Interrogativi posti da nuove sperimentazioni scientifiche


BIOETICA:
“... E L’UOMO DIVENNE
UN’ANIMA VIVENTE”
(Ge 2:7)



Il concetto di vita che si sta diffondendo nel mondo moderno è sempre più ancorato ad una visione puramente meccanicistica che, negando qualsiasi dimensione spirituale dell’essere umano, finisce con il ridurlo al rango di animale e, dall’altro lato, si spinge fino ad umanizzare gli animali. Attraverso le pagine della Bibbia Dio ci rivela anche il vero significato della vita umana.



La vita è solo un insieme
di funzioni meccaniche?

Il vocabolario Zingarelli della lingua italiana, alla voce “vita” scrive così:

“Complesso delle proprietà, quali la nutrizione, la respirazione, l’irritabilità e la riproduzione, che caratterizzano la materia vivente e la distinguono dalla materia non vivente.”


L’Enciclopedia Garzanti invece si esprime in questi termini:

“Capacità degli organismi di crescere e di riprodursi. Come tale essa è comparsa sulla terra a seguito di un processo evolutivo delle sostanze organiche non ancora del tutto chiarito.”

Anche se molto succinte, queste due definizioni racchiudono il pensiero dell’uomo moderno.
La vita è vista solo come un insieme di funzioni meccaniche, frutto di un processo evolutivo che porta alcune forme di vita ad un livello più nobile, altre ad uno inferiore.
Se un uomo quindi vale di più di un animale è solo dovuto al fatto che nel processo evolutivo ha avuto più fortuna. In questa visione meccanicistica egli sarà considerato come un animale, soltanto più evoluto.
Non stupisce quindi vedere come oggi si tenda ad umanizzare gli animali, considerandoli come dei fratelli minori.


Il concetto di “anima”

La Bibbia dice:

“Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”
(Ge 2:7).

La Parola di Dio ha una visione più completa e più differenziata della vita. Essa introduce il concetto di “anima”.
L’uomo vive non solo con un corpo e con le sue funzioni, ma possiede anche un’anima. I teologi discutono molto sulla definizione di anima.
Accenno brevemente ai due modelli a cui si fa riferimento:
• Alcuni leggendo il testo di 1Tessalonicesi 5:23 pensano ad un modello tripartito: corpo, anima e spirito (“...e l’intero essere vostro, lo spirito, l’anima e il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore…”). In linea con questo modello si pensa, basandosi su Ebrei 2:12, che l’anima sia la sede dei sentimenti e delle emozioni.

• Altri invece pensano che spirito ed anima coincidano in una medesima entità di natura spirituale, constatando che spesso le due parole sono usate indistintamente per esprimere uguali concetti (confronta Apocalisse 6:9 e 20:4 con Ebrei 12,23). In questo modello sentimenti ed emozioni sono una caratteristica della carne.

Evito di proposito di entrare in queste disquisizioni semantiche che sono fuori dallo scopo di questo articolo e pertanto uso i due termini indistintamente. Tuttavia possiamo conoscere alcune cose riguardo questa entità spirituale che ci viene data da Dio:

• Nel libro dell’ Ecclesiaste ci viene insegnato che quando moriremo, il corpo tornerà alla polvere, mentre lo spirito tornerà a Dio (12:9). Lo stesso concetto è espresso in 1Corinzi 15:42-50.

• È l’anima che:
cerca Dio (1Cr 22:19),
vive nell’amarezza (Gb 3:20),
– è ristorata da Dio e dalla sua Parola ( Sl 19:7 e 23:3),
viene riscattata (Sl 49:8),
– è assetata e affamata di Dio (Sl 107:9),
– da lei nasce il peccato (Ez 18:4),
– è oggetto della salvezza (Eb 10:39).
– ma può anche “morire” come il corpo (Mt 10:28).

• La carne e lo spirito hanno bisogni diversi e contrastanti e spesso si parla di vita nella carne, contrapposta a quella nello spirito (1Co 3:1) Nutrire la carne è fondamentale, ma spesso si dimentica di nutrire l’anima.

• Anche gli animali hanno ricevuto il soffio della vita (Ge 1:30 e 7:15) e la loro sorte nella carne è identica a quella dell’uomo (Ec 3:19), ma mai vengono definiti come anime viventi e nulla ci fa pensare che vivano una dimensione spirituale della vita.


Ecologia idolatra

Secondo i movimenti animalisti non c’è nessuna differenza tra l’uomo e l’animale. Essi mettono in discussione la superiorità dell’uomo e negano l’esistenza di un salto qualitativo netto che differenzia l’uomo dalle altre specie animali.
Anche taluni movimenti ecologisti negano la possibilità di differenziare il valore tra i diversi esseri viventi. Essi sostengono una concezione cosmocentrica, contrapponendola a quella antropocentrica (che mette l’uomo al primo posto).
Questa visione porta ad un rispetto idolatrico della natura, mentre l’animalismo attribuisce agli animali diritti superiori a quelli di molti esseri umani cosiddetti “marginali” (anziani dementi, malati di mente, handicappati, comatosi, neonati, embrioni ecc.).
Non stupisce quindi che oggi da una parte si producano leggi che vietano la sperimentazione sugli animali, mentre dall’altra si pretende di fare ciò che si vuole dell’embrione umano, in nome della ricerca scientifica (vedi recente referendum).


L’uomo al di sopra di ogni creatura

La Bibbia ci mostra invece la presenza di una scala ontologica tra i vari esseri, cioè una vera gerarchia.
Genesi 1 insegna infatti che la creazione della natura è opera di Dio per l’uomo e che Dio ha posto l’uomo al di sopra della natura e del regno animale:

“Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò ad immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra».” (Ge 1:26-28).

Ma quali sono le caratteristiche dell’essere umano che manifestano la sua immagine di Dio e che lo differenziano in modo inconfutabile da ogni animale, compreso il più progredito?
Qualunque uomo, in qualunque epoca, ed in qualunque parte del mondo ha sempre cercato Dio. È questa una caratteristica dell’uomo che non è presente, nemmeno in misura minima, in alcun animale.
I neodarwiniani pensano che questo sia dovuto solo ad un processo evolutivo, dove nell’uomo una parte del cervello si sia specializzata per questa funzione.
Tuttavia anche l’evoluzione non può spiegare, con le sue regole, come mai l’uomo ha questa funzione al massimo livello, e nessun animale ne mostri tracce, neppure esigue.
Torniamo allora alla Bibbia ed al concetto di anima. Indubbiamente il corpo umano ha molte similitudini con il corpo di molti animali, e le sue funzioni vitali assomigliano alle loro.
Tuttavia vi è la dimensione spirituale che caratterizza l’uomo come creatura speciale di Dio: la sua ricerca di Dio, la ricerca di valori superiori, la ricerca di un senso della vita e il desiderio di vita eterna.
Purtroppo in questa ricerca l’uomo subisce le conseguenze della “caduta” e Satana cerca in ogni modo di dirottare su vie sbagliate la sua ricerca, in modo che spesso si comporti molto peggio degli animali.
Per quanto riguarda gli animali, è nostro dovere amarli e proteggerli, evitando loro sofferenze inutili, ma senza necessariamente portarli alla dignità di uomini.
È triste vedere i bambini dell’Africa morire di fame, quando i nostri gatti ingrassano nutrendosi di prodotti supernutrienti e costosi.
Allo stesso tempo però noi cristiani, in quanto uomini, dobbiamo riconoscere il valore dato da Dio alla nostra vita e a quella dei nostri simili, essendo consapevoli di aver ricevuto da Lui uno strumento che ci permette di incontrarlo nello spirito.

Giorgio Begher
(Assemblea di Bolzano)