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Storia di Francesco Pontino


I SUOI OCCHI PIENI DI CIELO
E IL VISO SERENO

     
     
Ci è impossibile comprendere ora le ragioni per le quali il Signore ha permesso la morte violenta di alcuni dei suoi figli. Per la sua grazia si può essere comunque arricchiti dalla riflessione sulla loro testimonianza e sulla traccia da loro lasciata.
     
     
     “Sappiamo che tutte le cose cooperano al bene...” (Ro 8:28).
     Questo secondo articolo fa parte di una triade di storie vissute, che hanno per comune denominatore la morte violenta di alcuni fratelli in Cristo avvenute nell’ultima guerra mondiale1.
     Di fronte a questi eventi sale la domanda del perché di tali efferati episodi e del perché i credenti non ne siano risparmiati.
     • “Per mostrare l’immensa ricchezza della Sua grazia” (Ef 2:7);
     • “Saremo simili a Lui” (1Gv 3:2).
     La risposta sta nella nostra fede, in ciò che la Scrittura ci comunica e nel disegno divino della Sua volontà, di cui noi scorgiamo solamente alcuni segni confusi, ma che ci saranno chiaramente rivelati nell’eternità, dove esalteremo la somma sapienza e grazia del nostro Dio.
     La nascita del fratello Francesco Costantino Pontino avvenne nel lontano 6 maggio 1898 a Castino (Cuneo) paesino della Langa cuneese, sede di una delle prime e fedeli assemblee italiane, dove predicarono con profitto prima Eugenio Reggio (“Sor Genio”) e poi Paolo Tagliero.
     Francesco era figlio di Camillo Pontino nato a Castino il 15 luglio 1872, sposato con Virginia Vacchetto morta purtroppo per complicazioni post parto, quindi cognati di Timoteo Corlando noto evangelista vercellese. Per sopperire a questa imprevista dipartita Francesco fu portato a balia presso la famiglia di Francesco Giuseppe Montaldo trasferita a Regina Margherita (Torino) da Castino ed allattato dalla sorella Pietrina Barbara Brusco in Montaldo, nata a Castino il 17 dicembre 1869 e sposatasi il 18 febbraio1886; per questo motivo anche da adulto, questa fratellanza e amicizia rimase viva e intatta.
     Il padre Camillo si risposò presto con la sorella Luigina Morando dell’assemblea di San Marzano Oliveto (AT) e il 7 aprile 1904 ebbero un altro figlio di nome Filippo.


L'assemblea di Savona negli anni 1932-33. Francesco Pontino e la prima moglie Ortensia Bubbio sono i primi due in seconda fila, partendo da destra. Il primo da sinistra è il fratello Giovan Battista Sola.

    
“Fin da fanciullo” (2Ti 3:15)
    

     Francesco con la nuova famiglia si trasferì nel 1912 a Savona; da giovane si convertì al Signore e negli anni trenta iniziò un sodalizio spirituale con un altro giovane e intraprendente credente Riccardo Cristoferi detto “Aldo” nato a Gambellara (Vicenza) il 26 agosto 1903, (vedi notizia del suo battesimo su “Il Cristiano” n. 9/1936). Insieme, sotto la guida dello stimato fratello Giovan Battista Sola, svilupparono dei proficui doni di evangelisti e pastori, visitando sovente gruppi ed assemblee circonvicine della Liguria e Piemonte. Dobbiamo al caro fratello Aldo Cristoferi, abile fotografo, la documentazione fotografica pervenutaci e relativa a quegli anni. Dopo il militare, Francesco, sposò Ortensia Bubbio nata il 10 agosto 1899 a Savona: insieme si trasferirono in una frazione di Vado Ligure; la loro casetta divenne mèta di riunioni e incontri fraterni e la famiglia fu allietata da una figlia, Alva, nata il 17 dicembre 1922. Purtroppo il 20 marzo 1937 la moglie Ortensia morì prematuramente (vedi “Il Cristiano” n. 5/1937).


Il gruppo di credenti che si riunivano a Bastia d'Albenga (SV) negli anni 1935-36. Partendo da destra, in seconda fila, il primo è il fratello Aldo Cristoferi e il terzo è Francesco Pontino.

    
“Ravviva il dono in te” (1Ti 4:14)
    

     Prostrato da questa perdita e segnato da un grave incidente occorsogli sul lavoro (fu in pericolo di vita per una esplosione) si impegnò a tempo pieno per il Signore divenendo colpoltore; con la sua bicicletta e una valigetta (che ora viene esposta nella Mostra della Bibbia-Liguria), con spirito pionieristico e disponendo di eccellenti doni spirituali, si impegnò a diffondere la divina Parola. Questo nuovo impiego lo portò nel 1938 ad un ritorno nella natia Castino dove prese alloggio sopra la sala di riunione dell’assemblea, accolto dai credenti locali con l’aiuto e il sostentamento che erano soliti manifestare verso i servitori del Signore.
     Nell’estate del 1938 venne in villeggiatura a Castino la signorina Ester Valle, (vedi il suo battesimo su “Il Cristiano” n. 8/1906), figlia del noto e stimato servitore Mauro Valle, operante fin dai primi del 1900 a La Spezia, poi per quarant’anni a Nizza, in Costa Azzurra. Con Ester sbocciò un amore che sfociò in matrimonio il 23 febbraio 1942 a Torino, alla presenza del fratello Pasquale Valente (testimoni furono il Maggiore Gaj e il fratello Baridon).
     Dopo una parentesi di vita a Torino, con un intenso ministerio locale, (lo si desume sfogliando i numeri de “Il Cristiano” di quegli anni), a causa dei massicci bombardamenti la nuova coppia si trasferì prima ad Alba (CN) poi nuovamente a Castino nella cascina Pranda. È ancora vivo il ricordo di serate in cui si sfogliavano le pannocchie di granoturco nell’aia davanti alle cascine dei credenti. Queste serate diventavano, mentre si lavorava, serate di evangelizzazione e di testimonianza, oppure si invitavano i vicini non credenti a mangiare le caldarroste e a bere il primo vinello per poi radunarsi nella stalla a parlare di cose eterne.
     Il 1944 fu un anno tragico per la famiglia Pontino/Valle, già provati dalla recente perdita del padre Mauro Valle. A Voghera infatti morì il fratello di Ester, Pietro Valle (vedi “Il Cristiano” n. 4/1944) poi, in maniera agghiacciante, lo stesso Francesco Pontino.


L'assemblea diCastino (CN) negli anni 1938-39. Alva Pontino è la prima da sinistra in prima fila; In quarta fila, da sinistra, il primo è Daniele Roba, il secondo Francesco Cappelletti; Francesco Pontino è il secondo da destra, sempre in quarta fila; al centro in seconda fila (dietro la sorella con lo scialle scuro) si riconosce Rita Tagliero, futura moglie di AldoCristoferi.

    
Una morte terribile
    

     Nel novembre 1944, nella Langa cuneese infuriava la guerriglia fra partigiani e nazifascisti; i contendenti erano sempre più spietati e Castino era un importante crocicchio nella diretta Torino, Alba, Cortemilia, Savona, anzi la sede del comando delle forze partigiane comandate dal Maggiore Mauri (Enrico Martini).
     Commissario comunale di Castino era lo stimato fratello Giovanni Pogliani che possedeva equilibrio per amministrare la cittadina e nello stesso tempo autorità morale e culturale unita ad un bel dono spirituale.
     Il 20 novembre 1944 vi fu un vasto rastrellamento tedesco che portò all’assassinio di tre civili e di tre partigiani (“Dove liberi volano i falchi”, Renzo Amedeo, 1985, pag. 227). Francesco per evitare sorprese, anche se milite esente, si nascose in una botola ricoperta di fascine di legna secca.
     Scampato il pericolo uscì fuori nell’aia e si mise a spaccare legna per il camino, se non che un partigiano nelle vicinanze della sua casa sparò un colpo di moschetto a scopo dimostrativo verso la colonna tedesca ormai passata, lontana, e arrembante sui tornanti che portavano a Castino. Il gesto sconsiderato non fu apprezzato dal comandante tedesco che con il binocolo scorse il nostro, intento a spaccare legna. I tedeschi tornarono indietro, Francesco fu arrestato con l’accusa dello sparo e quindi trasferito in piazza “sul ponte” dalla fontana a Castino, assieme ad altri inermi cittadini; tra questi anche il fratello Davide Bera con il figlio tredicenne Gigi ed il fratello Cappelletti Francesco, un toscano originario dell’Amiata, proveniente dall’assemblea di Incisa Belbo, ora abitante a Castino, che vedendo Francesco (essendo mezzogiorno) gli offrì un pezzo di pane che gli fu ritrovato in tasca dopo il decesso. Invano Pogliani cercò la liberazione degli arrestati, nel primo pomeriggio, ebbe inizio una lugubre processione che portò alla fucilazione di Francesco.
     Questi i fatti: diversi prigionieri civili furono incolonnati a piedi davanti alle truppe tedesche con l’obbligo di portare le pesanti casse di munizioni fino al paese di Cravanzana (Cuneo) passando per il territorio di Bosia piccolo paese abitato dalla famiglia credente Penna. Durante il percorso alcuni prigionieri furono liberati, fra cui Cappelletti già malconcio e sofferente di piaghe alle gambe, mentre Bera Davide ed il figlio Gigi rinchiusi in un magazzino, furono liberati uno alla sera e l’altro al mattino seguente.
     Per Francesco all’imbrunire del 20 novembre 1944 giunto in una piazza periferica di Cravanzana dove si svolgeva l’annuale fiera del bestiame fu giustiziato ed il corpo abbandonato dietro ad un muretto nella scarpata sottostante ricoperta di rovi e boscaglia. La notte si verificò un’abbondante nevicata di oltre 100 centimetri che coprì il corpo dello sventurato.
     “Io alzo gli occhi ai monti… donde mi verrà l’aiuto?” (Sl 121:1)
     Questa sparizione, nonostante le ricerche effettuate,portarono ad un attesa estenuante ed angosciosa per la moglie Ester Valle; comunque, ella decise di recarsi a Bra (Cuneo) percorse ottanta chilometri a piedi tra andata e ritorno per telefonare in Prefettura a Cuneo, ma dagli elenchi dei deportati o detenuti Francesco non risultava.
     Fu proprio al ritorno di questo faticoso viaggio che Ester fu raggiunta dalla notizia del ritrovamento del corpo dell’amato marito, il 5 dicembre 1944.
     Dopo il riconoscimento avvenuto a Corte Emilia e i vari nullaosta ottenuti anche per interessamento del fratello Enrico Comune di Castagnole (AT) vi fu la cerimonia funebre, dove presenti i fratelli Daniele Roba, Giovanni Pogliani e Francesco Cappelletti portarono il messaggio di consolazione alla moglie e di grazia ai cittadini di Castino.
    
     Ester Valle scrisse una lettera commovente ad Alva Pontino, la figlia che pubblichiamo:
     Alba, 12 Dicembre 1944
     Mia carissima Alva,
     quando ti verrà recapitata questa mia, già sarai stata informata della dolorosissima quanto inaspettata prova che si è abbattuta su di noi. La mia mano trema nello scriverti quanto segue: il tuo amato papà, il mio diletto Franco non è più! …ancora oggi dopo ben ventidue giorni dalla sua assenza da casa, non arrivo a realizzare che egli più non vi farà ritorno e che soltanto lassù nella casa celeste ci sarà dato di rivederlo, ma per non separarci mai più!Cercherò questa sera qui in Alba ove giunsi appositamente oggi per tracciare e spedirti al più presto questo mio messaggio, di dirti quanto devo e quanto posso. Non piangere cara Alva e sii forte: il 20 novembre scorso a Castino era di Lunedì verso mezzogiorno in seguito ad operazioni di rastrellamento nelle Langhe, il caro papà veniva accolto insieme a molti altri, quale ostaggio e condotto verso Cravanzana. Invano attesi per ben quindici giorni il suo ritorno a casa, persuasa che egli appartenendo a classe anziana e non belligerante, avrebbe dovuto essere liberato in un tempo più o meno lungo. Comprenderai con quanta angoscia vedevo trascorrere i giorni senza poter sapere che cosa gli fosse accaduto e neppure dove lo avessero portato. Non potendo più vivere in sì lacerante attesa mi feci coraggio, ed in compagnia di altre due donne, loro pure in cerca dei loro figli, decisi lunedì 4 dicembre di recarmi a Cuneo, ove mi si diceva si avrebbe potuto ottenere qualche indizio. Giunte a Bra ( dopo aver percorso quaranta chilometri a piedi) a mezzo telefono appresi che egli non figurava sugli elenchi degli ostaggi trattenuti a Cuneo. Sconfortata ma pur nutrendo ancora qualche speranza decisi di far ritorno a Castino da dove qualora egli non fosse rientrato durante la mia breve assenza sarei ripartita per altre località, fui nei pressi di Borgognate, in una casa di campagna ove ci fermammo per qualche istante a riposarci per primo caso e senza preparazione alcuna che venni a sapere che nei pressi di Cravanzana, in un luogo boscoso e appartato, venne rinvenuto da un mugnaio di passaggio il corpo del nostro caro, mortalmente ferito alla regione temporale sinistra ed al cuore. La morte, la relazione fatta dal Dottor Gautico deve essere stata fulminea, quindi senza agonia. Egli venne ricondotto a Castino il mercoledì sei corrente dal caro signor Pogliani e dal nostro cugino della Pranda. Sempre in attesa del mio ritorno a Castino ove giunsi Venerdì 8 corrente, venne fissato per la Domenica 10 corrente alle ore 14 ( avantieri soltanto). Oltre all’affetto di tutti i parenti e all’amor fraterno della Chiesa, fui attorniata dalla simpatia dell’intera cittadinanza di Castino. Il servizio funebre diretto dal signor Pogliani, fu dei più commoventi. Parlando del mio diletto compagno, egli disse che “ i suoi occhi erano pieni di cielo ed il suo viso così sereno!…” Lo zio Filippo venne informato appena in tempo per assistere al funerale. Alva cara, non piangere oppure poiché ciò non è possibile, piangi, piangi pure ma non si di lui ma su te, su me, sui nostri cari congiunti così dolorosamente colpiti. No, non possiamo comprendere né il come, né il perché di tanta sventura. Il mio cuore ( come lo sarà certamente il tuo) è ulcerato da tanto dolore ed è con lacrime di sangue che ho finalmente potuto gridare al Signore: “ Se tu volessi allontanare da me questo calice…ma non la mia, ma la Tua volontà sia fatta!”. Solo da quell’istante sentii scendere in me la Sua pace, mio solo sostegno, mio solo conforto. Alva, tu lo sai, vero, quanto bene ci volevamo a vicenda, che cosa eravamo l’uno per l’altro, quali erano i nostri sogni, le nostre aspirazioni. Il Signore nelle Sue imperscrutabili vie, ha permesso che tutto ciò venisse infranto. Perché?…Egli solo lo sa…sia fatta la Sua volontà! Alva, tu pure cara, ricordi come ti amava, come egli con e senza me, pregava per te, per il tuo bene, per la tua conversione. Alva non piangere ma anche te grida al Signore il tuo dolore, ed in quel grido, abbandonaGli tutto il tuo cuore. Il cielo gli sembrerà ancor più bello quando saprà la sua Alva per sempre in sicurtà nelle braccia del Buon Pastore, in attesa di essere ricongiunta un giorno ai suoi cari genitori…No, cara non piangere, pensando a lui che gode ormai l’Eterno riposo dei Santi, che dico, dei martiri, nella casa delle molte stanze, ove non vi sarà né duolo né lacrime, né morte né separazione alcuna, ove l’odio e la malvagità umana non potranno più scatenarsi sui poveri innocenti, ove il dente atroce del peccato non ferirà più!
    
     Oh! Beati su nel cielo i redenti del Signore.
     Pace, gioia, vivo amore trovansi presso il Buon Gesù
     No, di lor non più ci dolga ché nel cielo non v’han pianti
     Son felici in mezzo ai Santi, molto meglio di quaggiù!
     Alva cara, si fa tardi sono alquanto stanca e non posso più scrivere, ma tu mi comprenderai suvvero? Mi sento così straziata dal dolore di questa separazione anche momentanea. Non so quando questa mia ti perverrà. Che il Signore l’accompagni e prepari il tuo povero cuore al doloroso colpo che gli verrà inferto. Oh! Come ti comprendo! Vorrei averti vicina per dirti tutto questo e quanto maggior affetto nutro per te, poverina, anche privata del babbo. Che il Nostro Buon Padre Celeste consoli e protegga te pure!
     Dimmi, cara che posso fare per te? Lo sai che sono e rimarrò per sempre se lo vuoi, la tua mammina? Se lo puoi, ma pur sempre senza incorrere inutili pericoli, vieni fino a Castino ed assieme, in preghiera sulla cara tomba, ci lasceremo ispirare dal Signore, vuoi?
     La mia cara Antonietta ed il mio piccolo Mario, i quali hanno voluto accompagnarmi in questo breve viaggio, ti esprimono la loro simpatia e ti abbracciano affettuosamente.
     Vieni presto se ti sarà possibile oppure scrivimi a Castino.
     Rimani in questa attesa con un forte eterno bacio.

La tua addolorata mammina



“Alzando mani pure” (2Ti 2:8)
    

     Da testimonianze raccolte posso dire che una delle cause della morte di Francesco furono le sue mani: “senza calli da impiegato” – dissero… A differenza degli altri arrestati tutti agricoltori dalle mani ruvide e callose, per cui fu ritenuto un partigiano.
     Sono certo che quelle mani e “i suoi occhi pieni di cieli e il suo viso sereno” – come disse Pogliani – riceveranno nel corpo risuscitato per l’eternità, ben altra ricompensa, per la Parola portata, diffusa, predicata per il bene delle anime.

Ferruccio Iebole
    

1. Nel primo articolo, “Sto per raggiungere la casa celeste”, pubblicato nel n. 9/2003 pagg. 438-443, è stata raccontata dallo stesso autore la storia di Elio Sola dell’assemblea di Savona, trucidato nel corso di una rappresaglia nazi-fascista a Carrù (CN) il 6 marzo 1945.