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campioni?!
In questi giorni si è più volte ricordato che limmagine di unItalia vittoriosa si è imposta nel mondo allattenzione di ben due miliardi e mezzo di spettatori, grazie alla vittoria del campionato del mondo di calcio. Cè addirittura chi profetizza un conseguente aumento del prodotto interno lordo e, quindi, del benessere economico generale. È già abbastanza desolante constatare che questo progresso, invece che essere legato ad una produttività migliore nella qualità e nella quantità e soprattutto ad una più radicata giustizia sociale, è legato ad un pallone ed al successo mondiale di ventritre giocatori che il loro prodotto interno lo hanno sistemato da un pezzo, a scapito di una giustizia sociale (!) che vede alcuni di loro guadagnare in un solo mese la stessa cifra che un buon operaio riesce ad incassare dopo quasi quarantanni di duro lavoro! So bene che sono le leggi di mercato a determinare una situazione così profondamente ingiusta (i calciatori non avrebbero i guadagni che hanno senza i milioni di tifosi che li guardano e li venerano!), ma... torniamo alla vittoria dellItalia!
Anchio lo confesso sono stato istintivamente travolto dalleuforia collettiva dei giorni passati, ma se lamore per la nostra Patria fosse tutto qui sarebbe davvero ben misera cosa!
Vi è una squadra nazionale che dovrebbe ogni giorno scendere in campo, la squadra formata da tutti i credenti in Cristo, chiamati non a sventolare il tricolore, ma ad innalzare il vessil della croce! Una squadra formata da giocatori che, pur non conoscendosi e scendendo in campo in stadi diversi e distanti fra loro, hanno un unico allenatore che li conosce tutti uno ad uno e che dà loro un unico obiettivo e ununica forza. Mi tornano in mente le parole di un vecchio canto di battaglia del Rossetti che risuonano ancora oggi quanto mai attuali: Innalzate il vessil della croce, libertà, deh, bandite agli schiavi! Di salvezza elevate la voce dellItalia fra il duplice mar! Proclamate la Buona Novella della grazia... Accrescete del Cristo la greggia, adducendo nuove alme al Signor!. E, sempre il Rossetti, in questo e in altro canto, indica quali sono le strategie della squadra avversaria che dobbiamo contrastare e vincere: Combattete il livor, la violenza...disperdete le nebbie dellerrore!, una squadra di cui conosciamo il perfido allenatore: «Grazia e fede!»: ecco il grido di guerra che il Signor contro Satana innalza. Oh, potesse questitala terra di tal grido di guerra echeggiar!
Mi chiedo dovè finito questo spirito di combattimento, di lotta contro lerrore, contro il male; dovè finito il desiderio di essere vincitori in Cristo e per Cristo. Come sarebbe prezioso per la mia vita se, oltre a farmi travolgere (ogni 24 anni!) dalleuforia nello sventolare il tricolore, mi lasciassi trascinare ogni giorno dallo Spirito per innalzare con forza e coraggio il vessil della croce: non ovviamente un drappo di stoffa riportante un simbolo abusato, ma una parola, la predicazione della croce!
Siamo campioni del mondo recita un ritornello ritmato che sta diventando un po il motivo conduttore di questa calda estate italiana. Bene: noi potremmo modificarlo leggermente nella forma e cantare: Siamo campioni sul mondo! Esprimeremmo così la più straordinaria delle vittorie: ...questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede (1Gv 5:4). Sentirsi campioni del mondo è frutto dellestensione collettiva di una vittoria, ottenuta dalla nazionale e della quale siamo stati soltanto spettatori. Essere campioni sul mondo è il frutto intimo e personale fatto maturare in noi dalla fede nella Vittoria di Cristo e nella guida dello Spirito Santo e della sua Parola: dalla fede che fa essere ciascuno di noi vincitore-protagonista attraverso una vita in cui lamore del Padre prevale sullamore per il mondo.
Paolo Moretti
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