un doppio sguardo?
EDITORIALE
Accade spesso nel nostro cammino con il Signore di conoscere lentusiasmo dei buoni propositi e, di lì a poco, la delusione per non essere stati in grado di realizzarli. Penso alle tante volte in cui, prima da ragazzo e poi da giovane, rientravo a casa dai Campi biblici. Laver vissuto, attraverso la potenza della sua Parola e levidenza della sua Presenza, una relazione con il Signore del tutto speciale, intensa e protetta da qualsiasi influenza negativa esterna, mi portava sempre a progettare una vita a casa totalmente rinnovata e spiritualmente migliore: Leggerò la Bibbia ogni giorno, pregherò con perseveranza, testimonierò la mia fede ai miei amici, mi renderò disponibile a servirlo nella mia assemblea.... Alzi la mano chi, fra i giovani figli di genitori credenti, non ha nutrito progetti del genere alla conclusione di un Campo biblico! Ma poi, dopo qualche settimana di intensa realizzazione (ah, il primo amore!!), ecco i buoni propositi gradualmente sfaldarsi, ecco la delusione davanti allevidenza di essere in realtà ben diversi da quello che avremmo voluto (e dovuto!) essere. In questa, come in altre circostanze in cui abbiamo conosciuto linquietante alternanza di speranze e delusioni, diventiamo facilmente attaccabili da Satana, sempre pronto a mostrarci la nostra incapacità di vivere coerentemente la fede in Cristo e a convincerci che il cammino con Lui è un cammino per noi impossibile, fino a farci sprofondare in crisi didentità, talvolta, ahimé, irreversibili.
È interessante, in questo contesto, pensare a quel povero padre che un giorno si presentò a Gesù con il suo carico di dolore (Mr 9:17-24). Suo figlio è da anni tormentato da uno spirito maligno che cerca di distruggere il suo corpo e la sua vita. Gesù, se puoi fare qualcosa...: le parole con cui si rivolge al Maestro testimoniano la sua disperazione, ma anche che Lo considerava una sorta di ultima spiaggia (Ne ho provate tante, proviamo anche questa...). Gesù rimprovera il povero padre perché si è rivolto a Lui non con la certezza della fede ma con lipotesi della possibilità e gli ricorda che ogni cosa è possibile a chi crede. La risposta delluomo alle parole di Gesù rivela che egli ha lo sguardo contemporaneamente rivolto in due direzioni. Guardando a Gesù, incoraggiato e convinto dalle sue parole, grida: Io credo!. Ma poi, guardando a sé stesso ed alle sue disperanti incertezze, implora: Vieni in aiuto alla mia incredulità!. Cè contraddizione fra la confessione di fede e linvocazione di aiuto? Apparentemente sì, ma in realtà no! Anche la nostra fede dovrebbe avere il doppio sguardo di quella del povero padre. Da un lato infatti dobbiamo provare il desiderio di credere con tutto il nostro cuore, ma, dallaltro lato, dobbiamo provare il bisogno di essere aiutati da Gesù a sconfiggere lincredulità che minaccia il nostro desiderio.
Un doppio sguardo? No, perché, in fondo, è sempre verso Gesù che siamo esortati a guardare: prima per confessargli la nostra fiducia in Lui, poi per confessargli il nostro bisogno di Lui!
Quando vediamo i nostri progetti vanificarsi, ciò accade perché alla fiducia in Cristo non ha fatto seguito nella nostra vita il nostro bisogno di Cristo, perché abbiamo affrontato il cammino cristiano con superficialità, con supponenza ed abbiamo, troppo spesso, trasformato la nostra fede in presunzione ed orgoglio. Scelta delluomo (Io credo) ed intervento di Dio che viene in aiuto sono i due pilastri su cui poggia una fede stabile, capace di superare ogni crisi.
Paolo Moretti
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