Un tema attuale nellincontro anziani 2005
LA CRESCITA DELLA
CHIESA LOCALE
Oggi è di moda proporre metodi particolari per far crescere le chiese locali: si organizzano incontri, si pubblicano manuali con proposte a volte stravaganti e frutto spesso di una mentalità tipica del moderno marketing. Ma vi è una strategia per la crescita della chiesa che conserva universalmente il suo valore: è quella indicata dalla Parola di Dio attraverso lesempio della chiesa cristiana del primo ed attraverso gli insegnamenti e le indicazioni degli apostoli e del Signore Gesù stesso. È a questa strategia che dobbiamo fare sempre riferimento se vogliamo veder crescere le nostre chiese e vederle crescere in modo normale e benedetto.
INTRODUZIONE
Testimonianza personale
Sono nato in Austria, sono sposato e ho due figli ancora abbastanza piccoli. Attualmente faccio parte del collegio degli anziani nella chiesa di Salisburgo. I miei genitori erano cattolici e sono cresciuto in un ambiente religioso, dove però la religione non è mai stata presa veramente sul serio. Non pensavo che le cose che raccontavano nella chiesa fossero vere: ero cattolico e ateo allo stesso tempo.
Ventitré anni fa mi sono convertito a Gesù Cristo, dopo aver iniziato a studiare da solo la Bibbia, regalatami da un monaco francescano.
Non conoscevo nessun credente, perché a quel tempo i credenti in Austria erano pochi. Solo due anni dopo la mia conversione conobbi un credente, un vicario luterano. È stato il primo credente austriaco che ho conosciuto.
Per me è stato difficile trovare una moglie credente. Mi sono sposato dopo dieci anni.
Lattuale situazione spirituale
in Austria
LAustria, con i suoi campanili, sembra una nazione cristiana, ma non lo è. I cristiani sono circa 6000 e costituiscono lo 0,07% della popolazione.
Dei 2574 villaggi austriaci, al momento, nemmeno 120 hanno una chiesa evangelica. Vuol dire che più del 95% dei distretti amministrativi non ha una chiesa evangelica. Fino alla metà del 1900 non esisteva neanche una chiesa.
Ci sono più credenti cristiani nel Sudan o in Egitto che in Austria. Daltra parte viviamo in un Paese dove il Signore oggi opera grandemente, infatti negli ultimi trentanni si sono convertiti, in Austria, più persone che nei 350 anni precedenti (circa 12000 persone).
Chiese fondate in Austria:
1869 - Fondazione della prima chiesa
(chiesa battista a Vienna)
1870-1945 - Fondazione di 7 chiese
1946-1969 - Fondazione di 18 chiese
1970-1979 - Fondazione di 16 chiese
1980-1989 - Fondazione di 46 chiese
1990-1994 - Fondazione di 27 chiese
1995-1999 - Fondazione di 15 chiese.
In Austria, negli anni 80, il numero dei membri nelle chiese evangeliche è aumentato del 260%.
Anche se in Austria i veri credenti sono pochi, viviamo in un tempo di risveglio spirituale e ciò è molto incoraggiante. La condizione attuale della nostra società e il vuoto spirituale, in cui una gran parte della popolazione si trova sempre di più, hanno permesso allEvangelo di farsi strada.
Lo sviluppo delle Assemblee
in Austria
Il movimento è nato in un piccolo villaggio nelle montagne di Salisburgo, St. Johann, di circa 6000 abitanti. Le prime persone si sono convertite attraverso un commerciante svizzero allinizio degli anni 70.
La chiesa di St. Johann fu il punto di partenza per la fondazione di chiese a:
Bischofshofen (a 10 km di distanza)
Tamsweg (Lungau)
Kleinarl (valle laterale nel Pongau)
Salisburgo: la chiesa nella città Salisburgo (circa 160000 abitanti).
Dalla chiesa di Salisburgo sono nate le seguenti chiese:
Hallein, a circa 15 km da Salisburgo
Ried
Bad Ischl
Mattighofen
Steyr
Salzburg II
Laufen
Seekirchen
Esistono anche Assemblee in molti villaggi dellAustria:
Saalfelden
Lofer
Uttendorf
Wörgl
Innsbruck
Linz
St. Pölten
Graz
Grobmöbing
Gurktal
Da questo movimento sono stati inviati missionari che hanno lavorato e lavorano nelle seguenti regioni:
Zagreb (Croazia)
Split (Spalato)
Sarajevo (Bosnia)
Sofia (Bulgaria)
Bolzano (Italia). In questa città ho collaborato per tre anni alla fondazione di unassemblea tra la minoranza di lingua tedesca che oggi, a sua volta, ha iniziato a mettere in atto un progetto per fondare una chiesa a Vipiteno.
Collaboriamo anche con cinque chiese a Monaco (Germania). Tale collaborazione è molto produttiva.
Quasi tutto il lavoro spirituale viene eseguito da fratelli austriaci. Tra le nostre chiese, in Austria, lavorano due missionari provenienti dallestero. Altri tre fratelli austriaci servono il Signore a pieno tempo ed io sono uno di loro. Le chiese sono autonome, non siamo una denominazione o di ununione di chiese, ma tra di noi cè una stretta collaborazione.
Infatti:
cè una conferenza annuale,
ci sono corsi di formazione,
cè uno scambio di predicatori,
cè un aiuto finanziario reciproco.
Ma al di fuori degli anziani di ogni chiesa locale, non abbiamo nessuna autorità umana superiore. Le nostre assemblee costituiscono il movimento evangelico più grande in Austria. Infatti, più della metà dei credenti evangelici austriaci si trova nelle nostre chiese.
Ciò che vi trasmetterò nel corso di questo incontro, sono convinzioni non solo mie, ma anche di coloro che lavorano in questo movimento in Austria. Altri cento anziani austriaci potrebbero trasmettervi le stesse cose.
LA CRESCITA
DELLA CHIESA LOCALE
Ciò che il Signore si aspetta
dalla chiesa locale è la crescita
Noi, invece, non ci vanteremo oltre misura, ma entro la misura del campo di attività di cui Dio ci ha segnato i limiti, dandoci di giungere anche fino a voi. Noi infatti non oltrepassiamo i nostri limiti, come se non fossimo giunti fino a voi; perché siamo realmente giunti fino a voi con il vangelo di Cristo. Non ci vantiamo oltre misura di fatiche altrui, ma nutriamo speranza che, crescendo la vostra fede, saremo tenuti in maggior considerazione tra di voi nei limiti del campo di attività assegnatoci, per poter evangelizzare anche i paesi che sono di là dal vostro senza vantarci, nel campo altrui, di cose già preparate. Ma chi si vanta, si vanti nel Signore. Perché non colui che si raccomanda da sé è approvato, ma colui che il Signore raccomanda (2Co 10:13-18).
Lapostolo Paolo credeva che certe regioni, come ad esempio lAcaia, gli fossero state assegnate. In tali luoghi, aveva la responsabilità davanti a Dio di annunciare lEvangelo, cioè di evangelizzare. Grazie alla sua opera evangelistica, nacque la chiesa a Corinto. Dopo la fondazione di questa chiesa, Paolo si aspettava, da essa, un lavoro missionario nel proprio ambiente. Paolo non predicò lEvangelo ad ogni singolo Greco in Corinto ed Acaia.
Alla crescita della fede dei Corinzi doveva seguire una diffusione del Vangelo. Abbiamo letto: Crescendo la vostra fede, saremo tenuti in maggior considerazione tra di voi nei limiti del campo di attività assegnatoci, per poter evangelizzare anche i paesi che sono di là dal vostro.
In parole povere, Paolo si aspettava una crescita, da parte dei Corinzi, sia nella fede che di numero. Non solo si aspettava nuove conversioni a Corinto, ma anche la nascita di nuove chiese nellintera regione. Il suo campo dazione si sarebbe, ingrandito attraverso la chiesa locale. Nella lettera ai Romani si legge, infatti, di una chiesa in Cencrea che, probabilmente, nacque dalla chiesa dei Corinzi.
E, dopo aver evangelizzato quella città e fatto molti discepoli, se ne tornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, fortificando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni. Dopo aver designato per loro degli anziani in ciascuna chiesa, e aver pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore, nel quale avevano creduto. Quindi, attraversata la Pisidia, giunsero in Panfilia. Dopo aver annunziato la Parola a Perga, scesero ad Attalia; e di là salparono verso Antiochia, da dove erano stati raccomandati alla grazia di Dio per lopera che avevano compiuta (At 14:21-26).
Nel passo sopraccitato abbiamo la conclusione del primo viaggio missionario dellapostolo Paolo e dei suoi collaboratori, nonché il ritorno alla chiesa dorigine, Antiochia.
Successivamente, nel capitolo 15, Paolo e Barnaba, alla conferenza di Gerusalemme, raccontarono agli apostoli e agli altri credenti presenti, come Dio aveva operato attraverso il loro servizio. Durante questo viaggio furono fondate chiese nelle diverse regioni della Galazia, per esempio: in Antiochia, Pisidia, Listra, Derba. Non furono evangelizzate tutte città della Galazia, e non furono neppure evangelizzate tutte le persone che si trovavano a Listra o nelle altre città dove avevano annunciato lEvangelo. Però il testo dice che, i missionari compirono lopera per la quale erano stati mandati.
La chiesa in Antiochia aveva considerato lopera dei missionari in Galazia compiuta, pur essendoci stata solo la fondazione di qualche chiesa in quel luogo. Come mai? Erano state raggiunte solamente poche persone in Galazia con il Vangelo.
Come mai potevano considerare lopera missionaria già compiuta?
Perché dopo la fondazione delle chiese locali, le chiese stesse avrebbero dovuto continuare lopera.
Possiamo scorgere lo stesso principio se analizziamo lopera missionaria a Tessalonica.
Infatti il nostro Vangelo non vi è stato annunziato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena convinzione; infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene. Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo, tanto da diventare un esempio per tutti i credenti della Macedonia e dellAcaia. Infatti da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nellAcaia, ma anzi la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo, di modo che non abbiamo bisogno di parlarne (1Te 1:5-8).
Attraverso i credenti di Tessalonica, che si erano convertiti durante la missione di Paolo, lEvangelo fu portato in tutta la Macedonia e lAcaia. Paolo scrisse che la sua predicazione, in quella regione, non era più necessaria.
Infatti, i credenti della chiesa locale di Tessalonica avevano già fatto tutto ed erano diventati un esempio per le altre chiese della regione. Anche se lapostolo si aspettava che levangelizzazione della regione venisse compiuta da tutte le chiese locali, non tutte le chiese della Macedonia e dellAcaia eseguirono questo compito con la stessa perseveranza dei Tessalonicesi. Ma lentusiasmo evangelistico di questultimi fu molto incoraggiante e lapostolo si aspettava una crescita spirituale e numerica anche delle altre chiese locali, e di conseguenza una diffusione maggiore dellEvangelo nella loro regione.
Alcune chiese, come quella di Tessalonica, erano molto efficaci e lapostolo le lodava.
Altre chiese, per esempio quella dei Corinzi, non avevano ancora raggiunto molti luoghi, quando Paolo inviò loro delle lettere. Ma se la fede di costoro fosse cresciuta, lEvangelo sarebbe stato divulgato nelle regioni vicine.
Vorrei sottolineare questo principio ancora con un altro passo della Scrittura.
Affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per lastuzia loro nelle arti seduttrici dellerrore; ma, seguendo la verità nellamore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante laiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo (Diodati: produce la crescita del corpo) nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nellamore (Ef 4:14-16).
Lapostolo Paolo dice che non dobbiamo essere bambini spirituali, ma dobbiamo crescere nella fede verso il capo, cioè Cristo. Se come singoli membri del corpo di Cristo cresciamo verso il capo, tutto il corpo si svilupperà e si costruirà, cioè ci sarà anche una crescita numerica.
Un nutrimento sano, spirituale, porta con sé una crescita spirituale sana.
Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere (1Co 3:6). Si potrebbe dire anche che una crescita numerica viene raggiunta quando cresciamo spiritualmente verso il capo, cioè Cristo.
Se la chiesa nella quale serviamo non cresce, i conduttori devono agire!
Se una chiesa locale
non cresce di numero?
Se una chiesa non cresce di numero, si può concludere che i singoli membri non sono veramente cresciuti verso Cristo. Esempio: saremmo molto preoccupati, se i nostri figli e nipotini smettessero di crescere. Immaginiamo un bambino, Antonio di 9 anni, che ha ancora bisogno dei pannolini, non cammina, pesa solo 5 kg etc. I genitori e i nonni sarebbero, giustamente, molto preoccupati. Cercherebbero in tutti i modi di trovare il motivo per il quale Antonio ha smesso di crescere! Perché? Conoscendo il motivo, cercherebbero in tutti i modi di eliminare ciò che impedisce la crescita del bambino.
La Bibbia paragona la chiesa alla crescita del corpo umano. Una chiesa deve crescere e svilupparsi spiritualmente. La domanda, fratelli, è questa: Siamo preoccupati quando la nostra chiesa non cresce? Se uno dei nostri figli non crescesse fisicamente, saremmo molto preoccupati. Siamo in ansia anche quando la chiesa non cresce? Ho visto anziani e conduttori soddisfatti delle loro chiese anche se esse da ventanni non crescevano più!
Forse si sono abituati.
Forse per loro è comodo, se tutto rimane così comè.
Certe volte ho sentito una spiegazione da fratelli che si trovano in una chiesa che non cresce più: Però noi siamo fedeli alla verità. Questo è un concetto particolare: fedeltà senza frutto? Pescare persone per Cristo è un aspetto del discepolato. Seguire Cristo vuol dire pescare persone per il regno di Dio. Gesù disse loro: «Seguitemi e io farò di voi pescatori di uomini» (Mr 1:17).
Seguire Gesù, essere un discepolo di Gesù significa anche imparare a raggiungere persone per Lui. Se allora non raggiungo mai nessuno per il Signore come posso seguirlo fedelmente? Qualche volta viene detto che noi non facciamo compromessi, seguiamo la verità e perciò il mondo non ci ascolta.
Domanda: Se seguiamo la verità e la crescita viene impedita, che verità è questa?
Nella lettera agli Efesini 4:15-16 abbiamo letto che: seguire la verità con amore porta con sé la crescita del corpo di Cristo. Spesso i fratelli che parlano così si tengono stretti a una parte della verità, lasciando fuori una parte molto importante, levangelizzazione. Certamente ci sono anche delle crescite malsane nelle chiese come capitano anche nel corpo umano.
Lobesità è una crescita malsana, un tumore è una crescita malsana e mortale per il corpo. La crescita malsana esiste anche nel corpo spirituale di Cristo. Paolo scrive di false dottrine, che si estendono come un tumore la loro parola andrà rodendo come fa la cancrena (2Ti 2:17). La crescita, a scapito dei principi, è malsana.
Molti pastori europei si recano a Chicago o a Los Angeles per imparare. Cosa imparano da B. Heybles? Lì fanno dei sondaggi per sapere cosa desidera il cliente religioso e poi gli viene adattato il programma della chiesa. Per esempio, tramite un sondaggio hanno imparato che alla maggior parte della gente piace la musica rock. Allora... utilizziamo anche noi la musica rock, durante il culto, per attirare le persone! Altri studi hanno messo in evidenza che esistono molte femministe che hanno bisogno di Gesù. Non le vogliamo affliggere e quindi... vuol dire che è ora di ripensare al ruolo della donna nella chiesa!
Quindi, spesso per la crescita della chiesa sacrifichiamo principi biblici. Tale crescita, però, come ho detto prima non può essere che malsana. Se solo il 30% dei fratelli e delle sorelle delle nostre chiese avesse un modo di vivere evangelistico, allora presto dovremmo comprare nuove sedie per il nostro locale dincontro. Gli anziani dovrebbero avere una vera crisi se la loro chiesa non cresce. Dovrebbero, con grande preoccupazione, chiedere al Signore perché la loro chiesa non cresce o non cresce più.
Una sincera valutazione della
situazione spirituale della chiesa
I conduttori della chiesa potrebbero incominciare facendo una valutazione, della propria vita e del loro ministero, ponendosi delle domande:
Come conduttori ci manca una visione spirituale?
Siamo forse troppo impegnati con le cose mondane?
La chiesa è formata da singoli credenti: come possiamo descrivere lo stato spirituale del gregge?
Quali sono le più grandi difficoltà che come chiesa ci troviamo ad affrontare?
Quali sono i grandi ostacoli per la crescita che possiamo individuare?
La nostra chiesa ha degli obiettivi chiari? La maggior parte dei membri li conosce?
La nostra chiesa è caratterizzata dallamore o dalle critiche?
Si convertono regolarmente delle persone del mondo, attraverso il servizio della nostra chiesa?
Quante conversioni ci sono state negli ultimi due anni?
Come abbiamo evangelizzato gli ultimi anni?
Quali metodi abbiamo usato nellevangelizzazione?
Ogni tanto è necessario che il collegio degli anziani faccia una valutazione sincera del proprio lavoro spirituale. Devono essere individuati e conosciuti i punti deboli e devono essere prese delle decisioni definite e chiare per iniziare un cambiamento positivo.
Una parola di conclusione
Abbiamo una visione chiara per la nostra chiesa?
Vediamo quello che Dio oggi vuole fare attraverso di noi?
Così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero (At 9:31).
Le chiese dunque si fortificavano nella fede e crescevano ogni giorno di numero (At 16:5).
Negli Atti degli Apostoli troviamo un rapporto bellissimo sulla crescita delle chiese. È una storiografia ispirata. Magari lo Spirito Santo ci vuole dare unindicazione.
Una delle caratteristiche delle chiese del Nuovo Testamento è che esse moltiplicavano. Anche oggi assistiamo ad unenorme crescita delle chiese evangeliche nel mondo. Infatti ci sono molte più conversioni a Cristo rispetto agli anni precedenti, anche in Paesi che prima non erano influenzati dal cristianesimo.
Oggi, in tutto il mondo, vengono fondate più chiese evangeliche che mai prima nella storia, e abbiamo un enorme aumento di credenti evangelici.
Crescita del Vangelo nel mondo
Cina 5% (60-70 milioni credenti)
Indonesia 4.9%
Corea del sud 21% (a Seul 100 anni fa non cera una chiesa!)
Filippine 5,1%
Intera Asia 3,1%
Intera Africa 13,2%
Congo 18,2%
Kenia 34%
Ruanda 20%
Nel mondo dell Islam 0,4%
Sud America 11,1%
Brasile 17,8% (intorno al 1900 cerano 250000 credenti, oggi ce ne sono circa 20 milioni!)
Cile 26,9%
In Europa ci sono in media 2,8% credenti evangelici
In Austria ci sono ancora pochi credenti evangelici, ma il Signore adesso sta operando anche nel mio paese.
Quanti credenti evangelici ci sono in Italia?
Nel mondo intero ci sono grandi possibilità. Oggi si convertono molte più persone rispetto a prima. In tutte le parti il Signore opera grandemente.
Sono convinto che Dio vuole operare anche qui in Italia. Vuole che anche qui le chiese vengano rinforzate, che crescano e aumentino di numero.
OSTACOLI ALLA CRESCITA
Introduzione
È volontà di Dio che le chiese crescano sia nella fede che numericamente. Ciò lo vediamo chiaramente negli Atti degli Apostoli e nelle epistole. A livello mondiale, oggi vediamo che le chiese crescono. Non che tutta la crescita sia sana, ma generalmente oggi si verifica una grande crescita delle chiese cristiane.
Se la nostra chiesa, nella quale siamo impegnati, non cresce, allora i conduttori devono agire. Devono chiedersi il perché dellinfruttuosità, riconoscere i problemi della chiesa e poi prendere provvedimenti atti a favorire un suo sviluppo sano.
Per noi uomini è difficile, pesante, prendere provvedimenti necessari al cambiamento. Proprio riguardo a questo Gesù ha detto: Nessuno, che abbia bevuto vino vecchio, ne desidera del nuovo, perché dice: «Il vecchio è buono».
Un mio conoscente lavorava in una piccola fabbrica di mobili. Il suo titolare aveva effettuato una serie di investimenti sbagliati e finì per avere problemi con le banche. La reazione del titolare fu interessante. A partire da quel momento in poi, incominciò a lavorare più duramente, rimase più a lungo in officina, migliorò la qualità dei suoi mobili, aumentò la produzione. Tuttavia non poté evitare il fallimento, poiché la causa del suo fallimento non era dovuta alla qualità dei suoi mobili o al suo impegno. Il problema era di natura finanziaria, ma questo problema il titolare non lo voleva ammettere, si era semplicemente buttato nel lavoro, che gli sembrava più semplice e più piacevole. Così lavorava in officina invece di trattare con le banche.
Sentendo questa storia forse potremmo prenderci gioco di questo imprenditore, ma cè il pericolo che anche gli anziani delle chiese locali possano agire in modo simile nel lavoro spirituale. Potrebbero, cioè, non affrontare le vere problematiche ed impegnarsi soltanto a svolgere quei compiti che più stanno loro a cuore e che svolgono più volentieri.
Ad esempio, un anziano insegna bene e volentieri. Le richieste nella cura pastorale vengono gestite da un fratello che purtroppo non ha un grosso talento in questo campo. Risultato: alcune persone abbandonano la chiesa. E il nostro anziano? Cosa fa? Egli studia serenamente la sua Bibbia, prepara dei magnifici fogli di lavoro per lo studio biblico etc. Però i veri problemi nella sua chiesa sono altrove e la chiesa si paralizza.
1. Levangelizzazione
La nostra società cambia velocemente, si verificano cambiamenti radicali, la secolarizzazione procede velocemente. Molte chiese non possono adattarsi abbastanza velocemente a questo sviluppo. Spesso si cerca di evangelizzare con metodi vecchi.
Dopo la seconda guerra mondiale in Germania si sono realizzate delle grandi evangelizzazioni sotto le tende. Molte persone sono entrate e si sono convertite. Nel frattempo la società è cambiata molto. Nessuno oggi in Germania si reca sotto una tenda per ascoltare un predicatore. Si entra poco sotto una tenda del circo e sicuramente ancora meno sotto una di evangelizzazione. Ma ci sono ancora chiese che annualmente effettuano levangelizzazione con la tenda, anche se da venticinque anni a queste manifestazioni partecipano per lo più cristiani.
Allora si deve riflettere sui metodi. Con i nostri metodi dobbiamo reagire in modo flessibile ai cambiamenti della società.
Secondo le statistiche, gli Italiani sono quelli che, in Europa, leggono di meno. Quindi levangelizzazione tramite la distribuzione di letteratura e trattati, in Italia, sarà meno efficace rispetto ad altri Paesi dove si legge di più. Daltra parte gli Italiani sono molto comunicativi. Mentre i Tedeschi alle 11 di sera russano nel loro letto, molti Italiani siedono ancora a tavola a cenare e a discutere. Partendo da questo presupposto, circoli biblici di discussioni, serate di discussioni sulla fede, in Italia sarebbero più efficaci che in altri Paesi.
Forse, quindi dovremmo riflettere sui metodi
Ha grande valore oggi levangelizzazione a livello personale. La maggioranza delle persone che si convertono nel mondo, arrivano a conoscere Gesù tramite un amico, un conoscente o un parente. Nonostante questo fatto, molti credenti, nellevangelizzazione, non si concentrano sui rapporti personali. Molte chiese si sono isolate dal loro ambiente. La chiesa è circondata da un muro protettivo e diventa un ghetto separato dalla società. Essa è come un cerchio chiuso nel quale nessuno può accedere dallesterno.
Lambiente circostante non percepisce più la chiesa.
Lunico metodo di evangelizzazione, che rimane a una chiesa del genere, è la guerra lampo. Si lascia la tana della volpe, si cantano un paio di canzoni in piazza, si fa una predica, si distribuisce un po di letteratura e si scappa di nuovo verso la grotta della chiesa (mordi e fuggi). Non nasce un vero contatto con le persone del mondo.
Se i fratelli di una chiesa non evangelizzano a livello personale, avranno poco successo in Europa. Levangelizzazione qualche volta viene effettuata solo da pochi credenti di una chiesa locale. Spesso, infatti, il compito viene delegato ad un servitore a pieno tempo e solo pochi membri della chiesa collaborano. Levangelizzazione diventa solo per alcuni specialisti. Ma così si raggiungono poche persone. In alcune chiese i fratelli non vengono istruiti e formati per evangelizzare (parlo per esperienza soprattutto in Germania ed in Svizzera).
Molte chiese non ammaestrano i credenti sullaspetto pratico dellevangelizzazione. Se non cè un insegnamento, i credenti non sapranno mai come fare. Se non sanno come devono fare, allora non lo faranno e alla fine arriveranno alla conclusione che essi non sono adatti per questo servizio. Il risultato è che levangelizzazione sarà condotta da pochi, la cui opera, in genere, non è sufficiente per una crescita della chiesa. Quali sarebbero gli sviluppi se il 50% dei credenti nella chiesa fosse preparato per testimoniare e trasmettere chiaramente il Vangelo? Ogni chiesa dovrebbe avere un programma per insegnare ai suoi membri ad essere testimoni di Gesù. Levangelizzazione spesso è un grande punto debole, se una chiesa non cresce.
Perciò è importante che noi ci poniamo alcune domande:
A che punto è la nostra chiesa con levangelizzazione?
Sperimentiamo che, attraverso la nostra chiesa, regolarmente persone del mondo si convertono?
Quante persone negli ultimi tre anni si sono convertite mediante la nostra chiesa? Non sto pensando ai bambini delle famiglie credenti. Voglio dire, quante persone dallo stagno del mondo abbiamo pescato per Cristo?
Quale metodo abbiamo applicato? Quanto sono stati efficaci i nostri metodi?
Se riconosciamo levangelizzazione come un punto debole della nostra chiesa, allora dobbiamo prendere provvedimenti e il punto focale dei nostri sforzi dovrebbe essere levangelizzazione.
Allora dovremmo essere pronti a intraprendere dei cambiamenti e non concentrarci (come luomo dellesempio precedente) su ciò che ci risulta più semplice.
2. I collaboratori
Un altro motivo per cui una chiesa non cresce può essere la mancanza di collaboratori. In molte vecchie Assemblee in Germania, gli anziani hanno trascurato di rendere partecipi i fratelli più giovani alle responsabilità e alla collaborazione nella chiesa. Di conseguenza questi fratelli giovani si sono dedicati alla carriera e la chiesa è stata condotta dai fratelli più anziani. Pian piano, i fratelli anziani sono venuti a mancare e non ci sono stati giovani qualificati per la conduzione della chiesa.
Qualche volta i fratelli vedono in un giovane di talento una minaccia e non lo lasciano entrare in azione. Così qualche giovane fratello dotato, è passato dal movimento dei fratelli ad altri movimenti, perché nella propria chiesa non aveva alcuna prospettiva di servire il Signore. Perciò, in alcune chiese, le guide si trascinano dietro mentalità vecchie e restrittive.
In 1Giovanni 2 leggiamo che i giovani sono quelli che vincono il maligno: Giovani, vi ho scritto perché siete forti e la parola di Dio dimora in voi, e perché avete vinto il maligno.
I giovani sono forti e la Parola di Dio dimora in loro. Sono là, dove la battaglia ha luogo, essi portano il maggior peso della responsabilità e vincono il maligno. Per questo motivo dobbiamo responsabilizzare anche i fratelli giovani che sono fedeli alla Parola di Dio. Essi hanno i migliori presupposti per vincere il maligno.
Un altro problema: qualche volta non si sa come formare i collaboratori.
Gesù formò i suoi discepoli portandoli con sé nel suo servizio.
Paolo formava i suoi collaboratori portandoli con sé ed includendoli nel suo servizio.
A Salisburgo abbiamo un programma di visite pastorali. Gli anziani si fanno accompagnare da fratelli e sorelle giovani, affinché essi imparino ed accumulino esperienza. Nella chiesa organizziamo regolarmente dei programmi formativi per collaboratori, e tramite questi prepariamo i fratelli che lo desiderano ai servizi più diversi:
Villaggio dei pescatori: è il nome di un programma di formazione per l´evangelizzazione.
Programma di formazione su come si guida un circolo di studio biblico.
Programmi di formazione riguardanti la cura pastorale etc.
Qualche volta gli anziani trascurano di reclutare, nel bisogno, collaboratori da unaltra chiesa. Infatti, nella propria chiesa non sempre è presente un numero sufficiente di persone. È necessario, dunque, arruolare qualcuno da unaltra chiesa per non rischiare di essere a corto di collaboratori. Forse in unaltra chiesa ci sono fratelli dotati in abbondanza.
In Antiochia, vedendo molte conversioni, gli apostoli mandarono Barnaba. Il suo servizio fu benedetto e attraverso il suo lavoro, molti furono aggiunti. Barnaba riconobbe, tuttavia, la mancanza di collaboratori ed incluse Saulo di Tarso. Insieme diedero vita, ad Antiochia, ad un servizio davvero benedetto. La mancanza di collaboratori prima o poi frenerà la crescita della chiesa.
3. Nessun gruppo
di studio biblico nelle case
Un motivo di mancata crescita può essere anche lassenza di incontri nelle case. In tutti i fiorenti e benedetti lavori a livello mondiale, il gruppo di studio biblico nelle case ha un ruolo fondamentale, sia nellevangelizzazione che nel rafforzamento dei fratelli. Nel periodo del Nuovo Testamento notiamo che le prime chiese consistevano in piccole e grandi strutture.
I credenti della chiesa di Gerusalemme si incontravano nelle case e nel tempio. Quelli di Efeso venivano ammaestrati pubblicamente e nelle case: E come non vi ho nascosto nessuna nelle cose che vi erano utili, e ve le ho annunziate e insegnate in pubblico e nelle vostre case (At 20:20).
Ho sperimentato come degli anziani hanno impedito lo studio biblico nelle case, perché avevano paura che mediante ciò potesse avvenire una divisione nella chiesa. La paura non è una buon fondamento per le nostre decisioni. Dobbiamo imparare a decidere sulla base dei principi biblici. La grande struttura degli incontri di chiesa e la piccola struttura degli incontri nelle case le troviamo chiaramente nella Bibbia. Una chiesa dovrebbe averle entrambi.
Certi aspetti dellinsegnamento possono essere attuati nellincontro generale, ma altri aspetti del servizio pastorale, possono essere realizzati più efficacemente nel gruppo di studio nelle case. Il lavoro di gruppo nelle case è lelemento centrale nel nostro lavoro di edificazione di chiesa.
La nostra chiesa a Salisburgo ha sei gruppi di studio nelle case per credenti. Lì ci si riunisce per lo studio biblico e per pregare. In più abbiamo quattro gruppi di studio biblico evangelistico, sempre nelle case, dove vengono invitati conoscenti, parenti, colleghi di lavoro non credenti.
Leggiamo una parte di un testo nella Bibbia e poi ne discutiamo insieme. Non si tratta di una predica, ma di una discussione di gruppo con un riassunto. Negli ultimi anni il Signore ha benedetto molto questo lavoro: avevamo annualmente circa venti conversioni e battesimi. Spesso le chiese che non crescono, non hanno un lavoro di gruppo concreto nelle case.
Ma... ci sono ancora altri impedimenti che ostacolano la crescita della chiesa.
4. Discordia nella conduzione
e nella chiesa
Se cè discordia nella conduzione, allora questa si trasmetterà anche alla chiesa.
Gesù disse: Ogni regno diviso contro se stesso va in rovina, e ogni casa divisa contro se stessa crolla (Lu 11:17).
Ai fratelli che vivono insieme unanimi, il Signore ha assicurato benedizioni, così come dice il salmista ispirato: Ecco quantè buono e quantè piacevole che i fratelli vivano insieme! ... Là infatti il SIGNORE ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno. (Sl 133).
Dei primi cristiani ci viene detto che erano di un sol cuore e di una sola anima: La moltitudine di quelli che avevano creduto era dun sol cuore e di unanima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era in comune tra di loro (At 4:32).
Questunità fu una grande testimonianza e conferì allannuncio cristiano molta forza di convinzione. Satana voleva distruggere lunità dei primi cristiani. Lo Spirito Santo fece morire prontamente Anania e Saffira che si comportarono da ipocriti. Da questo esempio vediamo quanto sia potente lunità cristiana. Larmonia tra i credenti per Satana è come una spina nellocchio, egli mette in atto qualsiasi cosa pur di distruggerla. Se siamo divisi, non abbiamo la forza di agire allesterno e la chiesa non cresce.
5. Mancanza di visione
In alcune chiese manca una visione spirituale. Ci si incontra la domenica per spezzare il pane, si ascolta una predica, ma tutto finisce qui e ci si accontenta. Una chiesa del genere naturalmente non raggiunge lambiente esterno con il Vangelo: Quando non cè visione profetica il popolo diventa sfrenato
(Pr 29:18). Se nella nostra chiesa abbiamo identificato uno o più fattori del genere, allora dovremmo affrontare i problemi.
6. Dobbiamo avere
il coraggio di cambiare
Il cambiamento è qualcosa di difficile, di pesante per tutti. Abbiamo bisogno di coraggio e di una visione spirituale. Dobbiamo conoscere che cosa il Signore vuole da noi.
Ci sono diversi motivi per i quali non avviene alcun cambiamento nonostante si conoscano i problemi
a. Non si sa come affrontare il problema.
Spesso i problemi non vengono risolti, perché non si sa come risolverli. È importante che una chiesa non sia completamente isolata, in modo che possa usufruire dellaiuto di altre chiese. Lo scambio di collaboratori validi, al tempo del Nuovo Testamento, era una cosa normale.
Lesempio di Apollo a Corinto è illuminante: Lì i cristiani furono attaccati duramente dai Giudei. La venuta di Apollo fu per loro un grande aiuto. Apollo confutò con grande vigore i Giudei pubblicamente (At 18:27-28). Qualche volta, come chiesa, necessitiamo dellaiuto di persone esterne per superare un problema.
b. Resistenza contro il cambiamento.
Ogni cambiamento ci rende insicuri. Nascono i dubbi. È tutto sbagliato quello che finora abbiamo fatto? Non può essere! Di conseguenza alcuni anziani si oppongono ai cambiamenti necessari. La chiesa primitiva era molto flessibile, i credenti si adeguavano velocemente alle nuove situazioni. Atti capitolo 6 ne è una dimostrazione. La chiesa non aveva diaconi e gli unici conduttori sino a quel momento erano stati gli apostoli. Si ponevano le offerte ai piedi degli apostoli, i quali amministravano i doni. Poi sorse un problema. Gli Ellenisti mormoravano contro gli Ebrei, perché le loro vedove venivano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana. Gli apostoli stabilirono sette Giudei ellenisti come diaconi, ai quali affidarono la responsabilità dei compiti pratici.
La chiesa primitiva e gli apostoli erano flessibili nel cambiare qualcosa nellordine della loro chiesa, quando sorgevano dei problemi. E il risultato? Intanto la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme
(At 6:7).
La chiesa di Gerusalemme fu bloccata nella sua crescita da questo problema interno, solamente per un breve periodo di tempo. Gli apostoli non ignorarono il problema, ma lo risolsero e la chiesa poté di nuovo crescere liberamente.
7. Paura della secolarizzazione
della chiesa
Proprio nellambito dellevangelizzazione, le paure sono spesso la causa per cui non si prendono iniziative. Si ha paura degli influssi negativi del mondo. Si ha paura di diventare amici del mondo (Gm 4:4).
La reazione è che ci si isola, come chiesa, dalle persone intorno a noi. Proprio perché i fratelli non hanno più contatti con lambiente in cui vivono, non si riesce più a trasmettere il Vangelo alle persone.
È interessante a questo proposito considerare lesempio di Pietro con Cornelio.
Cornelio era un soldato dellesercito doccupazione romana in Israele. Egli era molto interessato al Dio degli Israeliti. Pregava tutti giorni Dio, affinché gli mostrasse come potesse vivere in modo da compiacergli. Cornelio era un uomo alla ricerca, insieme a tutta la sua famiglia e ai suoi amici. Tutti desideravano solo una cosa: capire le vie di Dio. Queste persone erano molto aperte al Vangelo di Gesù Cristo.
Ma cera un problema che nessun cristiano gli fece notare. Perché? Cornelio non era un Giudeo, ma un pagano e quindi considerato impuro da parte dei Giudei.
Dio dovette per primo convincere Pietro, lapostolo di Cristo, mediante una visione, perché capisse che doveva andare a casa di Cornelio. Pietro aveva fame, gli fu preparato qualcosa da mangiare. Mentre cucinavano per lui, Pietro andò sul terrazzo per pregare. Pregava a stomaco vuoto e fu rapito in estasi. Vide il cielo aperto e scendere verso di lui un oggetto simile ad un grande lenzuolo. Dentro il lenzuolo cera ogni sorta di animale impuro, rettili etc. Una voce gli disse: Pietro, alzati, ammazza e mangia! Pietro rispose: Niente affatto, Signore poiché io non ho mai mangiato nulla di impuro e di contaminato. La voce gli disse: Le cose che Dio ha purificate, tu non farle impure.
Tutto avvenne per tre volte.
Appena dopo da Cornelio, egli comprese pienamente il significato di questa visione e così si espresse:
In verità io comprendo che Dio non usa alcuna parzialità (At 10:34).
Pietro disse in sostanza: Solamente adesso capisco che Dio non fa alcuna distinzione tra gli uomini. Per lui siamo tutti uguali. Non devo separarmi da certe persone per santificarmi al Signore.
Come giudeo, Pietro era stato educato con regole rigorose. Doveva osservare molti comandamenti, affinché non si contaminasse. Inoltre non gli era permesso avere contatti stretti con un pagano.
La sua coscienza, come giudeo, lo avrebbe portato a pensare che ci si poteva contaminare attraverso il contatto con un pagano. Affinché il Vangelo giungesse sino a noi, Dio dovette liberare i primi cristiani da questa cattiva coscienza.
A tale scopo egli usa Pietro per dare lesempio.
Qualche volta i cristiani, oggi, evitano le persone del mondo per la stessa ragione per la quale Pietro normalmente non avrebbe mai cercato il contatto con un pagano. Si ha paura di essere influenzati negativamente. Si ha paura di contaminarsi. Il risultato è che i fratelli si isolano e non hanno più contatti per trasmettere il Vangelo. Se dunque questo è il caso, allora sarebbe utile prendere la Bibbia per studiare il tema della santificazione cristiana.
Cos´è la santificazione cristiana?
La santificazione cristiana è la separazione dalle persone?
La santificazione cristiana è non toccare, non assaggiare? (Cl 2:21)
Oppure la santificazione cristiana è una questione di cuore?
Per i Giudei Gesù non era molto santo, in quanto aveva contatto con i peccatori. Egli fu definito amico dei peccatori. Avere contatto con i peccatori non significa necessariamente peccare con loro.
Spesso una comprensione sbagliata della santificazione cristiana è la ragione per cui una chiesa si isola.
Il coraggio di cambiare
Come possiamo far sorgere il coraggio per il cambiamento?
Abbiamo bisogno di un sano realismo spirituale. Non esiste una chiesa che non abbia difficoltà, difetti o problemi.
Se osserviamo le chiese del Nuovo Testamento notiamo molti problemi, nonostante la presenza degli apostoli.
La chiesa di Tessalonica era di esempio nellevangelizzazione, ma allinterno aveva anchessa dei problemi, cerano infatti dei fratelli che non avevano voglia di lavorare.
La chiesa di Corinto aveva tantissimi problemi gravi, nonostante gli insegnamenti di Paolo e le predicazioni di un fratello come Apollo. I Corinzi facevano tante cose sbagliate.
I problemi della chiesa di Creta erano molteplici. La nomea dei cretesi era particolarmente negativa: I Cretesi sono sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri (Tt 1:12).
Tito dovette risolvere i problemi sorti in questa chiesa in modo spirituale.
Le chiese del Nuovo Testamento avevano molti problemi da risolvere. Qualche volta noi non siamo realisti. Vorremmo una chiesa nella quale non esista alcun tipo di problema, dove tutto proceda in modo splendido, ma ciò è utopistico. Siamo coinvolti in una battaglia spirituale. Non esiste una battaglia senza situazioni difficili. Lobiettivo non è quello di raggiungere uno stato in cui non ci sono più problemi, ma è quello di risolvere i problemi nella nostra chiesa, in modo spirituale e conforme alle Scritture.
Avere in vista
una soluzione biblica dei problemi
Ho letto una biografia sul conte Guicciardini. Cè scritto che allinizio del movimento dei fratelli in Italia la Parola di Dio era al centro di tutto. Questo significa che per tutte le questioni che emergevano, i fratelli prendevano la Bibbia per consultarla e trovare delle risposte.
Verifichiamo ancora oggi il nostro modo di procedere abituale e le nostre convinzioni alla luce della Parola di Dio?
Abbiamo ancora la freschezza spirituale di studiare la Parola di Dio riguardo ai nostri interrogativi?
Il tempo in cui viviamo porta a misurarci con nuove situazioni, con le quali i vecchi fratelli non si sono dovuti confrontare. Per questo motivo non è sufficiente orientarsi secondo le loro usanze. Per esempio, ventanni fa non si sentiva parlare della clonazione delluomo. Non possiamo leggere un commentario dei fratelli di un tempo riguardo a questo tema. Dobbiamo noi stessi attraverso la Sacra Scrittura arrivare ad una convinzione a riguardo.
Abbiamo ancora il coraggio di trovare una soluzione biblica per i nostri problemi? Nel nostro lavoro, le nostre energie si devono concentrare sulle difficoltà.
Alcuni anni fa a Salisburgo abbiamo notato poche conversioni di uomini. Avevamo molte conversioni, ma quasi esclusivamente di donne. Abbiamo esaminato ed identificato la causa di questa situazione. Il motivo principale per cui avevamo raggiunto pochi uomini con il Vangelo era che i fratelli della nostra chiesa, al contrario delle sorelle, non avevano evangelizzato perché erano molto impegnati allinterno della chiesa. I fratelli predicavano, conducevano studi biblici, tenevano delle conferenze, erano occupati con lavori di diaconato e, naturalmente, dovevano anche esercitare la loro professione, per cui non rimaneva più tempo per i non credenti. Al contrario le sorelle svolgevano meno servizi nella chiesa, quindi avevano più tempo a disposizione per evangelizzare i loro conoscenti. Di conseguenza, abbiamo modificato il programma della chiesa, sgravando (liberando) certi fratelli dalle responsabilità del servizio nella chiesa rendendoli, così, disponibili allevangelizzazione.
I conduttori devono riconoscere quali sono i problemi della loro chiesa ed intraprendere i cambiamenti necessari. Non vorrei presentarmi come un giudice.
Anche noi abbiamo dei problemi a Salisburgo. Anche da noi non procede tutto bene. Quello che è importante è che non ci fermiamo davanti alle difficoltà. Affrontando gli ostacoli cerchiamo di risolvere i problemi in modo biblico e portiamo avanti lopera del Signore.
LEVANGELIZZAZIONE
Levangelizzazione spesso è un grande punto debole, se una chiesa non cresce.
Se abbiamo individuato levangelizzazione come un punto debole della nostra assemblea, che cosa possiamo fare?
Quali provvedimenti dobbiamo prendere?
Come possiamo focalizzare i nostri sforzi sullevangelizzazione?
La definizione del compito
Un compito che non è chiaramente definito, non può essere realizzato. Perciò è importantissimo avere una profonda comprensione di ciò che il Signore ci comanda. Il mandato missionario descrive fondamentalmente il nostro compito. Passi come: Matteo 28; Marco 16; Luca 24; Giovanni 20; Atti 1 ci parlano di questo mandato.
E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine delletà presente» (Mt 28:18-20).
E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato» Mr 16:15-16).
Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: «Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco io mando su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi, rimanete in questa città, finché siate rivestiti di potenza dallalto» (Lu 24:45-49).
La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anchio mando voi». Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti» (Gv 20:19-24).
Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino allestremità della terra (At 1:8-9).
Allora il grande mandato che il Signore diede alla chiesa si può riassumere in questi quattro punti:
Andare: nella forza dello Spirito Santo (io mando voi) fino allestremità della terra. Andate per tutto il mondo.
Predicare il Vangelo: predicate il Vangelo ad ogni creatura.
Testimoniare: mi sarete testimoni. Dobbiamo annunziare il Vangelo tramite la predicazione e la testimonianza.
Perdonare i peccati: a chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, a chi li riterrete, saranno ritenuti.
Fare discepoli: Fate miei discepoli tutti popoli, battezzandoli e insegnando loro ad osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.
Il grande mandato, che Gesù diede ai suoi discepoli, si può riassumere in questi quattro punti.
Dobbiamo andare
Cosa vuol dire andare? Per gli apostoli voleva dire andare in altri Paesi, dove Cristo non era stato ancora predicato. Quindi il Signore ci chiama ad essere missionari. Cosa significa questo per una chiesa locale? Vuol dire che deve essere presente nella società. Come credenti dobbiamo andare incontro alle persone che ci circondano.
Le persone che non conoscono il Vangelo devono prima conoscere una persona che crede. Il Vangelo sembra un messaggio strano per chi non ha mai conosciuto un vero credente. Non avrei mai pensato di convertirmi. Sono cresciuto in un ambiente dove sembrava strano, ridicolo credere in Gesù. Però nessuno di noi era mai venuto a contatto con una persona che credeva profondamente in Cristo.
Viviamo in un mondo che si presenta continuamente come se Dio non esistesse. Guarda ai mass media, guarda al posto di lavoro, guarda allimpiego del tempo libero, guarda allindustria dello spettacolo! Dove si trova Dio? Dove si trova la fede in Gesù?
Il mondo è immerso in un uragano di informazioni. Mille voci inopportune ci circondano giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. E in tutto ciò il Vangelo non si sente. Rimane limpressione che questo mondo sia tutto. Rimane limpressione che Dio non esista. Perciò è necessario che per prima cosa i non credenti conoscano personalmente una persona che crede profondamente in Dio. Se una persona secolarizzata viene confrontata con il messaggio del Vangelo senza aver conosciuto un vero cristiano, tutto il messaggio sembra strano, ridicolo. Io so di che cosa sto parlando. Perciò andare significa essere presenti nella città in cui abitiamo. Perciò è necessario che noi viviamo il Vangelo.
Come parte della società, dobbiamo vivere in essa come cristiani
Una gran parte del Nuovo Testamento è piena di indicazioni su come dobbiamo comportarci:
Dobbiamo amare il prossimo come noi stessi.
Non dovremmo mai contraccambiare il male con il male.
Dovremmo benedire coloro che ci maledicono.
Dovremmo dare a coloro che ci chiedono.
A coloro che ci percuotono sulla guancia destra, dovremmo porgere anche laltra.
Dovremmo far risplendere la nostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le nostre buone opere e glorifichino il Padre nostro che è nei cieli.
Lo scopo di queste prescrizioni è levangelizzazione.
Evangelizzare con la vita
Levangelizzazione di cui Gesù parla in questi passi, non è la predicazione del Vangelo, ma la vita cristiana, le buone opere dei cristiani, cioè la presenza cristiana.
Perché dovremmo amare i nostri nemici, fare del bene e prestare senza sperare che ci venga restituito? Per testimoniare che siamo figli dellAltissimo, per far vedere in noi comè il Padre nei cieli: egli è buono verso i malvagi.
Perché dovremmo far risplendere la nostra luce davanti agli uomini? La luce non è lannuncio, ma le buone opere che le persone osservano. Per quale scopo? Per convincerle a glorificare il nostro Padre che è nei cieli e a diventare anche loro credenti. Allevangelizzazione mediante opere buone diamo la definizione di presenza cristiana. Questo è il primo compito che abbiamo.
In parole povere, tutto questo significa vivere il Vangelo in mezzo agli uomini. Gesù disse: Voi siete il sale della terra.
Il sale siamo noi, se viviamo come il Signore Gesù ci ha comandato. Una vita onesta, umile, piena di amore avrà lo stesso effetto del sale. Una tale vita porterà la gente ad avere sete di Dio, nello stesso modo in cui il sale ci porta ad avere sete, a desiderare lacqua. Quando le persone hanno delle domande, non le lasciamo lì, su due piedi, senza dare alcuna risposta.
C´è una risposta, quindi dobbiamo anche annunciare il Vangelo.
Lannuncio, cioè
la predicazione del Vangelo
Nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti (Lu 24:47).
Predicate il Vangelo a ogni creatura (Mr 16:15).
Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo (Ro 10:17).
È piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione (1Co 1:21).
Il Vangelo deve essere annunciato. Lannuncio del Vangelo è una necessità assoluta affinché una persona possa essere salvata.
Il problema che si crea con lannuncio sono gli ascoltatori. Sembra quasi che sia più facile trovare un predicatore del Vangelo che persone pronte ad ascoltarlo. Il Vangelo non ha perso la sua forza, ha perso gli ascoltatori. Normalmente davanti allannuncio vero e proprio, gli ascoltatori sono molto contrari, sfavorevoli, a meno che precedentemente i cristiani, con il loro stile di vita, abbiano suscitato in loro la sete.
Proprio per questo gli apostoli ci insegnano ad essere molto attenti quando parliamo della nostra fede.
Glorificate il Cristo come Signore nei vostri cuori. Siate sempre pronti a render conto della speranza che è in voi a tutti quelli che vi chiedono spiegazioni. Ma fatelo con mansuetudine e rispetto (1P 3:15-16).
Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, recuperando il tempo. Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno (Cl 4:5-6).
Gli apostoli dicono che dobbiamo rispondere e dobbiamo rendere conto a quelli che ci chiedono spiegazione. Ciò vuol dire che le persone precedentemente ci hanno posto delle domande. In loro è stata suscitata la sete, e di conseguenza ci chiedono spiegazione riguardo alla nostra speranza.
La presenza cristiana
insieme allannuncio
Grazie alla presenza di cristiani che vivono il Vangelo, le persone saranno maggiormente disposte ad ascoltare. Immaginiamo che il Vangelo venga solamente annunciato. Radio, letteratura, testi per non vedenti, internet, CD ROM fanno conoscere il Vangelo ovunque, ma non cè nessuno che vive secondo il Vangelo. Che effetto avrebbe questannuncio?
Alla sola distribuzione della letteratura cè poca risonanza. Quante lettere di risposta si avrebbero a Firenze, se si spedissero trattati a 40.000 famiglie? Sicuramente molto poche! Perché succede questo? Perché le persone per prima cosa devono essere preparate allannuncio dallo stile di vita dei cristiani.
Ti è mai capitato di notare quante volte nei Vangeli veniamo esortati ad annunciare il Vangelo e quante volte veniamo esortati a condurre una vita santa?
Le lettere degli apostoli hanno tutte una parte pratica, veniamo infatti esortati non solo a predicare, ma a risplendere come luminari in mezzo ad una generazione ingiusta e perversa. Siamo esortati a fare il bene e ad evitare il male, a lavorare con le nostre mani e non a vivere da parassiti ecc
Tutto ciò agisce come sale e prepara le persone allannuncio del Vangelo. Infatti, di conseguenza, cominceranno a fare delle domande. Lannuncio però ha un obiettivo, che è quello di pescare uomini per la vita eterna, per tale motivo essi devono essere invitati alla conversione.
Linvito alla conversione: lappello
Infatti: «Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato». Come dunque invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare? E come udiranno, se non cè chi predichi? E come predicheranno, se non sono mandati? La fede dunque viene dalludire, e ludire viene dalla parola di Dio (Ro 10:13-17).
Lo scopo della predicazione è quello di portare le persone ad invocare il nome del Signore; ma come arrivano fino a questo punto? Qualcuno deve annunciare il messaggio di salvezza. Nel Nuovo Testamento possiamo notare che lannuncio è accompagnato dalla chiamata alla conversione.
Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati (At 3:19).
Lappello alla conversione è il mezzo che Dio ci dona per giungere a perdonare i peccati. In Giovanni 20:23 è scritto: A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti.
La presenza insieme allannuncio
ed alla chiamata alla conversione
Presenza, annuncio e chiamata alla conversione vanno assieme come i piani di una casa:
Il tetto è lappello alla conversione: esso poggia sul primo piano.
Il primo piano simboleggia lannuncio. Se invito le persone alla conversione, quando ancora non hanno capito il Vangelo, si avrà (se si avrà) una falsa conversione.
Ma lannuncio poggia sulla presenza cristiana, che è il pianterreno. La presenza cristiana è la base per lannuncio e lappello alla conversione.
Per questo motivo è molto difficile penetrare nei territori nuovi, dove ancora non ci sono cristiani. Il Vangelo si diffonde più facilmente nella rete dei rapporti personali già esistenti. Quando manca la presenza cristiana, lannuncio del Vangelo viene di solito rifiutato. Perciò è assolutamente importante che come cristiani:
siamo presenti nella società;
siamo presenti con la nostra vita modellata da Cristo;
diffondiamo il messaggio di Dio nel campo dei nostri rapporti personali.
Gesù disse al gadareno guarito: Va a casa tua dai tuoi e racconta loro quali grandi cose il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te. Egli doveva andare a casa dai suoi, dove le persone lo conoscevano. Nel Nuovo Testamento vediamo chiaramente che il Vangelo si diffonde nellambito (nella rete) dei rapporti personali già esistenti. La veloce diffusione del cristianesimo nei primi secoli è da attribuire a questo fatto.
LEvangelo si spande
tra i rapporti personali esistenti
È interessante osservare come Gesù conquistava i suoi seguaci. Egli non andò in giro per Israele, scegliendo in ogni città coloro che erano adatti (Gerusalemme, Giudea ecc
). I primi discepoli erano parenti, si conoscevano, stavano insieme ancor prima di seguire Gesù. Pietro,Giacomo e Giovanni lavoravano insieme. Qui viene confermato il principio secondo il quale lEvangelo si spande tra i rapporti personali esistenti.
Esempi biblici
Il giorno dopo entrarono (Pietro e i suoi compagni) in Cesarea. Or Cornelio li stava aspettando e aveva radunato i suoi parenti e i suoi intimi amici (At 10:24).
Cornelio rende partecipi i suoi amici più intimi, delle sue esperienze con Dio. Durante la predica di Pietro, lo Spirito Santo scese su tutti coloro che erano riuniti in casa.
Nel passare vide Levi, figlio di Alfeo, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!» Ed egli, alzatosi, lo seguì. Or avvenne che mentre egli era a tavola in casa di Levi, molti pubblicani e peccatori si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli; infatti erano molti quelli che lo seguivano (Mr 2:14-15).
Cosa fece Levi, quando Gesù lo chiamò affinché lo seguisse? Presentò a Gesù i suoi amici, i quali, a loro volta, lo seguirono. Erano molti quelli che lo seguivano.
Poi essi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua. Ed egli li prese in quella stessa ora della notte e lavò loro le piaghe. E lui e tutti i suoi furono subito battezzati. Condottili quindi in casa sua, apparecchiò loro la tavola e si rallegrava con tutta la sua famiglia di aver creduto in Dio (At 16:32-34).
Anche nel caso del carceriere di Filippi, tutta la sua famiglia divenne credente: famiglia e servi.
Nel Nuovo Testamento vediamo chiaramente che il Vangelo si spande attraverso i rapporti personali già esistenti.
Del resto, fratelli, pregate per noi, affinché la parola del Signore possa spandersi rapidamente e sia glorificata, come lo è fra voi (2Te 3:1).
Attraverso i rapporti personali, il Vangelo si spande molto rapidamente.
Quali conclusioni pratiche dobbiamo trarre da tutto questo? Dobbiamo costruire i rapporti sociali o ricostruirli se si sono infranti. Dobbiamo imparare a trasmettere il Vangelo, nellambito di questi rapporti! Dobbiamo capire il ruolo centrale del credente inserito in un certo gruppo.
Negli altri casi, ciascuno continui a vivere nella condizione che Dio gli ha assegnato e come il Signore lo ha chiamato, e così ordino in tutte le chiese. Ciascuno rimanga nella condizione nella quale è stato chiamato. Sei tu stato chiamato quando eri schiavo? Non ti affliggere; se però puoi divenire libero, è meglio che lo fai. Ognuno rimanga presso Dio nella condizione in cui è stato chiamato (1Co 7:17, 20, 21, 24).
Perché Paolo ordina così chiaramente di rimanere nella condizione in cui siamo stati chiamati? La ragione è molto semplice. Paolo dice: Se Dio ti ha chiamato nella condizione di schiavo, non essere afflitto, ci sono molti schiavi. Là, tu sei un insider, una persona inserita. Come dovrebbero udire il Vangelo gli altri schiavi? Naturalmente mediante un cristiano che è anche schiavo.
Paolo non ritiene qui che la schiavitù sia qualcosa di buono. Quello che dice si concentra in questo principio: se Dio ti ha chiamato tramite il Vangelo, allora rimani nella professione, nella condizione in cui ti trovi. Là devi vivere come cristiano.
Come cristiano non devi cambiare necessariamente mestiere, professione per servire a Dio. Anche se sei uno schiavo non esserne afflitto, puoi servire meravigliosamente Dio come schiavo. Chi altrimenti potrebbe mostrare agli altri schiavi comè Dio? Come potrebbero altrimenti gli altri schiavi vedere la luce del Vangelo? Le nostre chiese crescono, se i fratelli e le sorelle, là dove sono inserite, sia sul posto di lavoro, sia tra i vicini di casa, sanno come evangelizzare. Dobbiamo aiutare i fratelli e le sorelle a raggiungere le persone intorno a loro.
Vorrei ricordare lesempio del paese di Mattighofen. Io non sono di questo paese. Non conoscevo nessuno. Però ho insegnato ai neoconvertiti come possono invitare i loro familiari, vicini di casa, i loro amici ad ascoltare il messaggio del Vangelo. In questo periodo ho tenuto in una casa uno studio biblico evangelistico sul Vangelo di Giovanni. Ho spiegato e predicato il Vangelo tramite questi studi sul Vangelo di Giovanni. I neoconvertiti hanno portato i loro amici e i loro familiari. Nellarco di circa un anno si sono convertite diciotto persone. Quasi tutti si conoscevano già prima della conversione. Così i neoconvertiti hanno lavorato insieme a me e abbiamo raggiunto insieme una parte dei loro parenti, colleghi e amici.
Dobbiamo capire il ruolo centrale del cristiano inserito nella società (linsider). Dobbiamo imparare ad aiutare i fratelli a diventare evangelisti effettivi tra le persone che li circondano.
Superare il problema
dellisolamento della chiesa
Lisolamento è un problema per levangelizzazione.
Nel Nuovo Testamento vediamo chiaramente che il Vangelo si espande nella rete dei rapporti personali già esistenti. La veloce espansione del cristianesimo nei primi secoli è da attribuire principalmente a questo fatto. Allora, se i membri delle nostre chiese non curano i rapporti personali con delle persone non credenti, non abbiamo una base per levangelizzazione
La chiesa è isolata, non ha relazioni con la società intorno a noi, e come conseguenza non può influenzarla con il Vangelo. Poi la chiesa sviluppa una sottocultura, con un modo di parlare diverso, con delle attività diverse e così diventa sempre più difficile comunicare il Vangelo alle persone intorno.
Come superare lisolamento?
Come può una chiesa superare un tale isolamento? Si deve rendere conto, prima di tutto, che è un problema. Si deve capire bene che cosa vuol dire: esser nel mondo però allo stesso tempo non essere del mondo.
Qualche volta lisolamento, cioè la separazione dal mondo, viene considerato come qualcosa di positivo. Vorrei di nuovo sottolineare che dobbiamo capire bene cosa è la santificazione.
La santificazione, secondo il Nuovo Testamento, non è vivere separati, isolati dalle persone del mondo, in un convento o in un monastero. Gesù non era un monaco. Gesù ha vissuto in mezzo alle persone.
I farisei lo hanno criticato, e per questo lo hanno chiamato amico dei peccatori. Ovviamente Gesù curava i rapporti personali con le persone che non erano religiose.
La santificazione, secondo il Nuovo Testamento, è vivere Cristo nel mondo.
Santificazione significa:
camminare come camminò Cristo,
dire la verità in un mondo pieno di bugie,
amare il prossimo in un mondo pieno di egoismo,
fare delle buone opere in un mondo di cattiverie,
pregare per le persone invece di parlare male di loro.
Questa è una vita santa, non la separazione dalle persone intorno a noi. Dobbiamo separarci dal peccato non dal peccatore. Qualche volta è più comodo vivere separati, isolati dagli uomini del mondo, che dimostrare la nostra vita con Cristo.
Queste cose devono essere chiaramente insegnate ai credenti. I fratelli devono essere istruiti su come possono vivere una vita santa, nel mondo di oggi. I fratelli devono essere istruiti su come approfondire i rapporti che hanno con le persone che non sono ancora credenti.
La chiesa deve dare spazio a delle attività, dove anche i non credenti possono partecipare liberamente. Per esempio, facciamo una partita di calcio e invitiamo i nostri amici non credenti. Così ci conosciamo, i non credenti possono sperimentare il nostro amore per Dio e per loro, e forse in seguito cominciano a porci delle domande. Quante volte nelle testimonianze sentiamo che qualcuno, che è venuto in contatto coi credenti, è stato attirato dallamore che ha visto. I non credenti non si interessano della dottrina, però si interessano al Vangelo se esperimentano lamore. Dobbiamo utilizzare le nostre case per lopera spirituale. I primi cristiani erano costretti più di noi a mettere a disposizione la propria casa. Fino alla fine del secondo secolo non potevano avere proprietà private e sotto il governo di molti imperatori non potevano radunarsi in pubblico. La chiesa, nei primi tre secoli, cresceva senza due dei nostri strumenti preferiti: levangelizzazione di massa e levangelizzazione nel locale di culto. Usavano case private. Anche noi dobbiamo mettere a disposizione le nostre case per lopera spirituale. È più facile invitare un non credente a casa che invitarlo alla sala di culto. Si possono invitare le persone a cena, si mangia insieme, così i rapporti vengono curati. Quante volte leggendo i Vangeli vediamo Gesù a tavola in casa di qualcuno!
Così dobbiamo superare il problema dellisolamento della chiesa. Se tutti i credenti curassero i rapporti che hanno con persone che non conoscono Gesù, quante occasioni avremmo per il Vangelo!
Però devono cominciare i conduttori delle chiese locali. Se gli anziani invitano i loro vicini di casa a pranzo, lo faranno anche gli altri membri della loro chiesa. Noi dobbiamo essere degli esempi e le pecore ci seguiranno.
E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? (Mt 5:47).
Gesù vuole che allunghiamo le nostre mani verso quelli che non sono i nostri fratelli. Salutare, nella cultura biblica, è molto di più che dire buongiorno. È un gesto damore che include un colloquio lungo. È un gesto che può anche includere un invito a casa. Per questo, in certe situazioni, Gesù comandava ai suoi discepoli di non salutare nessuno.
Levangelizzazione
comincia con noi
Quando ritorniamo a casa salutiamo tutti i nostri vicini di casa. Offriamogli un caffè. Riflettiamo un po. Noi siamo lunico Vangelo che tante persone non vedranno mai.
In una chiesa evangelica, un marito non credente di una sorella accompagnava la moglie alle diverse attività della chiesa. I fratelli gli facevano sempre presente la necessità della conversione. Per quelluomo la situazione divenne imbarazzante tanto che decise di andare dal pastore e di convertirsi. E lo fece veramente. Cosa successe in seguito? Egli disse: In seguito mi hanno lasciato in pace. Nessuno ha più chiesto qualcosa sulla mia fede, sono diventato uno di loro. Poteva accompagnare la moglie alle diverse attività della chiesa senza essere più disturbato.
Questa storia ci fa riflettere sulla mentalità di tanti cristiani evangelici. Sono abituati a pensare sino alla conversione delle persone. Poi, se qualcuno fa confessione di fede, tutto è a posto. Dopo, la persona diviene un visitatore delladorazione. Tante chiese evangeliche considerano il programma dattività, offerto dalla chiesa, sufficiente per un neoconvertito. Limportante è che il convertito frequenti gli incontri. Ma il Signore Gesù ha comandato di fare discepoli.
FARE DISCEPOLI
E Gesù, avvicinatosi, parlò loro dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine delletà presente» (Mt 28:18-20).
Il grande mandato missionario, datoci dal Signore, consiste nel fare discepoli tutti popoli.
Fare discepoli non significa far frequentare alle persone gli incontri di chiesa. Fare discepoli non è la stessa cosa che portare le persone alla conversione. Questo comandamento sicuramente implica levangelizzazione, ma il compito non termina con la conversione della persona.
I discepoli non nascono già discepoli, ma lo diventano in seguito. Quindi, una persona appena convertita, non è automaticamente un discepolo.
I discepoli vengono fatti da quelli che sono già discepoli
Non è il Signore a fare discepoli, siamo noi.
Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra : riflettiamo su questo pensiero. Il Signore ci comanda di fare discepoli grazie alla sua potenza universale, e ci dice come fare: battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.
Dunque facciamo discepoli battezzando ed insegnando.
Il battesimo è il rito dammissione al regno di Dio. Esso è il segno esterno del discepolato e presume una precedente evangelizzazione;
Linsegnamento consiste nella formazione del discepolo. Insegnare non significa solo trasmettere il proprio sapere; il Signore si aspetta che mettiamo in pratica il suo insegnamento:Insegnando loro di osservare tutte le cose che vi ho comandate.
Il Signore, inoltre, ci assicura il suo aiuto: Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine delletà presente.
Il discepolato è un processo che:
incomincia prima della conversione,
include levangelizzazione,
continua dopo la conversione.
È importante capire questo, perché nellambiente evangelico odierno lunico obiettivo è la conversione. Tutto viene ridotto ad una sola decisione e, di conseguenza, il Vangelo viene semplificato e il processo di discepolato accorciato.
La nuova nascita è certamente lesperienza centrale del cammino verso leternità. Ma la nascita di un bambino è solo linizio del processo di crescita e di educazione. Un passo biblico importante, che descrive il processo del discepolato, è Colossesi 1:27-29, in cui leggiamo: Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo, esortando e istruendo ciascun uomo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo. A questo fine mi affatico, combattendo con la sua forza, che agisce in me con potenza.
Paolo si sforzava di presentare ogni credente maturo e perfetto in Cristo. Dovremmo porci una domanda:
Qual è il nostro obiettivo verso una persona che si converte?
Quale mèta vogliamo raggiungere con i giovani credenti, in un certo periodo di tempo?
Quali sono i primi passi che dovrebbero fare nel cammino verso la maturità spirituale?
Quali sono le cose che caratterizzano un discepolo di Gesù?
Se dobbiamo fare discepoli, allora dobbiamo avere le idee chiare, su cosa vuol dire essere un discepolo; dobbiamo definire chiaramente il significato di discepolo.
Cosa è che caratterizza un discepolo, secondo il Nuovo Testamento?
Ha una comprensione chiara del Vangelo nei suoi diversi aspetti:
capisce il principio della morte sostitutiva di Cristo;
capisce il rapporto tra opere e salvezza: sa che la salvezza è per grazia e non per le buone opere;
sa cosè il peccato contro lo Spirito Santo;
conosce la differenza tra il perdono giuridico e il perdono paterno
sa cosa deve fare quando pecca.
Conosce le dottrine fondamentali delle Scritture:
lispirazione delle Sacre Scritture;
la divinità di Cristo;
il ritorno di Cristo;
la risurrezione;
il giudizio ecc
Conosce lessenza delle false religioni:
cattolicesimo,
Testimoni di Geova etc.
È informato riguardo gli errori tra credenti:
esempio: movimento carismatico.
Sa cosa deve fare e lo stile di vita da condurre:
battezzarsi;
condurre una meditazione personale regolare, facendo unapplicazione pratica della Parola studiata (Cl 3:16);
testimoniare, con la propria vita, nel suo ambiente.
dare testimonianza della sua conversione.
Deve appropriarsi di conoscenze bibliche basilari; Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente mie discepoli» (Gv 8.31).
Ha imparato a vincere il peccato.
Ha abbandonato abitudini peccaminose.
Deve rimediare a danni o a cattivi comportamenti; Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno (Ef 4:28).
Deve essere sicuro della sua salvezza.
Deve essere integrato nella chiesa.
Fedele, affidabile, deve mantenere la parola data.
Come possiamo raggiungere questobiettivo?
Mediante un lavoro di proseguimento completo, che comprende diverse cose:
Il lavoro di proseguimento personale.
Il lavoro di proseguimento consiste nella cura, nellaccompagnamento del neoconvertito, con lo scopo di rafforzarlo nella fede, di aiutarlo a maturare, ad essere fecondo, a sviluppare un tipo di vita cristocentrica.
Il lavoro di proseguimento è la cura amorevole materna e paterna dei bambini spirituali; Poiché anche se aveste diecimila precettori in Cristo, non avreste però molti padri; perché sono io che vi ho generati in Cristo Gesù, mediante il Vangelo (1Co 4:15).
Non è possibile formare un discepolo con una lista di regole, discipline e obblighi religiosi detti dal pulpito. Il lavoro di proseguimento con il neoconvertito, in primo luogo, viene realizzato avendo con lui un rapporto personale, instaurando con lui una relazione di tipo materna-paterna. (1Te 2:1-12 è da leggere attentamente).
Si tratta di un testo pieno di indicazioni, che mettono in chiaro un rapporto personale stretto, tra i missionari e i neoconvertiti. Paolo e il suo team condividevano con i Tessalonicesi non solo gli insegnamenti, ma la anche la propria vita (v. 8).
Guardando ancora più da vicino questo passo, riflettiamo su come gli apostoli si erano presentati ai Tessalonicesi. Non cercavano né la gloria né il proprio utile, ma si presentavano come una madre che cura teneramente i suoi bambini (v. 7).
Quali sono le caratteristiche, di una madre che cura teneramente la sua prole?
La madre è attenta ai bisogni, cura affettuosamente, è sempre presente quando il bambino ha bisogno. Appaga la fame, non si preoccupa solo per il cibo necessario, ma dà anche sicurezza. Ai Corinzi poteva dire: E io molto volentieri spenderò e sacrificherò me stesso per voi. Se io vi amo tanto, devo essere da voi amato di meno? (2Co 12:15).
Questo significa che il lavoro di proseguimento costerà qualcosa. Alcune donne dopo il primo figlio non vogliono più partorire, ne hanno abbastanza di notti passate in bianco, della pulizia del sederino, del cambio dei pannolini. Il lavoro di proseguimento ci costerà forse le nostre serate libere, oppure tranquilli fine settimana. Proprio per questi motivi, probabilmente, il proseguimento tante volte, nelle chiese, non viene fatto. Il proseguimento implica anche lammonimento paterno. Il padre esorta, conforta, scongiura i suoi figli (1Te 2:11-12).
Che cosa differenzia lamore paterno dallamore materno? Il papà è più severo della mamma: egli non si preoccupa se il bambino è bagnato o asciutto, ma guarda un po più in là, a come il bambino si svilupperà, crescerà. Il ruolo del padre è quello di essere un esempio. Consideriamo cosa significa essere un esempio. In 1Tessalonicesi 1:5 è scritto: Infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene.
Lapostolo Paolo si è comportato con i Tessalonicesi come un padre e come una madre. Il lavoro di proseguimento consiste nellaccompagnamento personale materno e paterno.
I neoconvertiti non sono vitelli da ingrassare, ma bambini nella fede. Essi hanno bisogno dellamore di una madre, attenta ai loro bisogni. Non hanno bisogno solo di insegnamenti, ma anche di condividere la propria vita. Pensa allesempio della nutrice. I neoconvertiti hanno bisogno di essere fortificati da un padre spirituale, hanno bisogno di un esempio da poter seguire, un padre capace di trasmettere unampia visione per la loro vita spirituale. Essi hanno bisogno di una bussola per la loro vita.
Il gruppo di discepolato
Il lavoro di proseguimento personale può essere favorito da un circolo di discepolato, composto da un gruppo di neoconvertiti. La vita della chiesa deve contribuire alla crescita spirituale. Il programma della chiesa non deve essere unistituzione, ma deve essere orientato ad aiutare ogni singolo membro, in base ai bisogni spirituali di ciascuno.
È biblico avere nella chiesa insegnamenti adatti ai diversi livelli di maturità. Raramente tutti fratelli e le sorelle si trovano allo stesso livello spirituale. Quindi non si può sempre dare solo cibo solido, in quanto sono presenti coloro che hanno bisogno di latte. E non si può, viceversa, dare sempre latte spirituale, altrimenti la crescita degli altri viene impedita. Per questo lapostolo Paolo insegnava nelle case e poteva dire: E come non vi ho nascosto nessuna delle cose che vi erano utili, e ve le ho annunziate e insegnate in pubblico e nelle vostre case (At 20:20). Nelle case insegnava secondo il livello spirituale delle persone che vi si riunivano.
Lesempio dellassemblea
di Salisburgo
Abbiamo diversi gruppi che si radunano durante la settimana. In questi incontri cè unatmosfera familiare. I fratelli e le sorelle vengono insegnati conformemente al loro bisogno spirituale e cè anche il tempo per la preghiera e per colloqui personali.
Durante lanno, in questi incontri, vengono trattati diversi temi. I nuovi convertiti vengono ammaestrati su temi fondamentali, come il battesimo, la meditazione personale, su come vincere la tentazione ecc..., mentre ai credenti spiritualmente più maturi insegniamo temi come lopera e i doni dello Spirito Santo, il ritorno del Signore, come si studia la Bibbia, le sette ecc
In questo modo possiamo dare a quelli che hanno bisogno di cibo solido un insegnamento profondo. E quelli che hanno ancora bisogno di latte ricevono le basi importanti per la loro vita spirituale. Così la vita spirituale di tutti i membri della chiesa viene fortificata.
Perfezionamento dei santi
in vista del ministero (Ef 4:11-13)
Dio ha dato alla chiesa dei doni. Questi doni sono persone: pastori, insegnanti, evangelisti, ecc. Il motivo per cui il Signore risuscitato ci ha dato questi doni, lo leggiamo chiaramente nel v. 13 e seguenti: affinché tutti credenti crescano spiritualmente, diventino forti e uniti nella fede. Nel v. 12, leggiamo come viene raggiunto questobiettivo. Coloro che hanno un dono particolare devono ammaestrare i membri della chiesa per il servizio.
Tutti i credenti lavorano insieme, in quanto tutti devono servire e così si cresce.
Lammaestramento necessario, attraverso il quale i credenti diventano capaci per compiere il proprio servizio, lo ricevono da quelli che il Signore ha donato alla chiesa. Per esempio, un membro della chiesa ha un grande dono evangelistico, è capace di affrontare le persone con lEvangelo e li guadagna per Cristo.
Ma costui non può essere presente ovunque e, per tale motivo, insegna ai credenti come evangelizzare, li accompagna quando si incontrano con i loro colleghi non credenti, li porta con sé quando evangelizza i suoi amici non credenti. In questo modo, i fratelli e le sorelle possono imparare da lui, e a loro volta diventare testimoni di Cristo.
La stessa cosa vale anche per i pastori e gli insegnanti. Agendo in questo modo, nessuno si strapazza, perché tutti partecipano allopera del ministero e la chiesa cresce spiritualmente e numericamente.
I credenti che non lavorano per il Signore, non crescono molto. Magari accumulano molta conoscenza teologica, ma non crescono spiritualmente.
Soltanto se qualcuno diventa attivo e serve, allora crescerà. Spesso questo principio non viene applicato nelle chiese. Molto spesso, il lavoro viene svolto da pochi fratelli, che così sono sovraffaticati, mentre la maggior parte della chiesa rimane inattiva.
Così, la chiesa viene edificata solo in parte e la crescita è modesta.
Come mettere in pratica
il principio di Efesini 4?
Gli anziani e i collaboratori a pieno tempo devono introdurre i credenti nel servizio. I discepoli vengono avviati al servizio dai loro conduttori. In questo modo fanno esperienza e più tardi svolgeranno da soli un compito.
Per esempio, a Salisburgo facciamo regolarmente delle visite pastorali. Gli anziani e gli altri collaboratori portano con loro fratelli o sorelle giovani che vogliono imparare. Più tardi, questi stessi fratelli e sorelle fanno le visite da soli.
Un altro esempio riguarda i gruppi di studi biblici nelle case. I conduttori hanno due o tre fratelli giovani a loro fianco che pian piano vengono introdotti al ministero della Parola. Gli anziani devono aiutare i credenti a portare frutto nellevangelizzazione. A Salisburgo, per esempio, abbiamo iniziato un incontro di preghiera chiamato capanna di pescatori.
Ci incontriamo ogni due settimane e preghiamo per i nostri conoscenti non credenti. In questi incontri, porto una meditazione e cerco di trasmettere i principi fondamentali dellevangelizzazione.
Un altro esempio è quello degli studi biblici evangelistici in casa. Ogni settimana leggo, con alcuni non credenti, il Vangelo di Giovanni e cerco di portarli a Gesù. I fratelli e le sorelle possono portare i loro conoscenti non credenti. Così, imparano da me come trasmettere lEvangelo. Le persone si convertono regolarmente. Quando i giovani credenti vedono questo, imparano loro stessi ad evangelizzare in modo naturale. Portare una persona alla fede diventa, per loro, una cosa normale. Così portano frutto nellevangelizzazione.
Gli anziani e i collaboratori a pieno tempo devono incominciare ad istruire collaboratori:
Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù, e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri (2Ti 2:1-2).
Listruzione data da Paolo a Timoteo si può riassumere in quattro brevi frasi:
Io lo faccio e tu mi osservi, perché Paolo aveva con Timoteo comunione di vita e di ministero.
Io lo faccio e tu mi aiuti, perché delegava a Timoteo alcuni compiti.
Tu lo fai e io ti aiuto: Paolo dava a Timoteo assistenza e consulenza.
Tu lo fai e io ti osservo: ricevendo il suo mandato, Timoteo iniziò il suo ministero (Paolo parla del principio della moltiplicazione, 2Ti 2:2).
Se raddoppiamo un chicco di riso in ogni quadrato della scacchiera, quanto riso avremmo alla fine? Tanto da coprire tutta lIndia con un volume di sedici metri. Perciò Paolo chiede a Timoteo di trasmettere le cose udite a uomini fedeli, che a loro volta possono ammaestrare altri.
Paolo intendeva raggiungere il mondo attraverso il processo della moltiplicazione.
Il processo del discepolato si potrebbe rappresentare con uno schema, riportato in fondo alla pagina precedente.
Questo schema cerca di illustrare le diverse fasi della crescita spirituale e della collaborazione.
Se non formiamo operai e conduttori spirituali, allora il nostro movimento non avrà futuro.
Gesù dice che dobbiamo pregare, affinché il Signore della messe mandi degli operai nella sua messe (Mt 9:38). La persona chiave, che deve affrontare i grandi bisogni spirituali di questo mondo, è loperaio spirituale. Il Signore ha deciso di raccogliere persone, per il regno di Dio, attraverso operai spirituali.
Il credente non è automaticamente un operaio spirituale.
Paolo elenca alcune caratteristiche di un operaio spirituale, quando scrive: Studiati di presentare te stesso davanti a Dio, operaio che non ha da vergognarsi, che esponga rettamente la parola della verità (2Ti 2:15).
Un operaio spirituale deve conoscere la Parola di Dio, saperla spiegare in modo giusto e metterla in pratica, ma ciò non è possibile farlo da un giorno allaltro.
La formazione di un operaio ha bisogno di tempo, non avviene automaticamente. Paolo, per esempio, ha investito molto tempo per Timoteo.
Nella nostra chiesa, attraverso gli anni, abbiamo usato diversi materiali per formare i credenti.
Alcuni esistono in lingua italiana.
Esempi:
Il corso evangelizzazione e discepolato (è tradotto anche in italiano).
Il libro di Petersen Insider. È un libro e allo stesso tempo un manuale di studio. Noi lo usiamo per la formazione della chiesa nellevangelizzazione.
Corsi di discepolato di J. Gibson.
Sicuramente ci saranno anche altri corsi in lingua italiana. Il materiale, i corsi possono essere un grande aiuto per il nostro compito. Ma la cosa importante è che facciamo discepoli come il Signore ci comanda.
Vorrei concludere questa parte delle nostre riflessioni con un versetto che Paolo scrisse a Timoteo:
Lo scopo di questo incarico è l´amore che viene d un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera (1 Ti 1:5).
Lo scopo finale della formazione, dellistruzione e nel fare discepoli deve essere lAMORE.
Lo scopo di tutto non è conoscenza teologica.
Lo scopo non è quello di mettere in mostra certe abilità, ma amare.
Un amore che sorge da una coscienza pura, un amore motivato dalla consapevolezza del perdono.
Un amore che proviene da una fede non finta.
Però amore non è una parola, così come fede non è teoria. Lamore si dimostra nelle opere, nello stesso modo la fede.
Lamore non è una realtà teorica, ma pratica. Anche nei credenti di Tessalonica, lapostolo ha riconosciuto la fede e lamore nelle loro opere.
Ad essi scrive:
Ricordandoci continuamente, davanti al nostro Dio e Padre, dellopera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo (1Te 1:3).
(1. continua)
Christoph Hochmuth
(Assemblea di Strasburgo, Austria)