Interrogativi posti da nuove sperimentazioni scientifiche


BIOETICA:
“GLORIFICATE DUNQUE DIO NEL VOSTRO CORPO” (1Co 6:20)

L’uomo moderno ha il corpo al centro delle sue attenzioni, che spesso trascendono fino ad un vero e proprio culto dell’efficienza e della bellezza. D’altro lato vive la contraddizione della distruzione del corpo provocata da droghe, fumo e alcol. I giovani sono le prime vittime di questa situazione: a tutti, ma a loro in particolare, si rivolgono i richiami potenti e chiari della Parola di Dio.



Il corpo: fra culto e trascuratezza

Il nostro mondo occidentale ed opulento si interessa poco dell’anima. Il corpo è diventato il centro dell’attenzione. Avere un bel corpo è considerato un obiettivo desiderabile e per il quale utilizzare molto tempo e risorse ingenti. Le palestre, i centri di bellezza sono luoghi molto frequentati soprattutto dai giovani, ma non solo. I prodotti di bellezza sono tra i più venduti e per valorizzare il proprio corpo si è disposti a spendere ingenti somme in abiti, decorazioni, gioielli. Si è disposti perfino a deturpare il proprio corpo con pratiche autolesive, come i tatuaggi, i pearsing, fino ad arrivare alla chirurgia estetica che con più o meno facili operazioni è in grado di cambiare il seno, togliere le rughe, ingrossare le labbra, ridurre il grasso, aumentare i capelli e cosi via. L’obiettivo è sempre quello di curare il corpo e sembrare più giovani e più belli.
Fino dalla caduta dell’uomo la bellezza è sempre stata una tentazione per l’umanità. Si legge infatti in Genesi 3:6 che Eva, nel momento in cui stava meditando di trasgredire all’ordine di Dio, si accorse, fra le altre cose, che il frutto proibito era “bello da vedersi”. Da quel momento la bellezza continua ad essere una tentazione e lo è anche oggi. La bellezza di una persona è considerata un punto di merito. La persona bella vale di più. I concorsi di bellezza sono all’ordine del giorno e nella vita quotidiana un ragazzo o una ragazza non ritenuti belli, si troveranno facilmente ad essere rifiutati dagli altri.
La televisione collabora molto a mostrarci i modelli ideali da imitare: attori, attrici e personaggi sempre impeccabili, senza una ruga o un difetto; il corpo diventa oggetto di ostentazione e di culto. La moda stessa si adegua a questi modelli, trasformando il corpo in oggetto di seduzione e desiderio.
Tuttavia oggi è molto diffuso anche un modello completamente opposto nel rapporto con il nostro corpo. È il modello della trascuratezza. Sempre più spesso troviamo persone che praticano stili di vita completamente contrari alla salute del proprio fisico, dimostrando disprezzo per la propria integrità.
L’uso di sostanze costringe il nostro fisico nella morsa della dipendenza e della schiavitù, logorandolo in modo inesorabile. Il fumo, l’alcool, l’eccesso di cibo, la mancanza di movimento sono tutti problemi ben noti.


Verso un sano concetto del corpo

La Parola di Dio ci dà alcune indicazioni generali su come dobbiamo utilizzare il nostro corpo. Leggiamo il testo di 1Corinzi 6,19-20:
“Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”
Il testo ci porta a fare alcune considerazioni:

• Il corpo è il tempio dello Spirito. Un tempio è un luogo particolarmente curato, perché contiene la divinità. Nell’antica Roma i templi erano gli edifici più curati, sobri ma allo stesso tempo con architetture ricercate e pregevoli; prive di stravaganze e di fronzoli. Essi con la loro apparenza testimoniavano da soli la presenza di Dio nel loro interno. La stessa cosa deve manifestarsi nel corpo del cristiano, che con il suo aspetto, curato, ma non eccessivo, testimonia la presenza divina in lui.

Il corpo non ci appartiene. Se il corpo non ci appartiene, non possiamo disporne come vogliamo. In ogni cosa dobbiamo rispettarlo, apprezzandolo ed accettandolo così come è, in quanto dono del nostro perfetto Creatore, che, come dice il salmista, “ci ha fatti in modo meraviglioso” Accettare anche i nostri difetti, significa essere soddisfatti dell’opera di Dio, con la consapevolezza che proprio questo corpo che lui ci ha dato, è uno strumento nelle sue mani.

• Il corpo deve glorificare Dio. Il corpo del cristiano deve mostrare agli altri non la sua bellezza, ma la bellezza di Dio. Questa bellezza è molto più profonda della bellezza estetica, è una bellezza interiore che emana luce davanti agli altri.
L’immagine della bellezza che deriva dalla lettura della Parola di Dio è un’immagine più profonda e riguarda più gli attributi spirituali che fisici. Leggiamo come esprime Pietro questi concetti riferendosi agli abiti ed agli ornamenti:
“Il vostro ornamento non sia quello esteriore, che consiste nell’ intrecciarsi i capelli, nel mettersi addosso gioielli d’oro e nell’indossare belle vesti, ma quello che è intimo e nascosto nel cuore, la purezza incorruttibile di uno spirito dolce e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran valore” (1P 3:3-4)

Per Pietro è più importante piacere a Dio ed i parametri della bellezza di una persona sono dati dal suo valore agli occhi di Dio. Paolo a Timoteo sottolinea invece come la bellezza consiste nel vestirsi “... di opere buone…” (1Ti 2:10).
Cerchiamo di trasmettere soprattutto ai nostri giovani un concetto sano della corporeità. Insegniamo loro a cercare nei loro coetanei la bellezza secondo Dio, e non secondo gli uomini. Per Dio ogni ragazzo e ogni ragazza sono belli, non quando i loro attributi fisici sono vistosi, ma quando questi amano il Signore Gesù e lo servono nella loro vita.
Trasmettiamo loro il rispetto del corpo, 0che va amato, curato, non trascurato, ma che non va volontariamente danneggiato e nemmeno ostentato in maniera provocante e volgare. I giovani sono più esposti alle tentazioni del corpo e devono essere esortati come Paolo esortava Timoteo: “Nessuno disprezzi la tua giovane età; ma sii d’esempio ai credenti, nel parlare, nel comportamento, nell’amore, nella fede, nella purezza” (1Ti 4:12).

È sempre vivo in me il ricordo della prima persona che, quando entrambi avevamo diciotto anni, mi parlò di Gesù Cristo. Ricordo che non fu la sua teologia a colpirmi, ma la luce che emanava e che rifletteva la bellezza secondo Dio.

Giorgio Begher
(Assemblea di Bolzano)