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Giovanni Battista è paragonato da Dio alla...


"VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO"
     
     
Una riflessione sulla definizione del ministerio di Giovanni Battista ci permette di comprendere quello che dobbiamo ascoltare quando Dio ci parla e quello che dobbiamo dire quando vogliamo parlare agli altri di Dio.


"...Ed egli andò per tutta la regione intorno al Giordano, predicando un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati, come sta scritto nel libro delle parole del profeta Isaia: "Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni valle sarà colmata e ogni monte e ogni colle sarà spianato; le vie tortuose saranno fatte diritte e quelle accidentate saranno appianate; e ogni creatura vedrà la salvezza di Dio"" (Lu 3:3-6)


Introduzione

      Giovanni Battista aveva ricevuto da Dio un duplice compito:

      • uno ingrato e difficile, la predicazione del ravvedimento (Lu 3:3-6),
      • il secondo molto gioioso, l’annunzio e la presentazione del Cristo al suo popolo (Gv 3:28, 29).
     
      Il testo del Vangelo di Luca, che ho preso in considerazione, riguarda il primo di questi compiti e si richiama alla profezia di Isaia (Is 40:3-5), che usa un linguaggio figurato, ma efficace e suggestivo.
     
      Dividerò l’argomento in due parti:
     
      1ª Parte: L’appello al ravvedimento
      • Va predicato ad alta voce.
     
Va predicato e messo in pratica nel deserto.
     
Consiste nel preparare la via del Signore.
     
2ª Parte: Il risanamento spirituale. Prenderò in considerazione le singole opere necessarie per preparare la via del Signore.
     
     
L’APPELLO AL RAVVEDIMENTO
     

1. Il ravvedimento deve essere predicato ad alta voce
     

      “Voce di uno che grida nel deserto” (v. 4)
     
      Perché non è sufficiente predicare il ravvedimento con voce normale?
      Perché è un ordine poco gradito, poco ascoltato, che tende ad essere ignorato a causa dell’umiliazione e della vergogna che comporta a metterlo in pratica.
      Infatti riconoscere i propri peccati, confessarli e impegnarsi ad abbandonarli per condurre una vita diversa, sono cose difficili da fare, ma che sono possibili se accettiamo il soccorso che Dio ci offre: da un lato, con l’intervento dello Spirito Santo che ci convince del nostro peccato e del giudizio conseguente (Gv 16:8), dall’altro, con l’incitamento esercitato dalla “bontà di Dio” (Ro 2:4).
     
      “Gridare” l’invito al ravvedimento è quindi un modo figurato per dire che occorre predicarlo con forza, sottolineandone la grande importanza e la necessità di metterlo assolutamente in pratica.
      La difficoltà di questo messaggio non riguarda solo chi l’ascolta e deve metterlo in pratica, ma anche chi deve annunziarlo, a motivo dell’impopolarità che esso riscuote.Giovanni Battista ha avuto il coraggio di usare un linguaggio molto severo, come notiamo nei versetti che seguono il nostro testo e, sappiamo pure che pagò con la decapitazione la sua audacia nel denunziare il peccato di Erode (Lu 3:19,20; Mt 14:1-12).
      Anche Gesù iniziò il suo ministero di predicazione con l’invito al ravvedimento, usando, quando necessario, parole molto dure.
      “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo” (Mr 1:15)
      I suoi discepoli fecero la stessa cosa (At 2:38). L’apostolo Paolo, quando salutò gli anziani della chiesa di Efeso, ricordò loro come, durante il suo soggiorno nella loro città, avesse “avvertito solennemente Giudei e Greci di ravvedersi davanti a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù Cristo” (At 20:21).
     
      Insegnamenti.
      Come figli e servitori di Dio dobbiamo tenere presente due cose:
     
      1. Il ravvedimento non è un’opera da compiere ‘una tantum’ al momento della conversione. Purtroppo pur avendo un giorno riconosciuto e confessato i nostri peccati ed avere accettato l’Evangelo della grazia, siamo costretti ad ammettere, “se non vogliamo ingannare noi stessi”, di cadere ancora nel peccato e di avere ancora sempre bisogno di ravvederci (1Gv 1:8,9).
     
      2. Nell’annunziare agli altri il gioioso messaggio dell’Evangelo, stiamo attenti a non dimenticare e a non sorvolare sulla necessità del ravvedimento, forse per il timore di turbare troppo le coscienze, perché è una componente essenziale del messaggio.
     
     
2. Il ravvedimento va gridato e messo in pratica nel deserto.
     

      “Voce di uno che grida nel deserto (v. 4)
      “La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del Signore»” (Is 40:3)
     
      Il deserto cui si riferisce Isaia era una regione aspra, pietrosa, accidentata per la presenza di monti e valli impervie. Si trattava di un territorio sterile, arido, inospitale (De 8:15; Gr 2:6), che qualifica in modo sorprendente il cuore naturale dell’uomo.
     
“Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo” (Ge 6:5).
      “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?” (Gr 17:9)
      Il testo precisa che è proprio un ambiente come questo, il luogo in cui l’appello al ravvedimento deve essere gridato e messo in pratica.
      Non dobbiamo comunque essere tratti in inganno e pensare che l’ambiente paragonabile al deserto sia solo quello dei bassifondi di una città, dove circola la droga, dove si pratica la prostituzione ecc... No! Anzi comprende anche ambienti meno sospetti di depravazione.
      Geremia, ad esempio, predicava il ravvedimento addirittura all’ingresso del tempio, dove i pii Israeliti venivano ad adorare il Signore, nascondendo un comportamento malvagio e falso dietro una facciata di finta religiosità (Gr 7:1,2,9,10; 26:2,3; 36:6,7).
     
      Domandiamoci:
     
Com’è la nostra professione di fede; solo apparenza o è operante “per mezzo dell’amore”? (Ga 5:6).
     
     
3. Il ravvedimento consiste nel preparare la via del Signore.
     

      Preparate la via del Signore (v. 4)
      Una regione desertica, come quella prima descritta, può diventare ospitale e produttiva solo se si rende accessibile e percorribile da quella infrastruttura di base che è la strada e se, nel contempo, si bonifica il terreno circostante spianandolo e rimuovendo tutti gli ostacoli.
      Figurativamente, qualcosa di molto simile compie il ravvedimento nel cuore delle persone, che, come abbiamo visto, hanno una natura paragonabile a un deserto.
      La strada che deve sorgere nel cuore dell’uomo e che il testo chiama ”la via del Signore” è quella che deve appunto rompere il suo isolamento e permettergli una libera comunicazione con Dio.
     
La Scrittura ci insegna che questa “via” è il Signor Gesù in persona. Lui stesso lo ha affermato quando ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14:6).
      Questa via è talmente unica e insostituibile che non potrebbe chiamarsi con un nome diverso da quello di Gesù Cristo.
      È così che pensava l’apostolo Pietro quando, davanti ai capi del popolo e agli anziani, affermava ad alta voce:
      “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quali dobbiamo essere salvati” (At 4:12).
      Se il ravvedimento è sgradevole alla natura tendenzialmente peccaminosa, quando però viene messo in pratica e seguito dalla fede, conduce a un meraviglioso risultato: la riconciliazione con Dio.
      Ai Corinzi che si erano dapprima rattristati a causa delle riprensioni dell’apostolo Paolo e poi pentiti, l’apostolo scrive più tardi ricordando che “la tristezza secondo Dio produce un ravvedimento che porta alla salvezza...” (2Co 7:10).
     
      I credenti che già sono stati riconciliati con Dio, devono praticare il ravvedimento non per aprire di nuovo la strada che conduce a Dio, ma per mantenerla sgombra, efficiente, libera da quegli ostacoli insorgenti che tendono a bloccarla.
     
     
IL RISANAMENTO SPIRITUALE
     

     
La metafora del deserto e delle opere di risanamento dell’ambiente, usata da Isaia e menzionata da Luca, per rappresentare la condizione del cuore dell’uomo e la necessità del ravvedimento necessario per aprire la “via del Signore”, va meditata con attenzione.
      Intendo dire che le singole opere di ristrutturazione elencate in Luca 3:4-5, proprio perché riportate in dettaglio, devono avere un significato specifico che dobbiamo cercare di capire.
     
      Queste sono le singole operazioni da compiere:
      • Raddrizzare i Suoi sentieri
      • Riempire ogni valle
      • Spianare ogni monte e ogni colle
      • Fare diritte le vie tortuose
      • Appianare le vie accidentate
     

      Di fronte alle difficoltà che queste opere comportano, ricordo di nuovo che, pur essendo di competenza nostra, è possibile superarle, perché Dio non ci lascia soli, ma ci soccorre e ci aiuta con la Sua “bontà” (Ro 2:4) e con l’intervento dello “Spirito Santo” (Gv 16:8).
     
     
1. Raddrizzare i Suoi sentieri
     
     
“Raddrizzate i suoi sentieri” (v. 4)
     
      I sentieri, come le vie, rappresentano il cammino seguito dalle persone, in particolar modo per quel che riguarda la direzione verso cui sono dirette.
      Raddrizzare i suoi sentieri, cioè i sentieri del Signore, significa, a mio parere, portare o riportare, nella corretta direzione quel cammino che non segue le “sue orme” (1P 2:22), ma che procede in una direzione sbagliata.
      L’appello riguarda sia coloro che fino a questo momento hanno sempre percorso “la propria via” (Is 53:6): una via che a loro “sembrava diritta”, cioè orientata correttamente, ma che invece “conduceva alla morte” (Pr 14:12), sia coloro che, dopo avere seguito per un certo tempo “i sentieri antichi”, successivamente hanno deviato e imboccato “sentieri laterali” (Gr 18:15), “vie oblique” (Is 30:12).
      La situazione di questi ultimi è particolarmente preoccupante perché denota un calo pauroso dell’amore e della fede nel Signore e un risveglio di interesse per le cose vane, un ritorno funesto alla “corruzione del mondo” (2P 2:20).
      Forse si rivolgeva a queste persone Geremia, quando lanciava questo accorato richiamo, valido anche per i nostri tempi:
      “...Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi, dove sia al buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre” (Gr 6:16).
      Sapendo quanto sia importante far “raddrizzare i sentieri del Signore” a coloro che se ne sono allontanati, Giacomo, nella sua lettera, invita tutti i credenti a collaborare in quest’opera dicendo:
      “Fratelli miei, se qualcuno fra di voi si svia dalla verità e uno lo riconduce indietro, costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall’errore della sua via salverà l’anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati” (Gm 5:19).
     
     
2. Riempire ogni valle
     
     
“Ogni valle sarà colmata” (v. 5)
     
      Le valli, come pure i monti, specialmente se i fianchi sono impervi e scoscesi, simboleggiano delle barriere che impediscono e ostacolano il nostro incontro con Dio. Gli effetti sono uguali, ma forse i due tipi di ostacoli hanno un significato diverso.
      Immagino le valli come una specie di difesa, con la quale molti si circondano a scopo di protezione. Mi vengono in mente le mura di difesa delle città antiche. o meglio, perché più simili alle valli, i fossati che correvano attorno ai castelli nel Medio Evo, o le trincee in tempo di guerra.
      Ma da chi ci si vuole proteggere? Sebbene paradossale e incredibile possa sembrare, queste difese servono per tenere lontano il Signore dalla propria vita. Triste a dirlo, ma purtroppo molti, in base a falsi pregiudizi, pensano che, ricevendo il Signore nella propria vita, possano perdere la loro libertà, debbano condurre una vita triste, debbano abbandonare cose che, ritengono li rendano felici.
      Gesù diceva: “...gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3:19).
      Ricevere Cristo, significherebbe per costoro, abbandonare le tenebre e quindi le opere malvagie che essi amano.
      L’invito a riempire le valli vuole quindi significare arrendersi al Signore, considerare Gesù non un nemico, ma un amico carissimo, che non intende angariarci con un “giogo” insopportabile, ma, al contrario, con un “giogo dolce” e “un carico leggero” che produce riposo alle anime affaticate e oppresse” (Mt 11:28,30).
     
     
3. Spianare ogni monte e ogni colle
     

      “ogni monte e ogni colle sarà spianato” (v. 5)
     
      Quest’altra barriera da abbattere per poter incontrare Dio, rappresenta l’ostacolo più resistente che ci tiene separati da Lui. Si tratta dei nostri peccati e della tendenza a conservarli nella nostra vita.
     
Scrive Isaia:
      “...ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio (la precedente ‘Versione Riveduta’ diceva: “...hanno posto una barriera tra voi e il vostro Dio”). Il versetto poi continua con le parole: “i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi per non darvi più ascolto” (Is 59:2).
      Rimanendo in tema di raffigurazioni simboliche, viene da chiedersi, in via puramente ipotetica, se le tecniche moderne, che permettono di costruire strade, senza abbattere i monti, riempire le valli, ma passando attraverso e sopra gli ostacoli con gallerie, ponti, viadotti ecc., rappresentano una metafora applicabile per accostarci a Dio. Certamente no!
      Applicare questa metafora significherebbe che è possibile arrivare a Dio senza rimuovere i pregiudizi e i peccati che ci separano da Lui.
      Questo modo abbreviato per preparare la via del Signore, purtroppo, non è per niente ipotetico. Era già seguito, per esempio, dai contemporanei di Geremia, come ho accennato precedentemente, quando andavano al tempio per adorare e il profeta doveva apostrofarli severamente dicendo:
      ”Voi rubate, uccidete, commettete adulteri, giurate il falso, offrite profumi a Baal, andate dietro ad altri dei che prima non conoscevate, e poi venite a presentarvi davanti a me, in questa casa sulla quale è invocato il mio nome. Voi dite: «Siamo salvi!»” (Gr 7:9,10).
     
      Ascoltiamo l’invito ad abbattere il cumulo dei nostri peccati, facendo appello non a presunti privilegi, ma solo alla misericordia e alla grazia di Dio, capace di purificarci per mezzo del sangue versato dal Signor Gesù (1Gv 1:9).
     
     
Fare diritte le vie tortuose
     
     
“le vie tortuose saranno
      fatte diritte”
(v. 5)
     
      Rispetto alla prima delle operazioni da compiere, quella cioè di “raddrizzare i suoi sentieri”, orientandoli nella giusta direzione, quale significato può avere quest’altro richiamo?
      Le vie tortuose mi fanno pensare a due tipi specifici di comportamento.
     
      Il primo è quello a cui fa riferimento il libro dei Proverbi in vari capitoli. In particolare al cap. 2 si parla di coloro “che seguono sentieri contorti e percorrono vie tortuose” (Pr 2:15). Si tratta di coloro, spiegano i due versetti precedenti, “che lasciano i sentieri della rettitudine...che godono a fare il male e si compiacciono delle perversità del malvagio” (Pr 2:13,14).
     
      Il secondo si riferisce a coloro che vanno ora “a destra”, ora “a sinistra” (Is 30:21; De 5:32) e che Giacomo nella sua lettera definisce “instabili in tutte le loro vie”, perché si comportano come “un’onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là” (Gm 1:6-8).
      Un comportamento ondeggiante o instabile di questo tipo è purtroppo frequente a vari livelli.
      Ci sono persone che vagano da un gruppo religioso a un altro senza mai trovare quello che li soddisfa.
      Ci sono altre “anime instabili” (2Pi 2:14) che, adescate da falsi dottori, dopo “aver conosciuto la via della giustizia, voltano le spalle al santo comandamento che era stato dato loro” (2P 2:21)
     
      Preghiera. Signore aiutaci ad acquistare stabilità e “fermezza” (2Pi 3:17), a correre “non in modo incerto” (1Co 9:26), ma a “camminare in lui; radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede” (Cl 2:6,7).
     
     
Spianare le vie accidentate.
     

     
“le vie accidentate saranno
      appianate”
(v. 5)
     
      Non è un mistero che il nemico cerca sempre di mettere degli ostacoli sul nostro cammino per frenare e, se possibile, allontanarci dalla retta via.
      Spesso però gli ostacoli che ci fanno cadere, commettere degli errori e causare dolori a noi, al prossimo e offese a Dio, siamo proprio noi a disseminarli sul nostro cammino. Ecco perché ci viene rivolto un pressante appello a spianare le vie accidentate.
      A titolo di esempio, cito scelte sbagliate di lavoro, di amicizie, di svaghi ecc.; scelte fatte avventatamente pur avendo intuito qualche rischio e dimostratesi in seguito gravi errori.
      L’apostolo Paolo cita, ad esempio, “l’amore del denaro” come un grave inciampo che può addirittura sviarci dalla fede (1Ti 6:10).
      Tra gli ostacoli che rallentano e affaticano il nostro cammino, ci sono anche quei pesi inutili e dannosi che qualcuno vorrebbe caricarci sulle spalle.
      Gesù accusava gli scribi e i farisei di “legare fardelli pesanti e di metterli sulle spalle della gente, mentre loro non li volevano muovere neanche con un dito” (Mt 23:4). Si trattava di precetti rigidamente imposti, in contraddizione con lo spirito della legge, quali: l’osservanza disumana e insensata del sabato, il digiuno, cibi consentiti e non consentiti ecc.
      L’apostolo Paolo pure si lamentava, scrivendo ai Colossesi, perché si lasciavano imporre dei precetti, quali: “non toccare, non assaggiare, non maneggiare” (Cl 2:20,21).
      Oggi si assiste nell’ambiente cristiano, inteso in senso lato, a una situazione paradossale.
     
Su certi comportamenti, si tende a una sempre maggiore ed eccessiva libertà di costume, mentre su altri, si insiste perché si osservino riti, precetti, imposizioni varie che non hanno fondamento biblico.
      Sia in un caso che nell’altro si tratta di ostacoli pericolosi, perché in contrasto con la Parola di Dio e perché ci procurano delle cadute nel nostro cammino di credenti.
     
      Se, dopo avere compiuto le varie operazioni di bonifica spirituale, abbiamo iniziato, da poco o da molto tempo, a camminare nella “via del Signore”, ascoltiamo l’invito che ci rivolge la Parola di Dio:
     
      “...dal punto a cui siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via”
(Fl 3:16).

Lino Regruto