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Due contributi importanti
LETTORI CI SCRIVONO...
Abbiamo ricevuto nei mesi scorsi alcune lettere di riflessione o di commento ad articoli ed editoriali pubblicati su IL CRISTIANO. Ne pubblichiamo due particolarmente interessanti e significative, che fanno riferimento a scritti e ad argomenti diversi fra loro.
LA PASSIONE DI CRISTO:
FILM EVANGELISTICO?!?!
Caro fratello Moretti,
durante la domenica di Pasqua è stato trasmesso dalla RAI il famoso e discusso film di Mel Gibson La passione di Cristo.
Dopo due anni dalla sua prima proiezione, lho voluto vedere con attenzione per capire che cosa avesse di così particolare tanto da essere usato da alcune chiese evangeliche per evangelizzare. Ricordo che proprio al momento della sua uscita mi era stato dato un volantino evangelistico da distribuire basato proprio su questo film.
Ma come si è fatto ad usare un film come questo per parlare di Cristo, quando fra laltro è stato costruito sui racconti di una donna visionaria e non sulla Bibbia?
Riconosco che, se alcune chiese lo avessero usato per parlarne negativamente e per denunciare gli errori e le invenzioni fatte dal suo autore, non sarebbe certo stato un male. Ma usarlo per evangelizzare, quando siamo davanti ad un film che raccoglie tutta una serie di inesattezze, è una scelta sulla quale si potrebbe discutere e sulla quale non sono daccordo.
Infatti mi sono reso conto che questo film contiene delle scene che contribuiscono ad accrescere ancora di più il mio disappunto sulluso che ne è stato fatto. Mi vengono in mente un paio di esempi:
Comè possibile che lincubo ad occhi aperti che appare a Giuda Iscariota sia formato da bambini con facce mostruose, tipiche da films dellorrore?
Mi sono chiesto se Mel Gibson abbia voluto mostrare un Dio che si vendica del ladrone impenitente mandando a svolazzare sulla sua testa un corvo che cerca di ucciderlo anzitempo, beccandogli un occhio.
Inoltre se il popolo dIsraele era ben intenzionato a far fuori Gesù, pur se condizionato come sappiamo dalle autorità religiose (ma non tutti lo volevano morto!), Gibson ha esagerato non poco con la violenza, incorrendo in numerosi errori frutto di fantasia.
Le uniche violenze di cui ci parlano i Vangeli sono avvenute nei locali del Sinedrio, poi in un altro luogo con la flagellazione e lirridente incoronazione con le spine da parte dei soldati romani.
Dove è scritto che durante il tragitto dal Getsemani al Sinedrio Gesù sia già stato percosso dai soldati e sia stato precipitato giù da una rupe con le mani e i piedi legati e le catene al collo, così da giungere già notevolmente malconcio davanti al Sommo Sacerdote?
Che pensare poi dei soldati romani che, prima con canne poi con fruste irte di chiodi, lacerano la schiena e il petto di Cristo?
Era davvero questa la flagellazione?
Su questo punto non credo di saperne molto storicamente, ma ho visto una gratuita esagerazione della violenza.
Poi... la croce!
Il film mostra Gesù che cade più volte o sotto il peso di questo strumento di supplizio o per gli scherzi dei soldati romani.
Mi rendo conto che limpatto emozionale è sicuramente garantito, ma la verità è che la Bibbia si limita a raccontarci che Gesù, almeno fino al momento in cui cadde, fu costretto a portare la croce e poi, una volta giunta al Calvario, vi fu inchiodato.
Non nego che, dal momento del processo davanti al Sinedrio al momento della crocifissione, Gesù abbia avuto terribili sofferenze fisiche, tante... molte.
Ma quello che il film mostra è indubbiamente molto più crudo della realtà. Penso, fra laltro, al fatto che si mostra la croce non ben piantata nel terreno che perciò cade, fra le crudeli risate dei soldati romani.
Il tutto fa apparire il film come un concerto di risate spietate e di violenze per portare lo spettatore alle lacrime.
Anche a me, guardando il film, sarebbe venuto istintivo urlare: Basta! Ma non vedete come lavete ridotto?!. Sono le parole che poi vengono messe sulla bocca di Simone di Cirene...
Ma vale la pena emozionare a tal punto la gente? Ed usare un film come questo per evangelizzare? Io so che una conversione emotiva non è una vera conversione.
Averlo usato per evangelizzare, no! Non va bene!
Io sono stato salvato dopo aver ascoltato ed accolto nel mio cuore la Parola di Dio e non cè niente che possa sostituirla! È lascolto della Parola di Cristo che porta alla fede!
Ringrazio Gesù per le mille sofferenze che ha subito per me.
Un saluto caro da un credente di una chiesa di Genova
David Siena
Caro fratello David,
ti ringrazio per il tuo contributo che aggiunge la forza di una testimonianza personale diretta a quanto già denunciato sulle pagine del nostro mensile (vedi IL CRISTIANO n. 9/2004; pagg. 455-456), cioè: luso improprio di un film per evangelizzare.
Infatti, se evangelizzare significa comunicare e far conoscere agli altri lEvangelo, non è certo lEvangelo che il film fa conoscere e quindi è improponibile parlare di evangelizzazione.
Mi limito qui a ricordare che il film non è nato dalla lettura e dallascolto dellEvangelo, ma dalle visioni di Anna Katharina Emmerick. una monaca visionaria le cui visioni furono raccolte in un libro (La vera passione del nostro Signor Gesù Cristo) dal poeta romanticista Clemens Brentano.
Già luso dellaggettivo vera nel titolo di questa fantasiosa raccolta la dice lunga sul rispetto che visionaria e poeta avevano per lEvangelo, come se la passione raccontataci da Matteo, Marco, Luca e Giovanni non fosse vera!
La stessa mancanza di rispetto per la Parola di Dio lha avuta Mel Gibson, sceneggiatore e regista del film, ispirandosi a visioni puramente immaginarie e volutamente esasperate.
E, duole dirlo ma è la verità, questa mancanza di rispetto lhanno avuta anche coloro che hanno usato o proposto di usare il film a scopo evangelistico.
(P.M.)
SERVIRE IL SIGNORE:
Caro Paolo,
un saluto nel Signore.
Qualche giorno fa mi è capitato di leggere la lettera con richieste di preghiera di un fratello che serve il Signore a tempo pieno, in cui fra laltro diceva: Il sostegno economico rimane sempre una nostra urgenza... avremmo bisogno anche di una macchina più grande. Preghiamo per altri sostenitori o per un lavoro part-time.
Nello stesso tempo ho letto su IL CRISTIANO il tuo editoriale del mese di maggio (abbandonarsi).
Niente da ridire sul tuo scritto, mi trova concorde in tutto, ma purtroppo lì dove non vi è visione missionaria, compassione e misericordia, potrebbe risultare controproducente. Qualcuno scrollandosi dalle proprie responsabilità, in riferimento ai bisogni di qualche servitore in difficoltà, forse sarà stato tentato a dire: Ben ti sta! Ora arrangiati!
Credo che ad alcuni qualche secolo fa, le tue riflessioni avrebbero suscitato le stesse reazioni nei confronti dellapostolo Paolo, Pietro...
Laltra faccia della medaglia però potrebbe essere quella considerata dallapostolo Paolo quando scrisse: Non mettere la museruola al bue che trebbia; e: Loperaio è degno del suo salario (1Ti 5:18). Testo questo che ci vuole dire che la causa del fratello frustrato, non è stato lavere abbandonato tutto prima di abbandonarsi al Signore, ma di essere stato abbandonato dai propri fratelli.
Quando sono stato in America, in una comunità di circa 500 membri, ho assistito ad un avvenimento che mi commosse fino alle lacrime.
Un fratello alla fine nominò quattro giovani, che erano tornati da un Campeggio biblico, con una visione missionaria. Ad un tratto ho visto ognuno dei credenti lasciare il proprio posto e abbracciandosi si sono stretti a questi giovani raggiungendoli lì dove ognuno di quei giovani era seduto, trascorrendo un tempo di preghiera e ringraziamento al Signore, per loro.
Dalle nostre parti quando si torna da un Campo di studi biblici col cuore riscaldato come detti giovani, si fa di tutto per raffreddarli e rimandarli al loro lavoro secolare. Io un po di questa situazione lho vissuta sulla mia pelle, quando da tutti i Convegni di studi biblici, ricevevo santi stimoli di consacrazione, per mettermi prontamente al servizio del Signore, nel suo grande campo dove gli operai son sempre pochi, con predicatori di valore...
Il massimo che ho ricevuto dai più, specie per me che sono un profeta che lavora in casa propria, è stato scoraggiamento.
Ma grazie al Signore anche se ci sono stati momenti di pena per il fisico e per il morale, ma mai per lo spirito, come una volta nel vedere le lacrime scendere dal viso di mia moglie perché non aveva soldi per comprare un litro di latte per la nostra bambina, il Signore ha provveduto sempre per ogni nostra scadenza: questo nei tanti anni di servizio a tempo pieno e in oltre dieci da sposato.
Abbiamo visto il miracolo di diverse rigenerazioni e due di queste persone rigenerate si sono messe al servizio del Signore a tempo pieno (uno è il fratello citato mentre laltro si trova come missionario nellAmerica centrale).
Il tuo articolo spero vada bene anche dalle nostre parti, ma credo che fosse più indicato in quelle zone in cui la visione missionaria è vissuta da tutti i credenti.
Dai credenti americani anche se alcuni molto poveri, abbiamo imparato di non dare al Signore gli spiccioli: per loro il donare deve essere un sacrificio, altrimenti non è vero donare. Forse è per questo che dallAmerica per il mondo sono partiti moltissimi missionari.
Le storie bibliche comunque insegnano che la stragrande maggioranza degli uomini di Dio, fra giudici, re, profeti, apostoli, discepoli e fino a noi oggi con migliaia di martiri nel mondo hanno vissuto situazioni di scoraggiamento e frustrazioni pur vivendo un abbandono totale in Dio.
Del resto diceva lapostolo Paolo a Timoteo, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati (2Ti 3:12).
Comunque sia, come anche tu hai detto, vivere labbandono totale nel Signore è una gioia giornaliera indescrivibile che auguro a tutti santi del Signore di conoscere, anche quando per pregiudizi non vengono capiti, apprezzati e incoraggiati...
Lettera firmata
Caro fratello,
ti ringrazio per la tua lunga lettera che, da un lato, mi offre la possibilità di chiarire ulteriormente le ragioni delle mie riflessioni e, dallaltro lato, offre, a chi la leggerà, diversi motivi su cui riflettere al di là di quanto scritto nel mio editoriale del maggio scorso.
Ad esempio, tu affronti diversi temi che io non ho toccato, quali:
il rapporto fra chi sente una chiamata a servire il Signore e la chiesa locale,
la cura che si deve avere di adolescenti e giovani, ritornati a casa, dopo aver partecipato a dei Campi biblici, con nuove motivazioni di servizio e di consacrazione,
la mancanza in Italia di una chiara visione missionaria sia parte dei singoli credenti che delle chiese locali,
la disponibilità a donare e, quindi, a compiere sacrifici personali per il sostegno dellopera missionaria...
Sono tutti temi che meriterebbero, ciascuno di loro, una trattazione a parte.
Detto questo, vorrei però soffermarmi esclusivamente sulle riflessioni contenute nel mio editoriale.
Desidero subito chiarire le due principali motivazioni del titolo, abbandonarsi:
Innanzitutto (e soprattutto!) intendevo ricordare a me stesso e a quanti hanno ricevuto il dono della salvezza e della vita, accettando il dono offerto da Dio attraverso la morte e la risurrezione di Gesù (2Co 5:15), che tutti indistintamente siamo chiamati ad abbandonare la propria vita alla signoria di Cristo, perché ne ha pieno diritto. Desideravo cioè sottolineare il fatto che la consacrazione riguarda tutti i figli e le figlie di Dio indistintamente. Purtroppo, seppure in forme diverse, spesso anche nella realtà delle nostra assemblee corriamo il rischio di riprodurre il dualismo sacerdoti-fedeli, tipico del clericalismo cattolico. Questo rischio diventa reale e concreto quando, da un lato, i credenti si sbarazzano del carico dei loro compiti, dei loro doveri, dellesercizio dei loro doni, affidandone la responsabilità esclusiva ai servitori a pieno tempo e, dallaltro lato, quando questi ultimi trasformano il loro servizio in imposizione di idee e di comportamenti.
In una Chiesa che vuol rimanere fedele al suo Signore ed alla sua Parola questo dualismo non deve esistere né nelle dichiarazioni dintenti ma neppure nella prassi. Tutti siamo chiamati indistintamente a consacrare, ad abbandonare la nostra vita al Signore.
In secondo luogo, volevo osservare che, leggendo lettere circolari, riflessioni e articoli di servitori a pieno tempo, ho raccolto talvolta la triste impressione che frustrazioni, delusioni, scoraggiamenti non siano causate da motivazioni spirituali, come quella da te indicata citando 2Timoteo 3:12, ma da problemi di natura economica. Ho vissuto la mia infanzia e la mia adolescenza accanto a due servitori a pieno tempo, ora col Signore (Biginelli ed Artini); li ho sentiti spesso ripetere che il Signore non abbandona mai chi si abbandona a lui e che un servitore deve abbandonarsi al Signore e vivere per fede. Mi chiedo: come mai i servitori di una volta non inviavano circolari-piagnistei e vivevano con profonda dignità e dipendenza dal Signore il loro servizio? Erano diversi loro o era diverso il Signore che li sosteneva? È ovvio che, fra queste due ipotesi, solo la prima è quella vera!
Personalmente ho la sensazione, suffragata da esperienze e fatti che conosco, che la deriva (frustrazioni, delusioni, scoraggiamenti) di alcuni servitori a pieno tempo sia dovuta al fatto che è mancata, al momento della loro scelta, la successione di alcuni momenti fondamentali indicati dalla Parola e ben testimoniati dallesperienza dellapostolo Paolo:
chiamata intima e personale da parte del Signore,
attesa della conferma di questa chiamata da parte della propria chiesa locale,
chiarezza nella visione del servizio e sua piena condivisione con al chiesa (in pratica: pieno accordo sul cosa fare e sul dove farlo),
sostegno esplicitamente espresso da parte della chiesa locale e/o di altre chiese, sulla base dei principi biblici da te ricordati (1Ti 3:18),
rapporto di comunione profonda con la chiesa e/o le chiese (così come Paolo ebbe con la chiesa di Antiochia di Siria),
dipendenza totale dal Signore: abbandonarsi!
Riprendo ancora il testo biblico da te citato (2Ti 3:12): che lessere perseguitati (afflitti, delusi, scoraggiati) sia sempre conseguenza del vivere piamente e non della preoccupazione per la pensione, per la casa, per lauto...
Consentimi di ricordarti, se non lhai già letta, la toccante testimonianza di Gian Nunzio Artini, contenuta in alcune sue lettera (Sulle ginocchia del cuore, UCEB 1985, pagg. 122-123; 125-126; 146):
Quando, soprattutto a tavola, con la mia amata moglie e con la mia creatura, ringrazio il Signore per quanto attraverso i suoi figli e voi mi provvede, sento spesso un nodo di commozione alla gola.
Sommando la sperequazione che vè fra quello che sono, che faccio, che valgo e quello che il Signore mi provvede, sono proprio prostrato. Ma trovo pace in LUI. Mi parla la sua Grazia.
Quello che commuove è anche il pensare di avere la provvidenza da parte di Dio, attraverso i miei fratelli, che mi permette di dare il «pane» alla mia famiglia. È commovente ed è esaltante.
Avere quanto ci è necessario in modo da non mancare di nulla.
Cosa sarebbe la vita se dovessi essere davanti alle persone che direttamente amo e mi sono legate così vicino, non avendo modo, nella mia responsabilità di marito e di padre, di provvedere dignitosamente ai loro bisogni?
Come sarebbe angosciato il mio cuore, non solo, ma come tutto dellarmonia della famiglia potrebbe essere per lo meno insidiato. Poiché, quando vè miseria avvilente, vè la porta aperta a tanti dolori!
Dunque, miei cari, mi sta a cuore di dirvi tutto... e molto di più.
Io vorrei che voi sentiste come la vostra fatica è sacrosanta e come tanti cuori vi sono riconoscenti. I cuori che danno e i cuori che, dalla canalizzazione costituita da voi, ricevono. Come lo è per me!
Ho avuto lultimo dono e ancora una volta sono rimasto stupito dalla fedeltà del Signore, dallamore dei donatori, dalla cura vostra e... dalla Grazia divina che prosegue a manifestarsi malgrado la mia indegnità.
Mi è sembrato in questo Convegno di Poggio 1977 tanto buono ed edificante che la mia categoria (servitori a pieno tempo) abbia avuto modo di sentirsi santamente ripresa. Mi sembra che siano apparse più le inadempienze che le ubbidienze e le riprensioni più che le approvazioni. Vè proprio da esaminarci davanti al Signore, personalmente, e da giudicarci. Dio che vede i cuori sa bene che sto pensando a me.
Quale divario fra ideale e reale! Si avverte come un senso di stanchezza nei nostri riguardi da parte di chi serve e lavora per guadagnarsi il pane. E con ragione. Lo dico con dolore.
Io sono certo che, per quanto è in noi, servitori a pieno tempo, (parlo per me) non è abbastanza sentita la delicatezza della nostra posizione che ci vede fatti segno agli sguardi e ai giudizi di tutti.
Il passo di Isaia 42:18-21, riferentesi al Signore Gesù, è di particolare bellezza. Quanto anche noi dovremmo essere sordi a tante cose! (1Samuele 10:27). Comprensivi, umili, pronti a lavare i piedi... più che la testa!
Caro fratello,
vorrei concludere questo nostro colloquio fraterno, sottolineando una tua frase che raccolgo, per me e per gli altri, come una vera e propria testimonianza: Il Signore ha provveduto sempre opportunamente!
Continuiamo a vivere con perseveranza la gioia giornaliera indescrivibile del nostro (di tutti!) abbandonarsi a Lui con una convinzione ferma e precisa: solo così conosceremo la Grazia della sua provvidenza e godremo la sua Pace!
(P.M.)
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