|
credere per capire EDITORIALE
Certamente fra i rimproveri che personalmente più ci feriscono sono quelli rivolti alla nostra intelligenza, alla nostra capacità di comprendere. Se qualcuno infatti, parlando con noi o parlando di noi, fa riferimento, senza porsi tanti scrupoli, alla nostra difficoltà di capire le cose e quindi alle scarse qualità della nostra corteccia cerebrale, ci sentiamo subito colpiti e offesi. Stupido... non capisci niente... sei proprio duro!...: sono espressioni che non vorremmo mai sentirci rivolgere! E consideriamo arrogante e presuntuosa la persona che dovesse rivolgercele. Eppure cè stata almeno unoccasione nella quale il Signore Gesù si è rivolto ai discepoli mettendo in dubbio le loro capacità di comprendere e lo ha detto loro senza troppi giri di parole: Non capite ancora? (Mt 16:9)... Ma come? Dopo tutto quello che vi ho detto che è successo, non riuscite ancora a capire? Allora siete proprio dei bei testoni!. Se dovessimo isolarle dal contesto, le parole di Gesù potrebbero sembrarci poco rispettose nei confronti di uomini che avevano abbandonato tutto per seguirlo. Ma, se guardiamo bene cosa era accaduto e cosa ha quindi provocato la reazione di Gesù, ecco che vedremo le sue parole acquistare un significato ben preciso che costituisce una lezione davvero importante anche per noi oggi. Gesù aveva da poco compiuto due straordinari miracoli per sfamare le persone che erano accorse ad ascoltarlo e che, pur di rimanere con Lui, non si erano preoccupate di procurarsi del cibo. La prima volta con cinque pani e due pesci aveva sfamato circa cinquemila uomini oltre alle donne e ai bambini (Mt 14:19-21); la seconda volta, con sette pani e pochi pesciolini erano stati quattromila uomini senza contare le donne e i bambini (Mt 15:34-38) a soddisfare la loro fame grazie allintervento di Gesù. Da ricordare che dopo il primo miracolo erano stati raccolti dodici ceste piene di avanzi e dopo il secondo miracolo sette panieri pieni. Paolo Moretti |