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    EDITORIALE

      Si è parlato molto in queste settimane della Riforma della Scuola, varata grazie ad una legge delega, promulgata dal Parlamento, che ha consentito al governo di confezionare un pacchetto di novità senza più sottoporsi al dibattito parlamentare e senza neppure consultare gli insegnanti. Così, accanto alla novità dei nomi (la scuola materna sarà chiamata d’ora in poi "scuola dell’infanzia", la scuola elementare "scuola primaria" e la scuola media "scuola secondaria di primo grado") e ad altre più radicali novità sul piano strutturale ed organizzativo, si è pensato bene di varare anche dei nuovi programmi presentati sotto forma di "obiettivi specifici di apprendimento". Sono soprattutto due le innovazioni che fanno discutere: 1. il programma di storia della nuova "scuola primaria" si concluderà in quinta classe con la storia romana e gli albori del cristianesimo; 2. sia nella "scuola primaria" che in quella "secondaria di primo grado" non si dovrà più parlare di evoluzione della specie all’interno del programma di scienze. La prima innovazione è dovuta alla convinzione che fino agli undici anni non si devono far conoscere ai bambini fatti che suscitano discussioni e controversie di carattere ideologico. Quindi i ragazzi dovranno attendere la "scuola secondaria di primo grado" per sentir parlare dai loro insegnanti della paganizzazione del cristianesimo, dell’oscurantismo religioso del Medio Evo, delle nefandezze commesse dai crociati e dai loro mandanti, di Galileo Galilei, della Riforma protestante, della Rivoluzione francese, delRisorgimento, del comunismo, del fascismo e del nazismo, dell’olocausto degli Ebrei... Da un lato si conferma la necessità di educarli allo spirito critico per preparare la loro mente alle scelte che prima o poi dovranno compiere; mentre dall’altro lato, con evidente incoerenza, si vogliono nascondere loro fatti ideologicamente controversi. La seconda innovazione è frutto di un accordo fra il Ministro dell’Istruzione e la Conferenza episcopale: la chiesa cattolica ha imposto la cancellazione dell’evoluzionismo dai programmi scolastici per porre sotto la sua cappa ideologica la Scuola pubblica, pur se da anni ha di fatto sposato la teoria del concordismo accettando, quindi, la possibilità che vi siano state forme di evoluzione pilotate da Dio. Dobbiamo rallegrarci di queste innovazioni? Decisamente: no! Infatti non è possibile prescindere dalla conoscenza della storia passata per guidare i ragazzi alla comprensione del presente ("Ricordati dei giorni antichi, considera gli anni dell’età passate, interroga tuo padre ed egli te le farà conoscere, i tuoi vecchi ed essi te lo diranno", De 32:7). Ai nostri figli dovremo dire: "Scegliete oggi chi volete servire" (Gs 24:15), ma senza nascondere loro che sono esistiti e che esistono anche "gli dèi degliAmorei". Come fino ad ora ci rammaricavamo per il fatto che nelle scuole si parlasse solo di evoluzionismo e si ignorasse del tutto il creazionismo, ora, pur essendo creazionisti convinti, dobbiamo rammaricarci se accadrà il contrario. La vera fede infatti non combatte e non si impone con epurazioni e censure, ma combatte con la forza della testimonianza e della libertà. Sarà bene che i nostri figli sappiano che la creazione trasmette una parola che "racconta la gloria di Dio" e che ci fa conoscere "le sue qualità invisibili" e "la sua eterna potenza", ma non sarebbe saggio tenerli all’oscuro dell’esistenza di chi, da questa stessa fonte, raccoglie invece una parola che nega l’esistenza del Dio Creatore.

Paolo Moretti