Un tema attuale nellincontro anziani 2005
CIÒ CHE OSTACOLA
O FAVORISCE
LA COMUNIONE
FRA LE CHIESE
La storia della chiesa del primo secolo, ben illustrata nel libro degli Atti e nelle lettere degli apostoli, costituisce ancora oggi il punto di riferimento donatoci da Dio per comprendere come devono essere vissuti i rapporti fra le chiese locali.
La base della comunione
tra le chiese nel Nuovo Testamento
è la libertà cristiana
Ora, il Signore è lo Spirito; e dove cè lo Spirito del Signore, lì cè libertà (2Co 3:17).
Anzi, proprio a causa di intrusi, falsi fratelli, infiltratisi di nascosto tra di noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, con lintenzione di renderci schiavi, a costoro non cedemmo in sottomissione neppure per un momento (Ga 2:4)
Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù (Ga 5:1).
Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà unoccasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dellamore servite gli uni agli altri (Galati 5:13).
Perché parlare di libertà cristiana, se il tema riguarda la comunione tra le chiese? Sono convinto che lunità della chiesa locale e lunità della chiesa universale si possano realizzare solo se si pratica la libertà cristiana così come il Nuovo Testamento la descrive.
Come viene descritta la libertà
cristiana nel Nuovo Testamento?
Ogni credente è direttamente responsabile davanti a Dio.
Poiché dobbiamo rendere conto della nostra vita direttamente a Cristo, siamo liberi del giudizio degli uomini.
Disposizioni chiare.
Nelle Sacre Scritture ci sono molte disposizioni univoche. Esse non sono difficili da comprendere.
Dobbiamo solo ubbidire: Non mentite gli uni agli altri (Cl 3:9). In ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi (1Te 5:18).
Ubbidire agli anziani
Ci sono degli ambiti nella vita quotidiana e di chiesa, dove ai singoli credenti viene detto di ubbidire: Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per la vostra vita come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità (Eb 13:17).
Ubbidire direttamente al Signore
Ma alla fin fine, tutti i credenti sono responsabili, della loro vita, davanti a Dio. Ogni credente ha accesso diretto alla Parola di Dio e a Dio stesso. Una delle eresie più grandi della Chiesa Cattolica Romana consiste nellimpedire ai credenti laccesso diretto alla Parola di Dio e a Dio. I preti e i vescovi si intromettono con i loro sacramenti tra Cristo e il credente. Il magistero cattolico è stato posto tra gli uomini e la Sacra Scrittura. Il cattolico non ha la libertà di andare direttamente a Cristo, di conoscere direttamente dalla Parola di Dio la volontà del Signore per la sua vita. Egli non è libero, ma si trova in una condizione di servitù non voluta da Dio.
Il Nuovo Testamento insegna che il credente è direttamente responsabile davanti a Dio. In Romani 14:8-10, è scritto:
Perché, se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore. Poiché a questo fine Cristo è morto ed è tornato in vita: per essere il Signore sia dei morti sia dei viventi. Ma tu, perché giudichi tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio
Nella stessa epistola è detto anche: Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente da farlo stare in piedi (Ro 14:4)
Romani 14 tratta di ambiti per i quali la Scrittura non dà chiare disposizioni. Non è un caso che nella Scrittura alcune cose non sono formulate in modo univoco: in queste cose cristiani sinceri, sono giunti a diverse conclusioni. In queste cose il Signore richiede che sia il singolo credente personalmente a decidere davanti al Signore Gesù. Gesù morì per essere il Signore di ciascuno. Ognuno è responsabile personalmente davanti al Signore. Ognuno deve comparire davanti al tribunale di Cristo e rendere conto al Signore della propria vita. Perciò ogni cristiano deve abituarsi a cercare la volontà di Dio. Questo aspetto è molto importante per lo sviluppo del nostro carattere. In questo modo impariamo praticamente a rendere Gesù, Signore della nostra vita. Per questa ragione non dobbiamo permettere pressioni o controlli inopportuni, i quali ci deruberebbero della nostra responsabilità diretta davanti al Signore.
Un altro obiettivo, della libertà del singolo credente, davanti al Signore, è lunanimità. Alla fine di questa parte sulla libertà cristiana Paolo scrive: Affinché di un solo animo e duna stessa bocca glorifichiate Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio (Ro 15:6-7).
Nella chiesa cerano sia Giudei che pagani. Essi dovevano accettarsi, nella loro diversità, benché fossero diversi nelle questioni di coscienza. Dovevano accettarsi anche se, sulle questioni riguardanti la santificazione personale, avevano opinioni molto contraddittorie. Gli uni ritenevano che si doveva osservare (rispettare scrupolosamente) il sabato, gli altri pensavano che non serviva osservarlo. Gli uni pensavano che come cristiani non si doveva mangiare affatto carne, gli altri mangiavano addirittura carne di maiale. Nonostante ciò dovevano accettarsi. Non dovevano distruggere lunità della chiesa e dovevano glorificare Dio con una sola voce. La lode comune di tutti i cristiani e lunità, sono messe in pericolo nel momento in cui, in certe questioni, non si lascia la libertà e quando non si accetta che ogni cristiano è responsabile personalmente davanti al Signore.
Ci sono tristi esempi di divisioni di chiese e di litigi, perché si giudica il fratello, perché non si accetta il principio della libertà, perché non si accetta che il cristiano singolo, nella sua coscienza, è responsabile personalmente della sua vita davanti a Dio.
In Germania, nelle chiese, ci sono state tensioni e dispute a causa del film La passione di Cristo. Da nessuna parte, nella Bibbia, cè qualcosa che riguarda ciò. Perciò ogni cristiano è responsabile personalmente davanti a Dio se vuole o non vuole vedere questo film. Se si incomincia a giudicare i fratelli per questo motivo, allora la comunione sarà impedita, lunanime lode a Dio non ci sarà. Ci sono state divisioni di chiese a causa dellutilizzo di strumenti musicali durante ladorazione. Da nessuna parte nella Bibbia, è stabilito esattamente quale tipo di strumento adoperare. Ogni chiesa deve decidere da sola, davanti al Signore, con quale genere di musica vuole lodare il Signore.
La lista di questioni controverse di questo genere si potrebbe allungare. Se in una chiesa o in un movimento, non viene accentuata la responsabilità personale davanti al Signore, allora prima o poi tali questioni condurranno a delle divisioni, alla contesa. Per questo, la responsabilità personale davanti al Signore è un principio fondamentale, per stare insieme in armonia. Spesso questo tipo di questioni non hanno condotto solamente a divisioni nellambito delle chiese, ma purtroppo aggravato anche i rapporti tra le chiese. Non dovrebbe essere così. Alla fine hanno comunione tra di loro solamente le chiese che suonano gli stessi strumenti. La base della nostra comunione però non sono gli strumenti musicali, ma Cristo (cè un unico Signore). Ogni singola chiesa è sotto la sorveglianza del Signore.
La chiesa locale è direttamente
responsabile davanti al Signore
Il Nuovo Testamento rende chiara lidea che ogni chiesa locale è responsabile davanti al Signore. Nel capitolo primo dellApocalisse, vediamo il Signore Gesù in mezzo a sette candelabri, che simboleggiano le sette chiese dellAsia. Giovanni deve scrivere allangelo (messaggero, forse anziano) di ognuna delle sette chiese un messaggio da parte di Cristo Gesù. Il Signore si rivolge ad ogni chiesa in modo individuale, personale. Di ogni chiesa egli loda ciò che buono e biasima ciò che, invece, è cattivo. Egli ammonisce e fa una promessa ad ogni chiesa, individualmente. Da questo risulta chiaro che ogni chiesa è responsabile davanti al Signore. Non cè alcuna autorità tra la chiesa e Gesù.
In 2Corinzi 11:2, Paolo descrive la chiesa di Corinto come una casta vergine che lui ha fidanzato a Cristo: Io sono, infatti, geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a uno sposo, per presentarvi a Cristo come una casta vergine.
Limmagine della casta vergine fidanzata ad un uomo descrive il rapporto di una chiesa locale con il Signore. Non ammette alcuna autorità tra il Signore e la chiesa locale.
Il Nuovo Testamento non ci dà alcuna informazione a sostegno del fatto che una chiesa fosse subordinata ad unaltra, oppure a qualche organo superiore.
Consideriamo per esempio latteggiamento della chiesa di Gerusalemme nei confronti della chiesa di Antiochia (At 11:19-30). La chiesa di Antiochia nacque e incominciò a funzionare prima che la chiesa di Gerusalemme ne sapesse qualcosa. Quando vennero a sapere della chiesa di Antiochia, mandarono Barnaba per visitarla. Giunto là Barnaba li esortò a rimanere fedeli al Signore con fermo proponimento di cuore. Barnaba non lasciò intendere in alcun modo che essi, da quel momento in poi e per tutte le questioni, dovevano avere un colloquio con i fratelli a Gerusalemme. Egli non accennò minimamente al fatto che essi dovevano accettare disposizioni e regolamenti da Gerusalemme.
Egli non ordinò che tutto doveva procedere come a Gerusalemme. Li incoraggiò solamente a rimanere fedeli al Signore. Quando i discepoli andavano in diverse regioni e fondavano chiese, la chiesa di Gerusalemme non mantenne una particolare supremazia. Il Signore risorto rimase il diretto superiore di ogni singola chiesa. Questa è la base biblica per la comunione tra le chiese.
Le chiese locali nel Nuovo Testamento erano condotte da più anziani.
Gli apostoli, dopo aver fondato una chiesa, designavano degli anziani, che furono anche chiamati vescovi. In Atti 14:21-23, è scritto: E, dopo aver evangelizzato quella città e fatto molti discepoli, se ne tornarono a Listra, a Iconio e ad Antiochia, fortificando gli animi dei discepoli ed esortandoli a perseverare nella fede, dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni. Dopo aver designato per loro degli anziani in ciascuna chiesa, e aver pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore, nel quale avevano creduto.
Essi aspettavano che una chiesa di neoconvertiti si sviluppasse sino ad un certo punto, poi attraverso capacità evidenti, diveniva chiaro chi lo Spirito Santo avesse distinto come futuro anziano.
Badate a voi stessi e a tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti vescovi, per pascere la chiesa di Dio, che egli ha acquistata con il proprio sangue (At 20:28).
Gli anziani si assumevano, davanti a Dio, la responsabilità del benessere spirituale della chiesa. Paolo stesso, attraverso il suo esempio, aveva designato gli anziani ad Efeso per sorvegliare il gregge ed esercitare il servizio e la cura pastorale. Ma, riguardo al nostro tema, è importante che noi riconosciamo che nel Nuovo Testamento non viene citata alcuna autorità che presiede sopra gli anziani della chiesa locale.
Nel secondo secolo, molte chiese cedettero la loro autonomia. In molte regioni tutte le chiese dipendevano solamente da un vescovo. Furono tenuti concili che prendevano decisioni sempre più vincolanti per tutte quelle chiese che mandavano dei delegati. Alla fine nacque ununione universale di chiese con la sede a Roma, le cui decisioni furono imposte dallo Stato. Questunione divenne nemica del Vangelo.
Oggi molte chiese evangeliche si sono unite dando origine ad una federazione di chiese. Gerarchia e federazioni di chiese libere più o meno così strutturate:
Presidenza della federazione
Organi di lavoro: -la missione,
lavoro per i giovani,
scuole bibliche
Deputati delle chiese,
mandati allunione federale
Chiese locali
Questa struttura organizzativa è la copia della democrazia parlamentare di uno Stato secolare.
Governo federale
Ministeri del governo federale
Potere legislativo
Corpo elettorale - popolo
Queste strutture non le troviamo per la chiesa neotestamentaria.
Perché menziono ciò? Che cosa ha a che fare con il nostro tema?
Moltissimo. Perché ogni unione provoca separazione.
Perché ogni autorità che viene istituita e che si pone tra la chiesa locale e il Signore, non promuove la comunione, ma lascia nascere diversi gruppi, come ne abbiamo tra le chiese libere: battisti, pentecostali, mennoniti ecc.
Lautonomia della chiesa locale
è la sana base per la comunione
con altre chiese
Solo se riconosciamo che le chiese locali sono responsabili davanti al Signore e solo se gli anziani delle chiese locali si fanno carico della responsabilità del loro gregge davanti al Signore, allora si pone una base biblica per la comunione con le altre chiese.
Vorrei chiarire questo pensiero.
Gli anziani ammaestrano la chiesa, sorvegliano il gregge, chiudono la bocca a falsi insegnanti ed esortano con insegnamenti sani, esaminano davanti al Signore questioni controverse e prendono una posizione (ad esempio sulla questione se le donne debbano o meno pregare pubblicamente durante ladorazione).
Dunque, se le altre chiese riconoscono lindipendenza delle chiese locali è possibile la comunione. Si lasciano le decisioni circa le questioni dottrinali agli anziani delle chiese locali e si cerca di conservare lunità dello Spirito. Se non si fa questo, allora le questioni dottrinali conducono, per forza, alle divisioni e verranno a formarsi gruppi di chiese, quelle che, per esempio, permettono alle donne di pregare pubblicamente nellassemblea e quelle che lo vietano. La base per la comunione tra le chiese allora non è più Cristo, ma la questione se le donne possono o meno pregare pubblicamente. Ciò non è biblico.
Un esempio lo abbiamo dalla chiesa di Uttendorf. Un anziano aveva cambiato la sua dottrina riguardo al ruolo della donna nella chiesa. Questo fratello e gli altri anziani della sua chiesa hanno studiato il problema con un fratello insegnante della nostra chiesa. Alla fine gli anziani della chiesa di Uttendorf hanno preso una decisione diversa rispetto a quella che noi abbiamo preso a Salisburgo. Però ciò non guasterà i nostri rapporti verso questa chiesa. Noi crediamo che gli anziani della chiesa di Uttendorf siano responsabili davanti a Dio per questa decisione, e non noi di Salisburgo. Noi inviteremo ancora questi anziani a predicare nella nostra chiesa. È ovvio che quando predicano da noi, non viene trattata la questione del ruolo della donna nella chiesa.
Se si può avere comunione solamente con chiese e fratelli che in ogni dettaglio sono concordi al 100% con le nostre convinzioni, allora il cerchio dei fratelli e delle chiese diverrà sempre più piccolo.
Il pericolo delle fazioni
Lesempio negativo dei Corinzi.
Paolo osservò, presso i Corinzi, il male iniziale della formazione di partiti e di denominazioni allinterno della chiesa. In pratica Paolo, in 1Corinzi 1:12, dice espressamente quello che ciascuno di essi dichiarava:
Io sono di Paolo;
Io dApollo;
Io di Cefa;
Io di Cristo.
È evidente che si trattava di una faccenda che lo turbava molto. Senza dubbi, ognuno di questi grandi servitori di Dio, aveva uno stile diverso nella predicazione. Questo era naturale ed utile. Ogni fratello trovava attraente ed utile linsegnamento di un certo fratello anziché di un altro. Naturalmente tutti i credenti hanno bisogno di ogni tipo dinsegnamento. La chiesa di Corinto si divise, così, in diversi gruppi, i quali preferivano predicatori specifici. Perciò Paolo li riprende severamente e dettagliatamente: Cristo è forse diviso? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete voi stati battezzati nel nome di Paolo? (1:13).
La base dellunità nella chiesa e fra le chiese, non sta nel mettere in risalto un determinato punto centrale nellinsegnamento, oppure un determinato stile dinsegnamento, altrimenti veliamo la base del Vangelo.
Luomo settario
Ammonisci luomo settario una volta e anche due; poi evitalo (Tt 3:10).
Che cosa fa un uomo settario? La parola greca per settario è hairetikos che significa fare una scelta, scegliere qualcosa.
Leretico fa da sé una scelta, prende una posizione unilaterale e costringe anche altri a fare una scelta e a prendere una posizione. Per questo leretico predilige questioni relative allinsegnamento.
Coloro che predicano il Vangelo
sono direttamente
responsabili davanti al Signore
Nel Nuovo Testamento vediamo che i missionari e i predicatori del Vangelo avevano la libertà di ascoltare Dio e di tradurre in pratica la sua volontà.
Dio sceglie il servo.
Esempio: levangelizzazione della Samaria. Tra Giudei e Samaritani cera un terribile conflitto etico e religioso. Per i Giudei cristiani, levangelizzazione della Samaria era un compito delicato. Forse ci chiediamo per quanto tempo essi abbiano riflettuto prima di scegliere Filippo per questo compito. La questione, però, è unaltra: essi non hanno né scelto né mandato Filippo per questo compito, ma è stato il Signore a sceglierlo e a guidarlo fino a lì, attraverso la persecuzione. Dal racconto risulta evidente che a Gerusalemme non esisteva un quartiere generale che designava i compiti e sorvegliava Filippo nella sua missione.
È il Signore che sceglie il servo.
Il Signore guida il servo.
Esempio: la fondazione della chiesa ad Antiochia. Questa fu la prima chiesa fondata al di fuori della Palestina ed era composta principalmente da non Giudei. Anche qui constatiamo che questo grande passo non fu né progettato né realizzato dalla chiesa di Gerusalemme. La fondazione della chiesa avvenne mediante dei credenti sconosciuti, i quali erano stati costretti a lasciare Gerusalemme. La mano del Signore era con loro (At 11:21). Questa è la breve spiegazione del loro successo. Mediante queste persone, in breve tempo, nacque una grande chiesa che doveva essere assistita spiritualmente.
Quando Barnaba giunse in Antiochia si rallegrò nel vedere la grazia di Dio. Non leggiamo da nessuna parte che, i credenti che avevano fondato la chiesa ad Antiochia dovevano rendere conto a qualche autorità umana. Nella loro attività missionaria essi erano personalmente responsabili davanti al Signore. Erano liberi di avvalersi dei metodi di evangelizzazione che a loro sembravano opportuni, per raggiungere le persone con il Vangelo. Se avessero prima chiesto a Gerusalemme il permesso di evangelizzare i non Giudei, probabilmente avrebbero ricevuto un rifiuto, soprattutto se lo avessero chiesto prima della visita di Pietro a Cornelio.
Domande.
Accettiamo il principio secondo il quale il servo è direttamente responsabile davanti al suo Signore, per il proprio servizio?
Diamo ai collaboratori dellopera del Signore la libertà di avvalersi, nellevangelizzazione, di determinati metodi che noi forse non impiegheremmo?
Permettiamo che qualche fratello prenda liniziativa, oppure vogliamo controllare tutto?
Vorrei riportare un esempio:
Qui in Italia conosco un fratello giovane, molto zelante nellevangelizzazione. Nella ditta dove lavora è riuscito a coinvolgere circa venticinque suoi colleghi di lavoro ad uno studio biblico, legge la Bibbia con loro e li vorrebbe condurre al Signore. Lho pregato di venire a questo convegno per dare una breve testimonianza riguardo al suo lavoro. Pensavo che fosse incoraggiante per voi vedere come il Signore si serva di un giovane fratello sul suo posto di lavoro, per portare il Vangelo ai suoi colleghi. Ma questo fratello non è voluto venire per paura di essere criticato riguardo al suo metodo di evangelizzazione. Non so se la sua paura e le sue ansie siano legittime o meno, ma tutto questo mi fa capire che la libertà cristiana non è stata trasmessa nella sua chiesa. Il fratello ha limpressione che potrebbe essere criticato dagli altri per ciò che egli fa per Gesù. In tal modo il servo del Signore è angosciato. Da un lato egli ha il peso, da parte del Signore, di fare ciò che fa, dallaltro gli sembra che ci siano ancora delle autorità tra lui e il Signore. Questa mancanza di libertà innalza dei muri e impedisce una comunione spontanea. Diamo dunque agli operai, che lavorano nellopera del Signore, la libertà di lasciarsi usare dal Signore.
Una parola di conclusione.
Stefano non chiese il permesso di evangelizzare i Giudei ellenisti. Lo Spirito del Signore lo spinse a fare questo. Filippo non chiese agli apostoli se doveva andare o meno a Gaza ed evangelizzare leunuco. Lo Spirito del Signore gli diede lincarico e Filippo non si sentì obbligato verso nessuno. Filippo poté reagire direttamente sotto limpulso dello Spirito Santo. Diamo ai fratelli giovani zelanti la libertà di agire secondo lopera dello Spirito Santo nella loro vita. Incoraggiamo i fratelli giovani zelanti ad impegnarsi per il Signore. Ciò contribuirà alla crescita della chiesa. Lo Spirito Santo può donare dei nuovi inizi e larmonia tra le nuove e le vecchie generazioni verrà così favorita.
Non è anche così con i nostri bambini? Se li vogliamo a tutti costi legare a noi, se gli concediamo poco spazio, se li facciamo dipendere da noi, in futuro forse si allontaneranno da noi. Ma se, al contrario, gli concediamo una libertà sana, il nostro rapporto con loro probabilmente diverrà più stretto. Ciò vale anche per la libertà cristiana biblica, sulla cui base può prosperare la comunione delle chiese!
Parlo:
della libertà del singolo credente di essere personalmente responsabile davanti a Dio per quanto riguarda la conduzione della propria vita e della propria famiglia,
della libertà della chiesa di decidere davanti al Signore, senza che altre chiese si intromettano,
della libertà di colui che annuncia il Vangelo di reagire alla guida del Signore.
Comunione e collaborazione
tra le chiese
Ogni chiesa lo abbiamo appena ricordato è direttamente responsabile davanti al Signore. Ciò costituisce una base sana per la comunione e la collaborazione di più chiese.
Comunione e collaborazione tra le chiese nel Nuovo Testamento.
Sebbene le chiese nel Nuovo Testamento fossero indipendenti, sebbene esse fossero direttamente responsabili davanti al Signore, cera tra di esse uno scambio intenso di informazioni e una stretta collaborazione.
Scambio di informazioni riguardo ai pericoli per la chiesa.
A Damasco cera una chiesa. Saulo, avendo sentito parlare di questi cristiani, si mise in cammino per Damasco con delle lettere, con lo scopo di imprigionare i discepoli di Gesù.Mentre era in cammino gli apparve Gesù, e Saulo rimase cieco per tre giorni. A Damasco vi era un discepolo chiamato Anania, al quale apparve il Signore che gli comandò di imporre le mani a Saulo, affinché recuperasse la vista. È interessante notare come Anania rispose al Signore: Signore, ho sentito dire da molti di questuomo quanto male abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme. E qui ha ricevuto autorità dai capi dei sacerdoti per incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome (At 9:13-14).
Dunque, ci deve essere stato un intenso scambio di informazioni tra le chiese. Altrimenti come avrebbe fatto Anania, a Damasco, ad essere informato sul persecutore dei cristiani, Saulo?
Scambio di informazioni riguardanti lopera del Signore.
Quando Paolo ritornò dal primo viaggio di missione, informò la chiesa di Antiochia circa il loro lavoro: Giunti là e riunita la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio aveva compiute per mezzo di loro, e come aveva aperto la porta della fede agli stranieri (At 14:27). Quando Paolo da Antiochia salì a Gerusalemme, strada facendo, informò le chiese di varie cose, e poi a Gerusalemme informò la chiesa riguardo il suo lavoro missionario. Essi, dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione degli stranieri e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro (At 15:3-4).
Assistenze materiali reciproche tra le chiese.
Quando i credenti di Antiochia vennero a sapere delle sofferenze delle chiese della Giudea a causa di una carestia, mandarono una sovvenzione per mezzo di Barnaba e Saulo: I discepoli decisero allora di inviare una sovvenzione, ciascuno secondo le proprie possibilità, ai fratelli che abitavano in Giudea. E così fecero, inviandola agli anziani, per mezzo di Barnaba e di Saulo (At 11:29-30).
Anche i credenti della Macedonia e della Grecia raccolsero dei soldi per i cristiani poveri della Giudea. Ciò lo possiamo leggere in 2Corinzi 8 e 9.
Alcune chiese erano desempio nel loro operare.
Ad esempio quella di Tessalonica. Leggiamo: Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo, tanto da diventare un esempio per tutti i credenti della Macedonia e dellAcaia (1 Te 1:6-7).
I credenti della Macedonia e della Grecia furono molto toccati dal modo in cui i Tessalonicesi avevano accettato il Vangelo, da come si erano convertiti dagli idoli per servire Dio e per come il Vangelo, per mezzo loro, si era diffuso nelle regioni circostanti (v. 8). Quindi, i credenti di altre chiese, attraverso lesempio dei Tessalonicesi, furono stimolati a seguire fedelmente il Signore. Ma i Tessalonicesi potevano essere desempio solo se tra le chiese cera uno scambio di informazioni, notizie. Evidentemente a Filippi, a Berea, a Corinto ecc. si era esattamente al corrente di cosa avveniva a Tessalonica. Questo significa che tra le chiese veniva mantenuta una comunione stretta. Anche se le chiese erano autonome, si consideravano come una parte di unimpresa universale. Le chiese non erano isolate, ma erano collegate strettamente con altre. Questo legame non era solo di tipo organizzativo, ma per lo più vivente, spontaneo. Questo funziona solamente se i rapporti tra le chiese sono buoni.
Cera uno scambio di collaboratori e di servitori.
Quando la chiesa di Gerusalemme venne a sapere della conversione di molti pagani ad Antiochia, inviò Barnaba. Così leggiamo:
La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore. La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia. Quandegli giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò, e li esortò tutti ad attenersi al Signore con cuore risoluto, perché egli era un uomo buono, pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla molto numerosa fu aggiunta al Signore (At 11:21-23).
Barnaba, vedendo che ad Antiochia erano necessari dei collaboratori, andò a Tarso per prendere Saulo con sé. Poi Barnaba partì verso Tarso, a cercare Saulo; e, dopo averlo trovato, lo condusse ad Antiochia. Essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della chiesa, e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani (At 11:25-26).
Dunque, cera uno scambio di collaboratori. Inoltre era consuetudine che una chiesa desse, ad un operaio provato nellopera del Signore, una lettera di raccomandazione. Abbiamo anche lesempio di come Apollo, da Efeso, andò a Corinto: Poi, siccome voleva andare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono, e scrissero ai discepoli di accoglierlo. Giunto là, egli fu di grande aiuto a quelli che avevano creduto mediante la grazia di Dio, perché con gran vigore confutava pubblicamente i Giudei, dimostrando con le Scritture che Gesù è il Cristo (At 18:27-28).
Quindi, lindipendenza della chiesa locale non implica lisolamento. Le prime chiese sapevano conciliare bene la loro indipendenza con la collaborazione. Inoltre i collaboratori che operavano in diversi luoghi, non formavano alcuna istituzione al di sopra degli anziani della chiesa locale. Essi erano solo servitori che servivano le chiese con i loro doni: Nessuno dunque si vanti degli uomini, perché tutto vi appartiene. Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro! E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio. Così, ognuno ci consideri servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio (1Co 3:21).
Ma esiste il pericolo che noi ci orientiamo verso i fratelli dotati. Invece di decidere in preghiera davanti al Signore, quando siamo confrontati con certi temi delicati, ci si orienta verso lopinione di un servo benedetto dal Signore. I fratelli capaci, forse a pieno tempo, dovrebbero fungere da consiglieri. Essi dovrebbero sostenere gli anziani, ma non devono divenire unautorità che prende le decisioni che spettano, invece, agli anziani.
Impedimenti alla collaborazione
con le varie chiese
Cosa impedisce la comunione e la collaborazione tra le chiese?
Alcuni non riconoscono la necessità della collaborazione. Se non cè collaborazione con altre chiese, si perdono delle benedizioni. Raramente una chiesa ha dei credenti con tutti i doni. Le chiese piccole traggono un gran vantaggio dalla collaborazione con altre chiese. In Austria ci sono delle chiese piccole, le quali si isolano. Ciò rispecchia forse la nostra mentalità austriaca. Si vuole avere un qualcosa di piccolo e di comodo; troppo frastuono disturba. Ma le chiese che si isolano in questo modo, non crescono molto. Evidentemente mancano talenti che invece altre chiese hanno e dei quali potrebbero anche servirsene.
Diverse paure.
Paura di perdere lindipendenza, paura di formare una denominazione, paura delle influenze o dei falsi insegnamenti, paura dei fratelli di talento (con evidenti capacità) etc. A causa di queste paure le chiese qualche volta si isolano e hanno poca comunione con altre chiese.
Mancanza della capacità di trovare un consenso.
Qualche volta il consenso viene messo sullo stesso piano del compromesso. Alcuni possono collaborare solamente con quelle chiese che hanno in tutte le cose le stesse convinzioni. La conseguenza di questo e che anche su questioni secondarie si litiga e non si va più daccordo. Ad esempio, si può avere comunione solamente con quelle chiese che non utilizzano strumenti musicali durante ladorazione. Tutto questo è ridicolo, ma in Svizzera esiste veramente questo tipo di chiese.
Superamento degli ostacoli per la collaborazione.
In che modo possiamo superare gli ostacoli che disturbano una naturale, reciproca comunione? Veniamo esortati a conservare lunità di spirito. Nel nostro comportamento, nei confronti di cristiani di altre chiese, questa unità di spirito dovrebbe manifestarsi. Leggiamo: Con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare lunità dello Spirito con il vincolo della pace. Vi è un corpo solo e un solo Spirito come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. Vè un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti (Ef 4:2-6).
Abbiamo molto bisogno di mansuetudine, di longanimità, di umiltà e di amore nei nostri rapporti, per conservare lunità di spirito. Dobbiamo imparare a sopportarci luno con laltro. Molte volte avvengono delle separazioni tra fratelli perché non viene data prova di umiltà e longanimità per capire veramente laltro, oppure semplicemente per sopportarlo. Dobbiamo riflettere: che cosa ci unisce effettivamente? Se studiamo Efesini 4, allora vediamo che non è una ben definita teologia che ci unisce. Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. Vè un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.
Le chiese costituiscono ununità.
Le immagini che il Nuovo Testamento usa per descrivere la chiesa esprimono questa unità. La chiesa è il corpo di Cristo. La chiesa è il gregge, Cristo è il pastore. Un gregge, un pastore. Il tempio di Dio: cè solo un tempio di Dio. Gli dèi pagani avevano molti templi. La sposa di Cristo. Tutte queste immagini valgono sia per la chiesa locale, che per quella universale.
Ciò che unisce la chiesa sono le cose essenziali.
Lui lo sposo, noi la sposa, lui il pastore, noi il gregge, lui il capo, noi il corpo, lui Dio, noi il tempio in cui Dio vorrebbe dimorare, lui Padre, noi i suoi figli. Uno Spirito: noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito. Tutti i veri figli di Dio, in questo modo, sono uniti per mezzo del Signore. Or egli non disse questo di suo; ma, siccome era sommo sacerdote in quellanno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi (Gv 11:51-52).
Paolo dice che ci dobbiamo impegnare ad esprimere questa unità in modo pratico. Nel modo in cui ci comportiamo non dobbiamo far nascere limpressione, come se Cristo fosse diviso. La tendenza umana è quella di trovarsi solamente con coloro che riteniamo simpatici, con coloro che prediligiamo e che in tutto hanno la stessa nostra opinione, etc. Dunque, questa tendenza nella chiesa deve essere superata:Con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare lunità dello Spirito con il vincolo della pace.
Aspirare allunità della fede.
Fino a che tutti giungiamo allunità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, allaltezza della statura perfetta di Cristo (Ef 4:13).
Ma cè ancora unaltra unità che ancora non abbiamo, ma alla quale aspiriamo.
Si tratta dellunità della fede. Nessuno ha già capito tutta la verità. La Bibbia è tutta la verità. Chi potrebbe affermare di avere già, in ogni questione dottrinale della Bibbia, la giusta dottrina? E che tutti quelli che hanno unaltra opinione sicuramente sbagliano? Credo che nessuno di noi lo potrebbe affermare. Dobbiamo sempre ammettere che possiamo sbagliare. Aspiriamo alla piena conoscenza, ma non labbiamo ancora. Quando, ad esempio, qualcuno vuole coinvolgere W. McDonald in una controversia teologica, egli dà sempre la stessa risposta: Maybe Im wrong (Questa è la mia opinione, forse mi sbaglio...vedremo). Con questa frase, la disputa termina.
Noi aspiriamo alla verità, lottiamo per afferrarla sempre di più, ma ciò è un processo. Sino a quando noi ci troviamo in questo processo e anche altri si trovano in esso, non tutti i veri figli di Dio saranno del tutto di una stessa opinione riguardo a certe questioni teologiche. Naturalmente ci sono delle eresie e noi dobbiamo lottare contro di esse: Affinché non siamo più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per lastuzia loro nelle arti seduttrici dellerrore (Ef 4:14).
Dovremmo rimanere fermi contro i falsi insegnamenti. Ma tra veri e fedeli figli di Dio, ci sono diverse punti di vista riguardo a certe questioni teologiche. Ad esempio quando avverrà il rapimento della chiesa, oppure la questione se una sorella possa o meno pregare ad alta voce nellassemblea ecc. Non perché queste temi non siano importanti, non perché riguardo a questi temi non si debba avere una ferma convinzione, ma si tratta di temi riguardo ai quali i figli di Dio non hanno ancora raggiunto lunità della fede.
Come dobbiamo comportarci, se abbiamo a che fare con cristiani di opinioni diverse? È evidente che il Signore non vuole che noi a causa di queste questioni ci suddividiamo in diverse denominazioni.
Come dobbiamo comportarci allora, quando abbiamo a che fare con diverse opinioni dottrinali?
Riconoscere lautonomia della chiesa locale.
Gli anziani della chiesa locale sono responsabili davanti al Signore, riguardo alle cose che vengono insegnate nella chiesa stessa. Secondo Atti 20 essi sono i sorveglianti della chiesa, proteggono il gregge dai terribili lupi e hanno la responsabilità di riprendere coloro che dicono cose false. Se riconosciamo gli anziani in queste loro funzioni, allora possiamo avere comunione anche se nelle chiese ci sono diversi pensieri dottrinali (ripeto, non sto parlando di false dottrine). Non tutte le chiese, nate dal nostro movimento in Austria, sostengono esattamente le stesse opinioni riguardo a tutte le questioni dottrinali. Ma come chiese possiamo lo stesso lavorare insieme. Come? Perché riconosciamo lautorità degli anziani nella chiesa locale. Essi sono responsabili, davanti al Signore, del loro servizio, e non davanti alle altre chiese. Se qualcuno dallestero o da un altro movimento di chiese viene da noi e questo fratello, su certi temi, pensa diversamente da noi, come affrontiamo la situazione?
Voglio portarvi un esempio. Erich è un servitore svizzero benedetto dal Signore. Ha evangelizzato anche in Austria e per mezzo di lui si sono convertite delle persone. Proviene da una chiesa libera e alcune cose le vede in modo diverso da come le vediamo noi. Quando venne in Austria, lo invitammo lo stesso ad essere oratore ad un nostro grande convegno. Naturalmente lo invitammo a priori a rispettare la nostra posizione su un certo tema e a non esprimere il suo parere. Noi tutti fummo benedetti dal suo servizio. Credo che la benedizione per noi sarebbe venuta a mancare, se ci fossimo isolati da questo fratello. Noi non abbiamo ancora raggiunto la piena unità della fede, ma vogliamo crescere in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Nessun fratello, in tutti i temi dottrinali, ha lassoluta, esatta, completa conoscenza. Noi tutti stiamo crescendo. Perciò Paolo scrive alla giovane chiesa dei Tessalonicesi: Non disprezzate le profezie; ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene (1Te 5:20-21).
Essi dovevano permettere le profezie, non dovevano frenare lo Spirito e non dovevano, per paura di falsi insegnamenti, rinunciare alle profezie. Ma avevano anche la responsabilità di esaminare ogni cosa, di ritenere il bene e di dimenticare ciò che non era utile. Spero che anche voi facciate lo stesso, riguardo alle cose che io dico.
Gli anziani della chiesa locale sono responsabili del servizio pastorale nella loro chiesa.
Le decisioni sulle questioni della cura pastorale di una chiesa, devono essere riconosciute dalle altre, come ad esempio la disciplina o il trasferimento di un fratello in unaltra assemblea.
Abbiamo pensato di allontanare un fratello dalla nostra chiesa, per la sua condotta di vita disordinata. Gli anziani di unaltra chiesa che non conoscono molto bene il fratello, ci hanno detto che non lo allontanerebbero. Ma nel caso in cui ci decidessimo per lallontanamento, essi accetteranno la nostra decisione. Se qualcuno vuole passare da unaltra chiesa alla nostra, telefoniamo subito gli anziani della chiesa in questione. Nel caso ci sia un cambio di chiesa, ciò deve essere concordato con gli anziani di questa chiesa. Non vogliamo che nella nostra chiesa vengano fratelli che hanno lasciato la loro chiesa litigando.
Noi ci vediamo come un movimento.
Questo ci aiuta ad avere comunione gli uni con gli altri. Che cosè un movimento? Con il termine movimento sintende un gruppo di persone varie, non rigidamente organizzato, il quale tende ad un obiettivo comune accettato da tutti. Nel movimento tutti hanno uno stesso desiderio. Lobiettivo è la colla che unisce il gruppo. Se lobiettivo indica la direzione, allora i singoli nel gruppo possono conservare la loro diversità. La loro unità non consiste nella conformità, ma nellorientamento. In questo senso le chiese nel Nuovo Testamento formavano un movimento. Leggiamo delle chiese in Galazia, in Macedonia, in Giudea, dellAcaia. Queste chiese erano tutte molto diverse, ma si erano organizzate in modo flessibile per un determinato obiettivo, come ad esempio il sostegno ai poveri. Un movimento non ha un quartiere generale. La collaborazione tra le chiese del Nuovo Testamento avveniva sulla base delle azioni. Non cera un comitato centrale, non si trattava di unorganizzazione con una appartenenza formale.
Un movimento non ha confini definiti.
Un movimento è flessibile.
Le chiese del Nuovo Testamento erano continuamente confrontate con nuove situazioni. La causa di tutto questo era la persecuzione. Allinizio tutti i cristiani di Gerusalemme si incontravano nel tempio per pregare. Successivamente, invece, si incontravano nelle case.
Un movimento è in movimento.
Un movimento smette di essere un movimento nel momento in cui si irrigidisce. Allora non abbiamo più un movimento, ma un monumento. In un movimento lunità e lindipendenza sono realizzate sul piano pratico, perché non esiste una commissione superiore che prende le decisioni e perché la collaborazione poggia sulla base della libera volontà e del consenso. Non cè un gruppo che costringe.
Gli ambiti della collaborazione
Vi sono attività alle quali partecipano più chiese, con un chiaro obiettivo. Possiamo considerare questo nostro incontro di tre giorni. Il suo scopo è ledificazione di credenti mediante la Parola di Dio. Questincontro è particolarmente importante per le piccole chiese e per i cristiani giovani.
Collaborazione con più chiese.
In alcuni ambiti è molto utile lavorare con più chiese.
Esempi:
Fondazione di una nuova chiesa. Anche se una chiesa, da sola, ha la capacità di fondarne una nuova, la partecipazione di più chiese, fornendo collaboratori, potrà sicuramente facilitare il compito.
Il lavoro con gli studenti. Di solito, alluniversità gli studenti cristiani provengono da diverse chiese. Se provano insieme ad evangelizzare i loro colleghi studenti non credenti, ciò risulterà molto efficace.
Formazione dei collaboratori. Ogni anno a gennaio offriamo dei corsi per collaboratori e per conduttori nelle chiese. Questanno abbiamo avuto un corso su come predicare.
Lavoro con i giovani,
Campi con i bambini ecc.
In tutti questi ambiti la collaborazione con più chiese ha dato buoni risultati. Tutte le chiese hanno tratto beneficio dalla collaborazione. Senza la collaborazione non avrebbero sperimentato così tante benedizioni.
(2. fine)
Christoph Hochmuth
(Assemblea di Strasburgo, Austria)