gossipterapia     

    
     Fra le tante parole appartenenti alla lingua inglese ma ormai in uso comune nel nostro vocabolario italiano ve n’è una di recente introduzione. È la parola “gossip”, cioè “chiacchiera, pettegolezzo”. È una parola diventata presto di moda: ormai si parla infatti di riviste “gossip” (sono in genere quei settimanali che normalmente troviamo dal parrucchiere e che dedicano le loro pagine ai tanti pettegolezzi relativi alla vita dei personaggi famosi che fanno spesso a gara nell’alimentare i pettegolezzi proprio per diventare ancora più “famosi”), ma si parla anche di trasmissioni “gossip” quando il pettegolezzo trova ampio supporto nelle immagini televisive. Ora è evidente che se le riviste e le trasmissioni “gossip” sono di moda è perché hanno un vasto pubblico che le legge e le guarda. Il pettegolezzo infatti non è alimentato soltanto da chi lo diffonde ma anche da chi lo ascolta. E pensare che fino a qualche tempo fa una persona pettegola veniva giudicata negativamente. Non ho in mente soltanto l’esortazione, rivolta da Paolo a Timoteo, perché si tenesse alla larga dalle donne che, non avendo di meglio da fare, andavano al giro per le case a diffondere i loro pettegolezzi (1Ti 5:13). Penso anche al fatto che definire una persona come “pettegola” esprimeva un giudizio fortemente negativo nei suoi confronti. Oggi le cose sono radicalmente cambiate! Le persone “pettegole” non sono soltanto tollerate, ma sono apprezzate e ricercate fino a diventare “esempi” da imitare. C’è addirittura chi indica il pettegolezzo come la cura ideale per affermare la propria personalità o, come si dice con una parola alla moda, per acquisire “autostima” e quindi per stare meglio. Si parla senza alcun pudore di “gossipterapia”, cioè di una cura della personalità basata proprio sul pettegolezzo. Altro che, se le cose sono cambiate: quella che un tempo veniva indicata come una malattia oggi viene proposta come medicina!! Il ragionamento è semplice: “Osserva bene gli altri, cercando di individuare tutti i loro difetti, poi parlane quanto puoi e più che puoi. Se tu non hai quei difetti, parlandone ti sentirai migliore e migliorerai la tua salute perché acquisirai certamente una maggiore stima di te stesso. Se invece riconosci che li hai anche tu, sarai incoraggiato e consolato dallo scoprire che si tratta di difetti condivisi (secondo il noto detto «mal comune mezzo gaudio»!)”.
    Dobbiamo purtroppo riconoscere che una delle cause di “crisi” di tante chiese locali è costituita dal fatto che la gossipterapia è la cura con la quale anche tanti credenti “curano” la propria mediocrità spirituale, cercando nei difetti degli altri la giustificazione dei propri (“Faccio poco per il Signore? Ma... ci sono tanti che fanno anche meno di me! Dedico poco tempo alla Parola e alla preghiera? Ma... c’è chi ne dedica molto meno...”).
    È triste quando assistiamo ad un ribaltamento dei valori nella società intorno a noi, ma è drammatico quando questo ribaltamento si realizza nella Chiesa.
    Chi vuole davvero seguire Cristo deve continuare ad avere di sé la stessa “autostima” espressa dalle parole di Paolo: “Io so che in me, vale a dire nella mia carne, non abita alcun bene” (Ro 7:18). Non possiamo abbandonarci a Cristo se prima non abbiamo rinunciato a noi stessi, a tutto ciò che vi è in noi di deteriore: per vivere la nuova vita con Cristo dobbiamo abbandonare la vecchia senza Cristo. Il bisogno di Cristo non nasce dall’autostima ma dal ravvedimento! Così, quando guardiamo agli altri, non dobbiamo farlo per cercare di evidenziare i loro difetti, anzi “ciascuno con umiltà stimi gli altri superiori a sé stesso” (Fl 2:3): la relazione che costruisce e che rende la Chiesa “un corpo” si fonda sull’amore e sulla stima per gli altri.
    La gossipterapia in realtà non cura, ma distrugge! Distrugge la nostra relazione con noi stessi, la nostra relazione con gli altri, la nostra relazione con Cristo!
    

Paolo Moretti