! Che vi aspet-tate dal giorno del SIGNORE? Sarà un giorno di tenebre, non di luce. Voi sarete come uno che fugge davanti a un leone e simbat-te in un orso; come uno che entra in casa, appoggia la mano alla parete, e lo morde un serpente. Il giorno del SIGNORE non è forse tenebre e non luce? oscurissimo e senza splendore? (Am 5:18-20).
Chi desidera il giorno del Signore deve anche prepararsi ad incontrarlo. Chi non teme il Signore e non lo onora cosa può aspettarsi dal giorno del Signore?
Leggendo lApocalisse scopriamo che gli avvenimenti che sconvolgeranno la terra prima della fine del mondo saranno davvero terribili. Tuttavia, per coloro che temono il Signore sarà un giorno di luce e di giustizia, il giorno in cui Dio li ricompenserà:
Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a cia-scuno secondo le sue opere. Io sono lalfa e lomega, il primo e lultimo, il principio e la fine. Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto allalbero della vita e per entrare per le porte della città! Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna (Ap 22:12-15).
Come diceva Giovanni Battista ai suoi contemporanei, lunico modo di sfuggire allira di Dio è quello di convertirsi e fare frutti degni di ravvedimento (Lu 3:7-8). Questa esortazione vale per tutte le generazioni.
Se siamo di quelli che sono stati purificati dal sangue del Messia, non ab-biamo nulla da temere da quel giorno. Abbiamo diritto allalbero della vita e nessuno potrà impedirci di entrare nella santa città.
Onore e timore
Dio precede sempre larrivo della sua ira con una chiamata misericordiosa.
Aveva fatto in questo modo anche per una città terribile come Ninive attraverso Giona.
Attraverso Malachia ha avvertito quella generazione di Israeliti e attraver-so lo studio di questo libro avverte anche noi.
Cosa ne faremo di questo mes-saggio?
Cosa resta alluomo se disprezza la grazia di Dio e si rifiuta di ascoltare il messaggio che Egli vuole dare?
Sono sempre meno le persone disposte a credere in un Dio giusto, che ama la sua creatura e che si interessa alle vicissitudini umane.
Sono sempre di più le persone che si nascondono dietro una comoda reli-gione per poi vivere giorno dopo giorno come se Dio non ci fosse. Le aspettative di Dio non sono cambiate:
Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dovè lonore che mè dovuto? Se sono padrone, dovè il timore che mi è dovuto? (1:6a).
Anche oggi molti lo chiamano Padre ma sono pochi quelli che lo onorano come figli.
Anche oggi molti lo chiamano Signore ma sono pochi coloro che hanno latteggiamento di servi timorosi.
Tu da che parte stai?
(4. fine)
Omar Stroppiana
(Assemblea di Torino, via Spontini)