Interrogativi posti da nuove sperimentazioni scientifiche

BIOETICA:
LA PROCREAZIONE
ASSISTITA E I REFERENDUM


Una delle prossime domeniche (al momento di stampare il numero di aprile non sappiamo ancora quale) saremo chiamati ad esprimere, attraverso la partecipazione ad un referendum, cosa pensiamo della legge n. 40/2004 che pone dei limiti ben precisi alla procreazione medicalmente assistita. È bene conoscere i dettagli di una materia eticamente così delicata per poter esprimere, serenamente e responsabilmente, il nostro pensiero in modo coerente con la Parola di Dio.


Introduzione

Tra aprile e giugno di quest’anno saremo chiamati, come cittadini a dare il nostro voto pro o contro la legge 40. La legge disciplina la materia della “procreazione medicalmente assistita” e poiché il tema è ricco di contenuti etici, anche il cristiano deve sentirsi coinvolto a dare il suo contributo affinché nel nostro Paese le leggi non siano un’offesa alla morale.
Dice un proverbio: “Chi tace acconsente”.
Il cristiano è chiamato non a tacere, ma a denunciare ciò che è male e a sostenere il bene.
Scrive Paolo:

“Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele... Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi” (Ef 5:11, 15).

Affinché ognuno possa decidere con diligenza ed in modo informato, e quindi saggio, desidero proporvi:
una breve scheda di presentazione della Legge 40;
una spiegazione dei quesiti dei quattro referendum.


La legge 40/2004
sulla fecondazione
medicalmente assistita

La caratteristica principale della legge è il principio in base al quale tutti gli embrioni devono essere destinati alla nascita, devono cioè avere la possibilità di vivere. È una legge che protegge quindi l’embrione da ogni abuso possibile.

Essa, infatti...

VIETA la sperimentazione sugli esseri umani appena concepiti. La ricerca sull’embrione è consentita solo per tutelare la salute e lo sviluppo dell’embrione stesso. Un embrione può essere creato solo per essere impiantato in utero.
VIETA la selezione e la manipolazione genetica degli embrioni al fine di migliorarne le caratteristiche.

VIETA la clonazione sia a scopo procreativo, sia di ricerca.

VIETA la produzione di embrioni ibridi (derivati dall’unione di gameti umani con altre specie animali)

CONSENTE la produzione di massimo tre embrioni, da utilizzare in un unico e contemporaneo impianto in utero in modo che non possano “avanzare” embrioni in soprannumero.

VIETA la crioconservazione (una specie di congelamento delle funzioni vitali) dell’embrione, salvo in casi particolari, e la sua soppressione.

Paradossalmente la legge 40 tutela molto di più l’embrione rispetto a quanto lo faccia la legge che regola l’aborto. Ne consegue che l’embrione è più tutelato “fuori” che “dentro” l’utero. Quest’apparente contraddizione deriva dal fatto che la fecondazione medicalmente assistita è una procedura desiderata, ricercata e fortemente voluta dalla coppia e per questo motivo è richiesta la massima responsabilità, onde evitare spiacevoli atteggiamenti di tipo “usa o getta”.

Altri tre punti importanti della legge:
• L’accesso alle tecniche di procreazione assistita è consentito solo per risolvere problemi di sterilità o infertilità documentati e solo se non ci sono altri metodi terapeutici.

• L’accesso è consentito a coppie maggiorenni, di sesso diverso, sposate o conviventi, in età potenzialmente fertile ed entrambe viventi. No, insomma, ai singles, alle mamme nonne e alla fecondazione post-mortem.

• Il testo vieta il ricorso alla fecondazione eterologa cioè con seme o ovulo di persona estranea alla coppia. I bambini che nasceranno dall’applicazione di queste tecniche saranno figli legittimi della coppia o acquisiranno lo status di figli riconosciuti.


Il contenuto
dei quattro referendum ammessi
per l’abrogazione parziale

Mentre è stata respinta la richiesta di abrogazione totale della legge, quattro referendum sono stati ammessi dalla Corte Costituzionale.
Eccone in breve il contenuto:

1. Eliminare i limiti alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni.
Questo primo referendum vuole liberalizzare la ricerca scientifica sugli embrioni, permettendo quindi la cura di molte malattie. È necessario tuttavia meditare se sia più giusto difendere la vita di un singolo embrione oppure se si è disposti a sacrificarla per un bene collettivo.
La scienza può rivolgere la sua attenzione anche ad altri tessuti (penso ad esempio al cordone ombelicale per lo studio delle cellule staminali), tuttavia poiché la legislazione di altri Stati è molto permissiva, accadrà che molti troveranno facili sotterfugi per procurarsi gli embrioni all’estero ed utilizzarli, in barba alla legge, che non stabilisce alcuna regola in questo caso.

2. Eliminare i divieti formulati sull’uso degli embrioni.
Abbiamo visto come la legge vieta la produzione di più di tre embrioni; vieta la crioconservazione e permette la fecondazione medicalmente assistita a chi ha problemi di sterilità o infertilità.
Il secondo referendum punta a cancellare queste restrizioni. L’obiettivo è quello di facilitare al massimo la ricerca di una gravidanza, a scapito però dei diritti degli embrioni. È importante a questo riguardo capire se l’embrione è solo un ammasso di cellule, che possiamo utilizzare a nostro piacimento, oppure se è un individuo con i propri diritti da tutelare. In quest’ultimo caso è importante limitarne la produzione per non trovarci poi a dover gestire embrioni non utilizzati.
Oggi in Italia se ne contano già trentamila e nessuna legge da indicazioni su cosa farne.

3. Cancellare l’articolo 1 della legge.
Quest’articolo rileva come i diritti del concepito siano uguali a quelli degli altri soggetti coinvolti. Chi vuole questo referendum ritiene che i diritti delle persone già nate siano più importanti di quelli dell’embrione. In altre parole dobbiamo chiarirci se è giusto che i diritti, ad esempio, della madre, siano sempre più validi dei diritti dell’embrione.
L’articolo 1 stabilisce anche la finalità della tecnica (curare la sterilità) ed i limiti d’accesso (solo se non ci sono altre scelte). Il referendum vuole cancellare anche questi aspetti.

4. No al divieto di fecondazione eterologa.
Il desiderio di diventare genitori è visto nella legge come il principale obiettivo consentito per accedere alla fecondazione assistita. Si vuole quindi che la futura vita nasca all’interno di un progetto responsabile.
È evidenziato il valore della famiglia (intesa in senso largo, includendo quindi anche le coppie di fatto) dove vi siano ruoli genitoriali chiari, dove il figlio si trova affettivamente a suo agio e in un contesto sano per una crescita equilibrata.
Con questo referendum si vuole eliminare tale aspetto della legge perché si dà un elevato valore all’autonomia degli individui. Questi potrebbero accedervi anche a prescindere dalla presenza di una coppia uomo-donna (ad esempio genitori “singles” oppure all’interno d’unioni omosessuali).

I referendum ci offrono un modo lecito e corretto di esprimere il nostro parere.
Cerchiamo però nella nostra decisione, che non sempre è facile, di cercare con tutta la nostra forza, attraverso la preghiera e la meditazione della sua Parola, di esprimere non la nostra opinione, ma quello che il Signore c’insegna:

“Il Signore è buono e giusto;
perciò insegnerà la via ai peccatori.
Guiderà gli umili nella giustizia,
insegnerà agli umili la sua via.”

(Salmo 25, 8-9)

Giorgio Begher
(Assemblea di Bolzano)