Dal libro di Aggeo: un programma chiaro per la Chiesa oggi

È TEMPO
DI COSTRUIRE
Seconda parte: Risposta del popolo


Il popolo d’Israele ascoltò le parole rivoltegli da Dio attraverso il profeta Aggeo e si dispose a metterle in pratica. Questo nuovo atteggiamento fu determinato da un ritrovato timore per il Signore. La positiva reazione del popolo ci consente di riflettere sulla condizione della nostra relazione personale con Dio, perché ci ricorda che solo se è basata su un reale timore per il Signore essa è fonte di benedizioni e, nello stesso tempo, ci mette in guardia nei confronti di un’attitudine religiosa apparente, formale e, proprio per questo, sterile ed ipocrita.




La Parola di Dio impone una scelta

Si raccomanda la lettura di Aggeo 1:12-15.

“Allora Zorobabel, figlio di Sealtiel, e Giosuè, figlio di Iosadac, il sommo sacerdote, e tutto il resto del popolo, ascoltarono la voce del Signore, loro Dio, e le parole del profeta Aggeo che portavano il messaggio che il Signore, loro Dio, gli aveva affidato. Il popolo ebbe timore del Signore” (1:12).

In questa sezione commentiamo solo quattro versetti, ma ciò che impareremo è di importanza fondamentale.
Tutti sappiamo che il semplice ascolto della Parola di Dio non serve a nulla se non è seguito dalla pratica, come ci ricorda questo bellissimo verso di Giacomo:
“Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio; e quando si è guardato, se ne va, e subito dimentica com’era. Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare.” (Gm 1:22-25).

“Riflettete bene sulla vostra condotta”.
Aggeo aveva messo davanti al popolo uno specchio da parte del Signore, denunciando le loro mancanze.
Quando Dio fa un appello, non ci sono possibilità di ignorarlo. Possiamo solo ubbidire oppure disubbidire.
Il popolo, quindi, si trovava di fronte ad una scelta: guardarsi nello specchio e andarsene, dimenticando subito l’esortazione ricevuta, oppure ubbidire alla Parola di Dio.
Dal testo emerge che il popolo fece la scelta giusta. Questa è, infatti, la sequenza descritta in questi versi:

a) Il popolo ascolta la voce.
b) Il popolo ha timore del Signore.
c) Il Signore rassicura il popolo.
d) Il Signore risveglia lo spirito del popo lo.
e) Il popolo comincia a lavorare.

Dio rassicura il suo popolo con le parole “Io sono con voi” e risveglia il loro spirito affinché siano in grado di cominciare a lavorare. La sua presenza e la sua azione nello spirito dell’uomo sono necessarie affinché l’uomo possa servirlo.
Ma c’è un altro ingrediente fondamentale, sul quale baseremo il resto della nostra meditazione: il timore del Signore.


Temere il Signore: una necessità

“Il popolo ebbe timore del Signore” (Ag 1:12).
È una frase breve che esprime un passo fondamentale tra l’ascolto della Parola di Dio e la pratica vera e propria.
Il popolo si era reso conto di non aver ascoltato un messaggio qualunque.
Aggeo non era un intrattenitore. Egli era un profeta che aveva parlato da parte del Signore, del Dio creatore di tutte le cose, di colui che conosce il cuore dell’uomo, che investiga l’uomo nel suo intimo e conosce i suoi pensieri, che giudica ogni sua azione e che ha potere di vita e di morte sulla sua creatura.
Egli è il Signore.
Non è un nonnetto benevolo che dà dei buoni consigli all’uomo.
Egli è il Signore.
Non è un amico di infanzia con il quale si sta scherzando sui bei tempi andati.
Egli è il Signore!
E noi uomini siamo le sue creature.
Il timore del Signore è un atteggiamento nei confronti di Dio che tiene conto delle giuste proporzioni tra il Creatore e la creatura. Lui è Dio. Noi siamo uomini.
Egli è il Santo, Colui che si distingue completamente da qualunque altra persona che possiamo immaginare nell’universo. L’universo stesso è sottoposto alla sua sovranità.
Egli permette all’uomo di chiamarlo Padre e Signore. Ma tali parole devono essere accompagnate dall’atteggiamento di figli ubbidienti e servi che onorano il loro padrone, come scrisse Malachia quasi un secolo dopo gli avvenimenti narrati in Aggeo:
“Un figlio onora suo padre e un servo il suo padrone; se dunque io sono padre, dov’è l’onore che m’è dovuto? Se sono padrone, dov’è il timore che mi è dovuto?” (Ml 1:6).
Dopo il messaggio di Aggeo, il popolo ebbe timore del Signore. Questo atteggiamento è necessario per poter servire il Signore anche oggi.


Una religione senza timore

Il timore del Signore non è qualcosa che si manifesta in maniera naturale nell’uomo. Infatti, dopo l’entrata del peccato nel mondo, l’uomo tende ad essere ribelle, disubbidiente alla voce di Dio.
Anche il popolo di Israele ha manifestato questo atteggiamento di ribellione e di mancanza di timore del Signore fin dall’uscita dall’Egitto.
Nel deserto, il popolo fu ribelle e il Signore punì quella generazione impedendo loro di entrare nella terra promessa. Sappiamo infatti che solo Giosuè e Caleb vi entrarono.

Dopo l’entrata nella terra promessa con Giosuè, la nuova generazione, i nipoti di coloro che erano usciti dall’Egitto, si diedero subito all’idolatria, provocando l’ira del Signore:
“Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; poi, dopo quella, vi fu un’altra generazione che non conosceva il Signore, né le opere che egli aveva compiute in favore d’Israele. I figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore e servirono gli idoli di Baal; abbandonarono il Signore, il Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d’Egitto, e andarono dietro ad altri dèi, fra gli dèi dei popoli che li attorniavano; si prostrarono davanti a essi e provocarono l’ira del Signore; abbandonarono il Signore e servirono Baal e gli idoli di Astarte” (Gc 2:10-13).

E cosa accadde nei secoli successivi? Poco prima dell’esilio a Babilonia, scriveva Isaia:
“Poiché questo popolo si avvicina a me con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e il timore che ha di me non è altro che un comandamento imparato dagli uomini” (Is 29:13).

Anche Geremia denunciò:
“Così parla il Signore degli eserciti, Dio d’Israele: Cambiate le vostre vie e le vostre opere, e io vi farò abitare in questo luogo. Non ponete la vostra fiducia in parole false, dicendo: «Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore!»” (Gr 7:3-4).

Per l’uomo è molto più comoda una religione basata su atti meccanici, formali e ipocriti, una religione che onori Dio con le parole ma lo disonori nei fatti, una religione che si aspetta protezione da Dio per il solo gesto di recarsi nel tempio.
Una religione di questo tipo è molto simile alla superstizione, infatti entrambe possono stare in piedi senza che ci sia un rapporto personale con Dio.
Ma Dio aveva stabilito un patto basato sulla fede, su una relazione tra lui e l’uomo, basato proprio sul timore che l’uomo deve avere del suo Creatore.


Temere il Signore oggi

Dio non è cambiato.
Egli vuole avere un rapporto con noi, non sa cosa farsene di una religione meccanica e superstiziosa.
Dio non è il genio della lampada al nostro servizio, ma piuttosto siamo noi che dobbiamo porci al suo servizio.
Anche oggi la cosa più importante nella vita dell’uomo è temere il Signore.
Quando ascoltiamo un messaggio o leggiamo la Parola di Dio, qual è il nostro atteggiamento? Ci rendiamo conto di chi è Colui che ci sta dando il privilegio di rivolgerci la parola?
Facciamo un test. Leggiamo la Scrittura, frequentiamo convegni, andiamo alle riunioni, poi torniamo a casa e tutto procede come se non fosse accaduto nulla? Allora, probabilmente, non abbiamo timore del Signore.
D’altra parte, se non ci rendiamo conto che la Parola di Dio è cibo per la nostra anima e non ci rendiamo conto che noi non stiamo glorificando il Signore se non la mettiamo in pratica, quando ritorneremo a casa non daremo alcun peso alle parole che abbiamo ascoltato.
Forse, ci emozioneremo sul momento, magari faremo anche i nostri complimenti al predicatore di turno, ma poi, se non abbiamo timore del Signore, ciò che abbiamo ascoltato non produrrà alcun cambiamento nella nostra esistenza.
Quando ci comportiamo in questo modo, contristiamo lo Spirito del Signore che egli ci ha dato affinché ci consoli e ci istruisca. Se continuiamo ad ignorarlo, viviamo di fatto come se egli non fosse presente nella nostra vita. Egli dovrebbe essere il padrone della casa, non un ospite sgradito.
Se questo è il nostro comportamento, ciò che costruiamo non può avere fondamenta solide.

Diciamocelo chiaramente. Se siamo figli di Dio, un atteggiamento di questo genere non può essere il modo abituale con cui affrontiamo la vita.
Un credente può peccare, ma non fa del peccato il suo modo abituale di vivere; può cadere, ma si rialza con l’aiuto del Signore.
Perciò, è bene che riflettiamo sulla nostra condotta e ricostruiamo la nostra vita nel timore del Signore.
Molti pensano che Dio fosse particolarmente severo nel vecchio patto e che oggi, il suo atteggiamento sia cambiato. Ma Dio non cambia, Egli è immutabile. Egli ha sempre cercato un rapporto con l’uomo e ha sempre cercato il timore degli uomini.
La grazia in Gesù il Messia non è certo una licenza per onorare il Signore con le labbra e smentirlo nel nostro comportamento.
“Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli”, diceva Gesù ai suoi discepoli nel brano di Matteo 7:21.

Non trascuriamo questa esortazione, non mettiamo la nostra fiducia in parole false come ai tempi di Geremia confidando nel fatto che abbiamo partecipato a dei servizi religiosi, abbiamo preso la cena del Signore o ci siamo battezzati...
Ricordiamoci dell’esortazione che troviamo in questo brano del nuovo patto:
“Compite la vostra salvezza con timore e tremore perché è Dio che compie in voi il volere e l’agire” (Fl 2:13).

Timore e Tremore.
La vita cristiana non è una passeggiata in centro città, in attesa che arrivi il pulmino che ci porterà in cielo.
Timore e tremore.
È Dio che edifica e costruisce, è lui che compie in noi il volere e l’agire, è lui che completerà l’opera che ha cominciato in noi (Fl 1:6), ma noi dobbiamo essere disponibili nelle mani del Signore, lasciare che egli lavori in noi, perfezionando la sua opera in noi, completando la sua opera di salvezza nella nostra vita.
Timore e tremore.
Ci sono questi ingredienti nella nostra vita?
“Dov’è l’onore che mi è dovuto? Dov’è il timore che mi è dovuto?”. Sarebbe spiacevole se Dio dovesse dire di noi che lo stiamo onorando solo con le labbra ma che il nostro cuore è lontano da lui.
Dio vuole essere presente nella nostra esistenza, vuole sentirsi a casa nella nostra vita, vuole essere partecipe delle nostre decisioni, nel lavoro, in famiglia, nella assemblea... Non vuole essere un ospite sgradito.
“Il principio della saggezza è il timore del Signore, e conoscere il Santo è l’intelligenza” (Pr 9:10).

È tempo di costruire, ma senza il timore del Signore i lavori non andranno molto avanti.
Costruire sì, ma con timore e tremore.

(2. continua)

Omar Stroppiana
(Assemblea di Torino via Spontini)