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ESDRA e NEEMIA: due uomini usati da Dio


UN VERO RISVEGLIO
Capitolo 5°: Di fronte al peccato
        
    
Davanti all'evidenza del peccato del popolo, Esdra non si sottrae alle sue responsabilità, ma anzi le affronta accettando di esservi coinvolto in prima persona, come se il peccato del peccato fosse il SUO peccato. Tutta la vicenda ci insegna che la Parola del Signore acquista valore per noi solo quando le permettiamo di rinnovare radicalmente la nostra vita e la nostra condotta.
    
    
    
Rinnovare realmente la vita!

"Voi avete commesso un'infedeltà, sposando donne straniere, e avete reso Israele ancora più colpevole. Ma ora confessate la vostra colpa al Signore, Dio dei vostri padri, e fate la sua volontà! Separatevi dai popoli di questo paese e dalle donne straniere" (Ed 10:10-11).
    
     Si consiglia di leggere i capitoli 9 e 10 del libro di Esdra.
     Esdra è tornato con uno scopo specifico, per insegnare la legge affinché fosse rispettata e messa in pratica:
     "Tu infatti sei mandato dal re e dai suoi sette consiglieri in Giuda e a Gerusalemme per informarti come laggiù sia osservata la legge del tuo Dio, la quale è nelle tue mani ... " (Ed 7:15)
     Abbiamo visto, nel capitolo precedente, che Esdra era la persona adatta per svolgere questo compito. Che cosa vi sareste aspettati dagli ultimi due capitoli del libro di Esdra? Qualche bel discorso emozionante fatto da Esdra al popolo? Un resoconto completo del suo lavoro?
     No, niente di tutto questo.
     Esdra dedica l'ultima parte del suo omonimo libro a raccontarci un singolo episodio che riguarda il problema dei matrimoni misti.
     Vi sembra strano? Beh, in effetti, potrebbe apparire così. Ma, se ci pensiamo bene, in questi due capitoli abbiamo proprio l'essenza del lavoro di Esdra, quello di portare gli Israeliti da una religiosità formale ad un rinnovamento delle loro vite.
    
    
Una brutta sorpresa
    
     Erano passati circa cinquanta anni dalla ricostruzione del tempio. Ma un tempio ricostruito non è sinonimo di vite consacrate...
     Dopo la costruzione del tempio, infatti, molti Israeliti erano tornati a commettere i peccati del passato, come se la deportazione in Babilonia non avesse mai avuto luogo. Gli uomini hanno la memoria corta. Quando le cose ricominciano di nuovo ad andare bene per loro e essi non si trovano più nel bisogno, le benedizioni del Signore che li aveva sostenuti nella ricostruzione sono ormai un lontano ricordo.
     Il tempio, dunque, era costruito, le cerimonie ripristinate, i sacrifici venivano eseguiti correttamente ma gli Israeliti non vivevano quello che la legge richiedeva. Il culto era stato ripristinato in maniera formale ma non vi era stata, nelle vite degli Israeliti, consacrazione al Signore.
     È sempre la stessa storia. Gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo hanno sempre avuto difficoltà a capire che Dio vuole avere un rapporto vero con loro, non un surrogato basato su qualche azione da ripetere meccanicamente per tenerlo buono...
     Esdra ci comunica questo atteggiamento da parte di gran parte del popolo soffermandosi su questo particolare: molti Israeliti avevano sposato mogli straniere.
     Il lettore occidentale, leggendo questo capitolo potrebbe essere sorpreso. In fondo cosa c'era di tanto grave in questi matrimoni?
     Dio è razzista? Certamente no! Il Signore non ha dato delle regole senza senso ma degli ordinamenti per il bene del suo popolo. Il motivo per cui gli Israeliti non dovevano sposare mogli straniere lo troviamo scritto nella legge. Basta leggere, fra i tanti altri, il seguente brano:
    
     "Quando il SIGNORE, il tuo Dio, ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso, e avrai scacciato molti popoli: gli Ittiti, i Ghirgasei, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Ivvei e i Gebusei, sette popoli più grandi e più potenti di te; quando il SIGNORE, il tuo Dio, li avrà dati in tuo potere e tu li avrai sconfitti, tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia. Non t'imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, perché distoglierebbero da me i tuoi figli che servirebbero dèi stranieri e l'ira del SIGNORE si accenderebbe contro di voi. Egli ben presto vi distruggerebbe" (De 7:1-4).
    
     Il Signore conosceva cosa sarebbe accaduto nel caso in cui gli Israeliti avessero trasgredito questo comandamento. C'era un motivo pratico per questa proibizione: se si fossero sposati con mogli straniere dedite al culto di divinità pagane, sarebbero diventati idolatri. E cosa avrebbero insegnato ai loro figli? Non avrebbero trasmesso loro le leggi del Dio di Israele, inducendoli così a servire altri dèi.
     Ricordiamo quale fu il grosso problema di Salomone? Fu proprio rappresentato dalle sue mogli straniere che lo portarono a diventare idolatra:
     "Al tempo della vecchiaia di Salomone, le sue mogli gli fecero volgere il cuore verso altri dèi; e il suo cuore non appartenne interamente al SIGNORE suo Dio, come il cuore di Davide suo padre" (1Re 11:4).
     La storia non aveva insegnato nulla al popolo di Dio che, ancora una volta, era caduto negli stessi peccati.
     Il matrimonio con donne straniere indicava il cattivo stato spirituale degli Israeliti. Cosa c'è di più intimo di un rapporto tra due persone nel matrimonio? Il coniuge è la persona con cui si condivide tutta la propria vita, pertanto la sua scelta è una scelta molto importante.
     Alcuni Israeliti hanno dimostrato che amavano poco il Signore proprio perché nella scelta più importante della loro vita hanno deciso di sposare una persona idolatra che non rispettava il Signore.
     Questo atteggiamento denota il fatto che molti Israeliti scindevano la vita religiosa dalla loro vita privata. Avevano tenuto Dio fuori dalla loro famiglia.
     È triste constatare che anche nella nostra epoca, si tende a scindere la vita religiosa da quella privata, proprio come allora. Mi è capitato di incontrare persone credenti che, parlando di matrimonio, pensano che il Signore non debba essere coinvolto nella scelta del loro partner. Per alcuni sembra essere poco importante avere qualcuno con cui condividere la propria fede. Mi chiedo come sia possibile un atteggiamento del genere: come possiamo tenere fuori il Signore dal passo più importante della nostra vita?
    

Una reazione importante
    
     • In lutto per il peccato.
     Come reagisce Esdra alla notizia dei matrimoni con donne straniere? La sua reazione è commovente. Provate ad immaginarlo mentre fa cordoglio manifestando i tipici segni del lutto. Piange, non mangia, si strappa le vesti.
     Vi sembra una reazione esagerata? Esdra sapeva che l'idolatria era stato il motivo principale che aveva portato il Signore a mandare in esilio i Giudei (2Cr 36:11-31), si era reso conto che il popolo era ricaduto negli stessi peccati, riconosceva che questi matrimoni erano un indice negativo del rapporto che gli Israeliti avevano col Signore, insomma si era reso conto della gravità del problema.
     Esdra era un uomo che temeva il Signore e, pertanto, provava disgusto e afflizione per il peccato:
     "Il timore del SIGNORE è odiare il male; io odio la superbia, l'arroganza, la via del male e la bocca perversa" (Pr 8:13).
     Insieme ad Esdra, si radunarono tutti coloro che tremavano alla parole di Dio (v. 4) e si rendevano conto, quindi, della gravità della situazione.
    
     • Confessione del peccato.
     Esdra non si accontenta di affliggersi per il peccato del popolo. Dopo aver preso coscienza del peccato del popolo segue la confessione del peccato al Signore.
     Esdra, mostra nella preghiera (Ed 8:6-15) l'atteggiamento di una vera guida spirituale. Nelle sue parole vediamo lo stesso atteggiamento di altri grandi uomini di Dio. Provate a leggere le preghiere di Mosè, di Daniele, di Neemia, per citarne alcuni. Noterete che tutti loro si riconoscevano nel peccato del popolo.
     Esdra non si esclude dal problema, ma se ne considera parte integrante. Egli aveva il senso della comunità, non si preoccupava solo di sé stesso. L'aspetto comunitario nella confessione di peccato è proprio ciò che dovrebbe caratterizzare tutti coloro che confidano nel Signore.
     Non era proprio questo uno degli errori dell'assemblea di Corinto? (1Co 5:2). La comunità dovrebbe fare cordoglio per il peccato perché, come un corpo, se un membro soffre, tutto il corpo soffre.
     Questo è un atteggiamento che dovrebbe essere preso come esempio da parte dei conduttori delle comunità cristiane. I conduttori non sono persone che si estraniano dai problemi dei singoli credenti, ma che, come Esdra, vivono tali problemi come se fossero i propri.
     Non ci sarà pace nel loro cuore finché sapranno che c'è un credente che sta soffrendo a causa del peccato, così come non ci sarebbe pace nel cuore di un pastore che ha smarrito una pecora o che ha una pecora malata. D'altra parte essi sanno che il peccato di un singolo credente è come una zavorra che, finché non viene eliminata, appesantisce tutta l'assemblea nel proprio cammino con il Signore.
    
    • La tristezza secondo Dio.
     Cosa fa il popolo che ha ascoltato la preghiera di Esdra?
     "Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione, piangendo e prostrato davanti alla casa di Dio, si radunò intorno a lui una grandissima moltitudine d'Israele: uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva a dirotto" (Ed 10:1)
     Esdra aveva una buona reputazione perciò immaginiamo che scena doveva essere la visione di quest'uomo che prega piangendo per confessare il peccato del popolo.
     Così il popolo che si era radunato intorno a lui si rende conto della presenza del peccato e si mette a piangere.
     La tristezza per la propria situazione è il primo effetto della Parola di Dio in noi, quando scopriamo che il peccato è presente nella nostra vita.
     "La tristezza secondo Dio, infatti, produce ravvedimento a salvezza, che non ha rimpianto..." (1Co 7:10).
     Essere tristi come credenti è una meravigliosa benedizione, se la tristezza è dovuta al nostro peccato, infatti spiana la strada verso un ripristino della nostra comunione con Dio.
     Esdra, come guida, aveva dato il buon esempio e il risultato non tardò a manifestarsi tra il popolo.
    
    
Un cambiamento necessario
    
     La tristezza non è sufficiente. Possiamo essere molto affranti per i nostri peccati, eppure non essere disposti ad abbandonarli. Dopo la tristezza, il popolo è passato all'azione. Venne deciso che il peccato non andava tollerato: le mogli straniere furono rimandate al loro paese.
     Provate a immaginare gli strilli, i pianti dei bambini rimandati a casa con le proprie madri, le donne che abbracciano i propri mariti per l'ultima volta con le lacrime agli occhi. Una immagine triste. Eppure, fu necessario comportarsi in questo modo. Non si sarebbe dovuti arrivare a questo punto, ma era troppo tardi.
     Quando il peccato è radicato nella nostra vita, va estirpato.
     Questa decisione ci dà degli insegnamenti molto importanti sul comportamento che dovremmo avere nei confronti del peccato.
    
    
La vita delle persone
    
     Come avevamo anticipato, Esdra si sarà dovuto occupare di tante cose inerenti l'applicazione della legge, ma ha scelto di concludere il suo libro raccontando un episodio specifico legato alla vita delle persone.
     Infatti, era stato ripristinato il culto in maniera formale, ma non si era andati fino in fondo al cuore del problema, al ripristino delle vite delle persone che dovevano essere consacrate al Signore. Esdra, invece, ci fa vedere che la cosa più importante in assoluto era la vita delle persone.
     Questo valeva per il popolo di Israele a quei tempi. Questo vale anche per noi oggi.
     Il contrasto tra formalismo religioso e vite consacrate ha sempre minacciato la vita di Israele e, purtroppo, la vita della comunità cristiana oggi. Quando si parla di restaurazione, di risveglio, a volte si pensa più ai metodi che saranno utilizzati: come sarà il culto? Quali strumenti saranno suonati? Come sarà la liturgia?...
     Sembra che queste siano le cose di primaria importanza, ma la cosa più importante in assoluto è la nostra condotta.
     L'amore per il Signore lo mostriamo rispettando le sue leggi, i suoi comandamenti.
     Siamo pronti a sottoporre al Signore ogni aspetto della nostra vita, senza riservarci alcuna autonomia?
     Ci accontenteremo di avere una religiosità formale o cercheremo un rapporto con Dio attraverso Gesù Cristo e seguendo le indicazioni dello Spirito Santo?
    
    
Conclusione
    
     Abbiamo discusso brevemente della reazione di Esdra e del suo popolo. Ora possiamo chiudere la nostra Bibbia e riporla nel cassetto, oppure cercare di applicare il messaggio che il Signore, attraverso Esdra, ha voluto darci.
     Proviamo ad esaminare se non abbiamo gli stessi problemi di molti Israeliti del tempo di Esdra. Quando la Parola di Dio tocca il nostro spirito, come reagiamo? Perché partecipiamo agli incontri della nostra comunità? È solo una buona abitudine? È solo una pratica religiosa?
     Spesso, negli incontri cristiani si sente dire che il predicatore dirà qualcosa da parte del Signore. Se ciò è vero, se il Signore ci parla, la nostra reazione dovrebbe essere tristezza per i propri peccati e poi dovrebbe esserci pentimento, volontà di risolvere il problema come nel caso che abbiamo esaminato.
     Purtroppo, il nostro atteggiamento è molto più simile a quello che viene descritto nel brano seguente:
    
     "Quanto a te, figlio d'uomo, i figli del tuo popolo discorrono di te presso le mura e sulle porte delle case; parlano l'uno con l'altro e ognuno con il suo fratello, e dicono: "Venite, prego, ad ascoltare la parola che proviene dal SIGNORE!" Vengono da te come fa la folla; il mio popolo si siede davanti a te e ascolta le tue parole, ma non le mette in pratica; perché con la bocca fa mostra di molto amore, ma il suo cuore va dietro alla sua cupidigia. Ecco, tu sei per loro come la canzone d'amore di uno che ha una bella voce e sa sonare bene; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica; ma quando la cosa avverrà, ed ecco che sta per avvenire, essi sapranno che in mezzo a loro c'è stato un profeta" (Ez 33:30-33).
    
     Ezechiele annunciava sventure al popolo di Israele e il popolo lo ascoltava volentieri.
     Come parla bene Ezechiele!, diceva il popolo. Andiamo a sentire quel fratello che farà un bellissimo studio, diremmo noi. Il Signore non ha dato la sua Parola per usarla come intrattenimento, ma per cambiare la propria condotta. Questo è il senso della predicazione!
     Noi non dovremmo frequentare le riunioni della nostra comunità per ascoltare parole belle, ma per ascoltare parole che cambieranno la nostra vita.
     Come gli Israeliti anche noi non dobbiamo tollerare il peccato.
     Non basta dire al Signore: "Ok, siamo peccatori, scusaci...", ma bisogna porre rimedio, se è possibile (ad esempio, se abbiamo rubato, dovremmo restituire ciò che abbiamo preso, non semplicemente chiedere scusa a colui che abbiamo derubato).
     Esdra ci ha lasciato un esempio: di fronte al peccato, gli Israeliti decisero di mandare a casa le mogli straniere. Fecero un patto con il Signore e lo rispettarono. Non è stato facile, come non fu facile per Abramo andare sul monte con Isacco per offrirlo al Signore. Il cammino della fede è una continua rinuncia a se stessi e alla propria volontà per fare la volontà del Signore.
     Siete abbastanza determinati per un sentiero del genere?

(5. continua)
    
    
Omar Stroppiana