Dalla distruzione del Tempio ai giorni nostri


CENNI SU
GERUSALEMME

Conoscere la storia di Gerusalemme negli ultimi due millenni, dopo la prima venuta di Cristo e la diaspora mondiale del popolo ebraico, ci aiuta anche a capire in quale modo si sviluppano nella storia i piani di Dio per il suo popolo, Israele, e per tutta l’umanità.


La storia di Gerusalemme è certamente una delle più tormentate, e la situazione odierna è addirittura paradossale.
Tutto ciò condiziona pesantemente la possibilità di condurvi delle ricerche archeologiche intensive, specialmente nelle aree che potenzialmente sarebbero le più ricche e promettenti. Si capirà meglio la natura di questi ostacoli (che solo raramente sono di carattere tecnico) esaminando in dettaglio le vicende della “Città Santa” in questi ultimi venti secoli.
Durante l’esposizione faremo sempre riferimento alla cartina riportata nella pagina seguente e relativa all’attuale “Città Vecchia” che, come sappiamo, è la parte di Gerusalemme circondata dalle mura dell’epoca di Solimano il Magnifico. È corretto anche ricordare che la maggior parte delle informazioni sono tratte da: Dan Bahat, Historical Atlas of Jerusalem.


Aelia Capitolina (135-330)

Flavio Giuseppe riferisce che quando il Tempio e la città furono distrutti, nell’anno 70, furono preservate le tre torri Fasael, Hippico e Mariamne e una parte del muro di cinta tra l’attuale Porta di Giaffa e l’angolo sud-ovest.
Per ripopolare la città Tito vi insediò circa 800 veterani; contemporaneamente anche i Giudei presero a ritornarvi, stabilendosi presumibilmente in quello che è oggi il Quartiere Ebraico. Una fonte del IV secolo ci informa che vi si trovavano ben sette sinagoghe, di cui una era ancora intatta fino a quel tempo.
Quando Adriano visitò Gerusalemme nell’anno 129, decise di trasformarla in una città romana. Fece scavare un solco tutt’intorno, e diede il via ai lavori edilizi. Ciò provocò la rivolta di Bar-Kochba (la Seconda Rivolta, degli anni 132-135).
Solo nel 136, quando la rivolta fu soffocata, Adriano poté condurre avanti i suoi piani per la città che avrebbe poi assunto il suo nome: Aelia Capitolina.
Il nome completo dell’imperatore era Publio Aelio Adriano, da cui Aelia. L’altro termine “Capitolina” si riferiva invece ai numi tutelari del Campidoglio Romano (Capitolium), Giove, Giunone e Minerva, a cui fu dedicata la città.
La maggior parte delle nostre conoscenze su Aelia Capitolina derivano da tarde fonti cristiane. Queste ci dicono che Adriano distrusse ciò che ancora rimaneva del Tempio giudaico, costruì due stabilimenti termali, un teatro ed una fontana monumentale. Fu allora che la città assunse la forma di una tipica città rettangolare, forma che è rimasta inalterata nel corso del tempo. All’incrocio delle due strade principali, Adriano fece elevare un quadriportico (Tetrapilo); riparò poi la spianata dove prima si trovava il Tempio di Erode (chiamata la Quadra), e vi edificò un tempio a Giove, davanti al quale fece porre una statua di sé stesso.

Sempre secondo fonti cristiane tardive, l’imperatore fece anche elevare un tempio a Venere sul luogo del Golgota e della Tomba di Cristo. A sud di questo tempio, quasi nel centro della città, si trovava il Foro. L’accampamento della Decima Legione Fretensis, di stanza a Gerusalemme fin dal tempo di Tito, si trovava in quello che oggi è il Quartiere Armeno, col suo quartier generale insediato tra le torri del tempo di Erode (dove oggi è la Cittadella).
I ritrovamenti archeologici più significativi di Aelia Capitolina sono tre iscrizioni latine, trovate in vari punti.
Quella sulla porta di Damasco dice: “Colonia Aelia Capitolina, per decreto dei Decurioni...”. Abbiamo poi il cosiddetto Arco dell’Ecce Homo, che faceva parte di una serie di archi trionfali (oppure, secondo altri studiosi, costituiva l’ingresso della zona del mercato).


Il Periodo Bizantino (330-640).

L’anno 330 segna convenzionalmente la diffusione del Cristianesimo in Palestina, in seguito all’editto di Costantino del 313. L’imperatore romano Costantino aveva sede a Bisanzio (che poi da lui prese il nome di Costantinopoli). E da Bisanzio deriva il nome “Periodo Bizantino”.
Una delle più importanti informazioni sulla Gerusalemme di questo periodo è la Mappa di Madaba, un grande mosaico pavimentale del VI secolo.
Gerusalemme vi è rappresentata con molti dettagli (in scala 1:1600), e non doveva essere molto diversa dalla città dell’epoca di Adriano, a parte le chiese. Due strade che l’attraversavano nel senso della lunghezza e una in larghezza la dividevano in numerosi quartieri.
Al centro della Mappa di Madaba si nota la strada principale (il Cardine massimo o Cardo), fiancheggiata da colonne sui due lati, che terminava in uno spazio aperto con colonne, davanti all’attuale Porta di Damasco. Ancora oggi la Porta di Damasco è nota in arabo come la Porta delle Colonne.
La chiesa del Santo Sepolcro, fatta costruire dall’imperatore Costantino, è il più appariscente edificio che compare nella mappa. È possibile discernerne la gradinata che saliva dalla strada verso i suoi tre ingressi, ed anche la cupola sul Sepolcro vero e proprio.
È noto che un lungo tratto del Cardo è stato riportato alla luce dalla missione archeologica israeliana coordinata da Nahaman Avigad, a cui fu permesso di scavare nei crateri lasciati dalle bombe durante la Guerra dei Sei Giorni.
Quando l’imperatrice Eudocia (moglie di Teodosio II, morta nel 461) si insediò a Gerusalemme, la città di Adriano subì un fondamentale cambiamento, perché venne ricostruito il muro che circondava il Monte Ophel e il Monte del Tempio. Così molti luoghi cristiani vennero a trovarsi entro i confini della città, come la Piscina di Siloe con la sua chiesa, la chiesa di S. Pietro in Gallicantu, la chiesa di S. Maria del Monte Sion. Allora Gerusalemme divenne un centro di pellegrinaggio cristiano, e molti viaggiatori descrissero la città.
Poi, quando Giustiniano salì sul trono di Bisanzio (527), vennero riprese le costruzioni, tra cui la Chiesa Nuova della Vergine Maria (la Nea), di recente riscoperta.


Il Primo Periodo Musulmano (640-1099)

Durante questa fase, che va dalla conquista araba del 640 fino alla conquista crociata del 1099, non ci furono grandi cambiamenti nell’aspetto complessivo di Gerusalemme, salvo che per il Monte del Tempio. Per i Musulmani Gerusalemme era santa, perciò essi non la considerarono mai come un centro amministrativo o politico.
Quando il califfo Omar visitò la città, fece sgomberare le macerie che si erano accumulate sul Monte del Tempio, e lo trasformò in un luogo islamico di culto.
Dai racconti di alcuni europei che visitarono Gerusalemme intorno al 680, apprendiamo che la Moschea el-Aqsa era già stata edificata; si trattava però soltanto di una struttura in legno, che poteva accogliere circa 1000 persone.
In seguito poi fu costruito un nuovo edificio in pietra, la maggior parte del quale è oggi esistente. Più tardi, sotto gli Ommiadi (661-750) fu anche edificata la Cupola della Roccia.
I capi Ommiadi fecero riparare le mura e le strade di accesso.
Agli Ommiadi subentrarono gli Abbassidi (750-959), che intendevano reggere la Palestina da Baghdad. In effetti furono delle dinastie locali a reggere il paese.
Nel 969 arrivarono i Fatimidi, una dinastia di califfi del Cairo. I primi anni del loro potere furono segnati da una certa prosperità economica, ma presto difficoltà politiche portarono a disordini finanziari e a fanatismi religiosi, durante i quali vennero distrutte le sinagoghe e le chiese cristiane.
Dal 1070 al 1099 il potere fu preso dai Turchi Selgiuchidi, i quali instaurarono un regime di terrore che diede poi l’avvio alle Crociate.


Il Periodo delle Crociate (1099-1187)

Mappe e descrizioni contemporanee ci parlano con parecchi dettagli di Gerusalemme Crociata. I Crociati assediarono la città per circa un mese, disponendo le loro forze su diversi fronti: a nord c’era Goffredo di Buglione; poi, spostandosi verso ovest lungo il perimetro, stavano le truppe di Roberto di Fiandra, e via via quelle di Roberto di Normandia, Tancredi e Roberto di St. Gilles.
Il 15 luglio del 1099 gli assedianti presero d’assalto la città, sopraffacendo rapidamente la resistenza dei difensori nella zona che corrisponde all’attuale Quartiere Musulmano. Con il consolidamento del loro potere, accompagnato dal massacro della maggior parte della popolazione, i Crociati concessero speciali facilitazioni ai Cristiani per invogliarli a stabilirsi nella città (esenzioni fiscali, acquisizioni di proprietà). Invece agli Ebrei e ai Musulmani fu vietato di stabilirvisi, almeno nei primi anni del dominio cristiano.
Tuttavia, nonostante i molti privilegi, i Cristiani provenienti da oltremare stentarono ad insediarsi a Gerusalemme, perché la ritenevano troppo lontana dalla costa per praticarvi delle attività redditizie. Così per molti anni l’economia della città consistette in primo luogo nel provvedere alle necessità dei pellegrini. Sono evidenti in tutte le mappe dell’epoca le numerose chiese e monasteri stabiliti in tutti i luoghi che erano in qualche modo connessi con Gesù, la sua famiglia, i suoi discepoli, e vari eventi associati con la vita di altri santi.
I vari quartieri della città furono poi organizzati con criteri etnici: nell’attuale Quartiere Ebraico si insediarono i Tedeschi, nell’attuale Quartiere Armeno i Francesi. Il Monte del Tempio divenne un centro religioso cristiano: la Cupola della Roccia fu ribattezzata “Templum Domini” e la Moschea el-Aqsa “Templum Salomonis”.
I Crociati fortificarono anche la Cittadella (che ha mantenuto inalterata la sua struttura fino ai nostri giorni), insediando nell’adiacente edificio che un tempo era stato il Palazzo di Erode, la guarnigione permanente della città.
La Gerusalemme crociata cadde con Saladino nel 1187. Solamente nel 1229, sotto l’imperatore Federico II, tornò in mano ai Cristiani, ma soltanto per un breve periodo di quindici anni.


Il Periodo Mamelucco (1187-1517)

Con l’arrivo dei Mamelucchi, i Crociati furono costretti a sgomberare Gerusalemme e tutti i restanti insediamenti in Palestina. Sebbene Saladino fosse in generale abbastanza tollerante verso gli edifici cristiani, tuttavia trasformò alcune chiese in scuole islamiche, e costruì una moschea nei pressi del Santo Sepolcro.
Comunque, i Musulmani ebbero un controllo rigoroso sui luoghi santi, dato che ne potevano trarre lucro a causa dei pellegrinaggi cristiani, che erano grandemente aumentati in quel periodo.
Dell’epoca Mamelucca si possono annoverare molte costruzioni notevoli, specialmente nel campo delle scuole coraniche, che dimostrano l’intenzione dei capi musulmani di fare di Gerusalemme un centro d’insegnamento religioso.
I Mamelucchi rivolsero molti dei loro sforzi per abbellire quella che una volta era stata la spianata del Tempio e che ora veniva chiamata Haram esh Sharif (cioè Nobile Santuario). In un secondo tempo furono anche smantellate le mura che Saladino aveva restaurato, e le pietre furono impiegate per altre costruzioni.
I Crociati avevano decimato la popolazione giudaica in Gerusalemme, ma sotto i Mamelucchi gli Ebrei immigrarono nuovamente in Palestina, e molti si insediarono a Gerusalemme, nel XII e XIV secolo. Molti viaggiatori hanno raccontato che dei Giudei facevano le guide nella città.
E ancora poco prima della conquista turca del 1517, che seguì rapidamente dopo l’espulsione degli Ebrei dalla Spagna, ci fu un’immigrazione notevole di Giudei in Palestina.


Il Periodo Turco (1517-1917)

Nel dicembre del 1517 il sultano turco Solimano I conquistò la città, ma fu durante il regno del suo successore, Solimano il Magnifico, che Gerusalemme fu vastamente migliorata e prese l’aspetto di una città splendida.
Il primo progetto di Solimano fu di migliorarne l’approvvigionamento idrico, riparando alcuni acquedotti e costruendone di nuovi. Sotto il suo regno fu iniziato il restauro delle mura, che fu poi completato dopo la sua morte. Si tratta delle mura dell’attuale Città Vecchia, che ogni visitatore di Gerusalemme conosce molto bene.
In seguito però lo stato della città decadde (nel XVII secolo a Gerusalemme risiedevano non più 10.000 persone). Secondo i racconti dei viaggiatori, le strade erano maltenute e le case erano sull’orlo del crollo. Un certo numero di aree residenziali fu trasformato in campi da coltivare; e briganti agguerriti terrorizzavano la popolazione.

Fu solo ai giorni dei governatori egiziani Mohammed Ali e Ibrahim Pasha (1832-1840) che la città fu nuovamente riportata all’ordine.
Così la rinnovata sicurezza permise ai Cristiani di restaurare le loro chiese, comprese quelle fuori delle mura, e favorì la costruzione di sobborghi giudei al di là dei suoi confini.
All’inizio fu difficile convincere gli Ebrei ad abbandonare la sicurezza della città murata, ma poco per volta nacquero parecchi sobborghi. La popolazione ebraica crebbe continuamente fino alla Prima Guerra Mondiale, durante la quale molti Ebrei furono reclutati nell’esercito turco oppure forzati ad abbandonare il paese.
Quando gli Inglesi presero la città nel dicembre del 1917, c’erano a Gerusalemme più di 30.000 Ebrei su un totale di popolazione di circa 60.000.

Nell’ultima fase del suo dominio, il governo turco si mostrò abbastanza favorevole verso i ricercatori stranieri. Così, a partire dalla metà del XIX secolo, operarono a Gerusalemme molti famosi archeologi. In particolare, vogliamo ricordare ancora i seguenti (tra parentesi sono riportate le date approssimative delle loro ricerche): E. Robinson (1838-1852), C. Warren (1865-1866), C. E. Clermont-Ganneau (1871-1874), F. Bliss (1894-1897).


Il Mandato Britannico (1921-1948)

L’esercito inglese entrò formalmente in Gerusalemme nel dicembre del 1917, guidato dal generale Allenby, inaugurando così trent’anni di dominio britannico. La prima preoccupazione dei conquistatori fu di assicurare uno stabile afflusso idrico, costruendo parecchie nuove condotte.
La città cominciò ad espandersi rapidamente, divenendo anche il centro amministrativo della Palestina e della Trangiordania. A Gerusalemme risiedeva l’Alto Commissario Britannico, ma l’amministrazione della città fu affidata ad un Consiglio Municipale composto di 6 Ebrei, 4 Musulmani e 2 Cristiani.
Furono costruiti altri sobborghi, e molti Ebrei, che erano vissuti fino alla fine del periodo ottomano nella Città Vecchia, vi si trasferirono.
Alla fine del Mandato britannico, gli Ebrei rimasti nella Città Vecchia erano soltanto 2000. Varie istituzioni civili e religiose, ed anche i consolati stranieri, abbandonarono anch’essi la Città Vecchia. In prevalenza, gli Ebrei si insediarono ad ovest, mentre gli Arabi, che a loro volta avevano cominciato a trasferirsi, preferirono i sobborghi settentrionali.
Il centro amministrativo e commerciale venne a trovarsi ad occidente della Porta di Giaffa (Posta Centrale, Camera di Commercio, Tribunali). L’economia della città si basò soprattutto sui servizi, nei settori dell’esercito e della polizia, di varie istituzioni religiose, ebraiche o di altre nazionalità, che richiedevano notevole burocrazia. L’impiego in queste istituzioni contribuì così a fornire un particolare sapore al carattere della cittadinanza.
Nel 1920 si ebbero i primi scontri tra Arabi ed Ebrei; questi si ripeterono poi nel 1929 e specialmente dal 1936 al 1939.
A Gerusalemme gli scontri furono particolarmente vivaci, perché la città rappresentava un centro religioso e politico per entrambi i popoli.
In effetti, la città cominciò a dividersi in settori ebraici ed arabi prima che le Nazioni Unite votassero la Spartizione della Palestina, il 29 novembre del 1947. Scontri e imboscate tra le fazioni avvenivano ogni giorno, soprattutto nelle zone di contatto tra i due settori.
Alla fine del Mandato britannico, la popolazione di Gerusalemme contava 165.000 persone, di cui 100.000 Ebrei, 40.000 Musulmani e 25.000 Cristiani.
Tra gli archeologi che lavorarono a Gerusalemme nel periodo del Mandato britannico ricordiamo: L. H. Vincent (fino al 1937), E. L. Sukénik (1925-1927).


Gerusalemme divisa (1948-1967)

Assieme alla Spartizione della Palestina, l’ONU aveva votato l’internazionalizzazione di Gerusalemme. La risoluzione, accettata dagli Ebrei, fu rigettata dagli Arabi. Scoppiarono combattimenti, e l’esercito della Transgiordania occupò la Città Vecchia, distruggendo il Quartiere Ebraico e deportandone gli abitanti.
Il Monte Scopus, che era stato un centro vitale per la medicina e l’istruzione, divenne un’isola separata dal resto della città. Fu così che il suo ospedale e l’università rimasero chiusi fino al 1967.
In seguito fu demarcata una terra di nessuno, e vennero firmati accordi fra i comandi locali. Tuttavia Gerusalemme, che una volta era la capitale e il cuore del paese, era ora diventata una città di confine, al fondo di un collo di bottiglia che congiungeva la città ai centri sulla pianura costiera.
I due settori erano separati da filo spinato e campi di mine, che praticamente annullarono ogni contatto tra le parti.
Soltanto i diplomatici e gli ecclesiastici potevano attraversare le linee nei due sensi, mentre i turisti non ebrei potevano soltanto attraversarle da est ad ovest. Tutto il traffico si svolgeva in un solo punto, la Porta Mandelbaum.
I Giordani negavano agli Ebrei l’accesso al Muro Occidentale, mentre i Musulmani residenti nello stato d’Israele non potevano visitare le loro moschee nella Città Vecchia.
Comunque, nella zona occidentale lo Stato d’Israele costruì un nuovo campus universitario e un nuovo ospedale, che divenne in breve il centro medico più avanzato del Vicino Oriente.
Furono costruiti nuovi sobborghi per ospitare i profughi dei quartieri che erano rimasti nelle mani degli Arabi; fu edificato il Parlamento (Knesset); fu allestito su una collina di fronte alla città il Memoriale Yad Vashem, per ricordare le vittime dell’Olocausto.
Tuttavia l’espansione poteva avvenire solo verso ovest, dove il terreno montagnoso presentava ripidi pendii e scoscesi valloni.
Dal canto suo, la Gerusalemme-est si poté sviluppare solo verso nord, lungo la strada per Ramallah. Il settore arabo divenne il centro focale di tutta la Riva Occidentale, ospitando la sede della magistratura islamica e varie scuole religiose. Anche le ricerche archeologiche furono facilitate (sono di quegli anni gli scavi di Kathleen Kenyon).

Il turismo verso i Luoghi Santi divenne il maggior fattore economico della Gerusalemme occupata dalla Giordania. E l’industria dei souvenir e i servizi turistici diventarono la principale sorgente di reddito.


Gerusalemme riunita (dal 1967 ad oggi)

Uno dei più significativi risultati della Guerra dei Sei Giorni del 1967 fu l’impatto emozionante della riunificazione di Gerusalemme.
Per gli Ebrei fu possibile l’accesso al Monte del Tempio, al Muro Occidentale e al Quartiere Ebraico della Città Vecchia, e anche i Musulmani e i Cristiani ebbero libero accesso ai loro santuari. Subito dopo la guerra, i muri e le fortificazioni che avevano diviso la città furono smantellati. Ci fu un immediato incremento dei servizi municipali, tale da assicurare l’approvvigionamento idrico anche nella zona est. Un miglior servizio sanitario ed il pieno impiego diedero un nuovo aspetto alla città.
Le strade che erano state interrotte vennero nuovamente ricongiunte e rimesse a nuovo. Furono sgomberate le macerie dalle mura della Città Vecchia. Gli archeologi ricevettero il permesso di scavare nelle buche provocate dalle bombe, e scoprirono le antiche mura israelitiche del periodo dei Re, le case del tempo di Erode, quelle del periodo della distruzione del Tempio, e il Cardo del periodo bizantino.
Altri scavi furono condotti lungo il Muro Occidentale da parte di B. Mazar. Sotto la Porta di Damasco fu scoperta una porta romana, probabilmente costruita al tempo dell’imperatore Adriano.
Si è scavato nella zona oggi nota come Giardino Archeologico Ophel, al di sotto dell’angolo sud-orientale della spianata del Tempio, portando alla luce l’antica scalinata e le porte di Hulda.
Poco distante si estende ora il Parco Archeologico della Città di Davide, che comprende resti di cittadelle del periodo cananeo e israelita, una grande struttura del X secolo a.C., e abitazioni giudee dell’ VIII e VII secolo a.C.
Una dozzina di anni fa fu iniziato lo scavo del tunnel lungo il muro occidentale della spianata del Tempio, che venne in seguito completato fino a raggiungere un canale del periodo Asmoneo. L’abbattimento dell’ultimo diaframma e l’apertura al ubblico del tunnel ha provocato nel settenbre del 1996 l’ennesima crisi tra Palestinesi ed Israelinai, accusati di aver profanato il luoghi santi islamici.
Si può ben dire quindi che negli ultimi anni sono state fatte più scoperte archeologiche a Gerusalemme che nei cento anni precedenti.
Tornando a parlare delle costruzioni edilizie, oltre ai sobborghi ebraici, altri quartieri arabi sorsero sulle colline attorno alla città. Furono ricostruiti sul Monte Scopus l’ospedale Hadassa e il campus universitario ebraico in modo da poter servire l’intera città.
Gerusalemme ritornò ad essere il centro focale del paese.

L’espansione fu rapida: nel momento della riunificazione c’erano 196.000 abitanti nel settore israeliano e 66.000 nel settore giordano, per un totale di 262.000 abitanti. Nel 1976 c’erano 352.000 abitanti (256.000 ebrei e 96.000 tra musulmani e cristiani), che facevano di Gerusalemme la più estesa entità municipale di Israele. Oggi gli abitanti sono 544.000, di cui 393.000 Ebrei, 136.000 Musulmani e 15.000 Cristiani.

Davide Valente
(Assemblea di Torino via Virle)