Le chiese di fronte al problema del divorzio (Quarto messaggio)I PROBLEMI PASTORALI NEL MATRIMONIO E NEL DIVORZIO Il peccato delluomo condiziona negativamente tutta la sua vita, quindi anche la sfera sessuale e matrimoniale. Spesso il progetto ideale di Dio per il matrimonio viene a scontrarsi con la realtà di tante coppie che non riescono a risolvere le loro incomprensioni, determinate talvolta anche da diverse scelte di fede, e che finiscono con il vivere in modo antagonistico, fino alla violenza verbale e fisica, la loro relazione. Un figlio o una figlia di Dio non devono divorziare Molti fratelli, e molti libri, sostengono che nel Nuovo Testamento esistono due casi in cui è previsto il divorzio e un secondo matrimonio e si riferiscono ai passi di Matteo già considerati e a 1Corinzi 7:12-16. Ovviamente Paolo non dice che qui si tratta soltanto di una sua opinione, ma che i versetti precedenti erano una rivelazione diretta del Signore a lui, e che rivelano quindi la volontà del Signore. Ora, Paolo parla come apostolo ispirato dal Signore e, quindi, il passo ha valore come qualsiasi altro passo del Nuovo Testamento. La chiesa cattolica storicamente ammette il divorzio o lannullamento in caso di abbandono o per motivi di fede e a questo hanno dato un nome: privilegio paolino. Molti autori evangelici sono daccordo. Da questo passo possiamo vedere che lapostolo Paolo dice che il credente non deve mai prendere liniziativa per la separazione, anche vivendo con il non credente. La seconda cosa da notare è il versetto.12: la parola tradotta mandare via non è quella normalmente usata per indicare il divorzio. Nei passi discussi in Matteo, Marco e Luca è usata, invece, la parola greca che tecnicamente, e letteralmente, vuol dire separarsi anche come divorzio. Ma in 1Corinzi 7 Paolo non usa mai la parola che significa precisamente divorzio ma separazione. Nel versetto.15, parla sempre solo di separazione. Ovviamente, noi non sappiamo cosa può seguire a questa separazione; un non credente potrebbe voler divorziare, ma qui non è specificato. Quello che sappiamo è che al credente è vietato chiedere o desiderare il divorzio. La parola che desta più interesse è al versetto 15: vincolato, nella Riveduta. Molti fratelli dicono che questo non vincolato vuol dire che non è più sposata, e che non è più tenuta a occuparsi del marito come moglie, e questa interpretazione della parola vincolato si basa molto sul buon senso ed è sostenuto dal versetto 39, che parla della moglie che non è vincolata dopo la morte del marito. Purtroppo, però, non si tiene conto che si tratta di due diverse parole greche e, anche se sono tradotte nella nostra versione entrambe come vincolata, hanno significati diversi. Nel versetto 39 vincolata corrisponde a sposata. Nel versetto 15, la parola tradotta come vincolati non è mai usata nel Nuovo Testamento per parlare del matrimonio, perché ha un altro significato, e deriva dalla parola greca doulos, che significa servo o schiavo. Perciò la versione Nuova Riveduta traduce nel modo più corretto dicendo: non sono obbligati a stare insieme. Quindi, se una credente è abbandonata dal coniuge non è obbligata a cercare di mantenere una relazione di sottomissione o di accettazione di questo legame, soltanto per una questione di coscienza. Potrebbe decidere, dopo labbandono, di stare da sola o da solo, ma non può dire che è sciolta o sciolto dal legame matrimoniale. Vediamo, inoltre, che in questo passo non è mai nominata la parola risposarsi. I fratelli che ammettono il diritto di risposarsi del coniuge abbandonato, si basano sulla loro interpretazione della parola vincolato, ma se questa interpretazione è sbagliata anche le basi per il secondo matrimonio cadono. Quindi dobbiamo dire che, secondo questo passo, un credente abbandonato deve accettare questa situazione di fatto. Il sesso e il matrimonio non sono necessità In un mio libro, parlo dalcuni casi in cui la separazione potrebbe avvenire, con motivazioni comprensibili. Credo, ad esempio, che una moglie maltrattata o bastonata, a cui il marito toglie il cibo o la libertà personale, non deve per forza insistere a coabitare con lui. Credo che ci potrebbero essere dei momenti in un matrimonio in cui la moglie, o i figli, potrebbero essere in pericolo di vita e la moglie potrebbe dire che si vuole separare e, a mio parere, farebbe bene. Sono convinto che il matrimonio nella Bibbia non obbliga a sottostare ad angherie di questo tipo. Paolo ammetteva la possibilità di una separazione, ma mai di risposarsi, nella speranza di un cambiamento del coniuge e di una ripresa del matrimonio. In 1Corinzi 7:25, 26, credo che Paolo parla di un tempo di pericolo particolare, ma credo che sia importante sottolineare che la Bibbia non afferma che luomo, o la donna, non possono fare a meno del sesso, come invece sostengono molti psicologi. Penso che, in un matrimonio felice, il sesso non sia la parte più importante del matrimonio stesso; invece nel mondo, dove tutto è basato sulla sessualità e sulla bellezza, luomo non credente è continuamente stimolato alla sessualità. Ma il credente non è controllato da questa preoccupazione. Dio, quando ha creato il maschio e la femmina, ha detto che avrebbero avuto dei figli, secondo il suo piano, ma questo non vuol dire che tutti debbano sposarsi e che vivere senza sesso sia anormale. Perciò, agli scapoli, Paolo dice così, in 1Corinzi 7:8, e anche nel versetto 26. Più avanti, parla anche alle vergini e dice che anche per loro è bene stare così. Quindi, Paolo dice che non è assolutamente necessario prevedere il matrimonio, o il sesso nel matrimonio, come necessità. È anche vero che lui dice che chi è celibe, o vedovo, fa meglio a sposarsi piuttosto che ardere, ma a coloro che sono separati dice di non sposarsi più. Un problema particolare Cè una domanda che alcuni hanno fatto riguardo a coloro che sono stati sposati e hanno divorziato prima di convertirsi e mi pare che Paolo affronti proprio questargomento, tre o quattro volte, in questo passo. Nei versetti 17, 20, 24 e 27 incoraggia chi si converte ad accettare lo stato sociale, lavorativo o matrimoniale in cui si trova, piuttosto che pensare che si troverebbe, per forza, meglio cambiando stato. Mi sembra che Paolo qui stia parlando, fra altro, a persone che, al momento della conversione, hanno una situazione passata non conforme al suo insegnamento sulla durata del matrimonio, cioè che il matrimonio dura sino alla morte. Egli dice che queste persone non possono tornare indietro. In particolare modo, dice che se ci fosse una persona sposata, separata e risposata, prima di convertirsi, certamente non è compito degli anziani aiutarla a tornare al primo coniuge. Paolo taglia il problema dicendo che la conversione è il punto di partenza per ciò che riguarda un cambiamento dello stato civile. Comunque, nel versetto 27, afferma che se sei separato o divorziato, non ti puoi risposare con unaltra, e questo è combattuto da molti fratelli, non su una base biblica ma sulla base del problema psicologico, se un uomo può vivere, o no, senza una donna. Io ho già dato la mia opinione su questo e, sono convinto che un uomo può vivere senza una donna, come molti uomini hanno fatto, e fanno, e come Gesù ha insegnato, parlando degli eunuchi. Quando, invece, una persona divorziata entra nella chiesa e il primo problema che pone è quello di risposarsi e gli anziani dicono di no, è molto probabile che scappi. Ogni peccato è perdonato, e ogni errore è cancellato, e anche se i legami sbagliati, contratti nel passato, sono perdonati, non si può fare finta che il passato non esista. Potrebbero esserci situazioni da sistemare, come ad esempio figli non riconosciuti, o altre ingiustizie causate, e così, quando ci si converte, queste devono essere risolte. Secondo me, quindi, il credente che è perdonato dogni colpa, lavato col sangue di Cristo, deve essere accettato dalla chiesa, e perciò deve anche essere battezzato e accettato in comunione. Per quanto riguarda il ministero nella chiesa, sono gli anziani a dover determinare, in base alla loro comprensione della Scrittura, questo fatto, anche se a me sembra che luomo divorziato, con una ex-moglie ancora in vita, non possa diventare un anziano. Vi è impopolarità nellubbidienza alla Parola Vorrei passare a tre problemi nelle chiese: 1. Limpopolarità di questa comprensione della Parola di Dio. Direi che nella società, ormai, il divorzio è accettato così come la convivenza. È evidente che quando noi prendiamo una posizione diversa non sarà popolare, e in particolare modo, tra parenti non credenti ci sarà opposizione e questo è un ostacolo che dobbiamo essere pronti ad affrontare. È chiaro che la Bibbia dice che il credente non troverà la comprensione del mondo, e quindi è un problema difficile. Alcuni credenti sollevano dei problemi, ma se la felicità del matrimonio è il desiderio di Dio e se due credenti vivono infelicemente, si domanda: non dovrebbero separarsi o divorziare? Secondo la mentalità moderna, essere felici è indispensabile e, così, è quasi naturale dover cambiare partner. Anche alla TV si sente dire che è impossibile che un solo compagno possa andar bene per tutta la vita, perché le persone cambiano in modi diversi e perciò è chiaro che devi prevedere di cambiare partner dopo qualche anno, per poter ritrovare la felicità che avevi nella prima relazione. La Bibbia non afferma mai che lo scopo del matrimonio è la felicità, ma lo scopo dei credenti sulla terra è la santità. Il Signore opera nella nostra vita per renderci santi, non felici. Ovviamente, quando saremo santi saremo anche felici. Cè unaltra parola biblica importante: la gioia. Il Signore vuole che la persona che porta il frutto dello Spirito Santo abbia gioia, non felicità. La gioia può esistere, con o senza il matrimonio, e la gioia può esistere anche in un matrimonio difficile, in cui un coniuge credente cerca di sottomettersi e di vivere quella condizione secondo la volontà del Signore. Altri dicono che il divorzio è necessario per non far soffrire i bambini, anche in un matrimonio di credenti, se non va bene. Ma questo è ancora un ragionamento umano, anche se ci sono diversi studi che affermano che i bambini crescono meglio in una famiglia con dei disturbi, piuttosto che vivendo senza uno dei genitori. Molto spesso sono addotte false scuse per giustificare il divorzio. Se uno dice: Ho sposato la persona sbagliata, ora devo cambiare, bisognerebbe risponde a quella persona che è lei a dover cambiare perché il Signore vuole cambiare sia il cuore che la vita. Nella Bibbia è scritto, almeno due volte, che lopera del Signore avviene nella nostra vita tramite le prove, come dice anche Giacomo, e ogni matrimonio è una prova. Ho già detto, nel primo messaggio, che, dopo che il peccato è entrato nel mondo, non ci sono più due persone compatibili. Solo lo Spirito Santo può renderle compatibili; non è certo una questione che si possa risolvere umanamente. Quindi, non dobbiamo ammettere che esistono matrimoni tra persone non compatibili, ma solo tra due persone peccatrici che non hanno ancora permesso allo Spirito Santo di dominare il loro peccato. Lopera del Signore è quella di santificare, e cambiare il credente, e io, fratelli, posso dire che sono stato sposato più di 45 anni e che il Signore mi sta ancora cambiando nel mio matrimonio con mia moglie, e mi sta ancora rivelando degli errori nei miei atteggiamenti con mia moglie. È stato un matrimonio felice, che molte persone considerano un modello, ma io so, nella mia mente, che devo ancora cambiare e questa è lopera dello Spirito Santo ed è quello che il Signore vuole che ci sia in ogni matrimonio: un cambiamento attraverso lopera dello Spirito Santo. Mancanza di rispetto e di sottomissione alla Parola! 2. Nelle chiese evangeliche oggi non cè un vero rispetto della Bibbia. Credo che anni fa cera un altro atteggiamento verso la Bibbia, e i credenti, quando si rivolgevano a Dio, pensavano che la Bibbia fosse lautorità a cui dovevano sottomettersi. Oggi troviamo che, in molti casi, gli anziani annunciano certe cose bibliche e i giovani non le accettano, perché pensano che la Bibbia sia su un altro livello, rispetto a dove viviamo noi, e quindi le cose scritte passano sopra le loro teste. Penso che ci sia una grande differenza tra quello che si predica e quello che i credenti praticano, e questo è un grande dolore agli anziani. Vedo ad esempio che un grave problema è il fatto che i credenti non ascoltino gli insegnamenti della Bibbia, anche quando sono predicati chiaramente. Temo che molti credenti non hanno più una relazione personale con la Parola di Dio e non la leggono per poter approfittare, imparare e applicare alla loro vita in modo personale. Certamente quello che viene predicato non viene accettato, e il credente non capisce che si sta parlando dei suoi problemi e non si sottomette. Non credo che sia una mancanza di insegnamento ma sia come lacqua quando piove: a volte entra nella terra, fa crescere lerba e ha un grande beneficio. Altre volte invece di penetrare, indurisce la terra e fa una barriera. Credo che nelle nostre chiese ci sia molta predicazione e che i credenti abbiano una conoscenza nozionistica e intellettuale di molti versetti ma tutto rimane inutile, non penetra. Penso che tocchi agli anziani, davanti al Signore, studiare come il Signore possa usare la sua Parola nella nostra vita. Magari sarà la nostra testimonianza, mentre predichiamo, a dire che un certo passo ha toccato la nostra vita o sarà qualcosa daltro che ci permetterà di trasmettere lattualità della Bibbia e la sua autorità nella nostra vita. Così la passeremo ad altri. Vivere in modo conforme alla volontà di Dio 3. Il terzo problema che io vedo nelle nostre chiese è il concetto errato della santità, avere, cioè, una vita santa conforme alla volontà di Dio. Penso che in molti casi questo concetto manca. Sappiamo che la Bibbia dice chiaramente che questo è lo scopo della nostra vita: Procacciate la santità (Eb 12:14), ma molte volte sembra che i credenti rispondano: Ma io sono battezzato, sono salvato, sono a posto. Ma non siamo a posto senza la santificazione della vita. La trasformazione della vita, riconoscere il combattimento tra carne e lo Spirito, perché la carne ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito alla carne: questo fa parte della santificazione. In 1Pietro 1:15 leggiamo: Siate santi in tutta la vostra condotta. Questo vuol dire nella condotta tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli nella chiesa, sul lavoro, in quello che guardiamo, leggiamo o in qualunque altra cosa. In Isaia 66:2, leggiamo: Io poserò lo sguardo su colui che è umile, che ha lo spirito contrito, e trema alla mia parola. Ma chi trema oggi? Oh, se avessimo credenti che tremano nellascolto della Parola di Dio! Ho detto, nel primo messaggio, che il problema del divorzio, dei regolamenti e insegnamenti sul divorzio, sono soltanto un piccolo punto delliceberg dei problemi nelle nostre chiese, e nelle famiglie delle nostre chiese. Quando arriviamo al divorzio, ovviamente siamo già oltre il limite. Io non so quante volte avete parlato a credenti, o professanti credenti, che erano sul punto di divorziare. Io ho parlato diverse volte con queste coppie, ho cercato di ascoltare i loro problemi, di capire le differenze che avevano, ho cercato di portare la Parola di Dio, ma è stato facile in queste conversazioni captare e comprendere, e qualche volta me lo hanno anche detto: Non importa quello che dice la Bibbia, io voglio divorziare. Altre volte, invece, non lo dicono, hanno una bella faccia pia e io capisco, da quello che dicono, che non hanno assolutamente intenzione di rinunciare al divorzio, pur sapendo che biblicamente non è la volontà di Dio. Noi abbiamo questi problemi, che penso che tutti conosciamo. Urgenza di una formazione specifica nella chiesa locale Ho qui delle note sulla necessità dellistruzione biblica sul matrimonio nella chiesa. Penso che nella chiesa dobbiamo insegnare ai bambini della scuola domenicale il perché Dio ha voluto che ci fosse il matrimonio, la famiglia con i genitori, che i figli amano i genitori e sono sottomessi. Penso che questo insegnamento debba arrivare ai giovani della chiesa, che essi devono capire anche come fare amicizia fra i due sessi, e come possono pensare al fidanzamento. È importante che nelle chiese ci siano insegnamenti per i fidanzati, un tempo di consulenza pre-matrimoniale, che può durare quattro o sei lezioni o anche un anno; letture di libri per fidanzati o giovani, per coppie. Penso sia un grosso lavoro da fare. Solo perché 50 anni fa non si faceva non basta per dire che non è importante. Adesso, con la pressione del mondo, questo lavoro diventa estremamente importante. Come anziani, forse quasi tutti già lo fanno, ma penso che quando si vede una famiglia nella chiesa in cui il matrimonio non va bene, bisogna subito cercare, con la consulenza e la preghiera, a domandare come si possono aiutarli. Quando si vedono genitori con figli che non si comportano bene, dobbiamo saperli affrontare e parlare. Dobbiamo cercare di aiutare queste persone. Quando esiste un atteggiamento di rispetto per la Parola di Dio, e di sottomissione, è facile. Ma quando il mondo è così entrato che la base di comportamento non è più la Bibbia ma la TV, allora praticamente il nostro tempo è perso. La Bibbia dice che il ministero dellanziano è la preghiera e la predicazione della Parola di Dio, e così il comportamento dei credenti della chiesa non deve dipendere dalla psicologia o dagli insegnamenti del mondo, ma dalla Bibbia e dagli insegnamenti della Bibbia. Il valore dellesempio della famiglia dellanziano Io ho due consigli riguardo alla cura di coppie. Forse, prima di sposarsi, bisognerebbe insegnare loro dal libro di Rinaldo Diprose sul matrimonio cristiano che, oltre a dare principi basilari del matrimonio, ha tutta una parte nel retro del libro di consulenza pre-matrimoniale, come fare delle lezioni o incontri con fidanzati per prepararli al matrimonio. Ho anche un nostro libro, chiamato Matrimonio: progetto divino, e sono 12 studi che si potrebbero fare insieme agli anziani e una coppia per studiare insieme il matrimonio. Avrei altri proponimenti in questo campo, ma non ho tempo per darli oggi e vorrei dirvi che se volete scrivermi al mio ufficio io preparerò, e vi manderò, dei consigli su questo fatto di consulenza pre-matrimoniale, e un elenco di alcuni libri che conoscete ma che potrebbe essere interessante. Voglio completare questo studio ricordando che lanziano è, secondo la Bibbia, la chiave per avere delle famiglie felici delladunanza. Ci sono diversi motivi per credere questo ma ve ne dico uno: 1Pietro 5:3 insegna che linsegnamento più forte in ogni adunanza è la vita e lesempio dellanziano. I credenti lo notano e considerano un esempio sia lanziano che la sua famiglia. Mia moglie, poche settimane fa, è stata ad un convegno, e la moglie di un servitore del Signore parlava con altre sorelle e diceva: Quando non ero ancora sposata, venivo da una famiglia di non credenti e non sapevo come comportarmi come moglie di un servitore del Signore. Non sapevo dove trovare un insegnamento... ha detto ho deciso che avrei guardato Maria Teresa come si comportava con suo marito e avrei fatto lo stesso con mio marito. Questa è una donna che serve il Signore da tanti anni, e ha anche figli grandi, ma questo era il suo proponimento quando si è sposata, ma mia moglie non lo sapeva, lha saputo solo laltro giorno. È unillustrazione del fatto che il problema del matrimonio, dei giovani che si sposano, delle relazioni nelle famiglie, avranno il grande aiuto dellesempio dellanziano. Cè un altro passo importante in 1Timoteo 3. Sono le qualifiche di un anziano. La prima qualifica è: essere irreprensibile, ma questa è una qualifica che include tutte le altre qualifiche. Egli, cioè, è irreprensibile in ognuna delle altre qualifiche che seguono, ma la prima qualifica specifica è la sua relazione con la moglie il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie. Voi certamente avrete letto che questo marito di una sola moglie parla di una correttezza anche formale nella loro relazione e anche lo descrive come un uomo che dimostra amore, affetto, lealtà a una sola donna. Molte mogli di anziani dicono che sono trascurate dai mariti. Ricordo una moglie che mi ha detto: Non posso stare con mio marito perché trascura me e i figli! È sempre occupato a predicare e noi siamo trascurati e i nostri figli adolescenti vanno male e non riesco a farli prendere dal padre. La qualifica numero uno dellanziano è la sua relazione con sua moglie e questo lo troviamo sia in 1Timoteo 3, che in Tito 1. Dopo la parola irreprensibile, cè la relazione con la moglie. Esaminare costantemente sé stessi! Devo costantemente fare lesame del mio cuore, della mia vita, delle mie attività, dei miei viaggi, del mio ministero, e devo sempre fare il confronto con Efesini 5: Amate come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei. Questo lo trovo un po teorico e non trovo facile capire come devo morire per mia moglie, ma poi Paolo va avanti e dice al v.28: I mariti devono amare le loro mogli come i loro propri corpi. Qui comincio a capire. Io sono sposato da più di 40 anni e mi domando spesso come sto curando mia moglie, penso alla sua vita spirituale. Èuna donna che può essere come vostra moglie: legge la Bibbia, ha dei soggetti di preghiera per conto suo, cura le anime delle donne per conto suo, ma, alle volte, io sono in preghiera e dico: Signore, ma sto curando lanima di mia moglie? Mia moglie riceve un aiuto spirituale perché io sono qui in casa? Perché prego per lei? Perché porto i suoi pesi? e queste sono domande che noi dobbiamo fare. Io voglio curare e nutrire teneramente mia moglie, con le sue emozioni: se lei è offesa, o triste, o depressa per qualche cosa che ho fatto io, allora non sono desempio alla chiesa. Non posso dire quasi nulla, se qualcuno dice che vuole divorziare, e devo ammettere che la mia vita non è a posto. Vi devo dire che ho parlato con più di un anziano, che poi si è divorziato in Italia. Noi abbiamo un problema: pensiamo forse che basta conoscere le leggi bibliche, e andare in adunanza e insistere che questa è la legge biblica, che bisogna comportarsi così! Ma, ovviamente, noi non siamo legislatori nella nostra adunanza, non siamo né poliziotti né giudici nella nostra adunanza. Noi siamo pastori delle pecore, e i pastori curano teneramente le pecore. Con quelle che sono ammalate, passano la notte a curarle. I pastori non possono comandare sulle pecore, ma le sollevano, le curano, le proteggono, le incoraggiano. Vi voglio lasciare con la parola del Signore: Fratelli miei diletti, state saldi, incrollabili, abbondanti sempre nellopera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore. Guglielmo Standridge |