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il migliore EDITORIALE
Nei giorni della campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo, mi è capitato di ascoltare la parte conclusiva dellintervista rilasciata da un leader politico al direttore di un telegiornale; lintervista era di fatto conclusa, quando il noto leader ha chiesto, con voce fuori campo e con insistenza, di riapparire sullo schermo. Lo ha fatto per ricordare agli italiani: Vinca il migliore, ma tanto... il migliore sono io!. Negli stessi giorni un altrettanto noto calciatore della nostra nazionale ha detto ad alcuni giornalisti che lo attorniavano: E ricordatevi: io non mi considero affatto una riserva, perché non mi sento secondo a nessuno!. Davvero due chicche! Due straordinarie lezioni di umiltà, non cè che dire! La mia prima reazione, istintiva, è stata: Ma questi chi si credono di essere?!? ed ho sinceramente sperato che il leader politico prendesse una sonora batosta alle elezioni e che il calciatore fosse tenuto fuori dalla formazione titolare (Così imparano!). Per la verità sono poi avvenute entrambe le cose, ma non mi pare che ciò sia bastato per suggerire ai due personaggi un atteggiamento più umile. Piuttosto, però, mi preme dire è che le due frasi sono state usate dal Signore per farmi riflettere: E tu, Paolo, chi ti credi di essere?. È indubbio che, come tanti, ho anchio lostinata tendenza ad avere sempre ragione, di conseguenza mi riesce difficile riconoscere di essere nel torto; anchio sono pronto a giudicare i difetti degli altri, pensando di non averne, anchio mi comporto come se mi ritenessi il migliore... Insomma mi sono reso conto che quelle due frasi, che sul primo momento mi hanno sconcertato, avrei potuto benissimo pronunciarle anchio. Ed è così che il Signore ha trasformato una mia istintiva riflessione negativa sugli altri in una lezione per me, per il mio modo di vivere le mie relazioni con gli altri, per il mio modo di propormi o, meglio, di impormi. Paolo Moretti |