Quattro domande, una sola scelta

GESÙ O BARABBA?


Nel momento culminante del processo a Gesù, Pilato intravvide una via di uscita all’imbarazzo che stava provando nel sentirsi trascinato ad emettere una sentenza che sentiva profondamente ingiusta.


Figli... di quale padre?

“Chi volete che vi liberi, Barabba, o Gesù detto Cristo?”
Benché siano passati quasi duemila anni da quando questa domanda è stata fatta, essa risuona ancora alle orecchie di ogni uomo. La scelta che allora dovevano fare era questa: Ba-rabba o Gesù?
Barabba era un omicida; infatti, Luca 23:19, ci dice che: “Barabba era stato messo in prigione a motivo di una sommossa avvenuta in città e di un omicidio”.
Interessante è il significato del suo nome Bar-Abba=figlio del padre. La Bibbia ci dice che Satana “è omicida fin dal principio” (Gv 8:44) ed è chiaro che Barabba in quel tempo faceva le opere del padre suo: Satana.
Anche Gesù era “Figlio del Padre”, ma il Pa-dre suo era Dio. Infatti, Dio Padre, per due volte lo aveva solennemente dichiarato dal cielo, con una voce che tutti potevano udire: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto” (Mt 3:17; 17:5).
Ritornando alla domanda di Pilato, essa era rivolta anzitutto ai sacer-doti e ai responsabili del popolo. Egli aveva lasciato loro il tempo necessario per riflettere sulla risposta che avrebbero dovuto suggerire alla folla, affinché considerassero attentamente la gravità del passo che avevano deciso di compiere. La folla infatti era incerta; forse avrebbe scelto il Figlio di Dio, o forse avrebbe potuto proporre una diversa alternativa, ma “i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù” (Mt 27: 20).
Quale tragica decisione fu presa: non da uomini sviati, da peccatori corrotti, ma dai religiosi onorati da tutto il popolo, da coloro che avrebbero dovuto conoscere il tempo nel quale Dio veniva per salvarli. Nessuno tra tutti i presenti si ravvide, nessuno di loro propose almeno un’alternativa per non condannare a morte un’innocente.
Solo una persona, poche ore prima, di fronte al grande interrogativo di chi doveva essere liberato e chi doveva essere condannato, si rivolse a Dio, l’unico in grado di emettere una giusta sentenza, chiedendogli se vi era un’altra alternativa: Gesù stesso, nel Getsemani; infatti “Andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice!»” (Mt 26:39)
Certo, Gesù cercò anche di commuovere il cuore del Padre, dicendogli con il dolce appellativo: “Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice” (Mr 14:36). Leggendo queste preghiere si può quasi pensare che Gesù anticipasse verso suo Padre la domanda di Pilato: «Padre mio chi deve essere liberato dalla morte causata dal peccato: io, il tuo diletto Figlio che ti ama, o l’uomo che ti disprezza?».
In realtà la domanda in questi termini non fu mai posta, poiché un giorno Gesù, parlando della sua ormai prossima morte, dopo avere detto che: “se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo”, aggiunse: “Ora, l’anima mia è turbata; e che dirò? «Padre, salvami da quest’ora»? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora. Padre glorifica il tuo nome!” (Gv 12: 24, 27-28).
Infatti, nelle tre preghiere del Getsemani, Gesù concluse sempre la sua richiesta con queste parole: “Però, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi” (Mr 14:36).
Gesù era ed è Dio Figlio, uno con il Padre, e come il Padre desiderava e desidera grandemente liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato che lo conduce verso la morte eterna; per questo è morto volontariamente al nostro posto sulla croce.


L’alternativa a Gesù

“E il governatore prese a dir loro: «Quale dei due volete che vi liberi?»”
La seconda domanda, presentata da Pilato, è ancora più essenziale e diretta.
Era chiaro; ora non c’era più possibilità di equivoco: “Quale dei due?” O Barabba o Gesù: ora non era più possibile una terza alternativa.
Poco prima Pilato aveva richiamato il popolo davanti alla grande ingiustizia che si stava commettendo; infatti: “riuniti tutti i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo, disse loro: «Avete fatto comparire davanti a me quest’uomo come sovversivo; ed ecco, dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neppure Erode, poiché egli l’ha rimandato da noi; ecco egli non ha fatto nulla che sia degno di morte»” (Lu 23:13-15). Ma il popolo si lasciò persuadere e fece una scelta che, forse, di propria iniziativa non mai avrebbe fatto, ma questo mostrava, comunque, che l’odio contro Dio era nel cuore di tutti; infatti: “essi gridarono tutti insieme: «Fa’ morire costui e liberaci Barabba»” (Lu 23:18). Non solo gridarono questo contro Gesù, ma sotto la croce si presero pure beffe di lui dicendogli:
“Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui. Si è confidato in Dio: lo liberi ora, se lo gradisce, poiché ha detto: «Sono Figlio di Dio»”.
Se Dio lo gradisce.
Ripensando alla frase di Pilato: “Ecco egli non ha fatto nulla che sia degno di morte”, proviamo a ritornare con la nostra mente a quel giorno e pensiamo di essere non davanti al tribunale di Pilato ma davanti al tribunale di Dio, quali sono le parole che sentiremo pronunciare da Dio Padre?
“Ecco egli non ha fatto nulla che sia degno di morte”: le stesse parole di Pilato.
La Parola di Dio dice chiaramente che “la morte è il salario del peccato” (Ro 6:23), ma di Gesù è scritto che: “egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Eb 4:15) e Pietro aggiunge: “Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno” (1P 2.22).
Egli perciò era il solo uomo sul quale la morte non aveva nessun diritto e nessun potere. Allora perché anche Dio, suo Padre, ha lasciato che fosse Barabba, rappresentante dell’umanità corrotta dal peccato, il quale era veramente degno di morte, ad essere liberato, anziché suo Figlio?
“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Gv 3:16).


Crocifisso per volontà del Padre

“Che farò dunque di Gesù, detto Cristo?”
Non si tratta più di scegliere fra i due; la decisione è stata presa: “Pilato decise che fosse fatto quello che domandavano: liberò colui che era stato messo in prigione per sommossa e omicidio, e che essi avevano richiesto; ma abbandonò Gesù alla loro volontà” (Lu 23:24-25). Barabba, l’omicida, uscirà di prigione e sarà libero. Ora Pilato vuol sapere cosa fare di Gesù. Dalla folla si levò un coro: “Sia crocifisso!” (Mt 27:22).
Gesù, il Dio Salvatore, l’unico “mediatore fra Dio e gli uomini” (1Ti 2:5), sceso dal cielo sulla terra per noi, colui che era andato “di di luogo in luogo facendo il bene” (Atti 10:38); colui che doveva essere coronato Re dal suo popolo, porterà invece una corona di spine, fra le derisioni, gli sputi e gli insulti di tutti.
“Sia crocifisso!”: è la scelta che il mondo ha fatto e che, tragica-mente, continua ancora a fare. Alla pace che Cristo dà, gli uomini preferiscono le precarie soddisfazioni terrene; alla sua luce, le tenebre dell’ignoranza; alla sua verità, le false teorie della sapienza uma-na; alla vita che solo lui può dare, l’eterna perdizione. Il mondo sceglie Satana e tutto quello che è suo e lo segue.
“Sia crocifisso!”: una sentenza unanime, che trovò d’accordo non solo Giudei e Romani, gente dalle più opposte idee religiose e politiche, ma anche Dio. Sembra strano quello che ho detto, ma è la verità.
Gesù è l’unico uomo nato per morire in croce; infatti dalla Scrittura apprendiamo che: “non con cose corruttibili, con argento o con oro, siamo stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatoci dai nostri padri, ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia. Già designato prima della creazione del mondo” (1P 1:18:20).
Anche Paolo scrive: “Il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Fl 2:6-8).
“Sia Crocifisso!”: sì! Dio Padre decretò che Gesù fosse crocifisso.
A ulteriore conferma di ciò che ho detto basta leggere nel Vecchio Testamento tutte le profezie riguardanti Gesù e vedremo che il piano di salvezza per l’uomo che Dio aveva preparato a suo Figlio culminava proprio con la sua morte in croce.


Impossibile essere neutrali

“Ma che male ha fatto?”
Barabba era responsabile di sedizione e omicidio; era un peccatore degno di morte.
Tutti gli uomini sono peccatori e degni di morte: “Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno. La loro gola è un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno tramato frode. Sotto le loro labbra c’è un veleno di serpenti. La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza. I loro piedi sono veloci a spandere il sangue. Rovina e calamità sono sul loro cammino e non conoscono la via della pace. Non c’è timor di Dio davanti ai loro occhi” (Ro 3:10-18).
Ma contro Gesù nessuna prova poteva essere portata. Egli era l’unico vero innocente davanti a Dio e davanti agli uomini. Egli aveva fatto solo il bene. Era forse una colpa?
Eppure Gesù fu condannato dagli uomini e da Dio. Perché?
Perché “Colui che non ha conosciuto peccato, egli (Dio Padre) lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2Co 5:21).
“Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia” (1P 2:24).
“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti” (Is 53:6)
È vero, Egli mori per la malvagità degli uomini, ma anche perché solo con la sua morte po-teva liberare gli uomini dalla condanna di Dio a causa del peccato.
Solo lui poteva soddisfare le esigenze di un Dio santo e contemporaneamente i profondi bisogni dell’uomo peccatore.
Perciò di fronte alla croce non si può rimanere neutrali; bisogna schierarsi o dalla parte di Gesù o da quella di Satana.
Ogni uomo che passa con indifferenza davanti alla croce di Cristo, anche se non la disprezza, si schiera, automaticamente, dalla parte di Satana e sarà coinvolto nella sua stessa condanna. Ma noi ...

Antonio Degan
(Assemblea di Piacenza, via Madoli)