EDITORIALE

quale festa?
     


      In questi giorni di festività natalizie, “Gesù” è sicuramente il nome più pronunciato. Di lui parleranno coloro che si dicono “credenti”, ma saranno costretti a parlarne anche coloro che si dicono “non credenti”. È infatti nel nome e nel ricordo di “Gesù” che si giustificano la festa, le vacanze, i riti e le cerimonie, i regali, i pranzi... Ma, mentre molti (tutti?) parlano di lui, quanti sono disposti ad ascoltarlo? Quanti sono quelli che lasciano ardere il loro cuore ascoltando la sua Parola? Quanti coloro che sono pronti a lasciare che la sua Parola penetri in loro e trasformi in modo radicale la propria vita?
      Gesù un giorno fece riferimento “ai sapienti e agli intelligenti”, lodando il Padre per aver loro nascosto le verità dell’Evangelo e per averle invece “rivelate ai piccoli” (Mt 11:25).
      Chi sono “i sapienti e gli intelligenti”?
“I sapienti”, di ieri e di oggi, sono coloro che pretendono di sapere tutto su Gesù; sono coloro che, da dietro un altare o dall’alto di un pulpito, parlano di lui, si presentano come i suoi autentici portavoce, finendo con il manipolarlo e con l’asservirlo alla loro causa. Un Cristo al loro servizio, non più il Cristo Signore degno di essere adorato e servito... un Cristo servo e non più “capo” e signore della “chiesa”.
      “Gli intelligenti”, di ieri e di oggi, sono coloro che hanno la pretesa di aver capito tutto, di saper dare una spiegazione ad ogni cosa, coloro che identificano la verità con il verbo della loro “chiesa” o della loro religione e con i vari articoli del loro credo, coloro che pretendono di parlare nel nome di Cristo e per conto di Cristo. Ai sapienti e agli intelligenti Cristo rimane “nascosto”. Infatti, ancora oggi come ai tempi di Gesù, non sono certo la cultura e la teologia a guidare l’uomo alla comprensione della rivelazione del Padre.
      In questi giorni ci capiterà spesso di sentire parlare proprio loro: “i sapienti e gli intelligenti”! Ma con un unico risultato: la loro voce si sostituirà e si sovrapporrà a quella di Cristo. L’uomo non ha bisogno però di sentire parlare di Cristo, l’uomo ha bisogno di sentire Cristo: direttamente, personalmente, intimamente, responsabilmente. L’uomo ha bisogno di abbandonarsi a lui, alla sua Parola, alla sua Persona in modo che tutta la sua vita sia coinvolta, permeata, condizionata dalla sua Presenza.
      Il Padre, ancora oggi, non si rivela a chi ha la pretesa di rivelare il Figlio. Il Padre si rivela soltanto ai “piccoli”, cioè a coloro che, al contrario dei sapienti, sanno e riconoscono di essere ignoranti e di aver bisogno di essere riempiti della sapienza divina. Il Padre si rivela a coloro che, al contrario degli intelligenti, sanno e riconoscono di non capire nulla e di aver bisogno di essere illuminati per poter comprendere, per poter credere, per poter servire.
      Il “Natale” è diventato purtroppo “la festa” dell’uomo che, dalla terra, ha la pretesa di illuminare il Cielo: è diventato la festa della sapienza e dell’intelligenza. Ma “il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza” (1Co 1:21), come ci ricorda l’apostolo Paolo che, di conseguenza, considerava tutta la sua cultura e la sua sapienza religiosa come “tanta spazzatura” davanti all’eccellenza della conoscenza di Cristo.
      Il Signore ci chiama invece a vivere ogni giorno la festa della terra che è illuminata dal Cielo; la festa di chi è pronto ad ascoltare e ad accettare “la pazzia di Dio” che “è più saggia degli uomini”; la festa di chi, confessando la propria ignoranza, tace per lasciare la voce di Cristo rivelarsi e parlare al suo cuore; la festa di chi parla ma solo per chiedere a Dio di aprire i suoi occhi, perché possano vedere e comprendere.

Paolo Moretti