EDITORIALE

spettacolo
     


      La morbosa curiosità dei telespettatori è accontentata! Si è cominciato con il “Grande Fratello” e si è poi proseguito su questo filone, sfornando più di un programma che offrisse la visione, in diretta e senza censure, del comportamento di personaggi più o meno “famosi”, disposti a vivere “isolati” in contesti ambientali e relazionali diversi e a sottoporsi al giudizio degli spettatori. Si è così passati da un appartamento ad un’isola, da una fattoria ad un castello medievale e, visto il successo, c’è da scommettere che la serie non si fermerà qui. Vivere la propria vita in diretta televisiva non è una scelta che farebbero tutti; di solito le motivazioni sono il desiderio di mettersi in mostra, l’arrivismo, la speranza quindi di avere un trampolino di lancio verso la notorietà oppure il patetico tentativo, per personaggi un tempo famosi, di riemergere dal dimenticatoio. Come si vede, motivazioni non certo esaltanti, anzi obbiettivamente deprimenti. Non da meno sono i contenuti: litigi platealmente esasperati, pubblica ostentazione di invidie, di gelosie, di rancori; linguaggio scurrile e, in taluni casi, anche blasfemo; scene indecenti: un bel quadro non c’è che dire! Dalle motivazioni agli scopi, dai contenuti ai risultati... tutto è davvero assai poco edificante, per non dire distruttivo. Con tristezza mi sono reso conto che non sono pochi i credenti che, nonostante l’influenza negativa che ne ricevono (da questi come anche da altri programmi televisivi), perdono il loro tempo davanti a simili spettacoli senza valore.
      Eppure, pur in questo contesto di indubbia “negatività”, possiamo trarre dai reality show, come vengono normalmente chiamati, una riflessione positiva. Quando Paolo fu costretto a difendere il suo ed il ministerio degli altri apostoli davanti all’arrogante presunzione di alcuni credenti di Corinto, usò due espressioni che fanno pensare proprio ai reality show: “Io ritengo che Dio abbia messo in mostra noi... siamo diventati uno spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini” (1Co 4:9). Sono parole che, seppur pronunciate in una situazione del tutto particolare, possiamo fare nostre per applicarle alla nostra vita.
      Sì! Dio ci ha messo “in mostra” per essere “uno spettacolo” davanti agli uomini.
      Ci abbiamo mai pensato? Dio vuole cioè che viviamo la nostra vita, con il desiderio di metterci in mostra davanti agli uomini, certo non con le motivazioni, con i contenuti e con gli scopi dei reality show che conosciamo.
      Lo “spettacolo” che offriamo nella realtà della nostra vita dovrebbe essere in ogni luogo ed in ogni situazione uno spettacolo che ha l’amore di Dio al centro: quest’amore deve essere la motivazione che ci spinge ad esporci; questo amore deve essere il contenuto del servizio che viviamo nelle nostre relazioni con gli altri e, infine, la piena rivelazione di quest’amore deve essere lo scopo di quanto pensiamo, facciamo e diciamo.
      Se qualcuno oggi avesse la possibilità di riprendere e di mandare in onda la nostra vita in famiglia e nella chiesa in un ipotetico reality show familiare ed ecclesiale, che cosa vedrebbero gli spettatori? Sarebbero attratti dall’amore di Cristo vedendone concretamente i benefici ed i frutti nella nostra vita di ogni giorno o ne sarebbero piuttosto allontanati osservando le incoerenze fra quello che affermiamo di essere e quello che in realtà siamo?
      Ci farà sicuramente del bene pensare alla nostra vita come ad una realtà che Dio vuole che noi mettiamo in mostra per la sua gloria, dando ogni giorno ed in ogni momento “uno spettacolo agli uomini”, uno spettacolo del quale egli stesso vuole essere il Regista per parlare concretamente, attraverso di noi, della sua grazia di perdono e della sua potenza di rinnovamento.

Paolo Moretti