nov04-ic
    
    
    

Per edificare e informare


RICERCARE CON ONESTÀ
IL PENSIERO DEL SIGNORE
    

Una rivista cristiana, come desideriamo che sia il nostro mensile, ha il compito di orientare i propri lettori verso una conoscenza ed una comprensione sempre più approfonditi del pensiero espresso dal Signore attraverso la sua Parola, ma in modo sempre propositivo e mai impositivo.
    
    
     Caro Paolo,
     sono una sorella della chiesa di... Voglio scriverti in merito ad un argomento apparso su IL CRISTIANO nel mese di luglio 2004 e precisamente quello riguardante il matrimonio celebrato da un ministro di culto. Capisco che tornare sugli argomenti a volte può essere segno di poca maturità, può darsi che io lo sia, comunque nella chiesa che io frequento ci sono opinioni divergenti al riguardo. Qualcuno mi ha detto che non è un argomento su cui ci si deve soffermare troppo, perché il modo di pensare è diverso, come quello che hai scritto tu può essere solo il tuo punto di vista. Io vorrei un po’ di chiarezza perché parlando con una sorella la cosa mi ha turbato. Vorrei sapere se ci sono riferimenti biblici sull’argomento.
     Se un credente viene invitato a questo matrimonio cosa deve fare? Scusami ancora, forse ti faccio perdere del tempo prezioso, che potresti usare per argomenti più importanti, però questo è un mio dubbio e, se riesci a farmi chiarezza, te ne sarei grata, perché noi non possiamo pensare ogni volta che leggiamo IL CRISTIANO: “Chissà se questo è un punto di vista personale oppure è biblico?”. Un saluto fraterno nel Signore.
    
    
Quale obiettivo?
    
    
Sono davvero grato alla sorella che mi ha scritto perché le sue perplessità e la sua domanda finale mi consentono di chiarire, qual è l’obiettivo che, davanti al Signore e davanti ai lettori, mi propongo di perseguire da quanto mi è stato affidato l’incarico di dirigere IL CRISTIANO.
     Pur con i miei limiti ed i miei difetti ho cercato di ricordare nella preparazione di ogni numero del mensile le parole esortative di Paolo a Timoteo: “Sforzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi, che dispensi rettamente la parola della verità(2Ti 2:15). Quindi, sia nella stesura personale di “editoriali” ed articoli sia nella scelta di articoli scritti da altri fratelli e sorelle, ho sempre cercato di pubblicare riflessioni, insegnamenti, osservazioni di cui non avrei poi dovuto vergognarmi e che, soprattutto, fossero il risultato di una corretta comprensione della “parola della verità”.
    
Ci sono sempre riuscito? Sarebbe sicuramente presuntuoso rispondere affermativamente. Del resto prego e desidero che i lettori abbiano la volontà di “esaminare le Scritture per vedere se le cose stanno così”, seguendo il famoso esempio di attenzione e di scrupolosità dei Giudei di Berea (At 17:11). Quest’atteggiamento è indubbiamente importante perché, quando si ricavano delle certezze e delle convinzioni dalla lettura di un articolo, la loro base deve essere sempre ciò che insegna la Parola di Dio. Sarebbe del tutto fuorviante infatti affermare: “Penso così, perché lo ha detto IL CRISTIANO!”, ma si deve sempre dire: “Penso così, perché STA SCRITTO!”.
    
Una cosa posso dichiarare con convinta sincerità davanti al Signore: “Mai e poi mai ho cercato di proporre il mio punto di vista personale!”. E sono convinto che la stessa affermazione potrebbero serenamente farla gli autori e le autrici degli articoli che sono stati pubblicati in questi ultimi anni. Chi scrive, perché ha ricevuto nella chiesa il riconoscimento di un dono di insegnamento, di edificazione, di esortazione o di discernimento, deve sempre farlo con una ponderata attenzione e riflessione sui testi biblici che fanno riferimento all’argomento che ha scelto di trattare.
     Non ho alcun timore di essere smentito nell’affermare che tutti gli articoli pubblicati su IL CRISTIANO sono il frutto di questa attenta ricerca personale, sotto la guida dello Spirito Santo, alla scoperta del pensiero del Signore come rivelato nella sua Parola.
    
    
La Scrittura: unico terreno di confronto
    

    
Così anche negli articoli in cui ho fatto riferimento alla questione dei “ministri di culto” (editoriale del mese di marzo, articoli di risposta a domande dei lettori apparsi nei mesi di maggio e luglio) ho cercato di conoscere e di comprendere “rettamente” quanto il Signore insegna nella sua Parola. Il fatto che tu mi chieda se “ci sono riferimenti biblici sull’argomento” mi fa pensare che purtroppo non hai letto con attenzione quanto ho scritto. Se avrai la pazienza di andare a rileggere l’articolo pubblicato a maggio, al quale non fai alcun riferimento, lo troverai letteralmente infarcito di riferimenti all’insegnamento delle Scritture. E questo ti aiuterà anche a capire che non si tratta certo di “un argomento su cui non ci si deve soffermare troppo”, perché la scelta di chiedere la nomina di ministri di culto compromette in modo fortemente negativo la nostra testimonianza relativa sia all’identità biblica del matrimonio stesso che all’identità della chiesa neotestamentaria, come ho già ampiamente affermato nell’articolo pubblicato a maggio.
     Vedi, cara sorella, le contestazioni che mi sono giunte direttamente o indirettamente sono simili a quella da te udita: “È un punto di vista personale... lui la pensa così, ma possiamo pensarla anche diversamente...”. Nulla di più e nulla di meno.
     La mia grande amarezza è che non ho ancora trovato traccia di un confronto sul terreno nel quale i figli di Dio sono chiamati a verificare le loro “diversità”. Perciò sono ancora qui a chiedermi e a chiedere: “Quali sono, se ci sono, i principi biblici in base ai quali si è ritenuto legittimo compiere la scelta di avere un ministro di culto?”. Il confronto fra figli di Dio non può chiudersi con uno sbrigativo “possiamo pensarla diversamente”. In questo modo si dà autorità ai nostri pensieri personali e cadiamo nel più pericoloso dei relativismi. Il nostro bisogno è piuttosto quello di ricercare con onestà il pensiero del Signore e di conformare a questo pensiero, costi quel che costi, ogni nostra scelta e condotta.
    

    
Una scelta di amore
    
    
Mi chiedi cosa fare se un credente è invitato ad un matrimonio con il ministro di culto. Personalmente non ho mai fatto indagini di questo genere prima di decidere se accettare o meno l’invito a partecipare ad un matrimonio. L’amore e l’affetto per gli sposi e il dono di condividere la loro gioia hanno avuto sempre il primo posto. Quando mi è capitato di partecipare a matrimoni “celebrati” da un ministro di culto ho sofferto e ho provato un profondo senso di disagio. In seguito, seguendo l’insegnamento dell’apostolo Paolo (Fl 3:15) ho trasformato questo disagio in preghiera, perché il Signore convincesse coloro che pensano “altrimenti”, rivelando loro la via di una testimonianza corretta e coerente.
    

Paolo Moretti