Un richiamo per genitori, insegnanti, anzian

LETTERA APERTA
DI UN BIMBO QUALUNQUE

Ricordare i nostri doveri verso le generazioni future è importante, indipendentemente dalla forma attraverso la quale passa l’appello. La forma di una lettera ipotetica, ma assai realistica, è indubbiamente originale e soprattutto comunicativa.


Ciò che segue, è una raccolta di testimonianze sottoforma di una lettera ipotetica da parte di un bambino immaginario (ma, ahimé, del tutto verosimile!), che chiede anche alla chiesa (perciò non solo ai genitori), di svolgere l’importantissimo compito che ognuno ha nell’aiutarlo a crescere.

Carissimi genitori, insegnanti, anziani di chiesa, nonni, zii, amici,, organizzatori di campeggi,
vi scrivo perché sento spesso che vi lamentate di me, sento spesso rimpianti perché il vostro lavoro nell’educarmi è difficile, dite che non mi capite, che non sapete come prendermi, che vi deludo, che non ho il carattere che vorreste, che la mia presenza è un ostacolo perché vi toglie tanto tempo libero e, come se questo non bastasse, alzate la voce perché sono troppo intransigente, troppo chiacchierone o troppo timido, rivolgendovi a me solo per rimproverarmi. Ma a volte, se disobbedisco, è anche perché voglio che notiate la mia presenza.
Molti di voi non parlano neanche con me, ma voi più di me sapete, che non si comunica solo con le parole, ma si può comunicare anche con l’indifferenza e con il non prendermi sul serio: è anche in questo modo che io capisco se avete o non avete cura nei miei confronti. Poi c’è sempre chi mi dice: “Io vado a lavorare per te! Ti dono tutto ciò di cui hai bisogno, ti faccio tanti regali!! Cosa vuoi ancora?!”
Beh, grazie mille per il cellulare, per il computer, per la playstation, ma se ho tutto questo non è colpa mia! Siete voi e la società che me li date. Anch’io mi rendo conto che il progresso sembra non avere più limiti, per questo motivo noi bambini siamo costretti a crescere più velocemente di quanto lo sia stato per voi adulti ed anche più velocemente dei nostri fratelli più grandi. In altre parole, il compito non è facile per nessuno, voi dovete aiutarmi a crescere – e dico voi perché io guardo l’intera chiesa e l’atmosfera che create, il modo in cui vi amate e vi riprendete reciprocamente, guardo la vostra coerenza e la fondatezza delle vostre belle parole – mentre io, dall’altra parte, devo solo ubbidire, compito che vi assicuro, non è affatto facile! Ma scusate se lo dico: io non sono mica nato “imparato”! Anche l’apostolo Paolo ricorda questa difficoltà (Ro 7:15).
A volte sapete come mi sento?! Come una piantina che ha bisogno di essere raddrizzata, però c’è modo e modo per raddrizzarmi, se viene fatto con amore, cura, tenerezza e attenzione, porterò frutto e sarò io stesso a desiderare di assomigliarvi, altrimenti la mia crescita verrà spezzata ancor prima di fiorire. E poi, scusate ancora un attimino, non era Gesù che un giorno ha preso un bambino in braccio e ha dato a noi bambini tanta importanza? Lui stesso diceva che “chiunque riceve un bambino” nel suo nome, riceve lui. Accogliere un bambino nel nome di Gesù, significa ricevere Dio stesso! Accidenti, non è mica poco!
Ma non vi voglio parlare solo di me, mi vengono in mente anche i miei amichetti del campeggio: c’è chi piange perché vuole una mamma o un papà diverso, chi invece vorrebbe almeno i genitori insieme per non sentirsi più una valigia, chi pensa a scappare di casa o addirittura alla morte… ammetto che ci sono anche amici che sono felici, che amano i propri genitori e la propria chiesa, ma sono rari ormai e ciò che dovrebbe essere la normalità diventa sempre più una rarità.
Infatti, solo di tanto in tanto, trovo qualcuno che piange con me, mi ascolta, mi ispira fiducia, mi consiglia, quasi tutti sembrano occupati a fare altro. Insomma, papà, mamma, anziani di chiesa, nonni, insegnanti, amici, zii… dove siete???!!! Avete capito cosa sto cercando di dirvi??
Non capisco, ma posso immaginare che sia un po’ difficile raddrizzarmi, però vorrei comprendeste quanto bisogno ho di tutti voi!
A volte sento dire che non si è portati ad insegnare a noi bambini o per trascorrere del tempo con noi, ma non parlo di avere o no un dono, chiedo solo una parola detta al momento giusto (Pr 15:23) un piccolo incoraggiamento, un abbraccio, tanta coerenza, forse voi non lo sapete, e probabilmente neanche io, ma non chiedo regali, desidero qualcosa di più prezioso: il vostro tempo. Il vostro tempo è quello che mi aiuterà a crescere bene, per essere a mia volta un adulto e un genitore che ama veramente. Ho anche sentito dire che il tempo è la cosa più preziosa, perché tu non lo puoi comprare, ma puoi solo spenderlo, o meglio investirlo, guadagnarlo se lo impieghi per qualcosa di eterno e, quando doni il tuo tempo a qualcuno, stai donando una parte della tua vita che non ti ritornerà più indietro. Un po’ mi vergogno, ma devo ammettere che ho bisogno dei vostri occhi, delle vostre orecchie, delle vostre attenzioni, di venire a prendere un gelato con voi, di un amore responsabile e maturo... Forse neanche voi avete ricevuto tutto questo, forse ce la state mettendo davvero tutta per donarmi il meglio, forse siete stanchi di ritrovarvi un figlio disubbidiente, un nipote ingrato, un bambino rumoroso o troppo vivace e tanto capriccioso, ma insegnatemi voi ad essere migliore, io sono solo ciò che mi insegnate e ciò che vedo.
Ora vi devo lasciare, ho giocato fin troppo a fare il grande, ma spero che le mie parole vi abbiano fatto pensare, che vi aiutino a rivalutare il vostro rapporto con noi bambini oppure ad incoraggiarvi, per continuare a fare l’ottimo lavoro che già state facendo con alcuni di noi. Non perdono di vista che siamo un dono di Dio per tutti voi.
Vi voglio bene!

Il vostro bambino


Fratelli, facciamo in modo che il bambino non impari solo dalle nostre riunioni e dalla scuola domenicale ma anche dal tempo che gli dedichiamo e dal nostro comportamento. È la vita pratica che sigilla ciò che si impara dietro un banco di scuola!

Paola Zoni
(Assemblea di Piacenza, via Madoli)
con Delia Frasca
(Assemblea di Foggia, via Marinaccio)