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ESDRA e NEEMIA: due uomini usati da Dio


UN VERO RISVEGLIO
Capitolo 7°: Fiducia e determinazione
    
    
La strategia usata da Neemia per guidare il popolo alla ricostruzione delle mura costituisce un esempio prezioso anche per l’edificazione di ogni chiesa locale. Così come è un vero esempio il modo con il quale egli affrontò l’opposizione verbale e fisica dei nemici: è importante, anche davanti alla rovine ed ai “nemici” che ci ostacolano, saper guardare oltre con gli occhi della fede, per vedere non le macerie ma le mura ricostruite!
    
    
     “Il Dio del cielo ci farà ottenere successo. Noi, suoi servi, ci alzeremo e costruiremo...” (Ne 2:20).
    
     Si suggerisce di leggere i capitoli 3-4-6 e 7 del libro di Neemia
    

    
Ognuno al suo posto
    

    
Il terzo capitolo è costituito dall’elenco di coloro che parteciparono alla costruzione delle mura e dalla descrizione del loro lavoro.
     La prima cosa che notiamo è che tutti, anche i ricchi, gli orefici, le donne, hanno lavorato. Nessuno, tranne poche eccezioni, si è rifiutato di lavorare per la costruzione delle mura. Ma ciò che ci colpisce di più è l’ordine con cui vengono eseguiti i lavori: in particolare notiamo che tutti lavoravano uno accanto all’altro, e alcuni, inoltre, lavoravano di fronte alla propria casa. Neemia ha coordinato i lavori con saggezza, nel miglior modo possibile. Ognuno sapeva cosa e dove doveva costruire. Alcuni non dovevano neppure spostarsi dalla loro casa e ciò permetteva loro di essere pronti per difendere la propria casa e la propria famiglia. È interessante notare che, in questo modo, i lavori furono completati in cinquantadue giorni (Ne 6:15)!
     Anche nella chiesa i “lavori di costruzione” dovrebbero essere organizzati con ordine, nel modo migliore possibile.
     Molti si potrebbero chiedere quale sia questo modo migliore possibile. È il modo più semplice di fare le cose: basarsi sulle capacità che il Signore ha dato ad ognuno per il bene comune. La Bibbia parla di doni spirituali che facilitano l’edificazione della chiesa. Il Signore ha dato gli uni come apostoli, gli altri come profeti, altri come dottori affinché questi possano preparare i credenti e la chiesa possa essere edificata.
     Il Signore ci ha dato delle indicazioni affinché i lavori procedano nel miglior modo possibile. Se non le seguiamo sarà molto complicato lavorare e non si otterranno buoni risultati. Solo se capiamo questo, sapremo apprezzare le caratteristiche di ognuno.
    
    
Contro l’opposizione

    
Nel quarto e nel sesto capitolo sono narrati episodi non certo favorevoli alla prosecuzione dei lavori di costruzione. Questi capitoli evidenziano l’opposizione verbale e fisica di fronte alla quale, Neemia reagisce sempre con questi due ingredienti: preghiera e azione.
    
     Nel capitolo quarto l’opposizione verbale si manifesta nelle beffe fatte ai costruttori delle mura (Ne 4:2-3). Anche noi subiamo tanti scoraggiamenti di questo tipo. Ci sono persone che quando guardano le Assemblee vedono solo mucchi di pietre sepolte e pensano che non ci sia più niente di buono da fare. Come reagiamo di fronte a questa opposizione? Neemia è indignato. La risposta di Neemia alle beffe può sembrare audace, ma egli non reagisce contro i suoi oppositori; egli si rimette nelle mani del Signore e chiede a Lui di intervenire, lasciando al Signore la vendetta. Egli non prega a favore dei suoi nemici, ma contro, e ciò ci insegna che un uomo di Dio può essere così esasperato da richiedere un intervento del Signore per liberarlo dai suoi nemici. Molti potrebbero essere scandalizzati da una preghiera di questo genere, ma dobbiamo tenere conto dell’aspetto positivo, ovvero il fatto che un uomo di Dio non si fa giustizia da solo ma richiede l’intervento di Dio. È esattamente quello che dichiara anche Paolo nel Nuovo Testamento quando afferma che dobbiamo lasciare al Signore le nostre vendette. Amare i propri nemici non vuol dire non essere indignati dal loro comportamento. Questo tipo di preghiera caratterizza molti Salmi di Davide.
     Neemia si è affidato al Signore, ma, nel frattempo, non si è fermato. Ha continuato a lavorare.
    
     In Neemia 4:8-11 troviamo l’opposizione fisica. Dopo averli presi in giro, gli oppositori passano alle maniere forti. Quando le parole non bastano a fermare l’opera di Dio, l’avversario utilizza anche mezzi intimidatori. Questo accade anche oggi in molti Paesi in cui i credenti vengono perseguitati anche fisicamente. Basti pensare all’esempio colombiano in cui i credenti rischiano la loro vita costantemente minacciati dai terroristi che vedono nella diffusione del Vangelo una grossa minaccia per i loro loschi traffici di droga.
     Gli oppositori di Neemia si accordano ad attaccare di sorpresa Gerusalemme per uccidere gli Israeliti. Il tranello, però, è stato scoperto grazie a persone che hanno “fatto la spia”. È importante precisare che riportare cose malvagie, per avvertire e aiutare, non è da confondere con il pettegolezzo.
     Ci sono fratelli che pensano che ognuno debba farsi i fatti propri e che l’amore debba coprire le azioni malvagie. Questo non é sempre vero. Lasciatemi dire che, a volte, siamo obbligati a denunciare le azioni malvagie se vogliamo portare aiuto. Nel caso trattato, delle vite sono state salvate perché c’è stato un intervento per il bene del popolo.
     Anche di fronte all’opposizione fisica, la reazione di Neemia è caratterizzata da questi due elementi: preghiera e azione. In Neemia 4:9, è evidenziato il fatto che, prima di prendere una qualunque decisione, Neemia e i suoi collaboratori pregano. Poi, Neemia organizza le cose in modo che ci si potesse anche difendere. Il popolo ha continuato a lavorare badando anche alla difesa. I lavori non si fermarono.
     Giá, i lavori non si fermarono.
     A tale proposito si puó osservare che, troppo spesso, lasciamo che i problemi della nostra assemblea ci immobilizzino. A volte, anche un sassolino sulla strada sembra essere un masso insormontabile. La situazione di Neemia e del suo popolo era realmente drammatica, ma nonostante tutto hanno continuato a lavorare. L’opera del Signore non si deve fermare nonostante i problemi.
     Dobbiamo affrontare i problemi continuando a costruire. Bisogna evitare entrambi gli eccessi, cioè la tentazione di affrontare i problemi smettendo di costruire e quella di continuare a costruire fingendo che non ci siano problemi.
     Nel sesto capitolo troviamo ancora opposizione fisica e verbale come nel quarto capitolo. Come abbiamo giá evidenziato, questi due capitoli sono speculari. Anche in questo capitolo, di fronte all’opposizione fisica vediamo Neemia reagire sempre con la preghiera e l’azione. I nemici di Neemia volevano fargli del male (v. 2). Neemia chiede al Signore di fortificarlo (v. 9), e reagisce rimanendo fermo e non accettando compromessi.
    
     Poi, vi è di nuovo l’opposizione verbale. Tentano di persuaderlo ad entrare nel tempio, costringendolo a peccare per salvarsi la vita. Nel versetto 14 c’è un’altra preghiera di Neemia. Ancora una volta Neemia chiede l’intervento del Signore. Neemia capisce il tranello e rifiuta di entrare nel tempio.
    
     Dalle parole di Neemia impariamo un principio molto importante. Per Neemia, la sua reputazione era molto importante e questo non per orgoglio personale. Neemia sapeva che, se avesse perso la reputazione, l’opera di Dio sarebbe stata fermata. La cattiva reputazione può fare molti danni. Neemia sapeva che la reputazione è importante per poter essere delle guide. Tutti possono peccare, ma quando lo fanno delle guide, la testimonianza ne riceve un colpo molto duro.
     Il Signore ci perdona, i fratelli anche, ma il lavoro di anni può essere rovinato. Sarà difficile servire il Signore come guida se non abbiamo una buona reputazione e su questa influisce tutto ciò che abbiamo fatto nella nostra vita di credenti, non solo quello che faremo dopo. Tutto ciò che diciamo e facciamo ha un suo peso e può essere utilizzato contro di noi, può lasciare tracce indelebili nel nostro “curriculum vitae”. Non lasciamoci ingannare.
    
    
Pietre sepolte
    

    
Il capitolo si conclude con la costruzione delle mura ultimata e, persino i nemici, dovettero riconoscere che l’opera era stata compiuta con l’aiuto del Signore.
     Come abbiamo visto in precedenza, la situazione che si presentò inizialmente davanti a Neemia sembrava lasciare poche speranze: le mura di Gerusalemme erano ridotte ad un cumulo di macerie.
     Ricostruire era un’impresa difficile.
    
     Anche oggi ci sono imprese che sembrano essere impossibili ma possono essere compiute con l’aiuto del Signore.

     La vita di fede ci permette di vedere un’assemblea in difficoltà come un’assemblea dove ci sia da costruire, o meglio col “muro già ricostruito”. È triste sentire persone che guardano solo alle cose che vedono. Non riescono a guardare oltre, vedono solo pietre sepolte sotto mucchi di polvere. Neemia non vedeva delle pietre vecchie e sepolte, non si è spaventato del lavoro; egli vedeva un muro già costruito.
    
     Quando ci sono delle difficoltà, quando ci sentiamo circondati da persone che sembrano remare contro, quando ci sembra che non ci sia niente da fare, che il Signore non possa utilizzare altri credenti, quando ci sentiamo come Elia che pensava di essere rimasto l’unico uomo di Dio sulla faccia della terra, chiediamoci piuttosto come il Signore potrà trasformare le vite delle persone che ci circondano, chiediamo al Signore di indicarci come possiamo essere utili nelle sue mani per contribuire a modificare quelle vite.
    
     Quando siamo scoraggiati, continuiamo a costruire perché se i princìpi sono giusti, se il Signore è il nostro datore di lavoro, alla fine il lavoro fatto porterà del frutto.
     Quando guardiamo i fratelli vediamo solo pietre sepolte sotto mucchi di polvere o pietre viventi utili per costruire le chiesa?
    
     Smettiamo di lamentarci, mettiamoci a lavorare.
     C’è un muro da costruire e quelle pietre sepolte possono tornare a vivere.
    
    

(7. continua)
    
    
Omar Stroppiana