solo Gesù




    EDITORIALE

     

Una sera in TV: un vescovo cattolico, un imam musulmano, un rabbino ebraico, un pastore protestante. “Siamo tutti figli di Abramo: abbiamo uno stesso padre, per questo dobbiamo tollerarci, amarci, dialogare fra noi”. Tolleranza, amore, dialogo: gli ingredienti umani per una improbabile “pace” religiosa. E poi: “Le nostre radici sono comuni”! Rieccole, “le radici”; bisogna parlarne, sempre, perché oggi è di moda e perché sembra che senza radici non si possa più andare da nessuna parte, neppure in Europa. Ispirandoci ad un noto commediografo, potremmo ironicamente titolare l’incontro “Quattro personaggi in cerca di autore”. Ma qui c’è davvero da fare poca ironia, non c’è infatti assolutamente nulla per cui rallegrarsi.
      “Abramo, vostro padre, ha gioito nell’attesa di vedere il mio giorno; e l’ha visto, e se n’è rallegrato” (Gv 8:56): queste parole rivolte da Gesù ai Giudei che lo contestavano duramente ci ricordano che Abramo non ha certo visto il giorno di Maometto, neppure il giorno di Maria con tutta l’ormai infinita schiera di “beati” e di “santi”, non ha visto neppure il giorno di Mosè: Abramo ha visto soltanto il giorno di Cristo e si è rallegrato soltanto in Cristo e per Cristo! Paolo lo ha definito “padre di noi tutti” (Ro 4:16), ma la fede che lo accomuna a noi, è la fede “in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, il Signore, il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione” (Ro 4:24-25). Abramo è quindi padre di tutti coloro che credono in Cristo, solo in Cristo!
      E che dire delle “radici comuni”? Oggi si parla troppo di radici, ma non si parla più di dove queste radici affondano: quali sono le sostanze che permettono alla pianta di crescere? Le radici del vescovo cattolico trovano sostanza nel magistero della sua chiesa, che non riconosce la piena sufficienza di Cristo dal momento che insegna ancora la cooperazione salvatrice e redentrice di Maria e la mediazione dei santi; proprio in questi giorni in un manifesto funebre affisso nel mio paese le “consorelle” di un monastero annunciavano la morte di una suora affermando che “la Vergine Immacolata” l’aveva “accolta presso di sé”: si parla solo della “madre”, nessuna traccia del Padre. Le radici dell’imam si alimentano dalla parola del “Profeta”, il cui “dio” non ha proprio nulla a che fare con il Dio Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Le radici del rabbino affondano nella Legge ma soprattutto nel rifiuto di riconoscere in Gesù il Messia promesso e di credere che “mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a Dio; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato” (Ro 3:20). E che dire del pastore protestante? Che tristezza sentirgli ricordare, forse nel goffo tentativo di legittimare l’imam, che “nel Corano si parla anche di Cristo” (no, qui, non “basta la parola” come in uno spot pubblicitario di qualche anno fa!) Che tristezza sentirlo relativizzare gli assoluti della Parola di Dio e dimenticare che il nome di Cristo, per ogni suo vero discepolo, non deve essere preceduto da un “anche” ma da un “solo”! Paolo ci ricorda che chi ha ricevuto Cristo nella sua vita affonda le sue radici in Lui (Cl 2:6) e si nutre soltanto in Lui; non può quindiavere “radici comuni” con chi ha scelto di alimentare le sue radici ad altre fonti. Tolleranza, amore e dialogo diventano parole vuote, svuotate di qualsiasi significato, quando non hanno la Verità come riferimento e come fondamento, quando si basano sulla menzogna o su verità parziali. Certo, non siamo chiamati ad imporre la Verità, trasformandola in arrogante strumento di sopraffazione dell’altro, ma a testimoniarla sempre e con senza compromessi. Cristo solo e nessun altro! È con quest’annuncio, mai relativizzato o adattato, che dobbiamo vivere, nella Verità e nell’Amore, il nostro servizio per gli altri.

Paolo Moretti