|
Considerazioni sulla morte del papa
VOCI FUORI DAL CORO
L'esaltazione della figura del pontefice romano, morto agli inizi di aprile, è stata portata avanti con clamore, dai mass-media e dalle migliaia di persone accorse a Roma, anche da Paesi lontani. Poche voci si sono elevate fuori dal coro di elogi, di consensi. Noi ne abbiamo raccolte alcune. LA GLOBALIZZAZIONE DELLA FOLLIA
Chi è sciocco venga qua! La follia è una donna turbolenta, sciocca, che non sa nulla. Siede alla porta di casa, sopra una sedia, nei luoghi elevati della città, per chiamare quelli che passano per la via, che vanno diritti per la loro strada, dicendo: «Chi è sciocco venga qua!» (Pr 9:13-15). L'8 aprile 2005, giorno del solenne funerale di Karol Woityla, quella donna turbolenta e sciocca si è insediata di buon'ora sulla cima del monte Mario, il luogo elevato della santa città di Roma, e dall'alto di quel colle ha continuato a ripetere a gran voce il suo invito: «Chi è sciocco venga qua! Venga qua a gustare il fascino grandioso della morte, venga ad assaporare l'ebbrezza coinvolgente del culto collettivo reso a un memorabile defunto.» Defunto è proprio il termine usato dalla Bibbia per commentare l'atteggiamento dello sciocco che accetta l'invito della follia: Egli non sa che là sono i defunti, che i suoi convitati giacciono in fondo al soggiorno dei morti. Là sono i defunti, anche in piazza San Pietro, e non un defunto solo, ma insieme a lui tutti quelli che sono accorsi a celebrare un fastoso culto alla sua morte. I convitati della follia giacciono in fondo al soggiorno dei morti, perché sono morti nel senso usato da Gesù quando bruscamente disse a qualcuno che l'interpellava: Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti (Mt 8:22). Chi è sciocco venga qua! ha continuato a ripetere tutto il giorno quella donna turbolenta, e gli sciocchi sono accorsi numerosi da ogni angolo della terra, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione. L'apoteosi del defunto! Un inno trionfale alla pace, alla concordia fra i popoli! Nessuna lite, nessun contrasto, nessuno che abbia detto all'altro: Ma sei diventato pazzo? No, perché in un'epoca di globalizzazione, anche la follia si è globalizzata. E se tutti sono folli, che senso ha ancora parlare di follia? Bel colpo, questo della donna turbolenta! L'abolizione del concetto di follia tramite la diffusione universale della medesima! L'invito della saggezza Altra scena. Siamo a Gerusalemme, duemila anni fa. Si celebra la festa delle Capanne, una gioiosa ricorrenza a cui un giorno parteciperanno non solo gli Ebrei, ma anche tutti i Gentili che saranno rimasti in vita dopo aver tentato inutilmente di distruggere Gerusalemme, secondo la parola del profeta Zaccaria: Tutti quelli che saranno rimasti di tutte le nazioni venute contro Gerusalemme, saliranno di anno in anno a prostrarsi davanti al Re, al Signore degli eserciti, e a celebrare la festa delle Capanne (Za 14:16). Alla festa di quell'anno era presente anche Gesù: Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno». Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui (Gv 7:37-39). All'irrequieto e ingannatore invito della follia si contrappone nel Vangelo il solenne e salvifico invito della Saggezza, rappresentata nel libro dei Proverbi da un'altra donna che si rivolge agli uomini con le stesse parole della donna turbolenta: Chi è sciocco venga qua! Ma aggiunge: Venite, mangiate il mio pane e bevete il vino che ho preparato! Lasciate, sciocchi, la stoltezza e vivrete; camminate per la via dell'intelligenza! (Pr 9:4-6). Nella Bibbia, con i suoi caratteristici contrasti abissali, la saggezza si oppone alla follia come l'amore all'odio, la verità alla menzogna, la vita alla morte. Le due donne dei Proverbi si contrappongono in modo frontale: nessuna forma di compromesso è possibile. Il dialogo, così tanto ricercato ai nostri giorni, non sarebbe neppure immaginabile. La forma di lotta che conducono è particolarmente attuale nella nostra società: nella loro competizione non c'è né violenza né spargimento di sangue, ma solo desiderio di conquistare il mercato degli sciocchi. Una combatte con le armi della menzogna per condurre i suoi clienti alla morte; l'altra combatte con le armi della verità per donare ai suoi uditori la vita. Globalizzazione senza precedenti L'8 aprile 2005, in piazza San Pietro a Roma, non c'è stata né guerra né violenza, tutti si sono comportati in modo educato, le forze dell'ordine hanno svolto un lavoro impeccabile, i potenti della terra si sono stretti la mano, i devoti si sono commossi. Tutto è avvenuto in un'atmosfera di grandiosa, globale menzogna. A partire dal defunto, per quello che ha preteso di essere in vita nella sua persona, proseguendo per le istituzioni ecclesiastiche, che ne hanno fatto il loro massimo rappresentante, passando per i capi delle nazioni, che hanno dichiarato di aver visto nella persona del defunto quello che a loro conveniva e da tempo avevano già deciso che vi fosse, per arrivare ai comuni fedeli che hanno preso parte, in forma più o meno passiva, al globalizzato inganno. La religione, come sistema elaborato dagli uomini per ottenere il favore della divinità - e ottenere non trascurabili vantaggi in questo mondo - tende sempre a costruire un universo letteralmente favoloso, cioè fatto di favole artificiosamente composte. Ma il livello fiabesco raggiunto con il funerale dell'ultimo papa non ha precedenti nella storia, per estensione geografica, sfarzo, risonanza mediatica mondiale e spessore di menzogna. Il vero architetto che sta dietro a tutto questo non può che essere uno solo: colui che la Scrittura chiama il padre della menzogna. Gli abitanti della terra vengono gradualmente preparati a ricercare in un uomo considerato di eccezionali doti morali, intellettive e spirituali l'espressione personificata dell'umanità nei suoi aspetti migliori, la soluzione dei conflitti politici, la possibilità di una riconciliazione di livello mondiale fra gli uomini e le nazioni. Di un tale uomo parla appunto la Scrittura, avvertendo che la sua venuta avverrà con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi (2Te 2:9). E da quel che si vede, la sua apparizione non sembra essere lontana. Marcello Cicchese
(Assemblea di Reggio Emilia, via Bligny) WOJTYLA È STATO IL PAPA DI TUTTI I CATTOLICI? Una delle menzogne mediatiche di questi giorni diceva che Wojtyla è stato il papa di tutti i cristiani. Certo, nel vedere l'evangelico (?!) George Bush più consorte, inginocchiati a pregare davanti alla bara del papa e udire le parole compiacenti del noto evangelista Billy Graham, secondo cui Giovanni Paolo II, senza ombra di dubbio, è stato la voce più influente nel campo della moralità e della pace nel mondo negli ultimi 100 anni, qualche dubbio ci viene. Tuttavia, dopo aver fatto una breve ricerca sul web, mi sono dovuto chiedere se Wojtyla è stato addirittura il papa di tutti i cattolici! A quanto pare, non sono pochi i cattolici dissidenti e scontenti del pontificato di questo papa e di come sono stati gestiti dalla curia romana, gli ultimi anni di vita del pontefice, cioè gli anni della sua malattia, morte e funerale compreso. Citerò ora alcune di queste voci che hanno parlato soprattutto in occasione dei festeggiamenti del 25° anno di pontificato di Wojtyla e che hanno avuto il coraggio di uscire fuori dal coro. Voci dissidenti Il 15 ottobre 2003, il noto teologo cattolico Hans Küng, rispondendo ad un'intervista pubblicata sul Corriere della Sera disse: Il mio pensiero non è cambiato e viene condiviso da moltissimi, all'interno della Chiesa. La credibilità di quest'ultima, che aveva raggiunto un altissimo livello al tempo di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, è scesa al minimo, a causa della politica romana. In molti Paesi europei, molto presto, la metà delle parrocchie sarà priva di sacerdoti ordinati e di regolari servizi eucaristici. E non potranno servire a nasconderlo l'importazione di preti dalla Polonia, dall'Africa o dall'India, o il fatale accorpamento delle parrocchie in «unità per la cura delle anime». Curatori di anime per i giovani non ce sono più da tempo Il culto della personalità papale, che di fatto sostituisce nostro Signore Gesù, è per molti, dentro e fuori la Chiesa, uno scandalo Per la Chiesa cattolica, questo Pontificato, nonostante i suoi aspetti positivi, si è dimostrato un disastro. Un Papa cadente, che non cede il suo potere, sebbene possa farlo, è per molti il simbolo d'una Chiesa che dietro una facciata rilucente è ossificata e ammalata di vecchiaia. L'eredità di questo Papa saranno in primo luogo i tanti vescovi ultra-conservatori, incapaci e non amati, che lui e il suo apparato hanno nominato. Il 16 ottobre 2003, don Franco Barbero, della comunità cristiana di base di Pinerolo, ha scritto qualcosa che risuona molto attuale: La gara è aperta. Chierichetti di destra e di sinistra, su tutti i video e su tutti i giornali (le eccezioni quasi non si vedono) stanno andando a gara nello «straparlare», nel tessere elogi per questo pontificato che «ha cambiato la storia», «si è aperto a tutte le religioni», «ha visitato tutto il mondo», «ha parlato ai grandi e ai piccoli», «si è esposto come un eroe della pace». E chi più ne ha più ne metta. In tutto questo interessato esercizio di retorica ci sono parecchie omissioni, numerose menzogne, molte dimenticanze. In questo modo si fanno tacere i fatti Le televisioni di tutto il mondo riempiranno gli schermi e diffonderanno ovunque le immagini di un funerale faraonico e di un conclave sacro e storico. Sarà uno spettacolo di grande smalto e di catturanti emozioni. Solenni liturgie in cui i grandi della terra faranno adeguata comparsa. I gerarchi vaticani, nelle loro porpore, annunceranno al mondo che lo Spirito Santo ci regala un nuovo «vicario di Cristo» mettendo sul conto di Dio la perpetuazione di una istituzione mondana e oppressiva come il papato. Il 16 ottobre 2003, un altro cattolico, un certo Sergio Grande così scrive: Dopo avergli visto benedire la propria statua posta nel seminario vescovile di Salerno in quel di Pontecagnano intitolata al suo nome, dobbiamo dire che non ci stupiamo più di tanto che nell'ambito delle celebrazioni per il XXV pontificato di Giovanni Paolo II, il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia della Pontificia Università Lateranense abbia inaugurato lo scorso 14 ottobre (ore 11), la «Cattedra Karol Wojtyla» «La cattedra - si legge nella presentazione - ha lo scopo di promuovere la conoscenza del pensiero di Karol Wojtyla, delle sue fonti e della sua fecondità nell'ambito dell'antropologia filosofica e teologica, garantendone l'approfondimento sistematico. Per raggiungere questo fine, realizza direttamente o sostiene ricerche, corsi sistematici e cicli di lezioni, convegni, pubblicazioni, seminari, assumendo ogni altra iniziativa ritenuta opportuna ai fini della ricerca scientifica e della sua diffusione. Promuove altresì la formazione di giovani studiosi attraverso l'attribuzione di borse di studio per la ricerca su tematiche specifiche». Se questo non è culto della personalità non sapremmo proprio come definirlo! Il 20 ottobre 2003, un prete cattolico di Genova, certo Paolo Farinella, scrive: In questi giorni di delirio ecclesiastico che trasforma la venerazione in culto della personalità, di sovietica memoria, voglio gridare che «Anch'io voglio bene al papa», ma prego Iddio che gli risparmi lo scempio clericale che lo mostra alle folle come fosse un animale da circo. Anche la «pietas» ha abbandonato i palazzi del potere ecclesiastico. «Signore, pietà!» Perché esporlo con la bava alla bocca, mentre sbiascica suoni che non sono nemmeno l'eco della parola? Trasformare in eroismo una normale vicenda umana e cristiana, contrabbandandola come dedizione alla volontà di Dio fino all'ultimo respiro, potrebbe configurare un atto d'ateismo centrato sulla convinzione della propria «indispensabilità» contro la certezza che è lo Spirito Santo a guidare la Chiesa, mentre gli uomini sono soltanto «servi» e servi superflui, i quali «dopo avere fatto tutto quello che devono fare, dovrebbero dire: siamo servi superflui; abbiamo fatto solo il nostro dovere» (Lc 17,10). Certi atti di umiltà, a volte, possono essere espressione di fine superbia. Il 16 ottobre 2003, il prete cattolico Federico La Sala, scrive: Assisi 1986 è stato il suo momento più alto, dopo - se vogliamo - la volontà di potenza cattolica (di parte che vuole essere sopra al tutto e a tutte le altre parti) gli ha fatto perdere la lucidità... e ha continuato a rapportarsi alla madre e a Maria come il padre, da Figlio-Padre: «Totus Tuus» Vogliamo santificare Wojtyla - e già da vivo?! Tutta la più profonda stima e il più sentito affetto per l'uomo e il filosofo, ma non per il suo pontificato e le sue «ratzingeriane» certezze! Sulla proposta - tenendo presente che solo Dio è santo!. Il 17 ottobre 2003, il movimento cattolico Noi siamo chiesa ha diffuso un comunicato stampa di cui riportiamo una parte: Per quanto riguarda la vita interna della Chiesa cattolica questo pontificato ha fatto alcuni passi in avanti (per esempio sul dialogo interreligioso) ma anche molti passi indietro. Le intuizioni e le indicazioni del Concilio, aldilà delle rituali affermazioni in contrario, sono state in gran parte abbandonate. La collegialità, che era stata promessa nella gestione della Chiesa, non esiste, si è invece consolidato un sistema sempre più piramidale : le Chiese locali non possono affermare la loro soggettività; la ricerca teologica è mortificata; la morale sessuale predicata dal Vaticano è criticata dai maggiori teologi ed è poco credibile e seguita dal popolo di Dio; la teologia della liberazione è da tempo censurata ed ostacolata in contraddizione con il proclamato impegno della S. Sede per risolvere i problemi della fame e dello sviluppo; la donna nella Chiesa è valorizzata a parole ma ai margini nei fatti. Si potrebbe continuare. Il 16 ottobre 2003, Giovanni Felice Mapelli, presidente del Centro di Studi Teologici di Milano ha indirizzato al papa una lettera di cui riportiamo i passaggi più significativi: È oggi - dopo duemila anni - la Chiesa (ed il Vaticano che ne è il centro propulsore) una realtà che si avvicina al messaggio evangelico?! Le contraddizioni sono molte, e le perplessità pure, a causa dei troppi quesiti che non hanno risposta, oppure ottengono risposte evasive, mai esaurienti, ed anche risposte troppo realiste e rassegnate, o diplomatiche e impostate sul metro della politica umana e della convenienza terrena. Ma non si può tacere neppure di ciò che il Suo pontificato,ormai vicino al quarto di secolo per durata, ha significato per l'applicazione e per lo sviluppo del Concilio Vaticano II : non è stata la sua una convinta adesione allo spirito conciliare, poiché da subito ella si è attorniata di uomini - vescovi e cardinali, e poi teologi - la cui principale premura e preoccupazione era attutirne ogni impatto di rinnovamento e di «rivoluzione» positiva. Tutti i documenti emanati durante il suo pontificato da qualunque dei dicasteri che si vadano a considerare - dalla Congregazione per la dottrina della fede fino al Pontificio Consiglio per la famiglia, passando per quello del Culto e i Sacramenti o quello dei Vescovi e poi del Clero e dei Laici - non erano che esortazioni o intimazioni perentorie vere e proprie a far marcia indietro, a non fare, a bloccare esperienze e sviluppi delle comunità ecclesiali, anche quando le istanze venivano dagli episcopati, dalle conferenze dei vescovi o dalle componenti laicali,colte e preparate teologicamente. Tutto con lei è divenuto, nella Chiesa, una voglia di «normalizzare», di controllare, ed ogni respiro di libertà è stato visto con sospetto, con diffidenza, e poi giudicato senza ascolto, senza considerazione e infine represso coram populo. Possiamo tacere dei tanti teologi processati, sospesi, estromessi e ridotti al silenzio?! Le menti più intelligenti e più acute della teologia internazionale sotto il suo pontificato sono state messe al bando, soffocate con provvedimenti disciplinari degni di una dittatura. E come in ogni dittatura che si rispetti, mentre loro erano in quarantena, lei raccoglieva l'ovazione acritica delle masse ignare. Uomini forti e masse, un binomio che non fa mai ben sperare... nemmeno per la vita della Chiesa. «Guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi...» (Cristo ai discepoli). E tra coloro che la elogiano, che la ossequiano con venerazione, non soltanto il popolo, ma anche tanti capi di Stato importanti e importantissimi: che poi sono gli stessi che comprano e vendono armi, che schiacciano i loro sudditi, che fanno guerre un po' ovunque. E dov'è finita la sobrietà e povertà di mezzi del Vangelo, indicata agli Apostoli?: «I capi di Stato comandano sulle loro nazioni, ma per Voi non sia così...» ( Cristo nell'ultima cena rivolto agli apostoli). Il monito a non usare della «potenza del mondo» ma piuttosto della «debolezza» del Vangelo... «Confido nel Signore potente nel debole!» (S. Paolo). Chi criticava - mosso da amore per la Chiesa - era messo fuori! Poveri teologi... Cosa dovremmo chiedere oggi per queste persone che ormai non hanno più «voce»?! Neppure un dubbio ha sfiorato la sua mente e quella dei curiali che siedono in cerchio attorno a lei che forse si poteva seguire una strada un po' diversa (v. «Perché non fare diversamente?: per uno stile di fraternità nella Chiesa» di P. Bernard Haring) e più accogliente e che potesse far emergere istanze, pensieri, proposte e sensibilità nuove per il bene della Chiesa stessa?! Come si può avere rispetto di ciò che lo Spirito «soffia quando vuole e dove vuole» se si mettono in piedi processi ad ogni novità che spunta all'orizzonte. No, il suo pontificato si è distinto per il NO. È durato tanto, ma questo non è segno di positività in sé stesso, forse è durato troppo per il rinnovamento della Chiesa, ed oggi, con l'ostinazione che l'ha distinto nel non voler considerare nessuna delle proposte a lei presentate in tanti anni, raccoglie frutti di un ulteriore fallimento: crisi delle vocazioni ovunque, sia maschili che femminili, (i dati dell'Africa e dell'America Latina non tengono conto di vari fattori quali l'incremento demografico e le missioni da poco fondate), l'immagine del clero compromessa quasi irreparabilmente per lo scandalo mondiale della pedofilia, l'inapplicabilità del vincolo della castità e del celibato (preti che si sposano, preti che convivono more uxorio, preti che fanno una vita disordinata sessualmente, ecc.), l'abbandono dei laici che si sentono pochissimo valorizzati e ascoltati, l'allontanamento dei giovani dalla fede e dalla Chiesa, la crisi matrimoniale, drammatica, che investe anche le famiglie cattoliche, l'esclusione ecclesiale dei divorziati risposati... e via dicendo... Questa Chiesa che Lei si appresta a lasciare - avendo ricordato nel giorno del suo 83° compleanno all'intero orbe come si avvicini il giorno del rendiconto davanti a Dio - non è una Chiesa in buona salute, no, e non lo è perché la sordità, la durezza, l'autosufficienza e anche la superbia, mi permetta di dirle, che hanno caratterizzato la sua vita ed il suo cammino, attraverso il governo centrale ecclesiale da lei diretto, hanno ridotto, ridimensionato e spesso annullato sul nascere ogni impulso vitale e ogni slancio di rinnovamento ed ogni carisma, che ovviamente soltanto nella libertà può nascere ed espandersi e non sotto intimazione e condanna, e che poteva portare nuova linfa e più energia in tutte le compagini del suo corpo. Ma il suo pontificato - quand'anche apparentemente moderno (nell'aspetto esteriore: si va a sciare, si va in piscina a nuotare, si prendono elicotteri ed aerei) è stato rivolto all'indietro, con uno sguardo perenne al passato, con una visione pessimistica sulla contemporaneità e sull'uomo e il suo bisogno di progresso ed emancipazione. Se un parroco è responsabile, almeno in parte, della sua parrocchia, salendo in alto, non lo è un vescovo per la diocesi?! Non lo è un papa per l'intera salute della sua Chiesa?! Soprattutto quando molti - ed anche autorevoli come lo stesso cardinale Carlo Maria Martini, avevano spesso parlato e consigliato, persino gridato, invano?! Ed infine si è voluto - dopo gli incontri storici della Sinagoga di Roma e poi di Assisi del 1986 che promettevano nuove primavere di ecumenismo - riprendere parole vecchie ed arcigne, superate, pre-conciliari nella loro impostazione ecclesiologica, negli ultimi documenti da lei controfirmati, come nella «Dominus Jesus», arrivando quasi a insolentire le «Chiese sorelle» (non più sorelle, non più nemmeno Chiese!?), ed i «fratelli maggiori», il popolo ebraico...?!, riportandoci ad una ecclesiologia anteconciliare, della Chiesa di Pio XII, del Vaticano I e del Concilio di Trento. Cosa è mai successo, mentre la sua età cresceva e mentre le sue forze venivano meno?! Qualcuno vicino a lei forse crede d'essere onnipotente (come Dio) e le ha sussurrato all'orecchio questa scellerata tentazione?! Perché tutti i conservatori, prelati e laici, curiali e non curiali, si sono indaffarati nervosamente, zelanti, a sottoporle in tutta fretta documenti da firmare solennemente e a reggerle la mano tremante perché lei potesse vergare definitivamente con la sua autorità considerazioni del tutto discutibili e improvvide?! E così anche la sua autorevolezza nell'ecumene delle Chiese si è appannata, offuscata. Un uomo - quand'anche un papa - non è Dio, quando non sa chiede, poi ascolta e decide insieme con gli altri, gli altri tutti, non solo con la propria corte, compiacente, autoreferente. Se lei è «servus servorum Dei» (servo dei servi di Dio come dice la tradizione) come fa poi a decidere come un monarca o un sovrano assoluto?! I papi fanno «bei discorsi» ma sono le loro opere a costituire poi il filo per poter valutare un pontificato. E un papa - come diceva spesso Giovanni XXIII (v. Il Giornale dell'Anima) - è al centro di ovazioni e di critiche, ma deve essere pronto «ad andare piuttosto che restare», poiché quando cambia un papa è la Chiesa che si mette in cammino. Il «munus petrino» è un servizio non è una monarchia, e « colui che presiede alla carità universale delle Chiese» (S. Ignazio di Antiochia ) sa che la navicella è affidata alle mani del Signore, non alle sue. Quando lascia non finisce nulla... Adesso lei chiede a Dio di aver misericordia e si affida a Maria: Dio le conceda benignamente quel che lei non ha concesso ad altri suoi fratelli, dentro e fuori la Chiesa, quella possibilità di ascolto e di accoglienza, ma soprattutto un po' di quell'umiltà vera (non di chi si inginocchia austero) di cui tutti abbiamo bisogno, e che finalmente la ricondurrà alla sua dimensione più autentica - come dissi all'inizio - quella semplicemente di un uomo. Altre espressioni di dissenso Le voci dissenzienti contro il pontificato di Giovanni Paolo II non si fermano qui. Il giornale cattolico Adista ha raccolto in un articolo tutte le repressioni e gli atti disciplinari compiuti durante il pontificato di questo papa contro quei teologi, come Hans Küng, al quale è stato addebitato il torto di aver parlato contro l'infallibilità papale, o il teologo austriaco Reinhard Messner il quale aveva sostenuto che in caso di conflitto è sempre la tradizione, ovvero la teologia, che deve essere corretta a partire dalla Scrittura, e non la Scrittura che deve essere interpretata alla luce di una tradizione successiva (o di una decisione magisteriale). Quell'articolo inizia così: La repressione delle voci dissonanti o dissenzienti dalla linea ufficiale o ufficiosa vaticana è stata una delle caratteristiche del pontificato di Giovanni Paolo II. Sarebbe interessante sentire cosa direbbero questi cattolici repressi del loro papa. Altro che papa di tutti i cristiani. Credo che bisognerebbe ancora prima di tutto capire di quanti cattolici, Wojtyla sia stato davvero il papa. Prima o poi, l'aggressione mediatica di questi giorni finirà e lascerà il passo alla realtà, una realtà molto più triste di ciò che ora molti pensano! Tonino Mele
(Assemblea di Siniscola, NU) IL FUNERALE DI WOJTYLA UN AVVENIMENTO
MONDIALE Alcuni dati impressionanti Non si sono mai viste tante persone a dare l'ultimo saluto, come si dice, a una salma. È quasi incredibile pensare che delle persone abbiano fatto la fila anche per dodici ore e più pur di poter vedere per un momento la salma di Wojtyla. Il giorno 8 aprile 2005 rimarrà certamente unico nel suo genere: milioni di persone hanno assistito al più grande funerale della storia umana. Infatti, se si può dare credito ai giornalisti della RAI, erano presenti oltre un milione di fedeli, 3500 giornalisti accreditati, rappresentanti di 150 nazioni (chi dice addirittura 200) e di 30 chiese non cattoliche. Il funerale è stato trasmesso dalla TV pubblica in Eurovisione, da tutte le TV italiane private e perfino da TV arabe e giapponesi. Nemmeno per le riprese delle recenti Olimpiadi si Atene erano mai state usate 55 telecamere per un solo avvenimento. Nella sola Roma c'erano 9 maxischermi sui quali è stata trasmessa la cerimonia. E quanti altri megaschermi erano stati eretti in tutta l'Italia?!? Le scuole di Roma sono state chiuse, i negozi di tutta Italia hanno abbassato le serrande, il traffico a Roma è stato totalmente bloccato. È stato messo in piedi un dispositivo di sicurezza senza precedenti: elicotteri armati ed aerei militari sorvolavano la capitale il cui cielo era stato chiuso fin dal giorno precedente a qualsiasi altro traffico aereo, una nave militare sorvegliava il mare antistante Roma. E tutto si è concluso senza alcun problema d'ordine pubblico. Mai si è visto che arcivescovi e patriarchi ortodossi abbiano celebrato insieme alla Chiesa di Roma un funerale e per di più il funerale di un papa. Si è ripetutamente detto che Wojtyla ha tentato di riconciliare la famiglia d'Abramo, vale a dire Ebrei e Musulmani, sebbene non tutti i discendenti d'Abramo siano Ebrei o Musulmani. Incoerenza ed ignoranza Ci siamo chiesti: Che cosa ha spinto quelle masse a dare l'ultimo saluto al papa? Le ragioni delle presenza di molti potenti della terra sembrano chiare: puri calcoli politici e questo rivela comunque quale influenza eserciti ancora la Chiesa di Roma sui sistemi politici. Ma... perché tutta quella folla di persone? Evidentemente la persona di Wojtyla ha riempito un vuoto. Sappiamo che le famiglie oggi sono in crisi e lui ha valorizzato la famiglia, parlando contro il divorzio, l'omosessualità e l'aborto. Molti giovani sono in crisi per la mancanza della figura d'un vero padre e forse hanno visto in lui un esempio. Ma per poter dare una risposta a questo bisognerebbe fare un'indagine. Noi viviamo nell'era in cui i mass media giocano un grande ruolo e lui è stato indubbiamente un papa mediatico, ha saputo usare questo mezzo in suo favore. Certo abbiamo provato una grande tristezza nel vedere queste folle insieme ai loro pastori immerse nell'ignoranza spirituale. Ignorando le Scritture, pochi si saranno reso conto delle incoerenze emerse durante la celebrazione del funerale. Proprio Ratzinger si è contraddetto affermando che il papa ci vede e ci benedice dalla finestra della casa del Padre per poi invocare Dio, chiedendo l'intercessione d'un sacco di santi, affinché lo stesso papa fosse accolto da Dio e gli fosse concesso il riposo in un luogo di beatitudine. È stata invocata pure Maria per intercedere per la salvezza del papa. Ma. se davvero egli era già nella casa del Padre, che bisogno c'era di pregare perché gli fosse concesso l'ingresso? Purtroppo sappiamo che la Chiesa di Roma non possiede, né trasmette la certezza della salvezza come ci insegnano le Scritture ispirate del Nuovo Testamento (Gv 5:24; 1Gv 5:10-12; Ef 2:8, 19 ecc.). La preghiera rivolta a Dio perché risusciti Wojtyla nell'ultimo giorno rivela un'altra lacuna dottrinale, perché se sarà risuscitato all'ultimo giorno sarà giudicato davanti al trono bianco e condannato al lago di fuoco (Ap 20:6, 11-15). Evidentemente la Chiesa romana ignora la differenza fra la prima risurrezione alla quale partecipano i salvati e la seconda risurrezione che è riservata ai reprobi. Il grido del popolo santo, santo e l'esposizione di uno striscione con la scritta Santo subito rivelano un'altra mancanza di conoscenza della Bibbia; secondo l'insegnamento apostolico infatti tutti i veri credenti sono santi. Infine, si è detto che Giovanni Paolo II è stato sepolto nelle grotte vaticane, vicino alla tomba di San Pietro. Sarebbe stato più corretto e più onesto dire: accanto alla presunta tomba di San Pietro. Non esiste infatti alcuna testimonianza neotestamentaria né alcuna certezza storica che Pietro sia mai stato davvero a Roma. Noi preghiamo perché il Signore apra gli occhi alle persone sincere. Egli senza dubbio avrà accolto questa nostra preghiera. Credo però che in questi giorni abbiamo avuto un anteprima di ciò che avverrà quando l'anticristo incanterà le nazioni.
Klaus Döring
(Assemblea di Alghero, SS) |