Seguire Cristo in tempi difficili
UNA FEDE SEMPLICE
MA FORTE NEL SIGNORE
La testimonianza che
pubblichiamo, scritta da un’anziana sorella poco prima di
essere chiamata alla presenza del Signore, è un racconto di
altri tempi: dei tempi in cui la scelta di seguire Cristo era fonte di
persecuzione e sofferenza ma anche dei tempi in cui l’amore,
personale e familiare, per la Parola di Dio e la comunione fraterna
erano sentiti ed intensi.
Primi contatti con l’Evangelo
Sono nata in una famiglia di ferventi cattolici, in un piccolo paese di
pastori di pecore, chiamato Fioli in provincia di
Teramo.
Ho iniziato a sentir parlare per le prime volte dell’Evangelo
nel lontano 1935 da parte di mio marito Pietro che
da solo aveva iniziato a frequentare alcuni credenti di Sannicandro
Garganico (durante i mesi invernali della transumanza del gregge in
Puglia).
Un certo Pietro Bonfitto gli parlava continuamente del Signore: mio
marito cominciò a partecipare anche ai loro incontri, ma io
non ci ponevo nessun interesse.
Negli anni dal 1935 al 1940 è stato con noi un fratello in
fede, ora con il Signore, Angelo Tarollo di S. Marco in Lamis, che
faceva il pastore di pecore insieme a noi durante i mesi invernali da
ottobre a maggio.
Questo fratello conosceva molto bene la Parola di Dio e in quegli anni
insegnò a tutta la mia famiglia a leggere la
Bibbia insieme. Io gli facevo tante domande e lui mi
rispondeva sempre con molta chiarezza, con la Bibbia in mano.
Questo mi faceva molto piacere, quindi piano piano la Verità
cominciò a penetrare nella mia mente e nel mio cuore.
In seguito il fratello Tarollo ci fece conoscere in credenti
dell’assemblea di Foggia. Qui il fratello Ciro Santangelo ed
altri insieme a lui ci accolsero con tanto amore ed affetto cristiano,
ospitandoci nelle loro case e rallegrandoci perché insieme a
loro parlavamo in continuazione del Signore.
Il
valore dei rapporti fraterni
In seguito conoscemmo anche l’amore fraterno di
tanti altri fratelli della zona, fra i quali ricordo in
particolare il fratello Saverio Longo di Poggio Imperiale con la sua
famiglia.
A quei tempi l’assemblea di Foggia era molto fiorente e ne
facevano parte tanti credenti. Proprio qui abbiamo avuto la
possibilità di frequentare di più le riunioni, di
fare amicizia con tutti i credenti, di conoscere il dono del loro
affetto e della loro ospitalità che non abbiamo mai
dimenticato negli anni futuri. Inoltre siamo stati molto incoraggiati
dal loro amore e dalla testimonianza di fede vissuta nella vita di
tutti i giorni.
Tutte le volte che i credenti venivano a trovarci in campagna avevo
sempre modo di rivolgere loro delle domande sulla Bibbia e piano piano la
Parola di Dio ha frantumato tutti i miei pensieri contrari all’autorità
della Scrittura.
Dopo alcuni anni conoscemmo il fratello Paolo Di Vieste di Apricena che
venne tante volte a trovarci. Questo fratello svolgeva un servizio come
colportore.
Alla sera, dopo aver sistemato tutti i nostri animali, avendo
più tempo a disposizione, ci mettevamo vicino al
focolare, con una piccola luce a petrolio che ci illuminava e
così, immersi e raccolti nel silenzio della campagna, si
leggeva la Parola di Dio, di cantavano gli inni al Signore e si pregava
tutti insieme.
Quante gioie ho potuto godere insieme a mio marito ed ai miei
figli nel conoscere Cristo Gesù, la Verità, il
mio Signore e Salvatore.
Disprezzati
e perseguitati
Al momento in cui, dopo la nostra scelta di seguire Cristo, tornammo
dalla Puglia al nostro paese natio, abbiamo trovato solo disprezzo,
biasimo e contrarietà, per la la decisione che avevamo
preso, da parte dei nostri stessi genitori, dei parenti, degli amici.
Il prete del paese ci definì “impostori”
e invitò tutti a considerarci come “scomunicati”,
perché avevamo lasciato la chiesa cattolica romana.
In mezzo a tutte queste dicerie e mormorii il Signore ci diede tanta
forza per parlare ai nostri compaesani della grazia di Dio, proclamando
il messaggio dell’Evangelo che, pur essendo quasi tutti molto
religiosi, in realtà nessuno conosceva.
Molti in quel periodo fecero una professione di fede, ma poi, a causa
delle pressioni del prete e dei familiari alle quali non seppero
resistere, in tanti tornarono alla chiesa di Roma.
La
mano benigna di Dio nella prova
In quel periodo avemmo molte difficoltà economiche,
perché alcuni ladri ci derubarono di quasi tutti i nostri
averi e conoscemmo i momenti difficili della fine della guerra.
Rimanemmo soli e profondamente provati, insieme ai
nostri tre piccoli bambini (Giovanni di 9 anni, Abele di 4 e Lea di
soli quindici mesi), ma in tutto questo Dio non ha mai mancato di
sostenerci e di soccorrerci.
Le nostre difficoltà venivano usate dai nostri genitori, dai
nostri parenti e dagli amici per rimproverarci del continuo, affermando
che “tutto quello che ci stava succedendo era
dovuto al nostro allontanamento dalla santa madre chiesa”
e che “la vergine Maria ci voleva punire”.
Ma, sia nel momento stesso delle difficoltà che
negli anni successivi, abbiamo potuto constatare come la mano benigna e
misericordiosa di Dio non ci abbia mai lasciato. Inoltre abbiamo
sentito sempre vicino a noi l’amore degli altri credenti.
Un
cuore riconoscente al Signore
Nel maggio del 1944 siamo stati battezzati, io e marito.
Che gioia abbiamo provato quel giorno insieme a tanti credenti delle
assemblee di Poggio Imperiale, di Lesina, di Apricena, di Foggia!
Dio è stato un rifugio ed una fortezza per noi, quando
abbiamo affrontato difficoltà e miserie.
Lo ringrazio ancora con tutto il cuore e posso dire con
certezza che lui solo è il mio Dio e non ve
n’è alcun altro al di fuori di lui.
Lo ringrazio perché ha avuto
pietà e misericordia di me, povera peccatrice;
perché ha perdonato e salvato la mia vita per la sua grazia
attraverso il suo prezioso sangue, e perché mi ha accettata
così come io sono.
Non mi vergognerò mai dell’Evangelo di
Gesù Cristo, perché esso è potenza per
chi crede.
A lui sia tutta la gloria!
Ersolina
Di Tommaso
(Assemblea di S. Severo, FG, via Lecce)