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I genitori cristiani a confronto con le novità


COSA PENSARE DELLA RIFORMA DELLA SCUOLA?
     
     
Nell’editoriale di maggio erano state affrontate alcune questioni relative ai contenuti proposti dalla Riforma della Scuola per i nuovi programmi della scuola dell’obbligo. Ci torniamo sopra sollecitati dalla bella lettera di una lettrice.
     
     
Tre questioni importanti
     
     
Caro fratello Paolo,
      ti scrivo in merito all’editoriale di maggio 2004. So che sei un insegnante, un cristiano impegnato nell’opera del Signore e un padre di famiglia, per cui ritengo che tu sia in grado, più di me, di giudicare da un punto di vista professionale, morale e spirituale se questa nuova riforma scolastica sia buona o meno.
      Io sono una madre di famiglia e impegnata nella mia assemblea secondo i doni e le possibilità donatemi dal nostro Signore; sono indignata di come i libri dei miei figli siano pieni di teoria evoluzionistica (soprattutto i testi di storia e di scienze) e come questa teoria venga insegnata come un dato certo (perché vengono accompagnati da numerose “prove scientifiche”). È vergognoso.
      Quindi, quando ho sentito che tra le varie modifiche verrà apportata quella di togliere l'evoluzionismo dai testi scolastici, io ho tirato un sospiro di sollievo. Diverse volte ho avuto grosse difficoltà quando mia figlia mi chiedeva spiegazioni su alcune di queste “prove” ed io, non essendo in grado di spiegarle quanto fossero infondate, mi limitavo a ricordarle ciò che è scritto nella Genesi.
      Caro fratello, qual è il problema? Forse il fatto che sia stata la chiesa cattolica ad imporlo?
      E ancora sul fatto della storia. Se chiedi ad un ragazzino di quattordici anni (e cioè a uno che fa il primo superiore e che ha seguito il programma di scuola media “classico”) cosa sono le crociate, chi era Lutero, perché è scoppiata la Rivoluzione francese e cos’è il Comunismo, tu pensi che ti saprebbe rispondere? Prova a fare un sondaggio, così per curiosità. Non credi che fino ad ora ci sia stato un bombardamento di nozioni e un programma così ricco che alla fine rimane veramente poco nella testa dei nostri figli? E secondo te come può un ragazzino di otto-undici anni analizzare, elaborare e farsi una propria opinione su molti di questi fatti storici? Io penso che sarebbe meglio fargli studiare meno argomenti e farglieli studiare in modo più approfondito, non credi?
      Ti saluto nel Signore.

Roberta Caputo
     
Falconara ( AN)
     

     Cara Roberta,
      ti ringrazio per la tua lettera che mi offre l’occasione di ritornare su un argomento come quello dei programmi scolastici che, come puoi ben immaginare, sta anche a me molto a cuore. Mi rallegro per il tuo impegno per il Signore e, soprattutto, per le tue preoccupazioni di madre. Da sempre ripeto che i nostri figli hanno bisogno di genitori missionari e non dimissionari, per cui leggere la testimonianza della tua sincera preoccupazione non può che incoraggiarmi.
      Mi scuserai se mi permetto di sintetizzare la tua lettera per rendere più ordinata la mia risposta.
      Sono tre, mi pare, le questioni più importanti che mi poni:
      1. Quale valutazione do “da un punto di vista professionale, morale e spirituale” della riforma della scuola messa in atto dall’attuale governo?
      2. È l’imposizione operata dal cattolicesimo che mi impedisce di rallegrarmi per l’estromissione dell’evoluzionismo dai programmi scolastici?
      3. È possibile che “un ragazzini di otto-undici anni” sia già in grado di “analizzare, elaborare e farsi una propria opinione su molti fatti storici”?
     
     
Una valutazione
“professionale, morale e spirituale”
     

     
Affrontando la prima questione, ecco in sintesi una mia valutazione delle novità introdotte nel nostro sistema scolastico.
      È bene che si sappia innanzitutto che l’ispiratore della Riforma della Scuola è un pedagogista, Giuseppe Bertagna, docente all’Università di Bergamo, che si colloca in un’area ben conosciuta dell’integralismo cattolico, quella di “Comunione e Liberazione”. Non riferisco questo con spirito di pregiudizio, anzi sono fermamente convinto che come figli di Dio dobbiamo tenere sempre presente l’indicazione che da Lui riceviamo: “Esaminate ogni cosa e ritenete il bene” (1Te 5:21). Ma è chiaro che la conoscenza dell’area culturale ed ideologica da cui scaturisce la fonte ci aiuta a capire quale è il tipo di acqua che ci viene offerto.
      Le innovazioni hanno coinvolto la struttura organizzativa delle scuole (d’ora in poi la scuola materna si chiamerà “scuola dell’infanzia”, la scuola elementare “scuola primaria” e la scuola media “scuola secondaria di primo grado”). È possibile, su insindacabile scelta dei genitori, anticipare l’ingresso alla scuola dell’infanzia a due anni e mezzo e alla scuola primaria a cinque anni e mezzo.
      Viene drasticamente ridotto l’orario settimanale obbligatorio (solo 27 ore dalla prima primaria alla terza secondaria di primo grado), creando una fascia di attività opzionali non definite (tre ore settimanali nella primaria e fino a sei nella secondaria di primo grado) che sta già creando discussioni e tensioni fra genitori e docenti. Negli obiettivi specifici di apprendimento per la scuola primaria (in sostanza: i nuovi programmi) vengono indicate ben dodici discipline: l’orario settimanale di ciascuna dovrà essere definito dagli insegnanti. Una sola materia ha un suo monte ore settimanali definito per legge e perciò intoccabile: religione cattolica! È opportuno anche sottolineare che, in questo contesto, saranno ridotte le ore (già poche) d’insegnamento della lingua straniera e la conclamata introduzione di “tecnologia e informatica” si ridurrà a pochi minuti la settimana.
      Anche la valutazione scolastica subirà un drastico cambiamento: non vi sarà più alcun documento di valutazione né alcun giudizio, si limitano al minimo indispensabile gli esami, così viene abolito l’esame di quinta elementare e rimane in piedi solo il vecchio esame di terza media. La valutazione sarà espressa attraverso la raccolta di una ricca varietà di materiale: le prove delle attività svolte dagli alunni, gli interventi dei genitori e le osservazioni dei docenti; questa raccolta sarà chiamata “protfolio”.
      Altra novità è l’istituzione dell’insegnante tutor, una sorta di docente coordinatore che, secondo molti, è il preludio all’abolizione della collegialità dell’insegnamento per ritornare alla figura del maestro unico e tuttologo, esperto cioè di tutte le materie. Ma su questo “i riformatori” hanno le idee così confuse che il ministro, con la circolare applicativa n. 29/04, ha rinviato a settembre ulteriori chiarimenti e definizioni, ispirando involontariamente la battuta secondo la quale “la riforma è stata rimandata a settembre”, così come succedeva fino a qualche anno fa agli studenti.
      Concludendo: “da un punto di vista professionale” la mia valutazione esprime soprattutto disagio, perché si ha la sensazione che si sia voluto cambiare tanto per cambiare. Mi spiego: normalmente in qualsiasi campo, quando si propone una riforma, si indicano con chiarezza e correttezza gli aspetti valutati negativamente e che perciò hanno bisogno di essere modificati o sostituiti. Questa operazione di verifica non è stata fatta ed è davvero triste che si voglia cambiare una scuola, come quella elementare, che è valutata fra le migliori d’Europa, seconda solo alla Finlandia.
      Passando poi ad una “valutazione morale” devo dire che quello che ha sconcertato e disorientato insegnanti e genitori è il modo con il quale si sono introdotti dei nuovi programmi. Infatti in passato sia i programmi per la scuola elementare e la scuola media che gli orientamenti per la scuola materna sono sempre stati il frutto di mesi e anni di lavoro da parte di commissioni di esperti, spesso se non sempre in contatto con la base. Questa volta genitori ed insegnanti sono stati informati delle innovazioni programmatiche solo a primavera, mentre le case editrici erano state ben edotte fin dall’autunno. Genitori e docenti non hanno potuto visionare bozze ed elaborare proposte: si sono trovati “la frittata” già servita! Moralmente, quindi, è risultato discutibile il metodo con cui si è introdotta la riforma, soprattutto perché il ricorso ad una legge delega l’ha completamente sottratta a qualsiasi dibattito, sia parlamentare che di esperti e di operatori della scuola.
      Più difficile è esprimere “una valutazione spirituale”. Suppongo, cara Roberta, che tu abbia voluto riferirti, con questa particolare richiesta, alla mia opinione come credente. In merito quello che posso dire è che mi rattrista l’abbandono di uno dei due grandi principi della pedagogia di Amos Comenio, che si era ispirato, da credente quale era, alla gradualità della rivelazione biblica ed aveva così rivoluzionato nel 17° secolo l’organizzazione scolastica delle nazioni dalle quali le sue indicazioni furono accolte, facendolo diventare di fatto il padre della scuola moderna. Questi principi erano stati accolti anche nel nostro Paese dopo la nascita, all’indomani dell’unità d’Italia, della scuola pubblica: Il primo, quello relativo alla gradualità dei programmi (passaggio dall’astratto al concreto, dal semplice al complesso, dal vicino al lontano) è stato sostanzialmente conservato. Ma il secondo principio, relativo alla ciclicità dei programmi è stato del tutto cancellato. Comenio sosteneva infatti che nei diversi ordini di scuole non si devono insegnare cose diverse, ma le stesse cose in modo diverso: ciascun ordine di scuola deve innestarsi in quello precedente per ampliare ed approfondire conoscenze già acquisite precedentemente in modo più semplice. Così nella scuola futura i nostri figli dovranno attendere l’ultimo anno di scuola media per conoscere gli avvenimenti della storia moderna ed i Paesi da cui provengono i loro compagni di classe extracomunitari.
      Altro aspetto che mi dispiace è che, volendo privilegiare un efficientismo di tipo aziendale (massima produttività con il minimo di ore), si toglie tempo, fin quasi a mortificarlo del tutto, al rapporto affettivo insegnante-alunno, che rimane per me l’elemento fondamentale di qualsiasi strategia educativa.
     
     
Evoluzionismo: sì o no?
     

     
Negli obiettivi didattici per le nuove scuole, primaria e secondaria di primo grado, era scomparso qualsiasi riferimento alla teoria evoluzionistica (questa era la situazione al momento in cui ho scritto l’editoriale di maggio). Così molti giornali sono usciti fuori con articoli dai titoli significativi. “Darwin cancellato... L’evoluzionismo cacciato dalle scuole” ecc...
      Davanti poi alla protesta di un folto manipolo di scienziati, di insegnanti e di genitori (si è parlato di 50.000 firme), il ministro ha fatto marcia indietro.
      Nella vicenda ci sono almeno quattro aspetti oscuri e contraddittori:
      1. Mentre i nuovi programmi non facevano, è vero, più alcun riferimento alla teoria evoluzionistica, i nuovi libri di testo presentati ad aprile dalle case editrici per le nuove adozioni ne erano pieni. Lo dico con cognizione di causa perché ho dovuto esaminare personalmente decine di nuovi testi per l’adozione nel (nuovo) primo biennio della scuola primaria, quello comprendente le classi seconda e terza.
      2. Nell’accogliere le proteste giunte sul suo tavolo contro “l’abolizione di Darwin”, il ministro ha affermato che Darwin non sarebbe stato soltanto reintrodotto nella scuola secondaria di primo grado, ma anche nella scuola primaria, rivelando così una sconcertante ignoranza, dal momento che, come anche tu scrivi, è da decenni che i libri di testo fin dalla scuola elementare “sono pieni di teoria evoluzionistica”. È davvero strano quindi che il ministro dell’istruzione faccia pubblico vanto di aver introdotto nei programmi delle elementari un argomento che vi era presente da cinquant’anni!
      3. Nonostante la marcia indietro del ministro sulla questione e la nomina da parte sua di una commissione che studi come inserire l’evoluzionismo nei nuovi programmi di storia e di scienze, ufficialmente Darwin è a tutt’oggi (fine giugno) ancora fuori dalla scuola.
     
4. È vero che nei nuovi programmi non si fa più riferimento alla teoria evoluzionistica, ma non si fa riferimento neppure al creazionismo. C’è quindi un oscuro vuoto di idee. Di origine dell’uomo si parla solo nei programmi di religione cattolica, concordati fra il ministero dell’istruzione e la Conferenza Episcopale Italiana. Quindi gli alunni che non si avvalgono dell’insegnamento della religione cattolica non potranno ricevere informazioni sull’origine dell’uomo, mentre quelli che se ne avvalgono riceveranno le informazioni proprie della posizione attuale della chiesa cattolica, schierata a favore di un evoluzionismo teista, cioè di un’evoluzione della specie guidata da Dio.
      È evidente, cara Roberta, che ci troviamo in una situazione di grande confusione, che richiede più che mai la nostra attenzione ed il nostro intervento come genitori cristiani.
      Posso capire i motivi che ti hanno spinto a tirare “un sospiro di sollievo” alla notizia che l’evoluzionismo era stato tolto dai testi scolastici., ma non ritengo sia questa la soluzione del problema, pur se, ripeto, capisco la tua indignazione e il tuo giudicare come “vergognoso” il modo con il quale nelle scuole si è cercato di indottrinare i nostri figli. Personalmente ciò che mi ha indignato nel corso degli anni e che ho reputato moralmente scorretto e vergognoso è il fatto che si sia insegnata solo la teoria evoluzionistica, facendola apparire come l’unica verità storica e scientifica sull’origine dell’universo, della terra e dell’uomo. Negli anni in cui ho dovuto insegnare storia e/o scienze ho sempre scelto libri di testo meno di parte sull’argomento, anche se era quasi impossibile trovarne, ed ho guidato i miei alunni a considerare anche le fonti e le prove del creazionismo.
      Ora, se per anni sono rimasto turbato perché veniva nascosto il creazionismo, non ritengo moralmente corretto e coerente, come del resto ho scritto nell’editoriale, gioire, per una sorta di rivendicazione, davanti all’eventualità di veder nascosto l’evoluzionismo. Se non mi sono rallegrato quindi non è stato soltanto perché questa eventualità veniva imposta dalla chiesa cattolica, ma per una ben più importante questione di principio. Infatti, se volessimo nascondere ai nostri figli tutto ciò che è contrario alla verità biblica, dovremmo rinchiuderli in una torre ed impedire loro qualsiasi contatto con l’esterno. Ma è questo che ci chiede il Signore? Sicuramente no!
      “Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno” (Gv 17:15): questa richiesta di Gesù al Padre ha un profondo significato per noi e per i nostri figli. La vita dei nostri figli, come del resto la nostra, deve esprimersi con una presenza “nel mondo”, una presenza che produce relazioni con persone che hanno scelto di vivere senza Dio e che porta a conoscere le menzogne diffuse a piene mani dal nemico di Dio. Ma si tratta di un mondo che Gesù ha già vinto e che noi siamo chiamati a vincere con Lui!
      Tu scrivi che davanti alle difficoltà che hai avuto nello spiegare a tua figlia l’infondatezza delle “prove” dell’evoluzionismo, ti sei limitata “a ricordarle ciò che è scritto nella Genesi”. Intuisco una sottile forma di scoraggiamento nell’uso del verbo (“mi limitavo”), ma tu, cara Roberta, hai fatto quello che ogni madre cristiana dovrebbe fare: preservare i figli del maligno con l’autorità della Parola diDio. Non è in questo modo che Gesù ha sconfitto il maligno e ha respinto le sue più suggestive tentazioni (Mt 4:1-10)?
      È con tutto quello che “sta scritto” nella Parola che possiamo preparare i nostri figli a conoscere la menzogna per respingerla e combatterla! Quindi il tuo intervento educativo verso tua figlia non è stato certo un “limitarsi”, ma un fare quello che Dio chiede ad ogni genitore cristiano.
      Io quindi, forse diversamente da te, non ho tirato alcun respiro di sollievo quando ho letto i nuovi programmi con l’omissione dell’evoluzionismo, una teoria che, anche se nascosta a scuola, sarebbe stata comunque proposta ai nostri figli, attraverso i testi enciclopedici, le trasmissioni televisive ecc... Così come non ho ripreso a preoccuparmi ora che il ministro ha pubblicamente riabilitato Darwin. La mia preoccupazione come padre deve continuare ad essere quella che “nonna Loide” e “mamma Eunice” ebbero nei confronti del piccolo Timoteo: trasmettere ai nostri figli “fin da bambini... la conoscenza delle sacre Scritture”, prima di tutto perché solo il loro messaggio può dare “la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede inCristo Gesù” e, in secondo luogo, perché “ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2Ti 3:15-17).
      Continua a ricordare a tua figlia “ciò che è scritto nella Genesi”, continua ad inculcare nella sua mente la Parola di Dio! Certo, si troverà spesso, come tutti noi, a vivere confronti che la faranno soffrire, ma la Parola di Dio la preserverà dal maligno.
     

Troppo presto per conoscere
ed analizzare fatti storici?
     

     
Concludo cercando di rispondere alla tua terza domanda: quanto può rimanere “nella testa dei nostri figli” di tutti i fatti storici che i vecchi programmi facevano conoscere fin dalla scuola elementare?
      È vero che a volte ciascuno di noi può apparire poco obiettivo, esprimendo valutazioni sulla base della propria esperienza. Rispondendo alla tua domanda però non posso fare a meno di ricordare quanto ha inciso sulla mia formazione la storia del Risorgimento italiano, alla quale mi appassionai in quinta elementare, così come il mio quotidiano “navigare” immaginario per i Paesi del mondo su un atlante che avevo “scoperto” in casa mia quando facevo la terza elementare e che mi portò in pochi mesi a conoscere tutti gliStati del mondo e le loro capitali!
      Come maestro, ma anche come credente chiamato a vivere direttamente la mia testimonianza in una nazione chiamata Italia e indirettamente (attraverso la preghiera) in tutto il mondo, mi piange il cuore al pensiero che i nostri figli dovranno arrivare a 14 anni per scoprire come mai in Italia non c’è più la monarchia ma c’è la repubblica, come mai c’è uno Stato della Chiesa oggi ristretto nei confini del Vaticano e, ancora, per scoprire le radici storiche delle comunità non cattoliche, per estendere il loro sguardo oltre i confini nazionali (siamo in Europa, si impara inglese, ma fino alla terza media diEuropa e degli altri continenti a scuola non si deve parlare!).
      Converrai, cara Roberta, che siamo davvero all’assurdo. Si vuole evitare di affrontare fatti storici ideologicamente discutibili e intanto l’unica materia inamovibile è la religione cattolica! L’ideale sarebbe conservare il principio di Comenio della ciclicità dei programmi: così, nel percorso scolastico, tutti gli avvenimenti potrebbero essere conosciuti e approfonditi.
      Non ho spazio ora che per salutarti con affetto nel Signore.

Paolo