Dal Nuovo Testamento
1a CORINZI: UNA LETTERA PER I NOSTRI TEMPI
23° studio: Questioni di ordine:
I doni maggiori
Secondo lindicazione divina che ci giunge attraverso lapostolo Paolo sono tre i doni dai quali una chiesa locale non può prescindere, se vuol conoscere la conferma nella fede di ciascuno dei suoi membri e se vuol vivere un proficuo servizio di testimonianza. Sono i doni di apostolo, di profeta e di dottore.
Introduzione
Almeno tre cose importanti vengono affermate ed esemplificate in 1Corinzi 12:12-31:
luniversalità del battesimo in un unico Spirito per i credenti del nuovo patto (v. 13);
linterdipendenza di tutti i membri della chiesa in quanto parti dello stesso corpo di Cristo (vv. 12, 14-27);
lesistenza di carismi maggiori (vv. 28-31).
Premetto una nota autobiografica.
Nellassemblea in cui sono cresciuto, prima degli anni ottanta non si distingueva molto fra i vari carismi. Ricordo bene come tutti gli anziani e diversi altri fratelli avevano il proprio turno nella predicazione.
Di conseguenza, prima di invitare qualche estraneo alla riunione di evangelizzazione, era una consuetudine informarsi su chi sarebbe stato il predicatore e, non di rado, soltanto credenti battezzati partecipavano a queste riunioni.
Il discorso per gli studi biblici era analogo. Il fratello che insegnava agli adolescenti aveva uno spiccato dono e la classe era ben frequentata. Per il resto le riunioni per lo studio biblico non erano particolarmente ben frequentate.
Sebbene fossi riconoscente al Signore per questa chiesa, perché si godeva una buona comunione e perché veniva mantenuto un vivo interesse nellopera missionaria, la chiesa stentava a crescere.
Intorno a venticinque anni fa lassemblea cominciò a vivere un periodo di crisi, dovuto a elementi cosiddetti carismatici.
La chiesa respinse il tentativo dei carismatici di rendere normative certe esperienze ma, dopo un periodo di sofferenza, ma nel tempo si maturò una nuova consapevolezza che ogni membro della chiesa, compresi gli anziani, è chiamato a servire secondo il dono della grazia (carisma) che ha ricevuto. Attualmente questassemblea ha quattro anziani la cui età media è sui cinquantanni.
Gli interventi pubblici degli anziani corrispondono ai loro doni: due di loro esercitano pubblicamente un dono di insegnamento, uno esercita in modo analogo il suo dono di evangelista mentre il quarto esercita un dono di esortazione e si dedica allopera pastorale.
Allo stesso tempo alcuni ministeri della parola e ministeri pastorali, che interessano tutta la chiesa, sono affidati ad altri fratelli secondo i doni specifici che lo Spirito Santo ha distribuito a loro.
In altre parole cè una maggiore sensibilità verso lopera dello Spirito nel conferimento dei doni maggiori.
Ciò ha contribuito al fatto che lassemblea è cresciuta dai circa 120 di venticinque anni fa agli oltre 400 membri attuali.
Non solo, cè una maggiore interazione fra i membri della chiesa che ora provvede meglio alle esigenze variegate di ciascuno, anche di quelli nuovi che sempre più spesso sono reduci da una vita sregolata che ha lasciato il segno.
Battezzati in un unico Spirito
(12:12-13)
Abbiamo imparato da 1Corinzi 3:16-17 e 6:19-20 che la chiesa che Gesù sta edificando è il tempio dello Spirito Santo.
Come previsto, dopo lascensione, lo Spirito Santo, che procede dal Padre per mezzo del Figlio, venne sui centoventi il giorno della Pentecoste (Mr 1:8; Gv 16:7-15; At 1:4-8).
Lo stesso Spirito rivelò a Pietro che tutti coloro che si sarebbero ravveduti dei loro peccati avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo, come previsto nella profezia di Gioele (2:28-32; At 2:16-21, 36-38).
Prima di continuare la sua esposizione di come i carismi conferiti dallo Spirito Santo vanno usati e rispettati da tutti i membri del corpo di Cristo, Paolo ricorda ai Corinzi, e a tutti i lettori di questa lettera, che tutti i santificati in Cristo Gesù (1:2) partecipano senza distinzione al battesimo in un unico Spirito e sono stati abbeverati di un solo Spirito, a prescindere dal loro passato religioso (Giudei e Greci) e dal loro rango sociale (schiavi e liberi).
È grazie a questo battesimo che tutti confessano Gesù è il Signore! (v. 3) e possono vivere come un solo corpo.
Linterdipendenza
dei membri del corpo
Lidea fondamentale sviluppata da Paolo, nel servirsi della metafora del corpo umano, è la normalità di una considerevole diversità sia nel tipo sia nella funzione dei membri, che permette al corpo di funzionare come tale. Questo vale analogicamente per la Chiesa quanto vale per il corpo di un atleta. Inoltre, tanto la diversità esistente nel corpo quanto lunità che deriva dal rispetto che i membri dimostrano luno verso laltro, sono il frutto dellopera dello Spirito Santo e non di una strategia umana.
Ecco le parole dellapostolo:
Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe ludito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe lodorato? Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ci sono dunque molte membra, ma cè un unico corpo; locchio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui (vv. 14-26).
Chi metterebbe in dubbio che tutto questo è vero del corpo fisico? Credo nessuno. Ora Paolo applica la sua metafora alla chiesa:
Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua (v. 27).
Ne consegue che dovremmo pensare al nostro ruolo nella Chiesa, e ai ruoli di tutti gli altri membri, in termini analoghi a come pensiamo al nostro cuore fisico, alla nostra mano, al nostro piede, e così via.
Tutti meritano il nostro rispetto e, se viene meno il contributo di un membro, fosse anche un membro di basso profilo pubblico, tutto il corpo ne soffre, esattamente come soffre tutto il corpo fisico quando un solo membro è malato.
I doni maggiori (12:28-31)
Veniamo così alla questione dei doni maggiori (v. 31). Questa caratterizzazione è, di per sé, sufficiente per ricordarci che esula dal piano di Dio lidea che tutti i fratelli di una chiesa locale possano assumere le stesse responsabilità.
Dove si segue questo criterio democratico inevitabilmente si scade nella mediocrità. Sempre in questo brano Paolo fa comprendere che non è possibile inventarsi un carisma. Infatti, tutte le domande retoriche dei vv. 29-30 sono precedute da una particella della lingua greca che richiede la risposta: No.
In altre parole, la diversità del corpo, determinata soprattutto dalla distribuzione dei carismi, va rispettata.
Un aspetto di questa diversità sono i doni maggiori, quelli di apostolo, profeta e dottore (v. 28b). Tutti gli altri carismi vengono dopo questi tre. Dopo aver escluso che tutti abbiano qualsiasi dei doni menzionati nei versetti precedenti, Paolo esorta la chiesa a desiderare i doni maggiori. Fra questi tre carismi maggiori elencati nel v. 28a, Paolo si occuperà soprattutto del dono di profezia nel seguito di questa lettera, confrontandone il suo valore oggettivo con quello di diversità di lingue.
Nel brano che stiamo studiando, i profeti sono definiti, insieme con apostoli e dottori, doni maggiori. Anche se chi possiede uno di questi doni non deve considerarsi superiore agli altri membri del corpo (vedi vv. 14-27), Paolo ritiene che questi tre doni determinino in qualche modo il buon funzionamento del resto del corpo.
Questa valutazione trova conferma altrove nel Nuovo Testamento. Ad esempio, in Efesini 2:20 e 3:5, gli apostoli e i profeti (di Cristo) figurano come il fondamento storico della Chiesa.
1. Gli apostoli
In Efesini, la parola greca apostoloi si riferisce, come in 1Corinzi 15:7-9, ai mandati speciali che avevano visto Gesù dopo la sua risurrezione (cfr. At 1:21-22). In altri brani, come Atti 14:14 e Romani 16:7, lo stesso termine significa missionario in senso generico.
Gli apostoli, intesi come mandati speciali (ossia i dodici e Paolo), rimangono fondamentali per la Chiesa di tutti i tempi, in virtù dei loro scritti. A questo proposito vale la pena di segnalare lesortazione che Pietro rivolge ai suoi lettori di ricordare il comandamento del Signore e Salvatore trasmessovi dai vostri apostoli (2P 3:2) e lesortazione di Paolo a Timoteo, laddove istruisce il suo compagno dopera di affidare le cose udite da lui a uomini fedeli capaci pure di insegnare altri. Luso, nel testo greco, del caso accusativo per altri (gr. heterous) alla fine di 2Timoteo 2:2, esclude che Paolo avesse in mente una catena di trasmissione; piuttosto sia Timoteo che noi dobbiamo sempre affidare a uomini (gr. anthropois) capaci di istruire le nuove chiese, quanto insegnato dagli apostoli.
Paolo non prevede una catena di esperti che si mantiene attraverso i secoli, piuttosto prevede che, in ogni nuova generazione, la stessa dottrina degli apostoli venga insegnata a uomini fedeli che siano in grado di istruire tutta la Chiesa.
Potremmo chiamare questo il principio Timoteo per sempre. Essa mantiene la dottrina degli apostoli come il fondamento della Chiesa.
2. I profeti
Quanto ai profeti, se partiamo da Efesini 2:20 e 3:5 dove Paolo li definisce i santi apostoli e profeti di lui [Cristo] e li indica come il fondamento della Chiesa, appare chiaro che lesercizio del dono di profeta sarà molto meno frequente nelle chiese oggi di quanto non lo fosse a Corinto nel primo secolo.
Il motivo è semplice: Gesù predisse che la rivelazione speciale sarebbe stata trasmessa completamente durante la vita dei Dodici (Gv 16:12-15; cfr. Ap 22:18-19). Ciò nonostante, Pietro fa comprendere (in At 2:17-21, citando Gl 2:28-30) che tutti coloro che ricevono il dono dello Spirito Santo sono, per questo motivo, potenziali profeti.
Ne consegue che interventi di profeti come Agabo (vd At 11:27-30) possono avvenire ancora. Più avanti nella 1Corinzi Paolo insisterà che la Chiesa deve usare il dono di discernimento degli spiriti ogni qualvolta qualcuno proferisce ciò che ritiene sia una rivelazione (vd. 14:29-30).
3. I dottori
Terzo nellelenco dei doni maggiori è il dono di dottori. Abbiamo già citato lesortazione di Paolo a Timoteo riguardo al bisogno di insegnare la dottrina degli apostoli a ogni nuova generazione di discepoli. Nella 1Timoteo (5:17), Paolo aveva scritto: Gli anziani che tengono bene la presidenza, siano reputati degni di doppio onore, specialmente quelli che si affaticano nella predicazione e nellinsegnamento.
Lenfasi posta sul ruolo del dottore in questo brano è evidente. La ragione è altamente pratica: la salute spirituale e loperosità della Chiesa dipenderanno in gran parte dalla qualità di istruzione che i nuovi discepoli ricevono.
Limportanza dellinsegnamento fu esemplificato ben presto nella storia della Chiesa. Infatti la chiesa di Gerusalemme, che dava priorità allinsegnamento (At 2:24), era capace di incidere potentemente sulla società incredula, riportando grandi vittorie nel nome di Cristo (2:46-47; 4:8-12; 6:7).
In Efesini 4:11 i doni di dottore e di pastore sono strettamente legati, il che suggerisce uno stretto rapporto fra luso del dono di dottore e la possibilità di svolgere un opera pastorale efficace (vd. Ef 4:11-15; cfr. 1 P 5:2-3).
Dove manca linsegnamento di tutto il consiglio di Dio, lopera pastorale risulterà più difficile in quanto i membri della Chiesa che manchino di una buona informazione biblica sono più vulnerabili alle lusinghe della sapienza umana che è spesso contraria alla sapienza di Dio.
Il ruolo dei dottori è determinante anche perché duplice. I pastori-dottori sono posti nella Chiesa non soltanto per informare i credenti bensì anche per preparare tutti i santi in vista dellopera del ministero e delledificazione del corpo di Cristo (Ef 4:12). In questo modo i doni distribuiti a tutti i membri, compresi quelli di moderni Stefano, Filippo, Apollo e Epafròdito (At 6:8 e 18:24-28; Fl 2:25-30), possono avere uno sviluppo armonioso e alla gloria di Dio.
Per la riflessione personale
e lo studio di gruppo
1. Perché laddove tutti confessano Gesù è il Signore non esiste uno spirito di rivalità fra i membri del Corpo di Cristo?
2. Perché è altrettanto importante riconoscere i ruoli degli altri membri del Corpo di Cristo quanto lo sia cercare di scoprire, e far valere, il proprio ruolo?
3. Perché rimane importante ancora oggi lindividuazione e luso dei doni maggiori, in particolare quello di pastore/dottore?
(23. continua)
Rinaldo Diprose
(Assemblea di Roma Borgata Finocchio)