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poco tristi EDITORIALE
La maggiore difficoltà che oggi si incontra nel presentare agli altri lEvangelo è senzaltro linsensibilità dei più nei confronti della realtà costituita dal loro peccato. E, come ben sappiamo, se un uomo non ha la consapevolezza di essere peccatore e, in quanto tale, condannato e perduto davanti alla giustizia divina, non sentirà alcun bisogno di perdono e di salvezza. Una persona che non capisce di essere schiava del suo peccato non avvertirà mai il desiderio di esserne liberata. Un tempo il clima opprimente creato dal cattolicesimo aveva favorito fra la gente lo svilupparsi di una paura ossessiva nei confronti del peccato e della conseguente condanna divina: una paura che, tolta ogni prospettiva di grazia e di certezza di perdono, opprimeva fino alla morte. Lutero testimonia di aver vissuto questa paura ossessiva e di esserne stato liberato soltanto quando comprese di essere sì un peccatore perduto, ma un peccatore al quale Dio offriva gratuitamente in Cristo il dono del perdono e della salvezza eterna. Ben sappiamo che le tenebre della religione sono state usate per secoli, da un clero senza scrupoli, per oscurare la luce dellEvangelo, in modo che le persone rimanessero schiave della paura e totalmente soggiogate al potere ecclesiastico. Questa paura si è andata gradualmente dissolvendo negli ultimi decenni, ma non perché si è conosciuta la bellezza del dono di Dio che, in Cristo Gesù, perdona luomo e lo salva, quanto piuttosto perché si è del tutto persa la coscienza del peccato e della sue conseguenze. La tristezza secondo Dio che produce un ravvedimento che porta alla salvezza (2Co 7:10), ben esemplificata dal pubblicano di cui parlò Gesù che non osava neppure alzare gli occhi al cielo e che si batteva il petto, profondamente umiliato ed angosciato davanti a Dio a causa del suo essere peccatore (Lu 18:10-13), è una tristezza non più conosciuta. Gli uomini non soltanto sembrano indifferenti davanti alla realtà del loro peccato, ma sembrano addirittura contenti: felici di peccare, felici di fare ciò che più loro piace e per nulla preoccupati del loro futuro. Linferno?Non esiste! La giustizia divina? Se Dio cè ed è vero che è buono, non può che perdonarci tutti! Ma è bene per noi osservare che questandazzo non è di ostacolo soltanto ad un mondo che ha bisogno di essere salvato e, ahimé, non lo sarà mai se questo bisogno non lo avverte; è di ostacolo anche al cammino di tante chiese locali formate da quanti un tempo, più o meno lontano, sono stati rattristati secondo Dio, hanno riconosciuto la loro condizione di peccatori ed hanno accettato il dono divino del perdono e della salvezza. Anche nelle chiese, e non solo nel mondo, si va affievolendo la consapevolezza del peccato e delle sue nefaste conseguenze sulla santificazione, sulla comunione con Dio e sulla comunione fraterna, sulla testimonianza. Quasi sempre, quando il peccato si manifesta, si è più pronti a trasformarlo in motivo di discussione e di dibattito piuttosto che in motivo per cui rattristarsi profondamente e piangere. Pronti a giustificarci quando siamo noi ad aver peccato, pronti a giudicare e condannare quando a peccare sono stati gli altri. Ah, quanto ci piace trovare scuse, chiacchierare e giudicare! Ci piace molto meno piangere! Rendimi la gioia della tua salvezza implorava Davide (Sl 51:12), confessando con cuore abbattuto ed umiliato il suo peccato. Ecco forse, se tanti di noi sono poco gioiosi, è perché davanti al peccato sono poco tristi e la gioia non nasce certo dallindifferenza ma dalla tristezza secondo Dio che porta alla certezza del perdono.. Paolo Moretti |