lug04-ic





il migliore




    EDITORIALE

      Nei giorni della campagna elettorale per il rinnovo del parlamento europeo, mi è capitato di ascoltare la parte conclusiva dell’intervista rilasciata da un leader politico al direttore di un telegiornale; l’intervista era di fatto conclusa, quando il noto leader ha chiesto, con voce fuori campo e con insistenza, di riapparire sullo schermo. Lo ha fatto per ricordare agli italiani: “Vinca il migliore, ma tanto... il migliore sono io!”. Negli stessi giorni un altrettanto noto calciatore della nostra nazionale ha detto ad alcuni giornalisti che lo attorniavano: “E ricordatevi: io non mi considero affatto una riserva, perché non mi sento secondo a nessuno!”. Davvero due chicche! Due straordinarie lezioni di “umiltà”, non c’è che dire! La mia prima reazione, istintiva, è stata: “Ma questi chi si credono di essere?!?” ed ho sinceramente sperato che il leader politico prendesse una sonora batosta alle elezioni e che il calciatore fosse tenuto fuori dalla formazione titolare (“Così imparano!”). Per la verità sono poi avvenute entrambe le cose, ma non mi pare che ciò sia bastato per suggerire ai due personaggi un atteggiamento più umile. Piuttosto, però, mi preme dire è che le due frasi sono state usate dal Signore per farmi riflettere: “E tu, Paolo, chi ti credi di essere?”. È indubbio che, come tanti, ho anch’io l’ostinata tendenza ad avere sempre ragione, di conseguenza mi riesce difficile riconoscere di essere nel torto; anch’io sono pronto a giudicare i difetti degli altri, pensando di non averne, anch’io mi comporto come se mi ritenessi il migliore... Insomma mi sono reso conto che quelle due frasi, che sul primo momento mi hanno sconcertato, avrei potuto benissimo pronunciarle anch’io. Ed è così che il Signore ha trasformato una mia istintiva riflessione negativa sugli altri in una lezione per me, per il mio modo di vivere le mie relazioni con gli altri, per il mio modo di propormi o, meglio, di impormi.
      Certo è stato facile ricordare immediatamente alcune esortazioni bibliche che ho letto chissà quante volte e che, grazie a Dio, sono ancora ben custodite nella memoria: “ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso...” (Fl 2:3); “ciascuno di voi non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio...” (Ro 12:3); “il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve...” (Lu 22:26); “chiunque vorrà essere grande fra voi sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti...” (Mr 10:43-44). E qui si è aggiunta un’ulteriore lezione: a che serve ricordare bene quello che il Signore ti chiede attraverso la sua Parola, se poi, nelle occasioni che la vita ti offre ogni giorno, non riesci a viverla, questa Parola? Capisco di aver quindi bisogno di una doppia liberazione: dall’orgoglio che mi porta a ritenermi migliore degli altri e dalla presunzione che mi fa credere di essere capace di vivere secondo le esigenze divine. “Orgoglio” e “presunzione” purtroppo non sono ingredienti tipici soltanto della politica o dello sport, ma anche (sono tentato di dire: soprattutto) della religione: del farisaismo come del clericalismo. Ma possono diventare anche i velenosi ingredienti della mia vita, quando dimentico che, senza la grazia di Dio che è intervenuta a salvarmi, continuerei ad essere un peccatore perduto, esattamente come gli altri uomini, e quando, ancora, dimentico che, se non abbandono la mia vita alla guida e alla forza diCristo, non potrò mai essere capace di vivere in modo sobrio e al servizio degli altri..

Paolo Moretti